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[Roswell] Fiore del deserto *completa*, au candy
31 Dec 2004, 18:56
Messaggio
#1
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.353 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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questa è la prima parte di una ff breve. Sono 3 notti che non dormo ed il mio stato mentale è + alterato del solito, non l'ho fatta leggere a nessuno qindi chiedo perdono per come è stata scritta... di sicuro troverete tutti i congiuntivi sbagliati e un sorta di non omogeneità dei verbi (e nn solo) e siccome ho pensato che la perfezione nn esiste ed alla fine qlc errore ci scappa sempre la posto senza correzioni... spero si capisca almeno cosa volevo scrivere (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/DD.gif)
Grazie a Michela per il titolo, anche nn volendo ne hai seggerito uno che poteva andare bene con la storia, perchè è ambientata a Roswell di qlc secolo fa... se nn c'era il deserto allora..... (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/faccinaicicu.gif) Buona lettura Dedicata a tutte le mie sorelline candy e a tutti quelli che leggeranno questo topic e nn sono candy.... Buon 2005 ps... se tirate pomodori, vi avviso che si fermano dietro al monitor ps2 ho relegato l'uomo inutile nella posizione di fratello di maria, so che c'entra poco ma mi son presa una piccola rivincita (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/medio.gif) Fiore del deserto “Devi proprio?” gli chiese Maria per l’ennesima volta, mentre la diligenza era ferma per una sosta e sarebbe ripartita per El Paso nel giro di cinque minuti. Michael non sapeva più come dirglielo, era realmente necessario, ma sentiva le sue difese abbassarsi di fronte all’espressione imbronciata della ragazza. Lei, il suo unico punto debole. Mise la valigia per terra e le prese le mani. “Starò via solo due settimane, buona parte delle quali le passerò seduto in quella carrozza, maledicendomi per avere preso questa decisione.” “Mandagli un telegramma, arriverà prima e risparmierai il viaggio” Lei ci provò di nuovo, anche se in cuor suo sapeva che era una lotta vana. Sapeva che lui doveva partire. “Maria….” Michael scosse la testa, non sapeva più cosa dirle. Lei si rifugiò fra le sue braccia. “Va bene, la smetto, ma torna presto, ti aspettiamo.” La salutò con un lungo bacio e salì sulla diligenza. Maria con un sospiro si avvicinò a suo fratello Sean che per discrezione era rimasto qualche passo indietro. “Vedrai questi giorni passeranno in fretta” magra e amara consolazione, pensò la ragazza. Separarsi da Michael, anche se per poco, faceva molto male. La diligenza partì e quando si mosse le fu inevitabile far scendere una lacrima. Poi tirò su con il naso. Era inutile restare li. “Sean torniamo a casa” Si voltarono entrambi ed andarono a prendere il loro carro. Percorsero il tragitto verso il ranch con molta calma, Sean non voleva turbare l’umore già instabile della sorella. La guardava e lei sembrava osservare il paesaggio, ma sapeva che stava pensando a tutt’altro. Il ragazzo pensò a come, in una frazione di secondo la vita delle persone mutava in conseguenza di un evento, piccolo o grande che fosse. Ciò che Sean non sapeva ancora, ma lo avrebbe scoperto non molto tempo dopo, è che la loro tranquilla sarebbe stata scossa da qualcosa che non era la partenza di Michael. Tutto avvenne in fretta, un carro correva veloce come il vento, alzando un grosso polverone sul sentiero. I cavalli erano tirati al massimo della loro potenza. Raggiunse la tenuta dei De Luca rapidamente. Sean era vicino il recinto dei cavalli, Maria in casa. Un visitatore che arriva con tanta foga non porta mai buone notizie. Queste erano terribili ed erano sul carro. Il corpo di Michael Guerin . “Cos’è successo?” chiese Sean, mentre portavano dentro Michael e lo sistemavano su un letto. Maria aveva dato un grido tanto forte da rimanere senza fiato, non solo, era rimasta impalata in un angolo della cucina senza riuscire a muoversi. “C’è stata un imboscata poco dopo aver lasciato Roswell” Sean si passò la mano tra i capelli. Il medico che, per fortuna, si trovava già li perché era andato a controllare la figlia del loro stalliere affetta da una forma influenzale, era accorso in casa quando aveva visto il carro arrivare. “Quanto è grave?” ma Sean non ebbe subito risposta, dovette attendere. Nel frattempo si girò e vide che Maria non era più sola, ora con lei c’era anche Beth, sua amica d’infanzia che cercava di esserle di sostegno. Il medico si lavò le mani e mentre le asciugava uscì dalla stanza e si avvicinò a Sean con un’espressione seria sul volto. “L’ho visitato, è senza conoscenza, ha battuto la testa, ed è stato colpito nella spalla da un proiettile. Forse questo l’ha salvato, l’avranno creduto morto. Devo estrarre il proiettile, dovrei farlo subito, ma non posso farlo da solo” fece una pausa “ il proiettile si è fermato in un punto in cui non è facile eseguire l’operazione da solo. Mi serve l’aiuto di qualcuno.” Maria alzò lo sguardo, in un attimo si era ripresa dallo stato catatonico in cui era caduta. “Lo farò io” Sean fu sconcertato. “Non puoi, nel tuo stato non puoi, e se non dovessi farcela a reggere durante l’intervento? Qui non si tratta solo di dare aiutare il dottore, dovresti aiutarlo ad operare Michael!“ era preoccupato per la sorella, poteva reggere a tanto? “Ce la farò Sean” il suo tono era serio e sicuro. Sean dubitò della sua freddezza d’animo, ma non aggiunse altro. Non poteva di certo impedire a sua sorella di tentare di salvare l’amore della sua vita. Non era la ferita in se a creare problemi, a parte la strana posizione del proiettile, ma il rischio di infezioni. Il dottore spiegò a Maria cosa doveva fare, e poi si avviarono nella stanza sperando per il meglio Aveva un terribile mal di testa. Sentiva delle fitte lancinanti colpirgli le tempie, emise probabilmente un gemito di dolore. Al che sentì qualcosa di fresco posarsi sulla sua fronte, qualunque cosa fosse gli aveva dato sollievo, e poté rilassarsi. Poi una voce da lontano chiamava un nome, forse chiamava lui, era una voce che sentiva appena, una vocina dolce, ma nella quale poteva percepire una nota di preoccupazione. Una voce non nuova, era sicuro di conoscerla, era familiare, molto familiare. Qualcuno dei suoi cari gli era vicino e questo era rassicurante. Si sforzò di aprire gli occhi. C’era una fonte di luce al lato del suo giaciglio e questo gli impedì di vedere chiaramente la figura seduta sul letto accanto a lui, però