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> [Roswell] Occhio di tigre *completa*, candy, au
viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:06
Messaggio #1


Milady Viconia McAliens
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Occhio di tigre

Premessa.

Questa storia ha un’ambientazione fantasy. Pensate a qualcosa di simile al medioevo, ma non proprio. C’è magia, ci sono uomini in armatura; ci sono i buoni ed i cattivi; ci sono i templi e ci sono le gilde. Non esiste un solo Dio, ma una pluralità di divinità, ognuna con un compito specifico, tipo antica Grecia o antica Roma.
Per stiletto si intende un piccolo pugnale

1
Aveva combattuto con valore. Aveva visto cadere uno ad uno i suoi compagni, quasi tutti gli uomini della sua guarnigione. In fine avevano vinto quella battaglia, ma pagando un prezzo molto alto. Solo in pochi erano sopravvissuti. I carri che prima trasportavano viveri e armamenti, ora facevano da lettiga per il trasporto dei feriti. Lui era uno dei pochi ad essere rimasto in piedi. Guardandosi indietro osservava i cadaveri, riconoscendoli uno ad un. I loro nomi passavano nella sua mente e ripensava a qualche tempo fa, quando erano tutti nella locanda del paese a bere fiumi di birra ed a divertirsi. Ora giacevano inermi per terra, soli, senza neanche la consolazione del pianto delle loro famiglie. A lui era toccata una sorte migliore, forse sotto certi versi ingiusta. Molti dei suoi uomini avevano moglie e figli, lui non aveva nessuno. Ma non c’era equità, non c’era giustizia in una guerra. Tante morti per perseguire un fine, forse giusto, ma che non vale quanto la vita di un solo uomo. In momenti come questo era convinto che il silenzio fosse la sola cosa ad essere adatta.
Era rimontato a cavallo. La ferita doleva. Era sfinito, affamato. Ogni passo del cavallo infieriva ulteriormente sul suo corpo dolorante. Era dietro agli altri, voleva stare solo con se stesso e riflettere. Lo scenario di devastazione che stava lasciando, continuava a infliggergli uno stato di malessere, ma poi il suo pensiero correva fino a quelli che, anche in condizioni critiche erano sopravvissuti, che tentavano di aggrapparsi alla vita con tutte le loro forze, e pensò che bisogna sempre cercare di andare avanti.
Rallentò ancora di più l’andatura del suo destriero. Era praticamente allo stremo delle forze. Aveva seri dubbi di riuscire a raggiungere il castello. Con una andatura veloce ci avrebbe impiegato un giorno. Gli altri stavano avanzando rapidamente, nella speranza di raggiungere in fretta il villaggio, per poter dare soccorso ai feriti più gravi. Si rese conto che stava restando indietro da solo.
Ma aveva dato ordine ai suoi uomini di proseguire anche senza di lui. Fra poco lo avrebbero seminato. Poco gli importava se ciò avesse dato la possibilità a qualcun altro di sopravvivere al posto suo. Se solo la ferita fosse stata più superficiale. Sapeva di star ancora sanguinando e che le bende che gli avevano messo ormai non reggevano quasi più.
C’è un momento in cui il dolore diventa così sordo da arrivare quasi a non sentirlo più. Lui era a quel punto. Si stava arrendendo, si stava lasciando andare verso una morte che gli sembrava la liberazione da tutto.
Nei pochi istanti di lucidità che gli erano rimasti, sentì la testa pesante, si accasciò sulla criniera del cavallo. L’ultima cosa che ricordò fu il tonfo del suo corpo che cadeva a terra.

“Sta aprendo gli occhi”
Una voce. Si era proprio una voce che sentiva in lontananza. Gli occhi talmente pesanti da aprire. Era avvolto da un lieve tepore. Il suo udito non era peggiorato, passi lenti si muovevano nella sua direzione. Con un ulteriore sforzo riuscì ad aprirli e a guardarsi attorno. C’erano due donne bionde che lo osservavano. Erano in piedi accanto a lui. Una qualche passo più indietro dell’altra. Probabilmente la voce che aveva sentito era quella della ragazza che gli era più vicina. L’altra avanzò ancora e si sedette sul letto. “Come vi sentite?” chiese passandogli una mano sulla fronte. “Dove sono?”
“In casa nostra, mio fratello vi ha trovato qui vicino, siete ferito, ma state meglio”
Ora ricordava, la battaglia, la ferita, il viaggio di ritorno. Allungò una mano e sentì che aveva una fasciatura. Tentò di mettersi seduto, ma gli girò la testa. La ragazza prontamente lo aiutò a stendersi di nuovo. “Siete ancora troppo debole”
“Da quanto sono qui?”
“Una settimana”
Era stato privo di coscienza una settimana intera e a quanto pareva quelle due ragazze si erano prese cura di lui. Poteva tranquillamente considerarle i suoi due angeli custodi, e osservandone l’aspetto, non c’erano dubbi. Entrambe bionde con gli occhi chiari. La ragazza che gli era seduta accanto parlò rivolgendosi a l’altra “Tess, riscalda un po’ di minestra” Tess fece un cenno col capo e uscì dalla stanza. “Come vi siete procurato quella brutta ferita?”
“In battaglia”
“Lo avevo immaginato, ho conservato la vostra armatura. Il vostro cavallo è nella stalla.”
“Non so come ringraziarvi, vi devo la vita.”
“Non dovete, è un onore per me prestarvi soccorso Capitano Guerin”
“Come fate a sapere chi sono?” poi si pentì della stupida domanda e continuò “ lo avete capito dall’armatura” Lei annui e avrebbe voluto dirgli che non lo aveva riconosciuto dal nome inciso nell’armatura, ma sapeva benissimo chi si trovava avanti, perché loro si erano incrociati in più di una occasione al villaggio, o almeno lei lo aveva visto quando passava con i soldati.
“Qual è il vostro nome?”
“Maria”
Tess ritornò nella stanza con un vassoio, e lo sistemò sul comò.
“Vi aiuto a tirarvi un po’ più su” con l’aiuto della ragazza riuscì a mettersi quasi seduto, mentre lei gli sistemava altri cuscini dietro la schiena per farlo state più comodo.
“Grazie” Tess gli pose il vassoio sulle gambe. Le ragazze rimasero con lui fino a quando finì di mangiare, poi si congedarono per lasciarlo riposare. Era molto stanco, anche dopo una settimana di riposo. Notò che aveva addosso un pigiama da uomo, non era proprio della sua taglia, evidentemente apparteneva al fratello delle ragazze, quello che lo aveva trovato incosciente. Sopraffatto dal sonno, smise di pensare e si addormentò.


Sean rientrò a casa, mentre il sole stava tramontando. Quella sera trovo le sue sorelle molto allegre.
Non capiva a cosa era dovuta quell’atmosfera, ma non aveva dubbi sul fatto che lo avrebbero subito messo al corrente del motivo.
“Ciao fratellone, sembri stanco più del solito, vieni qui e siediti con noi”
“Hey Tess! come mai oggi ti preoccupi per me?”
“Saen, il Capitano oggi si è svegliato, sta riposando”
“Questa è una buona notizia, ecco perché siete così sopra le righe stasera”
Le due ragazze si imbronciarono, ma solo per scherzo. Iniziarono a giocare come se fossero tre ragazzini. Poi ad un tratto si resero conto che stavano facendo molta confusione e che probabilmente avevano svegliato il malato della stanza accanto.
Maria aprì piano la porta e si avvicinò al letto. Il Capitano era sveglio, lei si sentì mortificata
“Mi dispiace di aver disturbato il vostro sonno, solo che è rientrato mio fratello e abbiamo iniziato a scherzare…”
“Non dovete scusarvi, questa e casa vostra, e poi sono così stanco si stare in silenzio che udire il suono di qualche risata non mi arreca nessun fastidio”
Maria gli rivolse un timido sorriso, un po’ sorpresa da quella risposta. Sean fece il suo ingresso nella camera.
“Mia sorella Maria mi ha detto che vi sentite meglio.”
“Si, anche grazie a voi”
“Credetemi Capitano, io sono quello che in questa storia ha avuto la parte più piccola, oserei definirmi una comparsa”
“Cosa intendete con queste parole?”
“A parte trovarvi e portarvi a casa, non ho fatto altro. Sono state le mie sorelle e in particolar modo Maria a prendersi cura di voi.” Maria sentendosi in imbarazzo per le parole del fratello si congedò dicendo che doveva controllare la cena. Ma le parole di Sean erano vere. Lei era rimasta folgorata da lui, quando lo aveva visto la prima volta. Si era ritrovata a pensarlo spesso e quando se l’era ritrovato in casa, in condizioni critiche aveva fatto tutto il possibile, tutto ciò che era in suo potere per strapparlo alla morte. Ma ora che si era ripreso, e sentiva dentro di se un forte senso di sollievo.
Nella stanza la conversazione fra i due uomini invece stava continuando. “… così Maria, che tra l’altro per qualche anno ha aiutato il medico del villaggio, si è occupata di controllare la vostra ferita e vi ha vegliato di notte per tutta la settimana.” Nessuno in vita sua si era occupato di lui in quel modo, ma doveva anche ammettere che non gli era mai capitato di trovarsi in condizioni tanto critiche. “Avete due brave sorelle, sarete orgoglioso di loro”
“Certo che lo sono”
“Venite dal villaggio?”
“Si, sono il proprietario dell’emporio. Ci vado tutti i giorni.”
“I miei soldati, una settimana fa, si stavano dirigendo li…”
“Ne ho sentito parlare, so che alcuni erano molto malconci e sono ricoverati alla clinica, altri che erano in buone condizioni sono già rientrati nella caserma del palazzo. Mi sono permesso di inviare un messaggio al vostro comando per avvertire che eravate nostro ospite finche non vi riprendevate”
“E’ stata un’ottima idea, almeno non mi penseranno un disertore”
“Non lo penserebbero mai, specialmente dopo l’ultima battaglia, vi acclamano come un eroe, sia voi che i vostri soldati”
Il Capitano stava per rispondergli, ma poi pensò a quanto sarebbe stato inutile innescare un ulteriore scambio di opinioni. Sean era fra gli uomini orgogliosi per la loro vittoria sul nemico.
A volte risulta troppo facile parlare quando non ci si trova in talune situazioni. Aveva odiato quella guerra fin dall’inizio, ma aveva eseguito gli ordini senza fiatare ed era finito tutto in un massacro. In un attimo vide passare nella sua mente confuse scene della battaglia. Il ricordo era vivo, come il senso di frustrazione che ancora provava. Alzando gli occhi scorse Maria ferma sulla soglia della stanza che lo osservava. Quei cristallini occhi verdi sembravano capire cosa stesse pensando. Forse si sbagliava, ed era probabile che in quel momento sentisse la necessità di sapere che qualcuno condivideva il suo punto di vista.
“Sean, basta, stai stancando il Capitano. Dovresti lasciarlo riposare.”
“Non si preoccupi, sono stato io a chiedere delle informazioni a vostro fratello.”
Sean si congedò, lasciandoli da soli. Maria fece pochi passi nella sua direzione.
“La cena è quasi pronta, dovrei controllare la ferita, preferisce che lo faccia ora o dopo?”
“Fa lo stesso”
La ragazza si avvicinò e iniziò a disfare le bende. Controllava scrupolosamente ogni cosa. Poi iniziò a rifare la fasciatura. Entrambi erano in silenzio. Lui la osservava, lei era veramente molto bella, silenziosa e distaccata. Tutto il contrario di Sean, c’era voluto l’intervento di Maria per zittirlo.
A prima vista anche Tess sembrava un tipo molto vispo.
“E’ tutto a posto, fra qualche giorno, secondo me dovreste anche riuscire a stare in piedi”
Lui annuì, ma era convinto che ci sarebbe riuscito anche subito, se non fosse per la costante stanchezza che sentiva addosso. “Ritorno fra poco con la cena” Lo lasciò li da solo, a pensare su come era piacevole avere una bella donna che si occupava di lui .
Maria andò in cucina, preparò il cibo per il fratello e la sorella. Preparò il vassoio per il Capitano e poi disse a Sean che lei avrebbe mangiato dopo.
Questa volta invece di lasciarlo da solo, si sedette sul letto e prese le posate.
“Posso farcela da solo”
“A parte le costole incrinate, e la ferita alla spalla, avete un polso slogato e non credo che riuscireste a tagliare a pezzi questa carne” Il suo tono non accettava repliche, lui la lasciò fare.
“Voi non mangiate?”
“Lo farò dopo essermi accertata che avete terminato la cena”
“Mi fate sentire come un bambino capriccioso che non vuole mangiare”
Lei alzò gli occhi dal piatto e gli rivolse uno sguardo incerto.
“Non era ciò che intendevo Capitano”
“Mi chiamo Michael”
“So anche questo”
“Posso chiedevi un ulteriore cortesia?”
“Certo”
“Chiamatemi per nome”
“Va bene, come desiderate. Ora Michael mangiate prima che si freddi”
Michael mangiò con gusto. Aveva abbastanza fame, a parte il pranzo, dubitava di aver ingerito qualcosa di solido durante l’ultima settimana. Maria gli portò un libro, così avrebbe avuto qualcosa da fare se quando si trovava da sono o non aveva voglia di riposare.


Col passare dei giorni, Michael, aveva imparato a conoscere meglio la famiglia che l’ospitava. Tre fratelli rimasti da soli dopo la morte dei genitori. Sean il più grande, Tess la più piccola. Maria quella che preferiva, quella che sentiva più affine a se.
La convalescenza iniziava ad infastidirlo. Non era una persona passiva, troppo riposto lo faceva sentire impotente. Le forze stavano ritornando e sapeva che di li a poco avrebbe potuto tornare alla sua vita. Quel poco tempo trascorso in compagnia dei tre ragazzi, gli aveva dato una visione diversa della vita. Ma era un militare, la vita tranquilla, non faceva per lui. Prima o poi sarebbe ritornato nella caserma del castello.
Maria, lo aveva accudito con tanta dedizione, lo aveva aiutato a radersi, a vestirsi, a fare tante piccole cose che prima faceva da solo. Ma principalmente lo aveva salvato da una morte certa, e questo per lui assumeva un significato enorme. Forse era questo il motivo per cui si sentiva tanto legato a lei. Non lo sapeva, ma avvertiva che dentro di lui stava nascendo qualcosa di strano. Qualcosa che non riusciva a spiegarsi. Anche ora che era nella stalla, ad accudire il suo cavallo, non faceva che riflettere su questa strana sensazione. Si sentì sorpreso quando si rese conto che stava pensando a lei. Ma era qualcosa che gli capitava molto spesso negli ultimi giorni.
Maria lo osservava da lontano. Ormai il suo Capitano era guarito, forse ancora un tantino debole, ma stava più che bene. Sembrava passato tanto tempo da quando Sean lo aveva portato a casa.
Ricordava perfettamente le notti che aveva trascorso al suo capezzale, mentre gli sussurrava parole di incoraggiamento. Aveva fisso nella sua mente il profilo del suo viso illuminato dalla fioca luce di una candela. Più di una volta aveva avuto la tentazione di accarezzarlo, ma poi si era frenata e si era limitata a tenergli la mano. Dentro di se aveva esultato quando Tess l’aveva chiamata per dirle che stava riprendendo conoscenza. Le era difficile fingere indifferenza, perché sentiva che tutto dentro di se entrava in agitazione quando lui era nei paraggi. Prima, quando era ancora a letto, tutto appariva più semplice, ma ora che aveva ritrovato la forza di alzarsi, averlo intorno tutto il giorno era una dolce tortura. Avrebbe voluto lanciargli un segnale, fare qualcosa che potesse fargli capire cosa provava per lui, ma il pensiero che di li a poco sarebbe andato via, la bloccava. Non voleva farsi illusioni. Doveva essere cosciente che lui avrebbe fatto parte solo per un breve momento della sua vita. Lo vide uscire tenendo il cavallo per le briglie, prendere la sella e fissarla. Non poteva permettergli di cavalcare, era troppo presto. Ma era realmente così oppure lei sperava che non fosse ancora pronto, che avesse ancora bisogno di cure, delle sue cure?
“Michael” Lui si girò sentendosi chiamare. Maria lo aveva raggiunto e si era fermata al suo fianco e stava accarezzando il cavallo. “Non vorrete andare a cavallo?”
“Si”
“Non siete ancora guarito, forse è meglio se aspettate qualche giorno ” lui le sorrise, Maria sentì le gambe tremare. “Sto bene” Maria alzò le spalle. Aveva capito che con lui era inutile insistere, aveva la testa dura. Girò sui tacchi e si avviò verso casa.
“Maria, vi va di fare un giro con me?” Lei fu sorpresa da quella richiesta, se solo avesse imparato a cavalcare... Era comunque rimasta senza parole, poi si voltò e gli rispose. “Mi farebbe piacere, ma non so cavalcare” il viso di lui non fece nessun ciglio a quella risposta. Salì in groppa al cavallo e lentamente si mosse verso di lei. “Se non vi crea nessun problema, potreste salire sul mio cavallo”. Michael gli tese la mano. Il viso di Maria prese fuoco. Abbassò la testa, perché non aveva il coraggio di guardarlo in faccia, ma afferrò la sua mano. In un batter d’occhio fu tirata sul cavallo.
Si trovò fra le sue braccia, che le passavano di lato per reggere le briglie, tenendola dolcemente intrappolata.