poteva sentire il tocco gentile di una mano che gli rinfrescava la fronte, mentre l’altra mano stringeva la sua. “Michael, tesoro, finalmente hai aperto gli occhi, come ti senti?” La mano che gli rinfrescava il volto si era fermata e lo stava accarezzando, era calda, tremava. “Mi hai fatto spaventare, ho creduto di morire quando ti hanno riportato qui ferito. Non farmi più spaventare in questo modo, non potrei sopportarlo un'altra volta….” La voce ora era incrinata dal pianto, Michael aveva solo un vaghissimo ricordo di aver avuto un incidente mentre era in una diligenza, ma non ricordava altro. Sapeva che si chiamava Michael, solo perché la ragazza che gli era accanto lo aveva chiamato così. Ma lui aveva un vuoto immenso al posto della sua memoria. Le strinse la mano, il suo pianto era disperato, chiunque fosse quella ragazza era davvero spaventata e preoccupata per lui. Dopo un po’ il pianto si calmò, lei si asciugò le lacrime con il dorso della mano. “Vuoi mangiare qualcosa? Vuoi bere?” Si, un po’ d’acqua forse avrebbe alleviato il bruciore che sentiva nella gola. “Acqua” riuscì a stento a pronunciare, aveva la gola secca e bruciava, doveva essere passato molto tempo da quando aveva bevuto l’ultima volta. Vide la ragazza sorridere mentre allungava un braccio per prendere un bicchiere ed aiutarlo a bere. Tentò di alzarsi, ma oltre a sentire una grossa di dolore alla testa, si rese conto di avere una spalla fasciata che gli doleva terribilmente. Maria l’aiutò a mettersi seduto e gli sistemò i cuscino diedro la schiena. “Fai piano, hai battuto la testa e ti hanno sparato nella spalla. Michael, ti senti bene?” Maria lo scrutava, a parte il suo pallore, percepiva qualcosa di strano, il modo in cui la guardava… “Perché mi guardi così?.” La ragazza continuava a fissarlo, come in attesa e lui non aveva la minima idea di cosa rispondere. Poi riprese a parlare dolcemente, lui rimase sorpreso da tanta gentilezza. Lei era quasi eterea, la guardava, aveva il viso un po’ arrossato per il pianto, ma la sua pelle era bellissima, pallida al punto tale che metteva in risalto i suoi grandi occhi verdi, profondi e verdi. Aveva una bocca, una bellissima bocca che non aspettava altro che essere baciata. Era veramente uno splendore. “Amore, cos’è successo, perché non parli? So che non sei un chiacchierone, che sono io quella che ti riempie sempre la testa di parole, ma di qualcosa, ti prego, qualunque cosa..” Lui si sentiva spaesato. Si guardò intorno, non tanto per osservare l’ambiente circostante, un po’ per fare il punto della situazione, cioè del nulla che aveva nella testa. “Non ricordo quasi nulla, mi dispiace, so solo che ero su una diligenza e poi niente più, non ricordo il mio nome, ma a questo punto credo sia Michael. Mi dispiace, ma non ricordo nulla neanche di te.” l’osservò per studiare la sua reazione, lei sgranò gli occhi e vide che si riempirono di lacrime, che con un grosso sforzo riuscì a non far scorrere giù. Maria tirò un grosso respiro, doveva essere forte, il medico le aveva prospettato, poteva accadere, ma lei aveva sperato fino alla fine che non sarebbe accaduto. “Forse dipende dall’urto che hai preso in testa, riuscirai a ricordare, ti darò una mano io.. sempre se lo vorrai… “ Non sapere nulla di se lo faceva sentire vulnerabile, insicuro e non gli piaceva per niente. Abbassò lo sguardo per guardarsi le mani. Poi la guardò diritto negli occhi, due occhi verdi che sembravano conoscerlo e volergli bene. “Raccontami qualcosa, almeno per farmi un idea di chi sono e che cosa ci faccio qui” Maria si perse in quello sguardo scuro, in quegli occhi che sembravano cercare di nascondere un grosso smarrimento. Lei lo sapeva, lui si sentiva smarrito. Cercò di fare ciò che gli aveva chiesto, sperando di dargli ciò che cercava. “Sei venuto in questa cittadina circa un anno e mezzo fa, lavori per un grosso gruppo bancario, dovevi seguire l’apertura di una filiale qui a Roswell. In questa piccola fattoria viviamo io e mio fratello Sean e alcuni uomini con le loro famiglie, non ci sono alberghi qui a parte quello del saloon, ma l’ambiente non faceva per te, così Sean ti ha affittato una stanza, qui saresti stato tranquillo.” “E tu? Ti ho sentita, prima di riprendermi, mi parlavi…. cosa sono io per te? Cosa c’è fra di noi?” La ragazza arrossì visibilmente, non voleva metterla in imbarazzo, ma doveva sapere quante più cose era possibile, non aveva i suoi ricordi, ma per lo meno poteva ricostruire in parte cosa lui fosse. Michael gli afferrò la mano “Ti prego, ho bisogno di sapere, potrebbe aiutarmi a ricordare. Mi hai chiamato tesoro, mi hai chiamato amore, siamo fidanzati? Amanti? sposati? Io non so … Non ti sento estranea, la tua voce è così familiare… come ti chiami? Da quanto tempo sono in questo letto?” “Davvero mi sentivi?” Michael annuii, non le avrebbe mentito, era tutto vero. Questa affermazione le strappò un sorriso, era molto più bella quando sorrideva, i suoi occhi erano più vivi. “Mi chiamo Maria,. Sei stato privo di conoscenza per otto giorni, ho assistito il medico mentre estraeva il proiettile dalla tua spalla. Sono stata qui e ti parlavo, ero sicura che potevi sentirmi” pausa “ Vado a prenderti qualcosa da mangiare” Maria fece per alzarsi, ma lui la trattenne per un polso, “Cosa c’è?” gli chiese Maria, sorpresa “Non mi hai ancora detto che tipo di rapporto c’è tra te e me” lei si risedette, e divenne seria “E’ un po’ complicato, tu hai origini borghesi, i tuoi genitori vogliono che sposi la figlia del loro socio in affari, sei venuto qui per aprire una filiale della banca. La tua banca. Una volta avviata, ti saresti dovuto sposare con lei e avreste dovuto vivere qui.” Michael si passò una mano fra i capelli, era sorpreso dal racconto della ragazza. “Ti prego continua” Maria annuì “Io e te siamo diventati amici, e mi raccontasti che i tuoi volevano costringerti ad un matrimonio di interesse, ma che tu non volevi, non amavi quella ragazza e nello stesso tempo lei non era interessata a te. Sono passati i mesi e è nato un legame fra di noi. Non siamo fidanzati nel senso pieno del termine, la tua fidanzata è a El Paso in attesa che concludi i tuoi affari e che vai li per sposarla. Forse il termine più adatto, anche se è brutto da dirlo perché ti fa pensare a qualcosa di sporco e di illecito, è che siamo stati amanti. Prima dell’incidente … avevi deciso di andare a El Paso per affrontare tuo padre e per dirgli di noi due. Mi hai sposata circa un mese prima della partenza, avresti voluto farlo dopo il tuo ritorno, ma hai voluto accelerare i tempi…” Michael