Michael regolò l’andatura del cavallo con un passo spedito.
Ripensava all’ultima volta che era passato per quel sentiero, allora udiva il rumore di molti zoccoli di cavalli e delle armature di metallo dei suoi soldati che camminavano a piedi. Ora c’era pace. Osservava la ragazza che era li avanti a lui, intenta ad accarezzare il cavallo e si soffermava a guardare le sue sottili dita che passavano attraverso la criniera. Era una delle cose più belle che aveva visto in vita sua.
Maria si sentiva strana, stare appoggiata a lui, essergli così vicina, era qualcosa che la scuoteva fortemente dentro, che le dava un senso di tranquillità, ma che nello stesso tempo la faceva agitare.
Lui si era dimostrato diverso da come si aspettava. Le donne del villaggio parlavano sempre male degli uomini che sono stati in guerra, dicevano che erano incattiviti da ciò che facevano, da quello che vedevano. Per loro diventavano dei bruti senza cuore, la cui unica aspirazione era di avere lo stomaco pieno e di rimediare un po’ di compagnia da qualche donnina facile che trovavano nelle locande di quart’ordine o nei bordelli. Si chiedeva se anche per il suo silenzioso compagno di passeggiata fosse la stessa cosa, ma di sicuro lui aveva modi gentili, era rispettoso nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia. Sembrava anche colto, avevano avuto modo di conversare e si era resa conto che a Michael piaceva leggere. Tirò le sue conclusioni, e pensò che in parte quelle donne avevano ragione, ma era anche convinta che ogni persona era un caso a parte.
Michael arrestò il cavallo. Maria si voltò di scatto verso di lui, e vide che osservava attentamente qualcosa. Seguendo la traiettoria del suo sguardo, Maria si accorse che in lontananza c’erano delle persone che si avvicinavano rapidamente, per il momento erano poco più di sagome nere.
“Perché vi siete fermato?”
“Quegli uomini che stanno arrivando…” Maria capì subito cosa stava dicendo.
“Spostiamoci dalla strada”
“Ci hanno già visti, proprio come noi abbiamo visto loro, se cambiamo percorso si insospettiranno.”
“Cosa facciamo?”
“Indifferenza, sperando che facciano lo stesso. Mi rammarico solo di non aver portato la spada con me” Maria osservò il gruppo che si avvicinava rapidamente, sperava che non accadesse nulla di irreparabile, non voleva svelare cose di se così in questo modo, ma probabilmente sarebbe stata costretta a farlo. Ma forse poteva evitare di essere coinvolta. Fece una cosa, e sperò di non doversene pentire in futuro. Prese una mano di Michael, la infilò sotto la sua gonna facendola scorrere dalla sua caviglia, su per lo stivale fino al ginocchio.
“Cosa fate? Vi sembra il momento?”
Michael restò scosso dall’atteggiamento della ragazza, come poteva aver sbagliato tanto su di lei? L’aveva giudicata male? Come poteva infilare la sua mano sotto la gonna in un momento simile?
Gli era già capitato di avere a che fare con donne strane, ma Maria lo stava sbalordendo, era impensabile ciò che stava facendo, e questo stava rovinando l’immagine che aveva di lei.
Maria rise, poi con fare felino gli cinse il collo con l’altro braccio e avvicinò la bocca al suo orecchio dicendogli:
“Non pensate male di me. Nel mio stivale c’è uno stiletto conficcato sul lato esterno” accompagnò la sua mano fino a fargli sentire il metallo dell’impugnatura. “non avevo altro modo per mostrarvi dov’era.” Tutto ora aveva un senso, era chiaro che il suo giudizio, non era stato sbagliato e che tutto ciò che aveva pensato negli ultimi secondi era da cancellare. Razionalizzò subito, e pensò che avere a disposizione una piccola arma forse poteva essere per loro uno spiraglio di salvezza.
“Spero non serva, restate a cavallo e se la situazione si mette male scappate verso casa”
“Dimenticate che non so cavalcare….”
Non potè finire la frase, il rumore di zoccoli che si arrestavano a poca distanza da loro la fece voltare. Entrambi avevano visto bene, erano vestiti di nero, briganti, mercenari o qualcosa del genere. Gente poco raccomandabile, bastava guardarli in faccia. Due erano avanti, il loro capo dietro, il suo volto non ancora visibile. Per fortuna erano in tanti, soltanto tre. L’uomo che stava dietro fece un cenno agli altri che si spostarono e lo fecero passare.
“Capitano Guerin è un piacere vedervi”
Maria sentì Michael irrigidirsi, evidentemente conosceva quell’uomo. Decise di non fare niente, almeno per il momento.
“Ne è passato di tempo, Signore” Disse Michael con tono distaccato e in parte seccato, mentre l’uomo fissava entrambi. “Vedo che hai sempre buon gusto per le donne. Non mi presenti la tua amica?”
“Se non vi dispiace siamo di fretta”
“Posso immaginare, eravate di fretta anche poco fa tanto che non ci avete sentiti arrivare…”
Michael gli avrebbe voluto rispondere che li avevano visti, ma era contento che la farsa inscenata da Maria era andata a buon fine. Probabile che li credevano una coppia in cerca di un po’ di intimità.
“… ma come tu ben sai, abbiamo ancora un conto in sospeso. Stavamo cercando proprio te, giravano voci della tua presenza in questa zona. E’ stato molto carino da parte tua farti trovare, e portare con te anche una cospicua ricompensa” disse guardando Maria.
Ora fu lei ad irrigidirsi, quel tizio meritava una bella lezione, non sapeva in che tipo di rapporto fosse con Michael, ma per le spiegazioni c’era tempo.
Michael scese da cavallo. I due sottoposti si fecero avanti con le spade pronte per combattere, aspettavano soltanto un cenno.
“Sebastian, sono qui, sono disarmato, non hai nemmeno il coraggio di affrontarmi da solo?”
L’uomo rise, poi scese da cavallo e fece qualche passo in avanti. “Non ho alcun problema ad affrontarti.” Poi fece un cenno della mano ai suoi uomini e continuò a parlare “prendete la ragazza”
Quando furono a pochi passi da Michael, lui infilò la mano sotto la gonna di Maria ed estrasse lo stiletto. Era poca cosa in confronto alla sua spada, ma era sempre meglio di combattere a mani nude. “Scappa!” urlò a Maria. Lei invece scese da cavallo e si mise accanto a lui. I due uomini erano rimasti fermi, conoscevano l’abilità del Capitano in combattimento, ed anche con un’arma poco più grande di un pugnale era alquanto pericoloso. Ma a spiazzarli maggiormente fu l’atteggiamento sicuro della ragazza, un’altra donna sarebbe fuggita subito. “Cosa diavolo state pensando di fare?” disse Michael rabbioso.
“Vi ho strappato alla morte non molto tempo fa, non permetterò a nessuno di ricondurvi da lei”
Finita questa frase iniziò a cantilenare qualcosa in una strana lingua. Era molto concentrata, aveva chiuso gli occhi. Quando li riaprì vide il risultato della sua magia. I dei due uomini davanti a lei, erano crollati a terra come se si fossero addormentati di colpo. Maria raccolse una spada da terra, e la porse a Michael che la guardava sbigottito. Poi infilò di nuovo lo stiletto nel suo stivale.
Guardò Sebastian e con sdegno gli disse “ Ora siete pari”
Michael e Sebastian iniziarono a duellare. Maria li osservava con attenzione, sperava che non accadesse nulla di irreparabile, ma per il momento doveva occuparsi dei due uomini. I suoi incantesimi non sarebbero durati in eterno, e nello stesso tempo doveva fare qualcosa mentre erano innocui, per eliminare i loro ricordi. Così prese una corda da cavallo e li legò. Nessuno doveva sapere che lei esercitava la magia. Poi pensò alle loro menti. Uno dei pochi incantesimi che conosceva, faceva al caso suo, serviva a cancellare permanentemente i ricordi delle ultime ore. Non lo usava da quando lo aveva imparato. Lei amava poter ricordare, anche le cose brutte, perché facevano parte della sua vita, di ciò che lei era ora. Ma non aveva scelta, se si fosse sparsa la voce di ciò che sapeva fare, avrebbe perso la tranquillità in cui viveva, e avrebbe coinvolto anche i suoi fratelli. Si fece coraggio e portò a termine il suo compito. Nel frattempo Michael stava combattendo. Sebastian lo aveva ferito ad un fianco e la sua camicia bianca stava cambiando colore. Maria dopo aver sistemato i due uomini, si mise con la schiena contro un grosso tronco d’albero, attendendo l’esito del combattimento. Era comunque pronta ad intervenire se le cose si fossero messe male. I due duellanti si muovevano rapidamente, anche Sebastian era ferito ma meno gravemente di Micheal. Ora le restava un ulteriore problema da risolvere, come spiegare a Michael ciò che lei era. Come avrebbe reagito?
Dopo un quarto d’ora di lotta Michael ebbe la meglio sul suo avversario. Maria gli si avvicinò. Michael si teneva il fianco con una mano.
“Lasciatemi vedere la vostra ferita” Michael la lasciò fare. Il taglio era molto profondo, bisognava intervenire subito. Maria la toccò con la mano e chiuse gli occhi. Un leggero calore si creò tra le sue mani. Michael vide la sua ferita chiudersi lentamente. Maria non riuscì a sanarla del tutto, era spossata dall’energia che aveva usato anche per gli altri incantesimi. “Mi dispiace, non riesco a fare di più” finita la frase, si sentì venir meno le forze, se Michael non l’avesse afferrata al volo, sarebbe caduta a terra di colpo. “State bene?”
“Starò bene fra qualche ora.”
“Cosa ne avete fatto degli altri due?”
“Dormiranno per un po’ e non ricorderanno nulla di ciò che è accaduto qui”
“Siete una strega?”
“No, almeno non come lo intendono tutti. Vi prego è un mio segreto, non lo sa nessuno a parte voi e chi mi ha insegnato a fare magie. I miei fratelli ne sono all’oscuro.”
“Vi devo la vita per la seconda volta, il minimo che io possa fare è tenere il vostro segreto al sicuro. Mi avete già guarito in questo modo?”
“Quando mio fratello vi ha portato a casa nostra eravate in fin di vita, non potevo guarirvi del tutto così, ho solo accelerato il processo di guarigione”
“E lo facevate di notte?”
“Restare a vegliarvi era l’unico modo per poterlo fare senza essere vista.”
Maria si sentiva molto debole, stentava a tenere gli occhi aperti. Era come quando si è in preda al sonno e lentamente ci si abbandona ad esso. Sentì le braccia del Capitano sostenerla con forza.
“Ce la fate a restare in piedi?”
“Non proprio”
La prese in braccio, si avvicinò al cavallo e l’aiutò a salirci. Salendo poi dietro di lei, la fece poggiare contro il suo petto e la sostenne con un braccio intorno alla vita. Maria sistemò la sua testa sulla sua spalla. Si sentiva al sicuro e si addormentò. Michael era in parte sorpreso dalla rivelazione di Maria, avrebbe voluto chiederle altre spiegazioni, ma sapeva che non erano fatti suoi. Guardava la ragazza dormire fra le sue braccia, ora la vedeva con una luce diversa. Per lui era fragile come quasi tutte le donne, ma dopo ciò che le aveva visto fare quel pomeriggio, non ne era più tanto sicuro. Il modo in cui aveva sistemato i due uomini. Possibile che non aveva provato neanche un minimo di paura? Perché girava con quell’arma nascosta nello stivale? Cosa o chi l’aveva spinta ad imparare a fare sortilegi?
Le streghe non erano ben viste nella loro contea, era più che ovvio che volesse tenere la cosa per se. Era la prima donna che aveva visto fare incantesimi, ma stranamente non ne era spaventato, era solo diventato più curioso. Le avrebbe chiesto altre cose appena ne avrebbe avuto la possibilità, ora voleva solo portarla a casa prima possibile per lasciarla riposare.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:06
Messaggio #2


Milady Viconia McAliens
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Sean era rientrato da poco. Tess gli aveva riferito che Maria era uscita a cavallo con Michael.
Stava imbrunendo e lui stava iniziando a preoccuparsi. Sua sorella non restava mai fuori fino a tardi e per di più non era sola e, non sapeva se era un bene o un male. Iniziò a fare strani pensieri, e si ripromise che se fra una mezz’ora al massimo non fosse rientrata sarebbe andato in giro a cercarla.
Tess lo aveva raggiunto, e si era appoggiata a lui. Era ancora piccola, poco più di una bambina, Maria gli aveva fatto da madre e lui era stato un padre per entrambe.
Non dovette aspettare molto che vide in lontananza un cavallo. Man mano che si avvicinava si rese conto che stavano comparendo proprio le persone che stava aspettando. Si agitò quando, con la poca luce rimasta, vide Maria con gli occhi chiusi e la camicia di Michael sporca di sangue sul fianco. Gli andò incontro quasi correndo. “Come sta mia sorella? Voi come state? Cos’è successo?” Il tono della sua voce tradiva una forte preoccupazione. “Sta dormendo.” Guardò il Capitano per qualche secondo, poi Sean prese sua sorella e la portò in casa.
Michael, scese da cavallo, e tenendolo per le redini lo portò nella stalla. Sean uscì per andargli incontro. “Capitano, siete ferito…”
“Non è grave, è soltanto un graffio. Vostra sorella?”
“E’ nel suo letto. Cosa vi è successo?”
Michael lo guardò e pensò in fretta a cosa inventarsi. Doveva ponderare bene le parole per non dover accennare a cosa aveva fatto Maria. “Stavamo passeggiando, quando si è avvicinato un uomo e non aveva buone intenzioni.”
“L’importante è che non sia accaduto nulla di irreparabile. E pericoloso aggirarsi per questi boschi senza armi.” Tess era arrivata interrompendoli. Sembrava apparentemente scossa.
“Sean, Maria si sta lamentando nel sonno, dice cose che non riesco a capire, come ha fatto già altre volte” Sean le si avvicinò, la prese fra le braccia, per consolarla. “Lo sai che poi le passa, non è la prima volta che le capita”
“Si, ma questa volta è peggio, credo che abbia la febbre… ”
“Tess non ti preoccupare. Fra un po’ starà meglio. Perché non ci riscaldi la cena?”
La ragazza annuì e andò via lasciandoli soli, così poterono continuare a parlare.
“Come vi siete ferito?”
“In combattimento”
“Questo lo avevo capito, ma perché ho la sensazione che state cercando di nascondermi qualcosa? Non avevate armi con voi, avete lottato a mani nude?” Michael si sentì preso alle strette, e non sapeva cosa inventarsi in poco tempo. “Sean, vi prego non chiedetemi altro.”
“Avete usato l’arma che mia sorella ha sempre con se?”
Michael annuì, in parte stupito. Ma poi ripensandoci Maria gli aveva chiesto di non parlare delle sue magie, non di altre cose.
“Sapete che vostra sorella gira armata?”
“Certo, io non sono in casa per tutto il giorno e le mie sorelle restano da sole, devono pur avere qualcosa con cui difendersi.”
“Avete un negozio al villaggio, perché vivete qui? Sarebbe più sicuro”
“Maria non vuole andar via da questa casa, non c’è stato verso di convincerla. Io sono preoccupato per la sua salute, specialmente quando si sente male e poi inizia a vaneggiare come sta facendo ora.” Michael sospettava che anche le altre volte che la ragazza era stata male perché aveva abusato dei suoi poteri.
“Avete provato a parlarne con un medico?”
“ Si, mi ha detto di non preoccuparmi, che con un buon riposo sarebbe stata meglio. Ma non mi sento rassicurato da ciò “
“Vi capisco non è facile vedere qualcuno a cui si vuole molto bene stare male. Se non vi dispiace, vorrei accertarmi del suo stato, posso vederla?”
“Certo, andiamoci insieme prima di cenare”
A questo punto Michael era sicuro che l’insegnante di pratiche magiche di Maria era il medico del villaggio, perché aveva preso molto sottogamba dei sintomi che avrebbero fatto allarmare qualunque altro dottore. Entrarono in casa e si diressero nella camera della ragazza. Maria riposava tranquilla e di tanto in tanto mormorava qualcosa che sembrava senza senso. Raggiunsero Tess in cucina e mentre cenavano, Sean accennò a cosa era accaduto a Michael e Maria, un po’ per tranquillizzare la sorella, un po’ per spiegare il perché della ferita di Michael e dello stato di Maria.
Tess ad un certo punto gli chiese “Capitano devo dedurre che vi siete ferito anche per difendere mia sorella” e la risposta di Michael arrivò subito, molto vaga, bloccando la discussione.
“Si, è andata più o meno così”