non capiva, accelerare i tempi? E per cosa? “Non capisco, perché?” Maria si alzò in piedi, bloccando la discussione “Ho fame, prendo qualcosa da mangiare e poi continuiamo a parlare, se per te va bene” Michael la lasciò andare, osservandola mentre camminava. Era molto magra e sembrava anche abbastanza provata. Se realmente era stata li al suo fianco come aveva detto, era normale che dopo giorni accusasse stanchezza, ed ora lui con le sue domande la stava sfinendo. Maria, ai suoi occhi appariva come una rara bellezza, era molto dolce, gentile, ma sembrava avere anche un bel caratterino, non pensò che le aveva mentito, anche se quella storia gli sembrò alquanto inverosimile, non si riconosceva nella figura del figlio di papà che era andato in un paese quasi sperduto per aprire la filiale di una banca. Ma lui non ricordava nulla, quindi tutto poteva essere e nello stesso momento poteva non essere vero. Però si complimentò con se stesso per la bella moglie che si era scelto, aveva perso la memoria, ma non la vista. Maria rientrò dopo una decina di minuti, con un grosso vassoio in mano. Lo mise su un tavolo ed iniziò a versare qualcosa che sembrava una zuppa fumante nel piatto. Osservò la sua snella figura di profilo. Notò qualcosa che gli fece pensare alle parole di lei … …ma hai voluto accelerare i tempi …. “Sei incinta” gli uscì dalle labbra come una affermazione. Il suo ventre, anche se abbastanza piatto era leggermente tondeggiante, proprio come accade nelle donne durante i primi mesi di gravidanza. Lei lasciò cadere una posata, producendo un rumore metallico. Si voltò di scatto guardandolo sorpresa. “Si, aspetto un bambino” Rapidamente riprese padronanza di se, gli si avvicinò con un piatto e lo sistemò sul comodino, poi gli disse “Devi mangiare, rimetterti in forze” ma rispetto a prima lei non lo guardava in faccia. “Ho forse detto o fatto qualcosa che ti ha dato fastidio?” lei scosse la testa. “Io…. Temo ciò che tu possa pensare di me” Michael aggrottò il sopracciglio “Cosa dovrei pensare di te?” Vide che le tremavano le mani, e che lei gli rispose con una alzata di spalle e capì il senso della sua frase, non voleva che pensasse a lei come ad un opportunista oppure ad una poco di buono. In quel momento lui aveva poche certezze, ma era sicuro di poter valutare una persona soltanto guardandola. Maria gli aveva fatto un’ottima impressione “Dovresti mangiare qualcosa anche tu, ti sarai stancata molto nel tuo stato per starmi dietro” Maria alzò lo sguardo sorpresa, lui era sempre premuroso con lei , specialmente da quando aveva saputo del bambino, ed ora vedeva uno sprazzo del vecchio Michael venire fuori. “Non mi è pesato accudirti, io ti amo” Michael ebbe un tonfo al cuore, chi sa quante volte lei gli aveva detto quelle parole, chi sa quante volte lo aveva detto lui a lei, ma non lo ricordava. Però non potè fare a meno di ‘sentire’ la sua reazione a quelle parole;, l’accelerazione dei battiti del suo cuore, il calore che sentiva invaderlo. Le accarezzò il viso, fu un gesto involontario. Lei chiuse gli occhi e premette il suo viso nella mano di lui. Poi sentì la stessa mano scendere fino al suo ventre ed accarezzarlo, proprio come aveva fatto la mattina prima di partire. Maria si chiese cosa stesse pensando di tutta quella situazione. “Fra quanto nascerà?” “tra sei, sette mesi.” Maria iniziò a singhiozzare di nuovo. Questa volta lui l’attirò a se, poteva non ricordare niente di lei, ma era sempre sua moglie e aspettava suo figlio, come poteva non consolarla? Lui al suo posto si sarebbe sentito sprofondare. Nel frattempo, mentre la stringeva, le sussurrava piano “Non fare così, vedrai che ricorderò tutto, dammi un po’ di tempo, solo uno stolto potrebbe dimenticare di avere una moglie carina come te” fece una pausa “Maria, quanti anni hai?” Maria alzò la testa per guardarlo, sbattè un paio di volte gli occhi perché la vista era offuscata dalle lacrime “Diciassette” Era così piccola ed ora la sentiva anche vulnerabile, forse era per questo che era stato attratto da un esserino così particolare. “Quanti anni ho?” lei sorrise “tu sei vecchio, ne hai ventisei” Michael la guardò un po’ perplesso, gli aveva dato del vecchio?. Lei si tirò indietro “Non fare quella faccia stavo scherzando, aspetta, ti faccio vedere una cosa.” Si alzò, frugò in un cassetto e tornò da lui. Gli porse una foto ed un certificato. Era il certificato del loro matrimonio, li poteva leggerne la data, leggere le sue generalità. Leggeva e di tanto in tanto alzava lo guardo per guardarla. Poi sbirciò la foto, si riconobbe nel volto del ragazzo. Per quanto non ricordasse altro conosceva le sue sembianze. Erano tutti e due, sorridenti fuori una chiesa. “Non era necessario che tu mi portassi le prove” “Almeno ora hai la certezza che non mento”Lui stava per replicare, ma furono interrotti dal rumore della porta. “E’ Sean, è tornato.” Intanto la sua voce si fece sentire “Maria? Dove sei?” poi più in silenzio si sentì “… e dove può essere, in camera sua accanto a Michael, ma stasera mi sente, deve pur prendere un po’ d’aria non le fa bene stare chiusa” proprio come se Sean stesse parlando fra se e se. La porta si aprì di botto e con sua sorpresa trovò Michael sveglio. Ridandosi subito un contegno, non era il caso di mettersi a discutere con sua sorella, entrò nella stanza “Vedo che ti sei ripreso, finalmente.” Si avvicinò al letto. “Michael, questo è mio fratello Sean.” “Ma che fai ci presenti? Vuoi vedere che non riconosco mio cognato? Ha qualche ammaccatura, ma è sempre lui” “Sean, Michael ha perso la memoria, non ricorda niente” “Proprio niente?” Michael scosse la testa in segno di diniego. Sean tirò la sedia dal tavolo e si sedette mentre pensava ‘questa non ci voleva’. Qualche notte dopo, Michael si svegliò, aveva fatto un sogno molto contorto e confuso, di cui ricordava veramente poco. Allungò una mano sul comodino e bevve un bicchiere d’acqua. Stava per stendersi di nuovo, quando notò una figura rannicchiata sulla sedia a dondolo accanto al letto. Si sforzò di alzarsi, avvertiva un live capogiro, ma erano solo un paio di passi dal letto, pensò di potercela fare. Maria era li, in camicia da notte, avvolta in uno scialle, mentre lui aveva a disposizione un ampio letto matrimoniale. Si rattristò pensando che quella ragazza incinta avesse passato mezza nottata in quel modo e probabilmente anche le notti precedenti, e lui non si era reso conto di nulla. Le gambe gli cedettero ed urtò con il ginocchio la sedia. Maria si svegliò e si tirò su. “Michael? Ti senti bene?” disse strofinandosi