Michael era andato a dormire molto presto. Aveva letto qualche pagina del libro che aveva sul comodino, poi preso dal sonno, lo aveva rimesso al suo posto, aveva soffiato sulla candela e si era addormentato.
Ad un tratto avvertì una forte sete, allungò il braccio sicuro di trovare la brocca ed il bicchiere al solito posto, ma subito si rese conto che non c’erano. Le altre sere Maria prima di andare a dormire le metteva sul comodino, quella sera non lo aveva fatto. Si alzò e cercando di ricordare bene la posizione dell’arredamento e si diresse in cucina. Si fermò prima di entrare. Maria era li seduta su una sedia a dondolo, intenta a guardare ciò che restava del fuoco, un tizzone che si stava consumando lentamente, e nel frattempo sorseggiava da una tazza un liquido fumante. Sembrava essere da un’altra parte, osservava in maniera fissa un punto ben definito in cui non c’era niente. Michael rimase li a guardarla, non voleva interrompere nulla, qualunque cosa fosse, ma principalmente non voleva che finisse quella visione di lei. In tanti giorni, tutti quelli della sua permanenza, non l’aveva mai vista così, con i capelli sciolti, in camicia da notte, riparata solo da uno scialle sistemato sulle spalle. Quella tazza gli sembrava tanto grande e pesante nelle sue piccole mani affusolate, ebbe quasi la tentazione di aiutarla a tenerla, ma non si mosse da dov’era.
Maria era assorta nei suoi pensieri, che riguardavano principalmente ciò che era accaduto quel pomeriggio. Aveva sentito dentro di lei una folle paura, non sapeva dove aveva trovato la forza per fare ciò che aveva fatto. Ma era sicura che la presenza di Michael le aveva conferito il coraggio che non aveva dentro di se. Ora temeva il confronto con lui. Non aveva la minima idea di ciò che era successo quando erano ritornati a casa, sapeva solo che Sean l’aveva messa a letto.
Da poco si era svegliata, non aveva più voglia di dormire, così si era alzata e si era preparata una tisana. Si sentiva ancora debole. Aveva tirato la sedia a dondolo vicino al caminetto cercando di ricevere un po’ di calore dal fuoco che si stava lentamente spegnendo. Finì di bere, si voltò per mettere la tazza sul tavolo e vide Michael fermo vicino la porta, appoggiato ad essa, che la stava guardando.
“Neanche voi riuscite a dormire?”
Michael, prima annuì in risposta poi le disse “Avevo sete”
“Mia sorella ha dimenticato di portarvi l’acqua? Quella ragazza è così sbadata, mi dispiace” Mentre gli rispondeva si era alzata, e aveva riempito un bicchiere e glielo aveva allungato.
“Grazie” Michael bevve l’acqua poi mise il bicchiere accanto alla tazza di Maria, che nel frattempo si era riseduta, poi si avvicinò a lei e si appoggio al tavolo.
“Come vi sentite? Siete ancora pallida”
“Un po’ meglio, ma domani mattina starò bene.”
Michael pensò che forse era il momento adatto per farle qualche domanda. Sean e Tess stavano dormendo e non sapeva se nel poco tempo che sarebbe rimasto a casa loro avrebbe avuto un’altra occasione per soddisfare la sua curiosità, ma Maria lo anticipò.
“Cosa avete raccontato a mio fratello?”
“Gli ho solo detto che un tizio si era avvicinato a noi con cattive intenzioni e che ho usato la vostra arma per metterlo fuori combattimento. Non dovete preoccuparvi, per nessuna ragione al mondo vi avrei messa in difficoltà”
“La mia non è mancanza di fiducia nei vostri confronti, ma dovevo sapere, per poter dare la vostra stessa risposta se mi verrà posta qualche domanda sull’accaduto”
“Non avevo frainteso, ma volevo rassicurarvi, il vostro segreto è al sicuro”
“So che posso fidarmi di voi, altrimenti avrei cancellato anche i vostri ricordi”
“Forse avreste fatto bene, ci sono cose di cui non vado fiero, cose che vorrei non ricordare”
“Non rinunciate ai vostri ricordi, qualunque cosa abbiate fatto, o vi sia successa, vi hanno reso ciò che siete” Maria lo fece riflettere, e ponendo le cose in questo modo lui non poteva che darle ragione. “Fate sembrare tutto così logico, così semplice”
“Forse perché è così, e poi non capisco cosa possa esserci di tanto terribile nei vostri ricordi da desiderare di cancellarli” Michael, si sentì spiazzato, voleva sapere qualcosa in più della donna che aveva vicino ed invece stavano parlando di lui. Non capiva come, ma lei riusciva a trovare le parole giuste per fargli dire ciò che sentiva dentro. “Non siete mai stata in guerra, non avete idea delle atrocità che hanno visto i miei occhi. Non sapete cosa significa togliere la vita a qualcuno per salvare la propria” Maria sospirò, poi si alzò e gli accarezzò un braccio con la mano.
“Avete ragione, non so nulla di tutto ciò, ma sono sicura che siete un’ottima persona, non avete nulla da rimproverarmi, a volte siamo costretti a prendere delle decisioni, anche se sono contrarie al nostro modo di essere. Credetemi è così anche per me, non mi piace mentire alla mia famiglia, ma sono costretta a farlo”
“I vostri fratelli non vi tradirebbero, gli siete tanto cara, anche un cieco potrebbe vederlo”
“Sean odia chi pratica la magia, e Tess è ancora piccola per comprendere”
“Perché non volete vivere al villaggio? Sareste più al sicuro”
“Il mio maestro mi ha detto di non tornare al villaggio perché la prossima volta che ci avrei messo piede, mi sarei trovata coinvolta in una brutta situazione”
“Come potete credere a questo?”
“Mi ha insegnato tutto ciò che so, e anche io posso vedere ciò che accadrà”
“Cosa? Allora potete dirmi dove sarò e cosa starò facendo fra un mese?”
“Chiedete troppo, le premunizioni non si hanno a comando.”
Michael la guardava con sospetto. Era incredulo e scettico, per lui le cose che non erano dimostrabili o che non accadevano avanti ai suoi occhi, non avevano alcun valore.
“Mi risulta tanto difficile cederci” Maria non fu sorpresa dalla sua reazione, il suo maestro le aveva detto che avrebbe incontrato persone scettiche sui suoi poteri, ma pensava che Michael, dopo averla vista fare degli incantesimi, avrebbe messo da parte i suoi dubbi.
“Datemi le mani”
“Volete che ve le riscaldi?” Le rispose in tono molto ironico.
Maria, fece una smorfia poi gli afferrò le mani. Si soffermò a notare quanto erano grandi e calde, forse dopo gli avrebbe chiesto di riscaldare le sue. Chiuse gli occhi e cercò di concentrarsi, vide prima immagini confuse, come un grosso groviglio, poi tutto iniziò a diventare nitido.
“Vivevate vicino ad un lago?” Michael si irrigidì, lei aveva ragione, la casa dei suoi genitori era proprio nei pressi di un lago. “Si, ma come avere fatto? Non ditemelo, credo di conoscere la risposta. Vedete altro?”
“Vostra madre che vi cerca e voi che vi nascondete dietro una balla di fieno, eravate proprio un discolo” Michael sorrise al ricordo di se bambino, ma quello era il passato, lui era curioso di conoscere qualcosa del suo futuro. Poi vide Maria incupirsi, forse c’era dell’altro. “Maria cos’altro avete visto?”
“Non so se dirvelo” le mani che tenevano le sue iniziarono a tremare lievemente, lui le strinse e dovette insistere per farla parlare. “Parlate, non fatevi problemi”
“Ho visto qualcosa che ancora deve accadere. Ho visto voi vestito con abiti eleganti, eravate di spalle affacciato ad un balcone, era notte. Il cielo limpido. Poi qualcuno, ho visto solo la mano, è arrivato alle vostre spalle e vi ha pugnalato.” Michael non sapeva se crederle o meno, aveva qualche nemico, ma non credeva possibile che qualcuno potesse arrivare ad odiarlo fino al punto di tentare di ucciderlo. “Voi non mi credete” disse Maria, facendo qualche passo indietro. “Michael, state attento, accadrà in un momento in cui non ve l’aspettate, e sarete solo”
Lei lo stava guardando negli occhi, lui non sapeva cosa risponderle, cosa fare; era confuso, riuscì a farfugliale soltanto “ Sono sempre solo” Maria, gli ritornò vicino, gli prese il viso fra le mani “Ora non siete solo”
“Ci siete voi, ma per quanto? Mezz’ora, un ora? E poi tutto sarà come prima.”
“Sta a voi decidere se tutto, fra poco, sarà come prima o se cambierà qualcosa. Ma qualunque cosa decidiate, vi prego di stare molto attento, perché non ci sarò quando qualcuno attenterà alla vostra vita, e solo io so quanto vorrei poter vegliare su di voi per sempre” Restarono a guardasi per lunghi attimi, finchè lui non ruppe il silenzio.
“E se decidessi di cambiare qualcosa?” disse tirandola a se. Non aspettò la sua risposta e posò le sue labbra sulla bocca di lei. Il corpo si Maria fu percorso da mille brividi, quel bacio arrivava inaspettato, ma tanto desiderato. Lui si stacco da lei, poi alzò gli occhi per guardarla “Siete sicura di non avermi fatto qualche magia?”
“Non vi farei mai una cosa del genere”
“Come posso fare ad esserne sicuro?”
“Fidandovi di me”
“E voi vi fidate di me?”
“Come potete chiedermi questo dopo che vi ho svelato cose di me che, se mal riposte potrebbero costarmi la vita?” Indignata si divincolò, si voltò, ma non riuscì a fare neanche un solo passo perché si ritrovò di nuovo avvolta dalle sue forti braccia. “Dove andate?”
“Via! sono furiosa per ciò che avete detto” gli rispose, ma senza cercare di allontanarsi, tanto sarebbe stato inutile, lui era indubbiamente più forte.
“Non per ciò che ho fatto?” gli chiese lui arcuando un sopracciglio. “Siete proprio strana, un’altra donna al vostro posto mi avrebbe già schiaffeggiato, ma voi vi preoccupate di una frase detta così tanto per dire”
“Non l’avete detto tanto per dire, ne sono certa. Non capite, vi ho mostrato una parte della mia vita che neanche le persone a me più care conoscono. Secondo voi questa non è fiducia?”
Michael incassò il colpo infertogli da quelle parole, lui non voleva farla innervosire, ma soltanto stuzzicarla. “Vi chiedo scusa se le mie parole vi hanno offesa”. Fra di loro scese il silenzio, Maria si rilassò e si lasciò andare a quell’abbraccio. E mentre fuori stava sorgendo il sole, assaporarono i primi momenti di loro due insieme, con la consapevolezza che di li a poco sarebbero ritornati entrambi nelle loro stanze.
Nella stessa notte, in un altro luogo non molto lontano, in una stanza illuminata da molti candelabri, un uomo con una lunga tunica nera, camminava senza sosta avanti e indietro, quasi come se stesse consumando le assi di legno del pavimento. Si fermò quando sentì qualcuno bussare energicamente alla porta. “Avanti” disse con tono calmo. Si fece avanti un altro uomo, anch’egli vestito di nero.
“Mio signore, li abbiamo trovati. Purtroppo Sebastian è stato ucciso”
“Che ne è degli altri due?”
“Sono illesi”
“Strano, portali subito al mio cospetto”
L’uomo si sedette su una grossa sedia posizionata in un lato della grossa sala, come se fosse un trono, e li attese l’arrivo dei due uomini che erano di scorta a Sebastian.
Altri colpi si udirono alla porta, lo stesso rituale di poco prima.
“Non perdiamo tempo in chiacchiere, cosa è successo a Sebastian?”
“Mio signore, non lo so”
“E tu?” chiese all’altro uomo.
“Non lo so neanche io”
L’uomo iniziò a tamburellare le dita sul bracciolo della sedia, evidentemente molto nervoso.
“Vediamo se ho capito bene. Ieri pomeriggio siete usciti in missione, tutti e tre vivi, poi visto che non rientravate, ho mandato altri uomini a cercarvi e vi hanno trovati a terra legati, privi di sensi e il corpo del mio fedele Sebastian inerme a pochi metri da voi e non sapete cosa è successo?.” Gli uomini annuirono contemporaneamente. “Sciocchi! Ecco cosa siete, come posso credere a queste fandonie! Il mio braccio destro è morto e voglio sapere cosa è successo.” Si alzò di scatto, prese uno scettro da un tavolino li adiacente e lo puntò verso i due uomini. “Credete di essere tanto furbi? In un modo o nell’altro saprò cosa avete fatto” i due mercenari furono scossi da un tremito, probabilmente paura. Il loro signore era un mago potente, e non era particolarmente socievole neanche quando era calmo.
“No! Ti prego potente Larek, non ti stiamo mentendo, devi crederci”
Ma le parole andarono al vento. Larek si avvicinò ad uno dei due e gli pose la mano libera sulla testa. Poi iniziò una litania, e nel frattempo scorreva i ricordi dell’uomo trovando un blocco ad un certo punto. Era un blocco imposto da una magia da lui conosciuta. Lo rimosse con un contro incantesimo e le immagini dell’accaduto fluirono insieme agli altri ricordi. Appena riuscì a vedere tutto lasciò andare la presa e tornò a sedersi. “Andate via, ora non mi servite più” gli uomini lasciarono la stanza, mentre Boris, il servo, si fece più vicino al suo padrone.
“Mio signore e padrone cosa avete visto, siete sconvolto”
“Una strega, c’era una strega abbastanza potente. Devo trovare quella donna, è d’intralcio ai nostri piani, con la sua presenza non riusciremo mai a piegare al nostro volere il Capitano Guerin.”
“Non sarà difficile trovarla, chi è?”
“Non l’ho mai vista.”
“Descrivetemela, così darò ordine agli uomini di cercarla”
“No, li bloccherebbe senza troppi problemi, dobbiamo trovare Guerin e troveremo anche lei, dobbiamo provare in un modo meno diretto”
“Avete qualche idea per la testa mio signore?”
“Certo, se le cose stanno come penso, prenderemo due piccioni con una fava”
Un ghigno malefico comparve sul viso di Larek. Con un gesto della mano congedò Boris, così poteva restare da solo e continuare a pensare ed ad affinare il suo piano. Quella donna, forse gi avrebbe offerto un modo per piegare il giovane Capitano ai suoi voleri.


Un nuovo giorno stava sorgendo su quella terra. Il sole faceva capolino da dietro le montagne, e la nebbia lentamente si alzava dai campi mostrando immense distese erbose.
Maria aveva dormito veramente poco, praticamente solo un paio d’ore e stava in piedi avanti al fuoco a mescolare in un pentolone la minestra per il pranzo. Non aveva fatto colazione, aveva lo stomaco chiuso. Il ricordo della notte appena passata era vivo nella sua mente, ora si chiedeva come avrebbe dovuto comportarsi con Michael. Quel bacio, l’aveva fatta sentire viva. Solo a pensarci sentiva le sue guance arrossarsi. Provava una folle attrazione, della quale si vergognava, per quell’uomo di cui sapeva ben poco. Si era interrogata più volte su come dovevano sentirsi le donne innamorate, e forse ora conosceva la risposta. Solo un dubbio si insinuava nella sua mente, lui la ricambiava, o stava giocando con lei come magari aveva fatto con le donne che era solito frequentare nelle locande del villaggio? Ma di una cosa era certa, nel bene o nel male lo avrebbe scoperto presto.
Tess dopo aver riordinato la camera di Sean e la sua, si avvicinò alla sorella dicendole che usciva per dare una sistemata all’orto. Maria pensò che quella giornata era uguale alle altre. Tutti i giorni seguivano sempre la solita cadenza, quindi annuì a Tess, sapendo che entro un paio d’ore sarebbe tornata a casa. In tutto quel tempo non aveva smesso di girare il grosso cucchiaio nella pentola, e aveva gli occhi fissi in quel liquido dorato. Solo il rumore degli zoccoli di un cavallo le fecero spostare gli occhi alla finestra, da dietro le leggere tende vide Michael legare le briglie della cavalcatura e entrare in casa. Non si erano incontrati quella mattina, quando lei si era alzata, lui aveva già preso il cavallo ed era uscito.
Michael entrò e si guardò intorno. La casa era invasa dal silenzio, per un attimo credette di essere solo. Poi passando avanti alla cucina vide Maria che guardava nella sua direzione. Quella notte, dopo che lei si era ritirata nella sua stanza per dormire, non aveva fatto altrettanto. Era uscito, aveva camminato a piedi intorno la casa per un po’, poi aveva deciso di fare una cavalcata sotto i raggi della luna. Il sonno gli era passato di colpo, e dovette reprimere con tutte le sue forze i suoi pensieri. L’arrendevolezza di Maria l’aveva disarmato, come il modo di fargli capire che lui aveva un certo peso nella sua vita. Donne ne aveva incontrate tante, ma per lo più erano attratte da ciò che rappresentava, oppure erano interessate alla lauta ricompensa che potevano ottenere se fossero state carine con lui. Quella notte, se non avesse fatto affidamento a tutta la sua forza d’animo, avrebbe approfittato di quella ragazza solo per calmare i suoi istinti. Ma lei non meritava di essere usata, fosse solo per il fatto che gli doveva la vita. E ora non sapeva che fare, sapeva che doveva lasciare quella casa, che doveva rientrare a palazzo, ma una parte di se desiderò di restare li per sempre.
“Buongiorno Maria” la ragazza ricambiò il saluto con un sorriso incerto. Entrambi apparentemente a disaggio, non sapevano che fare e si studiavano a vicenda. Michael parlò ancora “ Cosa state preparando, qualche pozione magica?” Maria sgranò gli occhi a quelle parole “Siete impazzito? E se qualcuno vi sentisse?”
“Siete da sola, ho visto vostra sorella allontanarsi”
Maria sapeva perfettamente che sua sorella era fuori casa, ma doveva essere sicura che il Capitano non fosse uno sprovveduto. Lui si avvicinò e carezzandole un braccio le disse “ Maria, non vi metterei mai in pericolo, ma dovete imparare a controllarvi, non potete reagire così se qualcuno fa una battuta di spirito tirando in ballo qualcosa di magico” lei annuì soppesando le sue parole. “Avete ragione, ma mi capita così raramente di incontrare persone che non sono mio fratello o mia sorella” disse per giustificarsi.
Udirono altri rumori di zoccoli avvicinarsi alla casa, entrambi si voltarono e guardarono tramite la finestra. “Sono alcuni dei miei uomini” disse Michael, la salutò con un bacio sulla guancia e uscì di casa. Maria, incredula si portò una mano sulla faccia. Restò dentro, ma osservava gli uomini fuori da dietro le tende. Sembravano felici di trovare il loro Capitano in buona salute. Ridevano e scherzavano, come vecchi amici. Il clangore delle loro parole tuonava tutto intorno nella quiete circostante. Maria si ritrovò a sorridere della loro ilarità, e dopo un po’ non li ascoltava più, ma era presa dall’osservare Michael ridere e divertirsi. Il loro incontro non durò tantissimo, una mezz’ora circa, poi gli uomini risalirono a cavallo e si allontanarono in fretta. Maria solo allora si mosse, poiché non vide Michael rientrare. Lui era andato nella stalla a strigliare il suo destriero. Era di spalle, in quei giorni aveva notato che lui ne aveva molta cura. “Simpatici i vostri amici…”
“… sono gli uomini del mio reparto, volevano avere notizie sulla mia salute, vostro fratello gli ha detto che stavo meglio e che potevano tranquillamente venire a farmi visita.”
“Carino da parte loro”
“Ma non erano qui solo per questo, domani devo rientrare in caserma” disse continuando a darle le spalle, non aveva la forza di guardala in faccia in quel momento, perché si rese conto che non voleva andar via. La quiete di quei giorni lo aveva rilassato, e la compagnia dei tre fratelli lo faceva sentire meno solo. Sarebbe stato duro ritornare in una caserma che da sotto certi punti di vista era fredda e spoglia come una prigione.
“Come mai? C’è qualche problema imminente da risolvere?” Michael si voltò e questa volta le rispose guardandola in faccia. “Maria, sono un militare, ho approfittato anche troppo della vostra ospitalità, devo solo riprendere servizio. Vostro fratello ha tenuto il mio comando al corrente della mia salute. “
“Ieri vi siete ferito…”
“E grazie a voi la mia ferita è guarita molto in fretta, non è che un graffio in questo momento”
Lei sospirò, raccolse per un attimo le idee, poi gli parlò “Vi darò una mano a preparare le vostre cose”
“Non dovete disturbarvi, ma se vi fa piacere accetto il vostro aiuto”


Michael partì la mattina successiva con Sean. Da bravo militare era stato abituato a non mostrare mai le sue emozioni, perciò conversò con il suo compagno di viaggio come se lui fosse, in quel momento, il più tranquillo degli uomini.
Maria l’aveva osservato andar via, senza essere vista. Non voleva incontrarlo, non le piacevano gli addii e la sua partenza sembrava esserlo. Dopo averlo aiutato a preparare il suo piccolo bagaglio, si era tenuta impegnata in mille faccende, pur di non pensare. Si erano scambiati poche parole a cena alla presenza di Tess e Sean, e poi nient’altro. Sean lo aveva invitato a fargli visita quando voleva. Sembrava che fra i due uomini fosse nata una sorta di simpatia, di stima reciproca. Michael aveva accettato. Ma lei si chiedeva se lo aveva fatto per pura cortesia o realmente desiderava ancora la loro compagnia. Questa era un’altra delle cose che avrebbe scoperto col tempo.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:07
Messaggio #3


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Larek attendeva il ritorno dei suoi seguaci, era passato del tempo a la morte di Sebastian era ancora rimasta impunita, e non si dava pace. Guerin lo aveva sempre contrastato, fin da quando era entrato nell’esercito, e grazie a lui non era riuscito nella sua scalata al potere. Più di una volta aveva mandato in fumo i suoi piani. Quell’uomo aveva una buona stella che lo difendeva, era sempre stato fortunato.
Piegarlo al suo volere sarebbe stata la carta vincente per risolvere tutti i suoi problemi. Il piccolo esercito che si era costruito con gli anni, non era sufficiente a contrastare quello del Re, ma se avesse avuto parte delle guardie reali sotto il suo comando, tutto gli sarebbe risultato più semplice. Guerin era ben visto nell’ambiente e non avrebbe avuto difficoltà a farsi seguire. Ma la scoperta della strega gli creava problemi, quella donna ne sapeva di magia almeno quanto lui. Doveva toglierla di mezzo, altrimenti avrebbe potuto fare qualche incantesimo sul Capitano e renderlo immune alle magie degli altri maghi. Solo che le ricerche erano andate completamente a vuoto. Guerin era rientrato in caserma in perfetta salute, in tanti lo avevano visto al villaggio, ma di quella donna neanche l’ombra. I conti non gli tornavano, guardando i ricordi dei due guerrieri, sembrava che fra loro due ci fosse del tenero, perché quando li avevano sorpresi erano intenti a scambiarsi effusioni. Boris irruppe nella stanza distraendolo.
“Mio signore, sono rientrati, ma neanche oggi hanno scoperto nulla.”
“Non è possibile quella donna deve pur essere da qualche parte. Non può svanire nel nulla”
“Cosa possiamo fare ancora? Lo stiamo pedinando notte e giorno.”
“Dobbiamo aspettare ancora e sperare che la nostra pazienza sia premiata.”

Michael aveva ripreso a pieno ritmo; tutto era tornato come prima della battaglia in cui era rimasto ferito. A dire il vero non proprio tutto. La malinconia era diventata sua fedele compagna. Era passato più di una volta vicino l’emporio di Sean. Era stato tentato di entrarci e di chiedere notizie di Maria, ma poi non lo aveva fatto. I giorni passavano tutti uguali. Mattina e pomeriggio a sbrigare incombenze varie ed ad allenarsi, la sera invece o restava in camera sua oppure sotto insistenza dei suoi compagni andava alla locanda. Niente di ciò che faceva prima lo soddisfava più. Continuava a pensare a Maria, e si chiedeva se lei pensasse a lui. Probabile che la ragazza lo ritenesse un mascalzone, sentiva in cuor suo di averla illusa. O per lo meno così poteva sembrare.
Così quel giorno decise di andare a trovare la famiglia De Luca. L’attesa era stata fin troppo lunga e dovette ammettere con se stesso di aver voglia di incontrare la ragazza. Finito di sistemare tutto ciò che aveva da fare, sellò il suo cavallo e si avviò verso il sentiero che portava fuori il villaggio.
Con una andatura media non avrebbe impiegato molto a raggiungere la sua meta.