gli occhi “hai bisogno di qualcosa?” “Non ti preoccupare per me, quante notti hai dormito su questa sedia?” “Da quando ti hanno portato qui ferito” “Non c’è un altro posto?” “A parte la camera di Sean no, ma non ti avrei lasciato solo.” lui le prese una mano e se la portò alla bocca, e la baciò. Quella ragazza gli faceva molta tenerezza e sentiva dentro di se qualcosa che lo spingeva a proteggerla. “Grazie per tutto ciò che hai fatto per me” “Non devi ringraziarmi. Forse è meglio che ti rimetti a letto devi riposare” “Ne hai bisogno anche tu, vieni a stenderti.” “Ma non voglio disturbarti, potrei darti fastidio.” “Era il nostro letto?” “Si” “Non vedo alcun motivo per cui non debba continuare ad esserlo” Michael con grosso sforzo cercò di mettersi in posizione eretta e stava per perdere di nuovo l’equilibrio. Non era stanco fisicamente, non era per colpa della spalla, ma era la testa che gli faceva male sempre. Maria si alzò e lo sostenne fino al letto. L’aiutò a distendersi, gli rimboccò le coperte e gli baciò la fronte. Fece il giro del grosso letto e si infilò sotto le coperte dall’altro lato. “Avevo dimenticato quanto fosse comodo” Michael si girò sul fianco e guardava, con la poca luce naturale che filtrava dalla finestra, il profilo della ragazza. “Ancora non capisco perché te ne sei stata su quella sedia?” “Mi muovo molto mentre dormo, specialmente se sono nervosa…. Me lo hai detto tu. Eri ferito, avevo paura di farti male, … ero molto più che nervosa” silenzio per qualche secondo “Michael, ma non ricordi proprio nulla? In questi giorni non ti è sembrato nulla familiare? Il dottore dice che dovresti iniziare a ricordare qualcosa. Dice anche che la tua ferita alla spalla sta guarendo bene e che fra un paio di settimane sarai come nuovo” “Non ho veri e propri ricordi, ma a volte ho come dei flash… non so come spiegarti, brevi scene che passano nella mia testa, ma durano attimi. Sono immagini confuse” “E’ un inizio, la memoria potrebbe tornarti presto” si era alzata su un fianco ed ora erano faccia a faccia. Dalla voce sembrava felice. “Può darsi. Bambolina ora è meglio se dormi” sentì Maria trattenere il fiato. “Maria? Ti senti bene? C’è qualcosa che non va? Il bambino?” non si sarebbe perdonato se le fosse accaduto qualcosa per colpa sua. Si avvicinò a lei, le toccò il viso e si accorse che piangeva “Perché piangi?” lei affondò il viso nel cuscino ed iniziò a singhiozzare più forte, Michael non sapeva che fare era spiazzato. “Ti prego non fare così, mi stai facendo preoccupare….. forse è meglio se sveglio Sean, così può andare a chiamare il dottore”. Maria, gli afferrò una mano “No, no…. E poi non ce la faresti ad arrivare alla sua porta….. “Michael sentì qualcosa che sembrava una sorta di risata “mi hai chiamata bambolina, lo facevi spesso quando eravamo soli…. Ma tu non lo ricordi e non so se è un caso e meno….” Lui potè tirare un sospiro e si rimise giù evidentemente lo stress e la gravidanza avevano alterato il suo stato emozionale. “Non so perché ti ho chiamata così, è stato spontaneo, ma se vuoi non lo farò più” “Non fa niente, è solo che non mi aspettavo di sentirmi chiamare così e per un attimo ho creduto che tu potevi aver recuperato la memoria, per un attimo ho pensato che il mio Michael fosse tornato da me, ma poi ho capito che non era così” “Mi dispiace, vorrei tanto essere com’ero, ma non so….” Lei gli posò un dito sulle labbra “Non dire altro, lo so.” Non parlarono più, Michael era assorto nei suoi pensieri e nei suoi mancanti ricordi, chiedendosi se era realmente possibile dimenticare chi si amava, dimenticare se stessi, la propria moglie, il proprio lavoro e tutto il resto. Maria cercò di calmare l’agitazione che sentiva dentro e piano piano ci riuscì. Non era molto, ma sapere che li accanto a lei suo marito era vivo e che si stava riprendendo le dava sollievo, ma avrebbe tanto desiderato che lui avesse conservato il ricordo di loro due, perché aveva un forte bisogno di essere presa tra le sue forti braccia e di essere rassicurata. Aveva paura che da un giorno all’altro, lui avrebbe voluto andare via da li, e lei non avrebbe potuto fermarlo. |
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31 Dec 2004, 19:07
Messaggio
#2
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![]() I lived upon a creek ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 7.418 Iscritto il: 25 August 04 Da: Italy sometime Utente Nr.: 85 Genere:
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Sono emozionata!!!!
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31 Dec 2004, 20:19
Messaggio
#3
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![]() RigginsGarrity ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 15.319 Iscritto il: 25 August 04 Da: Oswald State Correctional Facility-level 4 Utente Nr.: 83 Genere:
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La salvo subito e la leggo....il prossimo anno!!! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/faccinaicicu.gif)
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1 Jan 2005, 11:42
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#4
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![]() CTU Agent ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 533 Iscritto il: 24 September 04 Da: Venezia-Italy Utente Nr.: 395 Genere:
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(IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/inchino.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/inchino.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/inchino.gif)
ma adesso voglio il seguito. Non riesco ad aspettare (ha il lieto fine vero?) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/yahoo.gif) |
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1 Jan 2005, 15:18
Messaggio
#5
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![]() ...Candy 4ever... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 2.682 Iscritto il: 15 October 04 Da: Torino Utente Nr.: 476 Genere:
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E' troppo bellissima!! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sob.gif) aspetto con ansia il seguito!
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1 Jan 2005, 18:03
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#6
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![]() I lived upon a creek ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 7.418 Iscritto il: 25 August 04 Da: Italy sometime Utente Nr.: 85 Genere:
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E' stupenda!