Maria ancora non riusciva ad abituarsi a restare da sola, Tess era presa abbastanza dai vari lavoretti che faceva fuori casa e nei dintorni di essa. Sentiva la mancanza di Michael, anche se in fondo non era successo più di tanto tra loro. Ma per una ragazza che vive al di fuori del mondo, dove non succede quasi nulla, anche una piccola cosa può diventare immensa.
Oltre ad occuparsi delle faccende domestiche, aveva ripreso i suoi studi esoterici, c’erano cose che ancora doveva affinare, da sperimentare. Non potendo tenere libri sull’argomento e altri oggetti che le servivano in casa, tempo addietro, aveva messo tutto in una grotta li vicina.
Il pomeriggio, con la scusa di fare una passeggiata era li che si rintanava. Per non far accedere nessuno, aveva fatto un incantesimo che ne celava l’entrata. Solo lei poteva vederne l’ingresso, chiunque altro avrebbe visto al suo posto un muro di pietra. Il suo laboratorio le sembrava molto spoglio, un tavolo di legno, un paio di cassapanche con dentro i suoi libri. Qualche candela per l’illuminazione e pochi accessori sparsi qua e la.
Mentre era quasi giunta a destinazione, avvertì la presenza di qualcuno che arrivava, cavalcando con una buona andatura. Si guardò intorno cercando un riparo, ma era proprio al centro di una radura, quindi impossibile nascondersi. Così decise di restare ferma ed aspettare che il viandante la superasse, non voleva dare le spalle a nessuno.
Maria sentì il cuore raddoppiare i suoi battiti, quando si rese conto che era il suo Capitano che si avvicinava rapidamente. Che ci faceva li? Sperò per un attimo che fosse venuto a cercarla, ma poi disse a se stessa di non farsi illusioni.
Michael la vide, li ferma. Quella ragazza era un po’ strana, che ci faceva in giro da sola? E perché si era fermata e poi voltata nella sua direzione mettendosi in una posizione di attesa?
Il destriero, sotto comando del suo cavaliere, rallentò la corsa fino a fermarsi.
“Capitano, cosa vi porta ad addentrarvi in questa zona isolata?”
“Potrei chiedervi la stessa cosa”
“Certo che potete, ma vi ho posto prima io la domanda e mi sembra doveroso ricevere una risposta”
“Ero venuto a farvi visita, e vostra sorella mi ha detto che eravate uscita per una passeggiata. Ora tocca a voi rispondermi” Maria gli sorrise “Stavo andando in un posto, ma se vi va potete accompagnarmi, non è lontano, dobbiamo arrivare ai piedi della montagna”
Michael scese da cavallo, il punto che Maria gli stava indicando con la mano non era lontano, era raggiungibile in una decina di minuti a piedi. Tenendo le briglie del cavallo in una mano, prese quella di Maria con l’altra, e si incamminarono.
Arrivarono ai piedi del monte, poi voltarono dietro la curva di rocce. Maria si fermò e fece per avanzare. Michael si bloccò. “Non vorrete attraversare le rocce?”
“Michael, fidatevi di me l’ingresso è qui” gli lasciò la mano e sparì dentro la pietra. Michael, restò ancora fermo. Maria uscì di nuovo e questa volta lo trascinò dentro e lui tirò con se anche il cavallo.
Michael si guardò intorno, all’interno c’era una grotta e voltandosi indietro vedeva la radura dove erano prima, la roccia era svanita. “Ma com’è possibile?”
“Ho fatto un incantesimo per proteggere questo posto, l’ingresso è visibile solo a me. Per tutti non è altro che una parete rocciosa della montagna.” Michael legò le briglie del cavallo ad uno spuntone di roccia, poi camminò vicino a lei.
Maria, decise di fare qualcosa per lui, qualcosa che gli permettesse di vedere le cose come le vedeva lei, e anche di proteggerlo. Si tolse dal collo una catenina con appeso sotto un ciondolo di pietra dura, un occhio di tigre molto bello, con le sue solite sfumature nei toni del marrone. Si avvicinò a lui “Piegatevi un po’, siete troppo alto” Michael si incurvò e Maria gli allacciò la catenina. “Questa serve più a voi che a me. Vi proteggerà e vi farà vedere come sono realmente le cose”
“Mi avete dato il vostro amuleto?”
“Ne creerò un altro per me, non vi preoccupate”
Un lampo attraversò gli occhi di Michael, quella piccola ragazza suscitava in lui forti sensazioni solo con la sua vicinanza, ed era troppo vicina per lasciarla andare come aveva fatto già una volta.
Ora non c’erano Sean e Tess a dormire nelle camere li vicino. C’erano soltanto loro due, nascosti in una grotta protetta da incantesimi. Catturò le sue labbra come fa un falco, planando in picchiata, senza ripensamenti sulla sua preda. Maria non si tirò indietro, ma anche volendo non poteva, lui l’aveva bloccata contro di se in uno stretto abbraccio. Nessuno dei due aveva mai provato un’attrazione tanto forte per qualcuno, ma non era solo questo a legarli, c’era altro che gli faceva desiderare di stare insieme. Ne erano certi. Quei giorni che li avevano visti lontani erano serviti per riflettere sui loro sentimenti. Amore, forse, ma se non lo era, ci si avvicinava molto. Strano anche provare sentimenti tanto intensi per chi si conosce da così poco tempo. I bardi, narravano spesso di come due persone potevano innamorarsi soltanto guardando per pochi secondi qualcuno. Nessuno dei due credeva che ciò potesse essere vero, ma ciò che provavano ne era la dimostrazione. Maria rispose con tutta se stessa a quelle effusioni, aiutandolo a liberarsi dell’armatura. Non credeva che potesse essere tanto pesante. La corazza di metallo fu riposta delicatamente a terra, cercando di non far rumore. Ma anche se lo avesse fatto erano talmente presi da loro stessi che non l’avrebbero sentita urtare sul suolo della grotta.
Zoccoli che si avvicinavano nella loro direzione, fecero voltare Michael verso l’ingresso. Maria stava per parlare, era rimasta sorpresa dal suo rapido cambio di atteggiamento. Un attimo prima la stava baciando, un secondo dopo sembrava preso da altro. Lui le tappò la bocca con una mano “Fate silenzio” Lei annuì. Due uomini, abbigliati come quelli che li avevano aggrediti giorni addietro, passarono vicino la grotta e si guardavano intorno come in cerca di qualcosa. Michael si avvicinò all’ingresso e cercò di sentire cosa si stavano dicendo. La loro lenta andatura favorì l’ascolto.
“Ma porca miseria dove sono finiti? Non possono essere andati troppo lontano, camminavano a piedi.”
“Larek ci farà fuori per averli persi di vista.”
“Faremo bene a rientrare ed a dirgli che si sono incontrati”
“Certo” Si allontanarono al galoppo. A quanto pare qualcuno li stava seguendo.
“Ma perché ci cercano? Cosa vogliono da voi? Io avevo fatto in modo di far dimenticare a quei due cosa avevano visto. Chi è Larek?” Michael fu sommerso dalle richieste di informazioni di Maria. Le doveva una spiegazione, e sapeva che anche non volendo aveva coinvolto anche la ragazza in quella brutta situazione. “Larek è un mago, l’ex mago di corte del re. Quegli uomini cercavano me, Larek vuole delle informazioni per usarle per prendere il potere. L’ho ostacolato più di una volta ed ha anche cercato di farmi passare sotto il suo comando, ma non c’è mai riuscito.” Maria riflettè sulle parole del ragazzo e tirò le sue conclusioni “…Se è un mago potrebbe aver rimosso il blocco della memoria che avevo creato nella testa dei due uomini… ma tutto ciò non spiega perché accanirsi con voi, posso capire la vendetta, ma c’è qualcosa che non torna”
“Maria, sono a conoscenza di alcuni segreti che gli interessano.”
Tutto tornava, era inutile continuare a parlarne. Maria si allontanò da lui, accese delle lunghe candele, che si trovavano su un bel candelabro, creando una luce abbastanza forte da illuminare completamente la grotta fino al suo fondo. Michael la seguì, gettando un occhiata al suo cavallo che sembrava essere tranquillo. Si meravigliò del posto. La grotta, non era un semplice buco scavato nella roccia. Osservandola ora con la luce, poteva notare che era arredata, c’erano strani attrezzi, boccettine di vetro, libri, qualche pergamena, calamaio e una penna. “Questo è il posto dove posso dedicarmi alle arti magiche, studio qui da quando non vado più al villaggio”
“Lo vedo, ma non è pericoloso per voi venirci da sola?”
“Non mi è mai accaduto nulla”
Forse per un senso di protezione, nei suoi confronti, forse perché gli piaceva osservarla mentre era intenta a leggere un libro, e guardarla mentre intorcigliava una ciocca di capelli su un dito, che si fece avanti abbracciandola da dietro e sistemando la sua testa sulla piccola spalla di lei. Rimase in silenzio lasciandole terminare ciò che lei stava facendo, colpito ed incuriosito da quelle pratiche magiche di cui lui sapeva ben poco
Erano li, abbracciati, in silenzio. In un posto nel mondo, ma nello stesso tempo tanto lontano da esso. Tutto sembra perfetto e forse lo era realmente.
Michael si toccò il ciondolo appeso al suo collo. Sapeva che lo avrebbe portato, non perché avesse delle proprietà magiche, ma perché era un dono della sua piccola streghetta.
Ad un certo punto sentì nascere in lui la consapevolezza che ora non era il solo ad essere in pericolo. Sapeva che doveva parlarle. Non voleva affrontare quel discorso proprio ora, poteva sembrare qualcosa di diverso da ciò che realmente era. La situazione era precipitata, ora temeva per l’incolumità di lei. Le persone che lo cercavano non si sarebbero fatti scrupoli ad usarla per averlo in pugno. “Maria ascoltatemi, dobbiamo parlare” lei alzò la testa e lo guardò negli occhi. Lui continuò “Dobbiamo stare attenti, quelle persone che mi hanno seguito oggi, non devono trovarvi, sanno di noi due e non voglio mettervi in pericolo. Forse è meglio se per un po’ non ci incontriamo” Maria lo osservava senza fiatare. Il suo volto si era incupito e si stava innervosendo. Capiva le sue parole, avevano un senso logico, ma non era di certo ciò che si aspettava di sentirsi dire. Lei si allontanò di scatto da lui, mentre rabbiosamente gli diceva “ Come potete dirmi questo? Sono dentro a questa storia, che a voi piaccia o no, non potete tagliarmi fuori così. O dite ciò solo per liberarvi di me?” Si era avvicinato anche lui e la stava fronteggiando, sapeva di aver sbagliato a porre la cosa in quel modo, avrebbe fatto meglio a tacere o a parlarle in un altro momento. “Voi non capite, non voglio che vi accada nulla, è solo per tenervi al sicuro. Vi hanno vista con me, potrebbe essere pericoloso, non potrei perdonarmelo se finiste voi di mezzo, non posso avere punti deboli”
“Ed io sarei solo una vostra debolezza?”
“Donna! Perché fraintendete le mie parole? Voi siete un punto debole per me, ma non come pensate. Tengo troppo a voi per rischiare….” Il tono di voce di Michael, da irritato, aveva subito una variazione, si era addolcito. L’aveva riavvolta nel suo abbraccio, e avvicinando il suo viso a quello di Maria le aveva sussurrato “ Maria, non avete idea di quanto mi siete mancata da quando ho lasciato casa vostra. Ho pensato a voi ogni istante, eravate una costante nella mia mente, come potete lontanamente considerare che vi sto usando o che siete un peso per me?”
Maria poggiò la sua testa contro il collo di Michael e tirò un sospiro e non disse nulla. Lui aveva ragione, ma non si spiegava per quale strano scherzo del destino, per la seconda volta era costretta ad allontanarsi da lui. “Vi prometto che verrò a trovarvi appena possibile. Basta aspettare che Larek ed i suoi uomini facciano la loro prossima mossa, e non tarderanno, conoscendolo avrà fretta e commetterà qualche errore, come ha sempre fatto in passato” se pure riluttante, Maria dovette cedere all’evidenza, non vedersi era lo scotto da pagare per far quietare la situazione.
“State attento e fatemi avere vostre notizie”
“Non dovete preoccuparvi, e poi ho il vostro amuleto con me, non avete detto che mi proteggerà?”
“Certo, ma da interventi magici, non dalle armi”
“Ed è già molto, potrò essere certo che qualunque incantesimo tenteranno di farmi non mi colpirà”

Quando Michael riaccompagnò Maria a casa, era quasi buio. Aveva cavalcato in fretta, osservando bene la strada, cercando si scorgere eventuali spie di Larek appostate sul suo cammino, ma non ne aveva viste. Stavolta non trovò Sean ad attenderlo con impazienza. Potè indugiare un po’ con lei prima del saluto definitivo. Mentre le carezzava i capelli le stava dicendo come si sarebbero organizzati e tenuti in contatto “Vi farò avere notizie tramite uno dei miei uomini, ma lo manderò all’emporio di vostro fratello. Non ci andrò di persona, perché molto probabilmente mi stanno seguendo.”
“Posso fare io lo stessa cosa?”
“Certamente, ma cerchiamo di limitarci a comunicazioni importanti.”
Maria si alzò sulle punte dei piedi, gli baciò le labbra “Farò come mi avete chiesto, ma non fatemene pentire per nessun motivo, altrimenti verrò a cercarvi ed assaggerete la mia ira”
“Piccola strega, ricordate che grazie a voi sono immune agli incantesimi”
“Non ho bisogno di usare la magia, ho anche altre armi a mia disposizione”
Lui le sorrise, poi si allontanò per raggiungere la sua cavalcatura. Maria lo chiamò e si avvicinò di nuovo a lui. “Posso chiedervi un’altra cosa?” lui annuì “Ci diamo del tu?”


Larek era impegnato, stava scrivendo un incantesimo su una pergamena, per conservarlo qualora gli fosse servito. Boris entrò nella stanza “Signore, ci sono novità” Larek posò la penna sul calamaio e dette la sua attenzione al servo. “Dimmi pure Boris, che novità ci sono?”
“Mentre perlustravano la zona nord della radura, hanno visto il Capitano Guerin, prima fermarsi in una casa e poi incontrarsi con una donna, che dalla descrizione sembra essere la strega che stiamo cercando”
“Questo mi fa piacere, e dove sono ora, così li andiamo a prendere”
“Qui la cosa diventa strana, si sono tenuti a distanza per non farsi notare, appena hanno voltato l’angolo della montagna sono spariti”
“Spariti? In mezzo ad una radura? Quella donna avrà fatto qualche magia, i tuoi uomini sono degli inetti, si sono fatti scoprire, idioti!”
Larek si fermò un po’ a pensare, poi continuò a parlare “Dai a loro una bella lezione, così la prossima volta staranno più attenti.”
“Come desiderate mio signore. Cosa facciamo con il Capitano?”
“Nulla, almeno sappiamo lei chi è?”
“No, ma non è una cosa difficile da scoprire, basta sapere di chi vive in quella casa”
“Bene, allora occupatene tu, voglio sapere al più presto il nome di questa strega misteriosa”


Michael aveva mandato un paio di biglietti a Maria e lei gli aveva risposto solo una volta. Era una scomoda e triste situazione, ma necessaria. Se solo Larek avesse fatto presto la sua mossa, in un modo o nell’altro tutto ciò sarebbe finito. Sean ormai era a conoscenza della relazione tra sua sorella e il Capitano, ma non capiva la necessità di tutta quella farsa, nessuno doveva sapere di lei, e si tenevano in contatto tramite lui ed un soldato. Aveva chiesto spiegazioni a Maria, ma non aveva soddisfatto la sua curiosità, sua sorella era stata molto vaga e gli aveva chiesto di fidarsi di lei, e che in quel momento non poteva darge spiegazioni, ma che lo avrebbe fatto in futuro.

“Boris!” la voce di Larek fece tremare le mura del suo palazzo e non solo. Un brivido percorse anche i corpi di chi l’avevano udita. Boris,con molta calma aveva raggiunto il suo signore.
“Mio potente signore, mi avete chiamato? Cosa posso fare per voi?”
“Trovami uno dei nostri uomini, uno fidato, ma che abbia anche un’aria da bravo ragazzo e mandalo da me” Boris ci accigliò per un solo secondo, nessuno dei suoi scagnozzi sembrava una persona per bene, erano per lo più tutti avanzi di galera, ma avrebbe cercato di accontentare la richiesta che gli era stata appena fatta.
“Come desiderate, devo fare altro?”
“Procurati una divisa identica a quella che usano i soldati del re, e poi ritorna qui”
Boris uscì dalla stanza. Larek attese il suo ritorno con un sorriso beffardo sul volto. Non erano più riusciti a beccare il Capitano e la signorina De Luca insieme, e visto che non aveva intenzione di aspettare oltre, aveva deciso di fare la sua mossa. Sapeva dove abitava la ragazza, non gli era stato difficile scoprirlo, e non avrebbe avuto alcuna difficoltà a farla sua prigioniera.


Sean era terribilmente stanco, erano arrivati grossi carichi per il suo negozio, e lavorandoci da solo, aveva sistemato tutto senza alcun aiuto. Se Maria avesse avuto la testa meno dura poteva contare sul suo aiuto o su quello di Tess.
Stavano cenando quando si udirono dei colpi ben piantati alla porta. Sean con un sospiro andò ad aprire e si trovò avanti un uomo in uniforme, un soldato.
“Mi manda il Capitano Guerin, ho un messaggio per la signora Maria De Luca”
Sean fece un passo indietro, lasciando l’uscio libero e permettendogli di entrare. Maria aveva alzato gli occhi ed attendeva che l’uomo parlasse, ma siccome rimaneva in silenzio, fu lei a dirgli qualcosa. “Sono io, parlate tranquillamente”
“Il Capitano è stato ferito in una piccola battaglia che si è tenuta poco distante da qui, è grave, e mi ha chiesto di scortarvi da lui, necessita delle vostre cure” Maria sbiancò e si sentì venir meno, ma si diede una rapida scollata, prese il suo scialle. “Sean…..”
“Vai, non preoccuparti” Maria abbracciò suo fratello, cercando di ricevere da lui una dose di coraggio. “Non stare in pensiero, non so quando potrò tornare”
“Lo so, stai attenta” Maria annuì e segui l’uomo, montò a cavallo con lui e sparirono nella notte.
Cavalcarono velocemente per una ventina di minuti, il freddo della notte era terribilmente pungente.
Maria era ansiosa ed agitata. Contava mentalmente il tempo, sperava di arrivare presto a destinazione. “Manca ancora molto?”
“No signora il nostro accampamento è vicino”.
L’uomo aveva detto il vero, dopo poco videro comparire in lontananza delle luci. Ma Maria notò che qualcosa non andava per il verso giusto. Non c’erano segni di una battaglia, nessun uomo di guardia, tutto troppo tranquillo e silenzioso. Avvicinandosi aveva intravisto solo un paio di persone vestite di nero, ma nulla che facesse pensare all’accampamento dell’esercitò del re. Le tende, gli stendardi, gli arazzi non avevano i colori e lo stemma della sua città. Iniziò a pensare che probabilmente l’avevano raggirata con una scusa e che Michael non fosse li, ma cercò di tenere nascosto il suo stato d’animo.
Scesero dal cavallo, l’uomo l’accompagnò in una tenda, quella più grossa, in cui probabilmente avrebbe trovato il comandante di quell’accampamento. Le luci all’interno erano soffuse, e provenivano da dei bracieri accesi. Solo poche altre cose in giro, respirando quell’aria piena di essenze profumate e continuando ad osservare intorno, ebbe la certezza che l’uomo che l’aveva scortata fin li le aveva mentito. Rimasta sola si chiese che cosa l’aspettava. Ma non avrebbe tardato a scoprirlo. Un uomo con indosso una tunica nera comparve al suo cospetto. “E’ stato così facile portarvi qui” Maria lo guardava impassibile restando in una posizione d’attesa. “Boris vieni la nostra ospite è arrivata” Boris fece il suo ingresso e si fermò. “Toglile il pugnale dallo stivale."
Maria rimase ferma, mentre l’uomo sfilò l’arma dalla suo calzare e la porse all’uomo in tunica. Era ovvio che fosse un mago e lei credeva anche di conoscerne il nome. Il mago esaminò il pugnale e poi lo depose su un tavolino. Si avvicinò alla ragazza e le disse “Dovete tenere molto al vostro Capitano per essere corsa qui senza alcun indugio, chi sa se per lui farebbe la stessa cosa per voi. E’ inutile negare che siete una praticante della magia come me, di chi siete stata l’apprendista?”
Maria non gli rispose. L’uomo riformulò la domanda più di una volta, poi perse la pazienza e le diede uno schiaffo con tutta la sua forza facendola cadere a terra. Maria sentì qualcosa di caldo sulla sua bocca, si toccò il labbro con la mano. Era sangue. Alzò lo sguardo, si rimise in piedi, come per fronteggiarlo, non si sarebbe fatta piegare da quel tizio. “Sai chi sono io? Certo che lo sai, lo vedo da come mi stai guardando. Sai anche che per me non sei altro che un moscerino che mi servirà come esca per intrappolare una volta e per sempre il caro Capitano. Ho solo un paio di cose che mi fanno esitare, sapere chi vi ha iniziato alla magia, e conoscere i segreti che Guerin vi ha confessato.” Le girava intorno, come una belva intorno alla sua preda. Maria sentì di avere paura, ma non tanto per la potenza che il suo avversario poteva avere, ma per la cattiveria che sentiva fluire fuori dal suo corpo. Era un soggetto estremamente negativo.
Ora era di nuovo fermo avanti a lei. Le poggiò una mano sulla testa e cercò di scoprire ciò che gli interessava. Maria chiuse gli occhi ed oppose resistenza. Poteva solo scoprire che il medico del villaggio era un mago, ma dei segreti di Michael lei non sapeva nulla. Ma se voleva restare in vita, non doveva dare informazioni all’uomo.
Sentì arrivarle un altro ceffone sul viso. “Stupida donna, cerchi di sbarrarmi la strada per arrivare alla tua mente? Sei potente, ma questo lo sapevo già e fare ciò che hai fatto ti ha anche indebolita”
Ricadde a terra di nuovo, e questa volta urtò contro un grosso scrigno con un fianco. Trattenne il fiato ed un gemito di dolore, l’urto era stato abbastanza forte, ma mai avrebbe dato a quell’uomo la soddisfazione di sentire un suo lamento.
Però aveva detto il vero, si sentiva stanca, non solo aveva usato un incantesimo per impedire che la sua mente fosse letta, ma aveva dovuto lottare anche contro la potenza di chi stava facendo la magia.
“Boris, legala e poi dai l’ordine di partire, non abbiamo più nessun motivo di stare qui”
“Come desiderate Larek”
Boris le girò le braccia dietro la schiena, legandole i polsi con una corda, in modo da non lasciarle possibilità di movimento. Sentendo pronunciare il nome del mago, non ebbe più dubbi, quello davanti a lei era il mago chi li aveva fatti seguire, e che voleva far del male a Michael.
Fu caricata su un carro non troppo tempo dopo. Si chiedeva perché avevano preparato quella messa in scena dell’accampamento, che senso aveva? Ormai l’avevano rapita. Ma poi rifletté sul fatto che lei aveva bloccato due uomini, e che se l’avessero portata direttamente da Larek, lei avrebbe visto per tempo che il finto soldato le aveva mentito, e poteva tranquillamente sistemarlo e scappare. Così invece, aveva contro oltre al mago, un piccolo esercito, e sicuramente da sola non avrebbe potuto fronteggiarlo.
Dopo qualche ora arrivarono ad un palazzo. Drappi neri erano visibili, come lo era anche una bandiera con su uno stemma dorato. La maggioranza degli uomini erano svaniti all’interno, ovvio che sapevano già cosa fare. Maria, Larek, Boris e un paio di guardie stavano scendendo nei sotterranei di quel palazzo. Maria si rese subito conto che si avviavano verso le segrete, stavano per imprigionarla, e la cosa la faceva sentire malissimo. Sarebbe sopravvissuta a quella situazione?
Torce lungo i muri illuminavano la strada che stavano percorrendo. Tutto era grezzo, mattoni su mattoni, qualche porta di legno con cardini in metallo e nient’altro. Si fermarono avanti ad una porta, che all’apparenza non aveva nulla di differente alle altre che si erano lasciati dietro. Un uomo prese dalla sua cintura un grosso anello di metallo con delle chiavi, ne scelse una, non a caso, e la infilò nella marcatura facendola scattare. Maria fu spinta dentro, e dietro di lei entrarono anche gli altri. Con una torcia presa dal corridoio, fu accesa quella dentro la cella. Boris sfilò gli stivali a Maria e le mise una catena alla caviglia, poi le liberò le mani, mentre Larek guardava la scena compiaciuto. “Bene, starete qui qualche giorno, così vedremo se vi ammorbidirete un po’, ma sono sicuro che poi collaborerete con me, nel frattempo troveremo un modo per utilizzarvi conto il vostro Capitano.” Detto questo uscirono tutti lasciandola sola. La porta si richiuse e si sentirono varie mandate. Era chiusa li dentro. Il pavimento gelato sotto i suoi piedi nudi. La catena era lunga da permetterle di muoversi, la prese in mano e ne cercò la fine. Terminava con una grossa palla di metallo molto pesante che lei stentava a spostare. Provò ad alzarla, ma le risultò difficile farlo e poi sentì una fitta al fianco e si fermò, evidentemente l’urto era stato più forte di quanto pensava.
Guardò la cella, era spoglia, in alto c’era una finestrella. Poteva guardare fuori, era notte, e si vedeva la luna. A parte la torcia ed una tavola di legno, tenuta da due catene, a mo di branda contro un muro, non c’era altro. Si strinse maggiormente nel suo scialle, iniziava a sentire freddo. Si avvicinò al suo giaciglio. Avvertì uno strattone alla gamba incatenata e per poco non perse l’equilibrio, riuscì ad avvicinare la palla di acciaio quel tanto che le bastava per potersi stendere. Inizò a pensare a come poteva essere stata tanto stupida da non capire che era una trappola? Ma come poteva sapere che Michael non era realmente partito per una missione? Doveva trovare un modo per fargli sapere dov’era. Come? Non ne aveva idea, non conosceva incantesimi per rompere il metallo o far scattare le serrature, non li aveva studiati, ma anche se fosse riuscita ad uscire da quella cella, come avrebbe fatto a scappare da quel posto che era pieno di gente? Si sentiva stanca doveva riposare e recuperare le forze, altrimenti sarebbe stata in balia del suo nemico. Il fianco le doleva, come anche la bocca, ma non poteva curarsi, si sarebbe indebolita ancora di più. Si asciugò le lacrime dalle guance. Avrebbe trovato un modo, avrebbe fatto qualcosa, e non avrebbe permesso a Larek di usarla contro Michael.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:07
Messaggio #4


Milady Viconia McAliens
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4
Sean era nell’emporio, ci era arrivato molto presto quella mattina. Maria mancava da casa da due giorni, lui non si era preoccupato più di tanto, sapeva che con Michael era al sicuro. In quelle ore, prima di aprire il negozio, aveva finito di sistemare la mercanzia arrivata giorni prima. Voleva portare Tess con se per farsi aiutare, ma poi non lo aveva fatto, perché pensava che se Maria fosse tornata a casa esausta, Tess avrebbe potuto occuparsi di lei. Verso le otto, i primi clienti iniziarono a farsi vedere, per lo più donne che accompagnavano i loro figli a scuola. Il tutto, era un incalzare fino all’ora di pranzo, poi c’era un po’ di pausa fino al pomeriggio. Fu proprio in quel momento di stasi che vide dei militari passare proprio davanti alle vetrine del suo negozio. Michael Guerin era fra loro, in ottimo stato. Ma sua sorella dov’era?
Uscì di corsa, gli si avvicinò e lo fermò. “Sean buongiorno, come state?”
“Dov’è mia sorella Capitano” Michael si accigliò, non capiva il senso di quella domanda, ma Sean sembrava scosso. Fece cenno ai suoi uomini di proseguire, poi si mise in una zona isolata e rispose a Sean. “Non ne ho idea sono giorni che non la vedo e che non ci scriviamo, ma questo dovreste saperlo” IL ragazzo sgranò gli occhi e diventò pallido. “Non è possibile, due sere fa è venuto un soldato a prenderla, dicendo che eravate ferito gravemente e che avevate bisogno di lei per curarvi"
“Non ho mandato nessuno, non sono ferito e non ho detto ad anima viva che vostra sorella mi ha curato. I miei uomini sanno che sono stato a casa vostra, ma non che Maria si è occupata di me”
“Oh no! Dovevo capirlo, l’ho lasciata andare, ero convinto che fosse uno dei vostri….”
Michael non lo ascoltava più, e aveva già tratto le sue conclusioni. Solo un nome comparve nella sua testa, Larek, nessun altro poteva essere stato. Sean aveva abbassato la testa, sembrava fuori di se. Micheal lo prese per le spalle “Ditemi, non avete notato nulla di insolito, pensateci, anche un piccolo particolare, anche se forse ho capito chi è l’artefice di tutto questo”
“No Capitano, era vestito come un qualunque soldato, ed a parte un mantello nero che aveva sulla divisa, non indossava niente di strano.” Un mantello nero, nessuno che facesse parte dell’esercito del re aveva in dotazione mantelli neri. E solo Larek era a conoscenza che Maria poteva far magie, e di conseguenza sapere che poteva guarire un essere umano. Certo, senza ombra di dubbio, sapeva che il suo nemico aveva fatto la sua mossa. “Sean, non vi preoccupate, credo di sapere dov’è Maria, andrò subito a cercarla”
“Spiegatemi cosa sta succedendo, perché hanno preso mia sorella con un inganno?”
“Non ora, non posso, fatemi sistemare questa questione e poi tutte le vostre domande troveranno una risposta, vi do la mia parola”
“Vengo con voi”
“E’ troppo pericoloso, non posso permettervelo”
” Si scambiarono una rapida occhiata d’intesa, e Sean fu d’accordo con lui. Sparire entrambi, e la sciare l’emporio senza nessuno non era una buona idea. “Riportatemi mia sorella sana e salva”
Michael annuì e si allontanò da lui, aveva fretta di farsi dare una licenza speciale. Era andato completamente in tilt, Maria nelle mani di quella gente, se solo le avevano torto un capello avrebbero assaggiato la sua ira. Rapidamente arrivò nell’ufficio del suo superiore e vi entrò senza bussare. L’uomo aveva alzato lo sguardo di scatto quando un fulmine vestito da soldato aveva fatto irruzione nella sua stanza “Capitano, a cosa devo questa incursione?”
“Mi serve qualche giorno di permesso”
“E per cosa?”
“è una questione personale”
“Mi serve qualcosa in più per firmarvi un permesso”
“Si tratta di Larek” Sentendo quel nome, il Generale Valenti si accigliò, ed era ovviamente incuriosito, conosceva bene la questione in sospeso con quel mago, e non poteva lasciar correre rischi inutili ad uno dei suoi uomini migliori.
“Cosa ha fatto questa volta?”
“Ha sequestrato una persona”
“Datemi un po’ di tempo per organizzare una spedizione…”
“No, non posso correre rischi, un battaglione sarebbe subito avvistato, mi muoverò da solo”
“Sapete quanta gente c’è nella sua gilda meglio di me, come farete ad uscirne vivo ed a portare con voi un’altra persona? Non posso permettervelo”
“Se questa persona è ancora in vita, non avrò problemi a portarla via con me” Solo in quel momento realizzo che Maria poteva essere in pericolo di vita, fino a poco prima pensava solo che potevano averle fatto del male.
“Chi ha preso come ostaggio?”
“Maria De Luca, la sorella di Sean De Luca, il proprietario dell’emporio”
Il Generale stava riflettendo, Sean De Luca era una brava persona, non capiva cosa poteva aver fatto per provocare Larek tanto da rapire sua sorella, che tra l’altro non viveva neanche al villaggio. Gli sembrava tanto assurda come situazione. Poi all’improvviso comprese tutto. I De Luca avevano prestato soccorso a Guerin, quel mago pazzo mirava a lui, la ragazza era solo un mezzo da utilizzare per perseguire i suoi scopi.
“Capitano questa ha tutta l’aria di una trappola preparata per voi, ve ne rendete conto?”
“Devo la mia vita a quella ragazza e non rischierò che le accada qualcosa, non potrei perdonarmelo”
Valenti lo guardò e poi gli disse “Se riuscite nella vostra impresa venite direttamente in caserma, nel caso dovessero accorgersi della fuga ci troveranno pronti. Ma se per domani pomeriggio non siete di ritorno, mi organizzerò per bene e raderò al suolo il palazzo di Larek. Ora ha superato i limiti, è arrivato addirittura a sequestrare dei civili….”
Michael, riflettè un attimo, restava il problema di Sean e Tess, lui e Maria sarebbero stati al sicuro in caserma, ma loro due? “.. e per Sean e Tess De Luca?”
“Non appena arrivate, andrò io di persona a prenderli e scortali qui, quel pazzo potrebbe prendersela anche con loro.”
Michael si congedò da lui, andò nella sua stanza, si tolse l’armatura, doveva essere quanto più silenzioso possibile e, il metallo della sua corazza di sicuro non lo era. Si mise una cintura in vita alla quale legò la spada e qualche altra arma più piccola. Prese anche delle corde e altri oggetti che potevano essergli utili e li infilò in uno zaino. Andò direttamente alle stalle prese il suo cavallo e partì come un fulmine verso nord.

Maria era sveglia, non aveva dormito molto. La luce della torcia non era durata molto, il freddo le aveva fatto venire mal di testa. In più lo squittire di un paio di topolini che camminavano per la cella l’aveva fatta restare rannicchiata su quella scomoda tavola di legno. Il labbro si era gonfiato, aveva guardato il fianco, era coperto da un grosso livido scuro e la caviglia dove le avevano messo la carena si era rotta a sangue. La luce del sole fece capolino dalla grata. La fame e la sete iniziarono a farsi sentire, come anche la debolezza che non l’aveva lasciata da quando era stata rinchiusa li. Era il secondo sole che vedeva sorgere da quel posto, era stremata, nessuno le aveva fatto visita da quando l’avevano rinchiusa. Forse era intorno a mezzogiorno, quando sentì scattare la marcatura. Entrarono Boris, Larek ed un paio di uomini. Lei rimase dov’era, facendo finta di non vederli. “Come avete trascorso la notte? La camera è stata di vostro gradimento?” disse Boris ironico, e non vedendo in lei nessuna reazione, si avvicinò e le sfiorò una gamba con la mano. Maria si tirò indietro lanciandogli un occhiataccia. “Cosa c’è fate la schizzinosa? Il mio signore mi ha promesso che dopo aver sistemato il Capitano, voi sarete la ricompensa per i miei servigi”
Maria si spaventò non poco, finire nelle mani di quell’uomo era una cosa terribile. Tutto si stava mettendo nel verso sbagliato. Lei avrebbe fatto da esca per Michael, non sapeva bene cosa potevano fargli, ma sicuramente nulla di buono, forse volevano ucciderlo, e poi lei sarebbe diventata…. Non voleva pensarci. “Strega, vi siete decisa a collaborare? Cosa vi ha confidato Guerin?” Larek si era avvicinato e Boris aveva fatto un passo indietro lasciandolo passare. “Siete muta anche ora? Potrei regalarvi a Boris anche ora e chiedere a lui di farvi parlare, è molto bravo a torturare i prigionieri. Siete sicura che non avete nulla da dirmi?” silenzio, ancora silenzio, lei non parlava, era talmente terrorizzata da ciò che le era accaduto, da ciò che poteva succedere tanto da non riuscire a fiatare.
Larek le afferrò i capelli tirandoli e si fermò solo quando Maria gridò. “Allora non vi hanno tagliato le corde vocali. Cosa vi ha detto il Capitano al riguardo dei sigilli magici messi a protezione del palazzo reale? ” Ma di che diavolo che stava parlando? Lei non sapeva nulla, realmente Michael non le aveva detto niente. Non era mai stata a palazzo, come poteva sapere dei sigilli magici messi a sua protezione? “Non so nulla” disse con un filo di voce. Larek la lasciò andare. “Bene vedo che se vieni trattata con modi gentili collabori” Larek soddisfatto di se, pensò che farle passare altro tempo da sola in quella cella sarebbe servito ad ammorbidirla ed a farla parlare. Non tentò di nuovo di leggere nella sua mente, sapeva che la ragazza non glielo avrebbe permesso, la vedeva debole, ma non lo era ancora al punto di piegarsi alla sua volontà. “Credo che vi lascerò marcire qui per un altro giorno e per un’altra notte, forse domani avrete più voglia di parlare.” Si voltò ed uscì dalla stanza. Boris le portò una scodella con dell’acqua e un tozzo di pane. Poi fu lasciata sola. Si prese la testa fra le mani. Non sapeva cosa fare. Restò così per un po’ di tempo, poi si decise a mangiare il lauto pranzo gentilmente offertole. Si raggomitolò di nuovo e cercò di dormire un po’, ma nello stesso tempo di pensare a cosa fare.