Dolcissima.... (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) Continuala presto... |
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1 Jan 2005, 21:07
Messaggio
#7
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.353 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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non amo le storie senza il lieto fine, e non riesco neanche a leggere quelle che nn ce l'hanno, ci resto troppo male, specie se poi uno dei personaggi muore.
per la prox parte nn dovrete aspettare molto, ce l'ho già devo solo rivederla, se ci riesco la posto domani o al max lunedi (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/original.gif) |
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2 Jan 2005, 00:01
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#8
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![]() Sacerdotessa-Papa del Kinneysmo ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 9.043 Iscritto il: 25 August 04 Da: Milano Utente Nr.: 71 Genere:
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(IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) FANTASTICA (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) FANTASTICA! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif)
CITAZIONE non amo le storie senza il lieto fine, e non riesco neanche a leggere quelle che nn ce l'hanno, ci resto troppo male, specie se poi uno dei personaggi muore. Che bello è rassicurante! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/^_^.gif) |
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2 Jan 2005, 01:24
Messaggio
#9
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![]() RigginsGarrity ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 15.319 Iscritto il: 25 August 04 Da: Oswald State Correctional Facility-level 4 Utente Nr.: 83 Genere:
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CITAZIONE (viconia @ 1 Jan 2005, 19:29) per la prox parte nn dovrete aspettare molto, ce l'ho già devo solo rivederla, se ci riesco la posto domani o al max lunedi (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/original.gif) Bene, bene....aspettiamo con impazienza.... (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/original.gif) Maria fa troppo tenerezza... (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sob.gif) |
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2 Jan 2005, 14:09
Messaggio
#10
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.353 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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Ecco la seconda parte...
Parte 2 Passarono altre settimane, Michael si era ripreso abbastanza bene fisicamente, il medico ora veniva per visitarlo ogni due tre giorni. Non era andato ancora in città per tenere sotto controllo i suoi affari, ma i suoi dipendenti si erano ben organizzati per fargli avere resoconti periodici della situazione. Doveva essere benvoluto, visto che aveva ricevuto molte dimostrazioni di stima da parte degli abitanti di Roswell. L’aria si stava rinfrescando, era autunno, Michael uscì per fare due passi, doveva sgranchirsi le gambe e ne approfittò, ora che Sean era andato in paese e che Maria era in giro per il ranch, altrimenti lo avrebbe rispedito in casa. A volte era terribilmente autoritaria ed era inutile discutere con lei, sapeva sempre come spuntarla. Ma compensava abbondantemente i suoi difetti con le sue tante qualità. Camminò in direzione delle stalle distrattamente finchè non sentì un vociare provenire dalla grossa struttura di legno. C’era anche la voce di sua moglie. “Siamo tutti felici per te, Michael sembra stare meglio” “Si, si è ripreso, se solo non fosse per l’amnesia, ma non è quella che mi preoccupa. Vorrei che si sentisse bene, ha dei terribili mal di testa. Sto male quando si agita e si stringe la testa fra le mani, spesso gli capita di notte ed io non so cosa …” Maria non finì la frase, la sua voce tradì il suo tormento, la donna che stava mungendo la mucca le si avvicinò e la strinse “Vedrai che gli passerà e sarà tutto come prima” Maria prese il suo fazzoletto e si asciugò gli occhi. “Ggrazie Beth, lo spero anche io” “Sii ottimista Maria, Michael ti ha sempre amata molto, non credo che l’amnesia possa aver cancellato del tutto i suoi sentimenti. Ho visto come ti guarda e se non prova amore almeno sente un forte affetto per te. E poi non dimenticare che c’è il bambino, lo sai che era pronto a rinunciare a tutto per te e per lui.” “Lo era Beth, è gentile con me, a volte è protettivo com’era prima, questo lo so e so pure che è affezionato a me, ma non credo mi ami... come potrebbe amare qualcuno che non conosce? E poi ho fatto una cosa e non so come reagirà, il vecchio Michael si sarebbe infuriato. Ho mandato una lettera alla sua famiglia appena si è ripreso, non un telegramma perché li avrei allarmati inutilmente, così gli ho scritto dell’incidente e che sta meglio, non ho detto nulla dell’amnesia, potrebbe ricordare nel frattempo. Credo verranno qui e lo porteranno via, e forse sarebbe anche giusto…” Maria fece una pausa, mentre osservò il viso di Beth cambiare espressione “… non fraintendermi, non voglio separarmi da lui, ma devo pensare al suo bene, loro sono ricchi, vivono in una città, forse conoscono qualche medico bravo in questo settore, e potranno accudirlo meglio di me” “Sai che non ti accetteranno mai come sua moglie? Sai che non ti permetteranno di vederlo se lo convinceranno ad andare con loro?” “Lo so, ma io voglio che lui stia bene, voglio che sia felice ed ora non sta bene, non al cento per cento. Fisicamente si è ripreso, ma io lo conosco e posso solo immaginare il conflitto che ha dentro di se” “Non pensi a te ed al bambino? Cosa ne sarà di voi? Ero presente quanto lo hanno portato ferito, ho temuto che abortissi per lo spavento, ho temuto che ti saresti uccisa se Michael non fosse sopravvissuto” “Beth, non lo so, non so cosa sarà di me, ma devo dargli la possibilità di recuperare la memoria, poi sarà libero di scegliere, se vorrà tornare da me…” poi si accarezzò la pancia che era cresciuta un po’ “… da noi, sarò qui ad attenderlo a braccia aperte, altrimenti sarò felice di sapere che si trova bene e che sta dove vuole stare.” Micheal aveva ascoltato con attenzione tutto e stava guardando le due donne dalla porta socchiusa. Da quando si era risvegliato, non aveva avuto dubbi sul fatto che Maria fosse sua moglie, che fosse incinta del loro bambino, ne del fatto che lui l’avesse amata, era sicuro dei sentimenti di lei. Il suo amore per lui aleggiava nell’aria, era presente in