Michael raggiunse presto la sua meta. Era ancora giorno. Doveva aspettare che facesse buio per avvicinarsi alla dimora di Larek. Nel frattempo se ne stava appostato in una posizione nascosta ed osservava i movimenti nella zona.
Al tramonto, legò la sua cavalcatura, e si avviò verso il palazzo. Sperava che il suo abbigliamento, totalmente nero, qualora qualcuno l’avesse visto, poteva farlo scambiare per una delle guardie di Larek. Appena fu buio, si avvicinò alle mura, doveva scoprire dove tenevano Maria. Pensò che probabilmente l’avevano messa in una cella delle prigioni. Conosceva quella struttura, un tempo faceva parte delle proprietà del re, e lui più volte lo aveva scortato li. Larek divenuto mago di corte, l’aveva chiesta in dono al sovrano e da allora vi risiedeva. Fece il giro, cercando le grate delle celle. Osservava attentamente l’interno di ognuna, ma il buio non facilitava il suo compito, finchè non arrivò in prossimità di una cella illuminata. E fu allora, appena sbirciò dentro, che la vide rannicchiata. Era viva, poteva vedere il suo torace gonfiarsi e sgonfiarsi per respirare. Si senti molto sollevato. Prese degli arnesi dalla sua cintura e iniziò a segare le sbarre della grata. Maria sentendo un lieve rumore alzò la testa. Per un attimo i loro occhi si incontrarono. Michael le fece segno di non parlare. Michael pregò che nessuno passasse di li, gli serviva un quarto d’ora, venti minuti per portarla via. Per fortuna non c’era movimento in giro, era ora di cena, ed evidentemente non la ritenevano troppo pericolosa da mettere qualcuno a farle da guardia. Man mano che toglieva le sbarre, le poggiava a terra, sull’erba, appena finito, balzò dentro. La cella non era molto alta e l’apertura era ad un metro e cinquanta, metro e sessanta centimetri da terra. Raggiunse rapidamente Maria, che nel frattempo si era messa in piedi. L’avvolse in un tenero abbraccio e la ragazza iniziò a piangere. “Stai bene?” lei annuì solo, lui le alzò il mento, stava per asciugarle le lacrime quando vide che aveva il labbro rotto. “Cosa ti hanno fatto?” Chiese rabbiosi. Lei non rispose “…E’ stato Larek?”
“Si”
“Bastardo, me la pagherà cara, ma ora andiamo via” Michael iniziò a camminare verso l’apertura.
“Non posso, sono incatenata” Lui abbasso gli occhi e vide che era scalza ed aveva una grossa catena alla caviglia. Michael prese una forcina dai capelli di Maria ,si chinò e fece scattare la serratura. Lei si passò le mani in testa, i suoi capelli erano completamente in disordine, si sentiva uno spaventapasseri. “Ma come …?” chiese, stupita dalla rapidità del ragazzo “Il Generale Valenti ha insegnato a tutti i suoi uomini come fare a liberarsi da catene e manette” Maria pensò che era strana come cosa, ma poteva tornare comodo qualora fossero stati fatti prigionieri e ringraziò col pensiero il Generale. Michael la spinse su, facendola uscire, poi la seguì. Si guardarono intorno e non vedendo nessuno scapparono nella direzione in cui era legato il cavallo. Maria stentava a stargli dietro, la caviglia le faceva male, la pelle si era lacerata intorno a dove c’era la catena. Lui si fermò e la prese in braccio e continuò a camminare, questa volta con più calma visto che si erano addentrati in una zona fitta di alberi. Dieci minuti più tardi erano già sulla strada del ritorno.
Micheal spinse il suo cavallo al massimo, doveva arrivare prima possibile in città. La caserma era l’unico posto dove potevano stare. Non era sicuro che Larek avrebbe contenuto la sua furia dopo aver scoperto la fuga del suo ostaggio. Maria sentendosi al sicuro, si era appoggiata a lui e si era lasciata andare, si stava quasi addormentando, la stanchezza stava avendo il sopravvento, ma si sforzò di restare sveglia. Non parlarono per tutto il tragitto. Entrambi avevano fretta di raggiungere un posto sicuro. Usciti dalla foresta, erano chiare le luci della città. A quel punto seppero di essere salvi.
Valenti appena udì rumore di zoccoli uscì fuori la caserma, e si avvicinò al cavallo.
“Non avevo dubbi sulla riuscita della vostra impresa” nel frattempo afferrava le redini del cavallo per tenerlo fermo “Buona sera signorina De Luca” il suo sguardo andò alla ragazza bionda, vide che era stanca, pallida e molto provata dalla situazione. “Buonasera” rispose lei con un filo di fiato. Michael scese da cavallo, aiutò Maria a mettere i piedi a terra. Il Generale chiamò un sodato e gli affidò la cavalcatura, poi si avviarono tutti e tre all’interno della struttura. Maria stava un po’ più indietro. I due uomini si fermarono e si voltarono in attesa che lei li raggiungesse. Ma lei era ferma, la videro sbiancare ancora di più di quanto non fosse già. Michael iniziò ad andare verso di lei, quando la vide chiudere gli occhi e iniziare ad accasciarsi lentamente. L’afferrò al volo. Era svenuta. “Portatela dentro Capitano, chiamo il medico e poi vado a prendere la sua famiglia.” Michael annuì, e portò Maria nella sua stanza. Si sedette sul letto accanto a lei, tenendole la mano e aspettando che si riprendesse. La rabbia e la preoccupazione ormai lo stavano invadendo completamente. Pensieri di vendetta si affacciavano nella sua mente, cercava di mandarli via, nessuna mossa azzardata in quel momento poteva avere senso. Poi guardava lei, li, avanti a lui, priva di coscienza e si innervosiva di nuovo. Era tentato di andare subito da Larek e farlo fuori con le sue mani, ma nello stesso tempo voleva restare li ed aspettare di sentire il medico. Passò una mano fra i capelli della ragazza, ed iniziò a togliere tutte le mollette che li tenevano ancora legati.
Non riuscì a calcolare il tempo che era rimasto li a guardarla, ad accarezzarla, mentre era in attesa del medico. Quando bussarono alla porta, si alzò ed andò ad aprire. Fu sorpreso di trovarsi davanti un ragazzo che poteva avere la sua età e non il dottore. Il ragazzo lo guardò di rimando quando si accorse che il Capitano lo stava fissando. “Mi hanno detto che c’è un ferito in questa stanza” Solo dopo che ebbe parlato, lo riconobbe. “Alex Withman? Vostro padre?”
“Capitano, mio padre è fuori città, lo sostituisco per qualche giorno, ora mi fate entrare?” Michael era alquanto scettico, non sapeva che Alex esercitasse la professione del medico. Il ragazzo era stato via per molti anni, ma il suo volto, dopo un’attenta osservazione, riportava i tratti di quando era bambino. Si spostò dalla porta, lasciandolo entrare. “Maria…” il nome uscì quasi come un sussurro dalla bocca di Alex. “..cosa le è successo” chiese a Michael, mentre adagiava la sua borsa sulla scrivania, l’unico piano d’appoggio in quella piccola stanza. “L’hanno rapita due giorni fa. E svenuta poco prima che mandassero qualcuno a chiamavi.”
“Io credevo di trovare qualche soldato ferito o ammalato, non lei” Alex le si avvicinò e le sfiorò la fronte con la mano, compiendo un gesto affettuoso e nello stesso tempo assicurandosi che la ragazza non avesse la febbre “Piccola Maria, che ti hanno fatto?” Michael lo osservava, l’atteggiamento del ragazzo era quello di una persona che aveva una certa familiarità con la ragazza, e lui era abbastanza infastidito da questa cosa. “Voi due vi conoscete?”
“Certo, lei ha affiancato mio padre per un po’.” Poi Alex prese dalla borsa una bottiglina, l’aprì e la passò sotto il naso di Maria, facendole riprendere i sensi. Maria sentì un forte odore, un odore fastidioso e sul suo viso comparve una smorfia, poi lentamente aprì gli occhi e vide un volto familiare avanti a se. “Alex…”
“Ne è passato di tempo, ma speravo di rincontrarvi in una situazione diversa.” Lei gli sorrise, ma poi iniziò a vagare con lo sguardo. Micheal si avvicinò appena sentì la voce di Maria. Aveva ripreso conoscenza e lui poteva per il momento sentirsi sollevato. Lei gli allungò la mano “Sei qui” lui la prese “E dove dovrei essere?” Alex li interruppe, voleva prestare le sue cure alla paziente prima possibile “Potrei sapere per quale motivo sono stato svegliato? Maria cos’avete che non va a parte quel taglio alle labbra?”
“Alex, la caviglia, mi hanno incatenata e poi il fianco, ho urtato contro un baule, ho un grosso livido ma non credo di avere nulla di rotto”
“Bene, a quanto pare avete già fatto la diagnosi. Capitano ci lasciate soli” Michael le lasciò la mano e si girò per andarsene. “Michael resta, sempre se ad Alex non da fastidio la presenza di qualcuno” Lui si fermò e si riavvicinò al letto. Alex li guardò entrambi, era ovvio che fra quei due c’era qualcosa, lo aveva intuito dal modo in cui si guardavano e dalla familiarità con cui parlavano ed altrimenti non si spiegava la richiesta di Maria. Anche se dubbioso diede il suo consenso “Non è un problema per me. Da dove iniziamo?”
“Dalla caviglia.” Alex la osservò, poi prese una lozione per pulirla ed in fine una benda per fasciarla. “Non fasciatela vorrei fare un bagno, il vostro sarebbe un lavoro inutile.”
“Riuscite a farlo da sola?” Michael intervenne “Le darò io una mano”
“Come volete” Il dottore le esaminò sia il labbro che il fianco e dedusse che non aveva nulla di rotto. Le lasciò un unguento da passare sulle zone livide. Poi si congedò dicendo “Ripasserò domani mattina per vedere come state, ma sono sicuro di lasciarvi in buone mani” il suo sguardo si incontrò con quello del Capitano, poi uscì dalla stanza. Michael si sedette sul letto. “Il Generale è andato a prendere Tess e Sean, saranno qui fra poco, così sarete tutti al sicuro e Sean anche se sotto scorta, potrà aprire l’emporio.”
“Grazie, grazie di tutto”
“Non devi ringraziarmi, spero che tua sorella arrivi presto così ti porterà degli abiti puliti e potrà darti una mano a fare il bagno”
“Michael, posso chiederti un ulteriore favore?”
“Puoi chiedermi tutto ciò che vuoi”
“Vorrei che restassi tu qui con me, Tess, vedendo i lividi che ho addosso mi farebbe troppe domande e non ho la mente lucida per inventarmi qualcosa”
“Mi stai chiedendo di aiutarti a fare il bagno?”
“Perspicace Capitano.” Lui rise e le disse“ è una delle proposte più indecenti che io abbia mai ricevuto in vita mia” Maria si tirò su un gomito e si accigliò “questo cosa significa?”
“Era una semplice osservazione, non posso assolutamente rifiutare di assecondare questa tua richiesta.” Si alzò “Dove vai?”
“Vuoi fare un bagno?”
“Si”
“Non vedo vasche o acqua calda qui dentro” Maria capì al volo e sorrise.
Rimase da sola, e tirò un sospiro di sollievo. Qualunque posto era sicuramente migliore della cella in cui si trovava fino a poche ore prima. Il letto su cui era adagiata, sicuramente era più comodo, affondando il viso sul cuscino poteva sentirci l’odore di Michael. Quella era di sicuro la sua stanza.
Si sentiva particolarmente bene, a parte le zone doloranti del suo corpo. Un bagno caldo era proprio ciò che le serviva per sentirsi completamente rilassata ed a suo agio. Si passò le mani fra i capelli. Dei suoi morbidi e lunghi capelli restava ben poco, ora sembravano orribili grovigli secchi. All’improvviso la porta si aprì e lei fu scossa e per un attimo ebbe anche paura, segno che se anche si sentiva meglio, non si sentiva ancora al sicuro. Poi vide gli occhi di suo fratello che la guardavano preoccupato. Da dietro a lui comparve lentamente anche Tess. Entrambi esitarono, ma poi la raggiunsero. “Sono così felice di vedere che stai bene” le disse Sean. Tess invece si mise a piangere, mentre Maria le accarezzava la testa. “Sto bene, non ti preoccupare”. Le rispose dolcemente, anche se l’abbraccio di sua sorella le aveva provocato una grossa fitta al fianco, ma lei ruscì a mascherare bene il dolore.
“Su Tess, perché non vai a disfare i bagagli, così porti un ricambio a Maria?” Tess uscì dalla stanza. “Siamo soli, mi dici cosa ti è successo in questi due giorni?”
“E’ una storia lunga, possiamo parlarne domani?” Lei voleva prendere tempo, voleva consultarsi prima con Michael. “Possiamo parlarne quando vuoi, ma un minimo potrei saperlo? Ho passato ore terribili in attesa di tue notizie. E stasera vedo giungere il Generale Valenti che ci trascina rapidamente qui e dice di farlo per la nostra sicurezza. Nemmeno il Capitano ha voluto dirmi niente ed ha rimandato le spiegazioni. Ho la sensazione che mi state nascondendo qualcosa e non voglio più attendere per sapere di che si tratta.” Maria era silenziosa, cercando di raccogliere le idee. Sean si irritò per quel silenzio prolungato, esplodendo, quasi gridando “Porca miseria! Sono tuo fratello, ho tutto il diritto di sapere cosa ti sta succedendo, visto che si sta ripercotendo anche su me e tua sorella”
“Sean calmati. Volevano usarmi per ricattare Michael. Lui conosce dei segreti relativi al re, al palazzo reale e volevano estorcerli in cambio di me. Vi hanno fatto venire qui, per precauzione, ma non correte pericoli. Ora ti prego, chiedi a Tess di portarmi qualcosa per cambiari questo sudicio vestito. Continuiamo a parlarne domani. Io e Michael ti spiegheremo tutto, ma ora sono stremata. Ho trascorso due giorni incatenata in una cella, ho bisogno di riposare”
Sean ascoltò la raffica di parole che sua sorella gli aveva appena scaricato addosso. In effetti lui era stato in pensiero da quel pomeriggio, lei erano due giorni che non si sentiva al sicuro. Aveva tanti quesiti da porre, ai quali voleva trovare una risposta, ma decise che potevano aspettare ancora per qualche ora. “Ci vediamo domani mattina per colazione, ti auguro una buona notte. Se hai necessità di qualcosa non hai che da chiedere. Ti faccio portare le tue cose in questa stanza da Tess.”
“Grazie Sean, buona notte anche a te.” Restò di nuovo sola, ma questa volta non per molto. In poco tempo nella stanza fu portata una vasca da bagno da due uomini, ovviamente soldati, e dell’acqua calda. Tess le aveva portato la camicia da notte, la sua spazzola per i capelli ed un nastro per legarli, poi era andata via. Maria aveva notato che era molto in imbarazzo, la sua sorellina non era abituata a trovarsi tanti uomini intorno. Sicuramente si era rifugiata nella stanza con Sean. Michael, dopo aver dato disposizioni agli altri, si era dato una sistemata e si era cambiato di abito. Rientrato in camera, notò che finalmente erano rimasti soli. “Signora il suo bagno è pronto” Maria gli sorrise, si mise seduta. “Mi dai una mano ad infilarmi nella vasca?” Lui si avvicinò e le fornì un appoggio solido per attraversare la stanza. Maria sostenuta da lui, si sfilò la camicetta, la gonna, e tutto il resto delle cose che aveva addosso. Michael la prese in braccio e la depose lentamente nell’acqua. “Grazie mio cavaliere.” Lui si chinò su di lei per rubarle un bacio, poi si avvicinò al fuoco e lo ravvivò con un attizzatoio.
“Sean mi ha chiesto cos’era successo, gli ho solo detto che mi hanno presa per ricattarti.”
“Hai fatto bene, gli avrei detto anche io la stessa cosa”
“Ma anche volendo non avrei potuto dirgli di più, tu non mi hai detto molto di questa situazione”
“Domani spiegherò tutto a te ed a Sean, ora desidero che ti rilassi e che ti riposi”
“Cosa penseranno di me questi soldati, sapendo che sto facendo il bagno con te nella stanza”
“Non lo sanno.”
“E come hai giustificato tutto questo? Sono venuti in due per riempire la vasca”
“Ho detto che il dottore ti ha ordinato di fare un bagno e che dovevano prepararlo in fretta, perché poi tua sorella doveva occuparsi di te. Mi pare che lei era qui quando sono andati via”
“Si era qui. Ma questa è la tua stanza?”
“Si è la mia stanza. Ma perché tutti questi pensieri? Mi hai chiesto tu di restare”
“E che centra? Volevo stare con te, ma non vorrei diventare oggetto di chiacchiere.”
“Non lo sarai di sicuro, appena finito il bagno, ti fascio la caviglia e vado via, così nessuno potrà dire nulla sulla tua reputazione.”
Smisero di parlare. Maria non credeva che l’acqua potesse mancarle tanto, stava una meraviglia, tutta la tensione accumulata stava fluendo via rapidamente. Tirò un respiro ed infilò la testa sott’acqua. Si lavò con cura i capelli. Non avrebbe voluto uscire da quella vasca per nessun motivo al mondo, solo che lentamente l’acqua stava perdendo calore e di li a poco avrebbe iniziato a sentire freddo. “Hai intenzione di restare ancora per molto a mollo?”
“Vorrei tanto, ma l’acqua sta diventando fredda” Maria afferrò un telo che era li vicino, e dopo essersi strizzata i capelli, li avvolse dentro. Mise le mani sul bordo della vasca, per avere una presa e si tirò in ginocchio. “ Ma che fai?”
“Cerco di uscire dall’acqua”
“Certo che sei strana, prima ti fai aiutare ad entrare e poi cerchi di uscirci da sola” Michael afferrò un grosso telo, lo aprì, aiutò Maria a tirarsi in piedi e l’avvolse dentro. Prendendola in braccio, la mise a sedere accanto al fuoco. “Qui si sta meglio” disse lei assaporando il calore proveniente dal camino. Mentre lui si occupava di far sparire la vasca, Maria si spazzolava i capelli, che in poco tempo furono asciutti. Li legò in una lunga treccia. Afferrò la camicia da notte e l’infilò.
“Bene, sei già pronta per andare a dormire” Non aveva sentito Michael rientrare, era saltata nel sentirlo parlare. Lei aveva sgranato gli occhi, lui si era reso conto di averla spaventata. Si era avvicinato e messo in ginocchio vicino a lei. Le accarezzava il viso “Maria, va tutto bene?” Michael non credeva che lei avesse ancora paura. “Sei al sicuro, nessuno oserà venire in caserma” le si sedette accanto e la tirò a se. “Scusa, non ti ho sentito entrare, lo so che qui non verrà nessuno, ma quando resto da sola ho ancora la sensazione di essere in quella cella, non mi sento tranquilla ed ho un po’ di paura”
“Anche le streghe hanno paura, questo non lo sapevo”
“Sono un essere umano prima di tutto, e anche se può sembrarti strano anche io ho paura”
“Fasciamo la caviglia?”Lui si alzò, prese la lozione e la fascia, poi tornò a sedersi “Dimmi come devo fare”
“Prima stendi un po’ di lozione”
“Spiritosa, questo lo so” Maria sorrise, poi aspettò che la lozione fosse stesa sulla parte dolorante e poi diede le sue indicazioni “Gira la fascia intorno al piede ed alla caviglia lasciando fuori il tallone…. Bene, ora strappa a metà questa parte e gira un striscia in un senso e l’altra al contrario e poi annodale…. Bravo, hai fatto un ottimo lavoro”
“Ora la mia piccola va a dormire” la prese in braccio di nuovo e la portò a letto “Perché non hai curato le tue ferite?”
“Non potevo, farlo avrebbe consumato le mie energie, e non sapevo cosa mi sarebbe accaduto”
“Perché non lo fai ora? Quel livido che hai sul fianco deve farti male”
“Se ti dicessi che non ho la forza per farlo?” Lui annuì, non ne sapeva molto di magie, ma aveva capito che farle la stancava molto. “… non ho la forza di fare proprio nulla in questo momento”
“Non devi fare niente, solo dormire”
“Se solo ci riuscissi, sento dentro di me ancora qualcosa che mi spinge a non abbassare la guardia. Non riesco a rilassarmi” Lui la capiva benissimo, era come se una parte di lei fosse ancora in quella cella, ed abbassare la guardia significava essere vulnerabile. “Dormi pure, veglierò su di te”
“Resterai qui ad aspettare che mi addormento?”
“No, dormo con te, sempre se tu vuoi” Maria si sentì sollevata, il pensiero di non restare da sola, la faceva sentire meglio. Lui le dava sicurezza. “Va più che bene”. Fu proprio in quel momento, quando lui si infilò nel letto accanto a lei che si rese conto dei suoi reali sentimenti. Quel giorno aveva rischiato di perderla per sempre. Poteva essere certo di essersi innamorato. Più nessun dubbio, solo preoccupazione per ciò che sarebbe potuto accadere in futuro, perché era ovvio che Larek non si sarebbe fermato davanti a niente. Non gli avrebbe permesso di fare del male a l’unica cosa vera della sua vita, a quella piccola ragazza raggomitolata al suo fianco.
Così, dormirono nello stesso letto. Maria si addormentò quasi subito, con la testa poggiata sul petto di Michael, cullata dal battito del suo cuore. La mente di Michael fu invasa da tanti pensieri, anche lui era stanco, non quanto lei. Ma era felice di sentirla rilassarsi contro il suo corpo. L’aveva avvolta nel suo abbraccio, un po’ per dare un senso di protezione a lei, un po’ per sentirla più vicina. Fece attenzione al fianco di Maria, stringerla troppo voleva dire farle male. Si era reso conto che la sua presenza aveva cacciato via le paure da lei. Ora dormiva, e lui poteva osservare il suo viso alla pallida luce del fuoco che si stava spegnendo. La coprì meglio con la coperta e lasciò che il sonno prendesse anche lui.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:08
Messaggio #5