tutto, in ogni gesto, in ogni parola, in ogni sguardo. Era pur vero che lui sentiva un forte legame con la ragazza, ma nello stesso tempo non era così forte, così intenso come quello che lei nutriva per lui. Si sentiva sbandato, ma lei era un punto fermo al quale aggrapparsi. Ciò che provava per lei si stava rinforzando con il tempo. Era vero che spesso aveva delle forti fitte alla testa, ma spesso dopo una crisi, lui recuperava un frammento di se stesso e qualche volta un frammento anche di Maria, di loro due. Aveva avuto delle visioni di loro due su un carro, a cavallo insieme. Aveva visto se stesso osservarla mentre lei non lo vedeva. Così decise di fare il suo ingresso nella stalla, doveva parlare a Maria, lui ricordava poco di loro due, ma aveva ricordato abbastanza della sua famiglia e di ciò che volevano fargli fare, di come stavano organizzando la sua vita al posto suo. Al ranch si sentiva a casa, o forse era Maria a farlo sentire a casa. Era spiazzato dalla mancanza di ricordi, ma non voleva andare via, doveva rassicurarla su questo punto. Entrò schiarendosi la gola, era un modo per prendere coraggio e per annunciare la sua presenza. Maria e Beth si voltarono “Michael che ci fai qui? Dovresti stare in casa a riposare” “Sono stanco di non far nulla tutto il giorno” disse avanzando con passo sicuro verso le due donne. “Ma James ti ha portato dei documenti della banca…” “Li ho già sistemati” Maria si alzò e gli si fece vicino, accarezzandogli un braccio. “Vieni rientriamo” “Dobbiamo parlare” Maria si irrigidì, Beth, capendo di essere di troppo, fece un cenno di saluto e si allontanò “…. Di cosa?” “Ti stavo cercando ….. mi mancavi” ed era vero, si sentiva solo senza di lei intorno. Il viso di Maria si addolcì, lo prese per mano e andarono a sedersi sul fieno. “…Ho sentito te e Beth parlare.” Lei abbassò lo sguardo “Non odiarmi ...” “Non ho motivo per odiarti. Ti guardo e mi sembri così piccola ed indifesa, mi fa rabbia non poterti essere d’aiuto, di non poterti dare alcun sostegno. Dovresti solo pensare a sbrigare piccole faccende ed a riposare, invece ti sei fatta carico anche di me.” “Non dire così, era la cosa giusta da fare, tutti avrebbero fatto come me” “Non tutti Maria.” Michael fece una breve pausa, poi riprese a parlare cercando di essere quanto più chiaro gli era possibile. ”Ci sono alcune cose che non ti ho detto. Volevo darti una buona notizia, per poterti vedere sorridere senza dover notare quel velo scuro che attraversa spesso i tuoi occhi. Ho iniziato a ricordare qualcosa, la mia famiglia e il lavoro. Tu sei comparsa solo come una breve immagine”Lui le strinse forte la mano “I ricordi sono confusi e a volte legati a delle emozioni. La mia famiglia non mi ha fatto provare calore, amore e quant’altro avrebbe dovuto, ma li ho avvertiti quando ho ricordato di una cavalcata che abbiamo fatto insieme e negli altri piccoli ricordi che ho di te. Non credo che ci vorrà ancora molto tempo prima di recuperare buona parte della memoria. Ma me ne importa poco, sto bene qui con te e non vorrei essere da nessun altra parte. “La tirò verso di se e le sfiorò la labbra con un delicato bacio. Maria si sentiva su di giri, era il primo bacio che lui le dava da dopo l’incidente. Si sentiva rasserenata dalle sue parole. Non voleva andare via. Poi le fece una domanda che la lasciò un po’ sorpresa “Cosa hai scritto alla mia famiglia?” “Sei arrabbiato con me?” Michael scosse la testa, Maria gli rispose tranquillamente “Solo che stavi andando a trovarli, e che poco dopo aver lasciato la città la diligenza era stata assalita da banditi e che ti avevano riportato qui ferito gravemente, che ora sei fuori pericolo” “Non hai detto nulla di noi due? Come ti sei firmata?” “Con il mio cognome da nubile, ho pensato che fosse la cosa più giusta” “Hai fatto bene ad avvisarli, spero solo che non vengano con l’intenzione di riportarmi a El Paso” “Non vuoi tornare a casa tua? Potrebbero offrirti cure e medici migliori “ “Questo è probabile, ma ho seri dubbi che tutti loro messi insieme possano darmi il calore e l’amore che mi dai tu.” Maria rimase sorpresa da quell’affermazione “Ma non posso fare molto per le tue crisi” “Sei tu che le rendi sopportabili. So che mi stringi contro di te e aspetti che le fitte si plachino. Sapere che posso aggrapparmi a te in quei momenti mi da più sollievo di qualunque medicina” Maria, si mise in ginocchio e l’attirò a se, proprio come faceva quando di notte Michael sentiva che la testa stava per scoppiargli. Lui si lasciò andare contro di lei e l’abbracciò di rimando. In quel momento capì che poteva amare quella ragazza anche se non ricordava molto, era speciale, molto speciale e ora sapeva anche perché aveva deciso di sposarla. Lei era l’unica capace di stargli accanto, di capirlo e di amarlo per ciò che era. Uscirono poco dopo dalla stalla, mano nella mano, Beth li osservava da lontano, potè tirare un sospiro di sollievo, avrebbe scommesso qualunque cosa sul fatto che Michael Guerin amava profondamente sua moglie anche ora che aveva perso la memoria. Seguirono giorni tranquilli, Michael si recò in città, dove fu avvicinato da molte persone, chi per curiosità, chi per affetto, gli chiedevano come stava. Ma il centro era piccolo e le notizie viaggiavano in fretta. Tutti sapevano della sua amnesia. Passò in banca, vide che era tutto in ordine, che i conti erano tenuti egregiamente. Il suo braccio destro, del quale non si fidava molto, aveva tenuto tutto sotto controllo e al quale disse di occuparsi ancora per qualche settimana della banca e poi avrebbe ripreso a lavorare. Lasciata la sua attività, chiese a Sean di accompagnarlo nell’emporio. “Cosa devi comprare?” Gli chiese Sean una volta entrati nel negozio. Aveva una lunga lista mentale di acquisti da fare. “Vorrei comprare qualche vestito nuovo per Maria, qualcosa per il bambino …. “ Aveva guardato dentro l’armadio, la ragazza non aveva molti abiti e quelli che indossava iniziavano a starle stretti. Serviva anche qualcosa per il bambino. “Non credi che sia un po’ troppo presto per comprare roba per il bambino? Manca ancora un bel po’ al parto.” “Il bambino nascerà in inverno, non vorrei che i rifornimenti possano avere problemi ad arrivare. I vestiti vanno già stretti a Maria, vorrei solo avesse qualcosa di caldo che le vada comodo.” “Gli abiti da donna sono di la” disse Sean indicandogli un lato del negozio, in parte sorpreso per le premure del cognato “Chiamo la signora Parker, così ci facciamo consigliare, è meglio lasciar scegliere una donna” Michael non ne era convinto, era sicuro di riuscire a scegliere qualcosa di decente per sua moglie. Furono raggiunti poco dopo da una donna che sembrava molto gentile e disponibile. Michael si fece mostrare tutto ciò che avevano in negozio, acquistò parte di ciò che aveva in mente, molte cose le scelse sul catalogo e le fece ordinare. La signora Parker rimase stupita dalla quantità di cose e dal fatto che Michael sceglieva solo quelle migliori, ma alla fine pensò che quello era di sicuro un giorno fortunato per il suo negozio, e poi se il proprietario della banca non poteva permettersi di spendere una cifra considerevole, chi poteva farlo in quella città? Michael e Sean, caricarono sul carro gli acquisti e tornarono verso casa. Chiacchierando. “Sean, com’erano i nostri rapporti prima?” Michael andò direttamente al punto, aveva notato che a volte il cognato era freddo nei suoi confronti, altre volte invece era molto amichevole. “Che domande! Eravamo amici… ma perché me lo chiedi?” “Perché a volte mi sembra come se fra noi due ci fosse qualcosa di non detto, oppure è accaduto qualcosa che ha incrinato questa amicizia, ma non riesco a ricordare…” Sean sembrò perdersi nei suoi pensieri per qualche minuto, nel frattempo continuava a tenere le redini dei cavalli. “Se proprio vuoi saperlo, avrei voluto tanto prenderti a pugni quando sei venuto da me per dirmi che Maria era incinta e che volevi sposarla. Se lei non si fosse messa in mezzo, bloccandomi … le sue parole… le ricordo ancora bene: mio figlio avrà bisogno di un padre e di uno zio, ormai sono incinta, che vi picchiate a fare? Sean non vorrai farmi perdere il bambino? “ non so se sarei riuscito a fermarmi. Ero terribilmente incazzato con te.” “Avresti avuto tutte le ragioni di questo mondo, non ti avrei biasimato. Forse avresti preferito qualcun altro accanto a lei?” “No, di questo puoi starne certo, e sono convinto ogni giorno che passa che siete bene assortiti. Solo una cosa ti chiedo, non farla soffrire, è poco più di una bambina ed ha già sofferto molto, cerca di renderla felice” “Farò tutto il possibile perché vederla felice è ciò che desidero anche io” Maria uscì fuori quando li vide in lontananza prendere il sentiero per il ranch. Faceva fresco, e si strinse addosso lo scialle, ed iniziò ad incamminarsi verso di loro. Si sentiva stanca, l’aumento di peso ora iniziava a gravare sulle sue gambe e sui suoi piedi che non volevano saperne di sgonfiarsi. Camminò per una decina di minuti e Sean frenò il carro quando lei li raggiunse. “Cosa avete fatto fino a quest’ora?” disse guardandoli entrambi “Compere” fu la risposta secca del fratello. “Ed io qui da sola ad aspettarvi” gli rispose con aria indispettita. Michael scese dal carro, le diede un bacio sulla testa, l’afferrò per la vita e l’aiutò a salire. Poi riprese posto anche lui sul sedile, tirandola verso di se, mentre il carro riprendeva il suo lento cammino verso casa. Maria sentendosi al sicuro nell’abbraccio di suo marito continuò a lamentarsi. Sean spazientito le rispose con tono sarcastico “Forse quando vedrai tutto ciò che Michael ti ha comprato riuscirai a stare zitta per un pò.” Maria si voltò di scatto, posando una mano sul petto del marito e con voce incredula “Hai comprato delle cose per me?” affondò la testa contro di lui, non attese una risposta, perché il sorriso che era comparso sul volto del marito, valeva di più di qualunque si. Entrarono in casa, con Maria che si agitava come una bambina, mentre i due uomini portavano dentro le casse con gli acquisti. Una sola grossa cassa era tutta per lei. Michael le aveva fatto regali in passato, ma tutte quelle cose insieme. Dei vestiti nuovi, uno scialle morbido, delle scarpe comode, nastri per i capello, profumo, e altri accessori che desiderava avere. E non era finito, aveva comprato tante cose anche per il bambino che doveva nascere. Sean, discretamente era andato in camera sua, non aveva voglia di stare li a guardare sua sorella mentre si strusciava contro il marito per ringraziarlo dei regali. Si sarebbe riposato e avrebbe atteso l’ora di cena. Non mancava molto. Maria abbracciò Michael con forza ripetendogli grazie all’infinito. Lui la guardava, i suoi occhi erano limpidi e puliti, in quel momento seppe con certezza che era felice. Era bello poterla stringere. Lui le prese il viso con una mano, l’alzò e posò un leggero bacio sulle labbra. Vide una lacrima scendere sul viso di lei. “Basta piangere Maria, voglio che tu sia felice” la fece voltare, mostrandole tutte le cose che aveva acquistato “E’ solo l’inizio, tu e il bambino avrete tutto ciò di cui avete bisogno. Non vi farò mancare nulla” nel frattempo le accarezzava la pancia e sentiva il bambino scalciare. Maria mise una mano sulla sua e gli disse “Non voglio tutto questo se non ho te” Michael si chinò, le sfiorò un orecchio con un bacio “Avrai anche me, amore mio” Le cose iniziarono a migliorare, dopo quella sera, Michael sembrava essere ritornato lo stesso uomo di prima dell’incidente. Era iroso, burbero, rimproverava Maria quando la beccava che trasportava secchi con il latte dalla stalla alla casa. Ma lei era felice, lo amava per quello che era, per i suoi difetti. I forti mal di testa si andavano diradando nel tempo, aveva ricordato molte cose della sua vita, ma aveva ancora tanti punti bui. Il loro amore era forte come una volta, forse ancora di più, ma era rinato ancor prima che importanti ricordi avevano fatto la loro comparsa nella mente del giovane. Michael, quando rientrava tardi dalla città e lei già era a letto, la tirava verso di se e si addormentava tenendola fra le braccia. Si, il tempo era passato, e la serenità sembrava essere ritornata in quel ranch, anche Sean si era tranquillizzato, Michael sembrava essere il marito adatto per sua sorella, ora era sicuro di non essersi sbagliato. Michael rientrò nel pomeriggio, molto in anticipo rispetto agli altri giorni. La sua faccia non preannunciava nulla di buono. A lei bastò un solo sguardo per capirlo, stava preparando la cena, e sollevò gli occhi dalle patate che stava pelando solo quando lui si piegò sulle ginocchia avanti a lei. “Cosa c’è Michael?” “Ho ricevuto un telegramma oggi.” “Problemi in vista?” “La mia famiglia mi avvisa che non appena si calmerà il freddo verranno qui” Maria posò il piatto ed il coltello sul tavolo. Si pulì le mani con uno strofinaccio. Gli passo una mano fra i capelli “Cosa ti preoccupa?” “Ho scoperto che James gli ha inviato notizie sulla mia salute ogni settimana, sanno che ora sto bene e probabilmente verranno qui per ricordarmi i miei impegni” Maria capì tutti i sottintesi di quella frase. Non si erano catapultati li per sapere come stava, ma visto che ora stava bene, poteva essere mosso come un burattino. Li odiò senza neanche conoscerli. Michael era un uomo eccezionale, era il suo amore e le faceva male avvertire ciò che stava passando nella sua testa. “Sanno che hai portato avanti il tuo lavoro egregiamente, ma che se pensano di farti sposare qualcun'altra, avranno una sorpresa, ammesso che non lo sappiano già” un sorriso ironico comparve sul suo viso “Maria, non li conosci. Non avranno nessun tatto, neanche dopo che si renderanno conto che ti amo più di ogni altra cosa al mondo. Non penseranno neanche al fatto che avremo un bambino. Faranno di tutto per separarci.”Maria lo stava accarezzando “Noi non glielo permetteremo, credi sia tanto facile portarti via a me? Vieni qui” aveva allargato le braccia e lo stava stringendo a se, come se fosse stato un bambino. Michael sospirò e si lasciò avvolgere. A volte voleva essere ottimista proprio come lo era Maria. Stava bene con lei e non gli andava che qualcuno potesse arrivare li a rompere il loro equilibrio. Se poi pensava che mancava poco alla nascita del bambino, si preoccupava ancora di più. Lei non doveva agitarsi, ma doveva difendere sua moglie e il loro bambino. Si preparò a mettersi sul piede di guerra. Ed in cuor suo sperò che quell’inverno non finisse mai. “Michael, tesoro..” Maria era avvolta dalle braccia del marito, e stava cercando di svegliarlo da qualche minuto. “’Ria dormi, è ancora presto” Era un po’ che aveva dei fastidi, e già da quando erano andati a dormire si sentiva strana. Aveva assistito ad alcuni parti, sapeva che anche il suo momento non era lontano, ma voleva far riposare un po’ Michael e se gli avesse detto qualcosa lui non avrebbe chiuso occhio. Così sapendo che ci sarebbero volute ore, era andata a dormire come tutte le altre sere, solo che ora doveva per forza svegliarlo. “Vorrei tanto, ma qui con noi c’è qualcuno che ha fretta di vedere il mondo” Michael si tirò di botto a sedere, come se qualcuno gli avesse fatto una doccia fredda, credeva di essere preparato a quel momento, ma si rese conto che non lo era. Suo figlio stava per venire al mondo. “Quanto tempo ci vuole? Cosa devo fare? Perché non mi hai svegliato prima?” nel frattempo accese la lampada sul comodino. “Michael, sta calmo, penso ci vorranno un paio d’ore” “Così poco?” aveva sentito spesso raccontare che ci volevano molte ore prima di mettere alla luce un bambino, poi guardò in faccia sua moglie e capì “tu lo sapevi e non hai detto nulla” si alzò in piedi e cercò i suoi vestiti, mentre continuava ad imprecare. “Stai calmo, almeno hai riposato finora” “Meriteresti di essere presa a sculacciate per questo.” Nel frattempo aveva infilato i pantaloni e si stava abbottonando la camicia. “Michael mi picchierai dopo, sveglia Sean digli di andare a chiamare Beth e la levatrice, poi torna qui da me” Michael uscì grugnendo dalla stanza, svegliò senza troppo tatto Sean e Maria lo sentì da lontano inveire contro di lei “Tua sorella è pazza, si è decisa a dirci all’ultimo minuto che stava per avere il bambino….” ed altre cose che la fecero quasi ridere. Sean si vestì in fretta proprio come aveva fatto Michael. Passò avanti alla porta aperta prima di uscire e mentre Michael rientrava le disse “Poi facciamo i conti.” “Sean muoviti, non ho la più pallida idea di come si fa nascere un bambino!” Michael era isterico, fin troppo per i suoi gusti, ma realmente non sapeva cosa fare. “Vieni qui” gli disse Maria, “siediti accanto a me e aspettiamo, non c’è molto da fare” Rimasero in silenzio, Michael che teneva le mani di Maria, convinto di esserle d’appoggio, mentre invece era lui che cercava sicurezza da lei. Era lui ad avere bisogno di sostegno in quel momento. Sean, Beth e la levatrice arrivarono dopo una ventina di minuti. Michael era sempre più impaziente, e durante l’attesa aveva iniziato a passare sulla fronte di Maria un panno umido. Si era reso conto che il momento del parto si stava avvicinando sempre di più, anche se lei non si lamentava, ma gli bastava vederla sbiancare e trattenere il fiato ogni volta che arrivava una contrazione, ed erano sempre più frequenti. Le due donne entrarono sparate nella stanza, la levatrice controllò come stava Maria, mentre Beth cercò di mandare Michael fuori. “Perché non vai di la ad aspettare con Sean?” la levatrice le fece eco “Non manca molto, vai pure” Lui se ne fregò delle due donne e si rivolse a sua moglie “Vuoi che resto?” Maria gli fece cenno di si con la testa “Ditemi cosa posso fare per aiutarvi, resto qui” Le due donne si guardarono in faccia entrambe, ma vedendo l’espressione decisa dell’uomo, gli diedero istruzioni su come aiutarle. Poi accadde tutto in fretta. Si scambiarono brevi frasi. Beth aiutava la levatrice, mentre Michael era al fianco di Maria. “Forza Maria, qualche altra spinta ed è fuori, vedo la testa.” Infatti fu così poco dopo un corpicino comparve da sotto il lenzuolo che avevano steso sulle gambe della ragazza. Michael si sentì quasi svenire a quella vista. “Hey papà visto che sei qui, perché non tagli il cordone ombelicale alla tua bambina?” Si alzò ed andò ai piedi del letto e fece ciò che gli era stato detto, poi Beth gli mise in braccio sua figlia. Non badò al fatto che era sporca e che la sua camicia era diventata rossa. Ma era rapito dalla visione di sua figlia. Sentì le gambe venirgli meno per la forte emozione che sentiva dentro di lui. Beth sistemò il cordone e avvolse la bambina in una copertina, avrebbe voluto lavarla, ma lasciò Michael libero di andare da Maria. “Maria” la chiamò quasi in un sussurro mentre si voltava verso di lei, poi vide che lei aveva gli occhi chiusi, chiamò di nuovo il suo nome, ma questa volta con una nota di paura. Beth gli si avvicinò “Michael, sta bene, è solo crollata per la stanchezza” Lui annuì, era troppo scosso per parlare, per un attimo aveva pensato che sua moglie fosse morta. Scosso più di quanto avrebbe mai potuto pensare, diede la bambina a Beth ed uscì dalla stanza. Aveva bisogno di qualcosa di forte. Sean appena lo vide arrivare, balzò in piedi, la camicia di Michael era sporca di sangue. “Va tutto bene? Ho sentito il bambino piangere, Maria?” Michael crollò su una sedia, e si teneva la testa fra le mani. “Ho una figlia Sean.” Sean gli versò da bere e si avvicinò a lui, dandogli una pacca sulla spalla “Bevi, credo tu ne abbia bisogno.” Poi quasi con timore gli rifece la domanda “Stanno bene tutte e due?” e Michael gli rispose con un cenno affermativo della testa. |
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Versione Lo-Fi | Oggi è il: 2 September 2010 - 22:56 |