Milady Viconia McAliens
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5

“Per tutti i diavoli dell’inferno! Non può essere fuggita via!” Larek era fuori di se dalla rabbia, era sceso all’alba nella cella della sua prigioniera, quella che le avrebbe fornito il lasciapassare per il palazzo reale, e non aveva trovato nessuno. Al suo grido gli uomini che erano di guardia, si incupirono in volto. “Disgraziati che non siete altro, possibile che vi siate fatti scappare sotto il naso quella ragazza?” mentre inveiva verbalmente contro i suoi uomini, iniziò a camminare rapidamente avanti e indietro, spinto da una furia incontrollabile. “Boris! Dove sei?” Poco dopo si udirono passi provenire dalle scale ed il fedele servitore fece la sua comparsa. “Eccomi mio signore, mi avete chiamato? Cosa succede?”
“La strega è fuggita”
“Cosa?”
“Guarda tu stesso, torno nelle mie stanze, ti aspetto tra dieci minuti e devi spiegarmi cosa è successo” Gli disse quasi grugnendo “Farò del mio meglio” Larek sparì, e Boris iniziò ad osservare la cella, tutto era intatto, tranne le sbarre che bloccavano l’apertura, a prima vista sembravano segate. Il lucchetto della catena era stato aperto con un pezzo di ferro filiforme, simile ad un ferretto che usavano le donne per tenere i capelli legati. Oltre a questo tutto era in ordine. Uscì dall’edificio e arrivò nel punto in cui la cella dava in esterno. Delle aste di metallo erano state lasciate proprio li vicino. Erano state segate da fuori; probabilmente, poiché nessuno che stava scappando avrebbe perso tempo a spostarle. Qualcuno era venuto a prenderla. Questo suo sospetto fu confermato dalle impronte che erano li intorno. Stivali grossi. Un uomo era stato li. Si vedevano anche delle piccole orme non troppo calcate, di cui una meno definita, come di qualcuno che camminava scalzo. Erano della ragazza, di questo non aveva dubbi. Le seguì per un po’, poi si rese conto che si inoltravano nel bosco li intorno e lasciò perdere. Sicuramente erano già lontani. Sospirò e andò dal suo padrone per riferirgli tutto.
”Mio signore, qualcuno l’ha aiutata a fuggire, ci sono impronte di due persone che si allontanano”
“Boris ti rendi conto che con tutti gli uomini che ci sono in questo palazzo, un sola persona è riuscita a portar via un prigioniero?” Il suo tono era pacato, troppo poco in sintonia con la normale essenza del mago. Non si presagiva nulla di buono. “Me ne rendo conto, ed è una cosa allarmante”
“Bene, siamo della stessa opinione. Dobbiamo sapere dove si trova quella ragazza ora, mi serve assolutamente.”
“Me ne occuperò personalmente, seguirò le loro tracce”


Michael si era svegliato molto presto, aveva deciso di lasciare la stanza prima che tutti gli altri fossero già in giro. Maria dormiva ancora, il suo viso aveva una espressione tranquilla e lui sperava che realmente si fosse riposata per bene. Si alzò lentamente, cercando di non svegliarla, si avvicinò al suo armadio per prendere la divisa. Si vestì ed uscì dalla stanza, non voleva che qualcuno lo trovasse li. Gli dispiaceva lasciarla mentre dormiva, ma non voleva svegliarla, lei aveva ancora bisogno di riposare.
Nel silenzio circostante udì dei passi. Sean era li avanti a lui. “Buongiorno Sean” “Buongiorno, andiamo insieme a fare colazione?”
“Per di qua” insieme andarono nella stanza adibita per i pasti. C’erano molti militari. “Vostra sorella non è con voi?”
“l’ho lasciata dormire, farà colazione più tardi con Maria” Michael annuì “possiamo parlare dopo?”
“Certo Sean, vorrei fosse presente anche Maria, devo anche a lei delle spiegazioni”
“Sono d’accordo”


Maria fu svegliata da Tess, e con suo grosso rammarico non trovò Michael al suo fianco. Poteva sentire il materasso ancora caldo, segno che si era alzato da poco. Tess era contenta di vedere che stava meglio, l’aiutò a vestirsi e mangiarono insieme. Quando arrivarono Sean e Michael, Tess andò via, per prepararsi per andare all’emporio con suo fratello. Maria era seduta sul letto e si stava sistemando i capelli. Michael prese subito la parola, non voleva perder tempo. “Sean, ricordate quel giorno che io e vostra sorella uscimmo per una passeggiata e tornai ferito con lei addormentata?”
“Lo ricordo molto bene”
“Non vi ho raccontato tutto. Mentre camminavamo si sono avvicinati tre individui. Erano stati mandati per cercarmi. C’è stata una lotta, e per fortuna non è accaduto nulla di irreparabile. Credevo che la questione fosse finita li, ma uno di questi tre ha raccontato di averci visti insieme, me e Maria, a Larek.”
“Chi è Larek?”
“Possibile che non ricordiate il suo nome? Fino ad una decina di anni fa era il mago di corte. Quando il Generale Valenti scoprì che tentava di usurpare il trono fu cacciato dalla città. Un altro mago ha posto dei sigilli magici e delle rune a palazzo per proteggere la famiglia reale. Io conosco il modo per disattivarle. Larek vorrebbe avere me ed i miei uomini al suo comando. Ha provato in ogni modo, ma non c’è mai riuscito. Ha creato un suo piccolo esercito, ma non è sufficiente per contrastare il nostro.”
“E Maria cosa c’entra in tutto questo?”
“Volevano usarla come merce di scambio per le mie conoscenze.”
“Capitano, ciò che mi state dicendo non mi tranquillizza.”
“Lo so, ma è giusto che sappiate il perché della vostra presenza qui. Alcuni uomini verranno con voi all’emporio, e resteranno nei paraggi. Non ho motivo di credere che Larek possa colpire voi e Tess, ma preferisco essere prudente”
“Ma Maria è in pericolo, giusto?”
“Potrebbe provare di nuovo a rapirla” Sean sospirò, guardò sua sorella poi riprese a parlare “Resterete con lei?”
“Il Generale si sta occupando della scorta al re e di sistemare uomini di guardia per prevenire eventuali incursioni. Io sarò qui in caserma. Non penso che tenteranno di entrare in una zona militare, non hanno abbastanza uomini.” Vedendo il viso accigliato del ragazzo gli disse con aria estremamente seria “ Sean, dovranno uccidermi per portarla via di qui.” Sean, pensò che era meglio chiudere li il discorso, tanto nulla che potesse fare migliorava la situazione.
“Se non c’è altro, raggiungo Tess e vado ad aprire l’emporio” fatto un breve cenno di saluto uscì dalla stanza. Michael si sedette sul letto e prese una mano di Maria, sulla quale posò un bacio.
“Perché non mi hai svegliata”
“Avevi bisogno di riposare”
“Non è stato piacevole trovarmi da sola”
“E’ stato meglio così, se restavo ancora qualcuno poteva vedermi. Ma ora vorrei parlare d’altro. Voglio che mi racconti cosa è successo da quando ti hanno portata via da casa” Maria si irrigidì, avrebbe voluto mettere una pietra sopra agli ultimi due giorni. Anche se si trovava in una caserma si sentiva bene, perché lui era li e da ciò che aveva sentito dal discorso con suo fratello, Michael si sarebbe preso cura di lei.
“Devo proprio?” Lo scurirsi dello sguardo di lui fu più eloquente di qualunque risposta. “Va bene, ti racconto tutto…” Ma poi rimase in silenzio. “Maria..”
“…. è venuto un uomo a bussare alla nostra porta dicendo che eri gravemente ferito e che necessitavi delle mie cure. Sono salita sul suo cavallo, e siamo arrivati ad un accampamento. Li ho visto per la prima volta Larek ed il suo servitore Boris. Quando non ho risposto alla sua domanda Larek mi ha colpito. Poi mi ha colpita di nuovo. La prima volta mi ha rotto il labbro, la seconda sono finita su un grosso baule violentemente e mi sono fatta male al fianco. Mi hanno legata e ci siamo spostati tutti nel palazzo dove tu mi hai trovato. Mi hanno chiusa in cella e messo la catena. Hanno riprovato a farmi parlare, ma non avevo nulla da dire. Larek mi ha detto che dopo che aver sistemato te, mi avrebbe regalata a Boris. Poi sei arrivato tu e mi hai tirato fuori di li. Questo è tutto”
“Sanno chi sei?”
“Larek lo sapeva già, gli ho impedito di vedere la mia mente.”
“Ti temono, altrimenti non avrebbero inscenato tutto questo”
“Larek è potente, perché dovrebbe temermi?”
“Non capisco molto di magie, ma da ciò che ti ho visto fare, non sei proprio una principiante”
“Ho studiato molto, ma ho poca pratica. Gli altri maghi o streghe che esercitano costantemente la magia, non si stancano quando fanno incantesimi, ci sono abituati.”
“Devi stare attenta, non voglio spaventarti, ma se ….”
“Cercheranno di farmi fuori o di usarmi per indebolire te”
“Proprio così. Cerca di non allontanarti dalla caserma”
“Resterò incollata a te tutto il giorno ed anche la notte”
“Forse è meglio se dormi con i tuoi fratelli, non vorrei dare adito a voci”
“Hai detto a mio fratello che mi avresti difeso a costo della tua vita, sei obbligato a vegliare su di me anche di notte.”
“Ma non lamentarti se la mattina quando ti svegli sei da sola”


Nel palazzo di Larek c’era silenzio. Il potente mago aspettava il ritorno di Boris dalla perlustrazione. Non riusciva a credere che quella piccola strega fosse fuggita via. Probabilmente il Capitano era accorso in suo aiuto. Ma come erano riusciti a fuggire via senza essere visti? Aveva un buon gruppo di uomini sotto di lui. Uomini grandi e grossi, ma che non servivano a nulla, erano solo carne da macello da utilizzare in caso di uno scontro diretto, in una battaglia. Il fatto che un uomo solo era riuscito ad infilarsi nelle sue prigioni ed a portare via un prigioniero era molto grave. Non solo il posto in cui risiedeva era facilmente espugnabile, ma la sorveglianza era totalmente assente. Si chiese cosa stessero facendo gli uomini messi di vedetta quando era stata forzata la finestra della cella. Sperava che il suo servitore, almeno lui, gli portasse notizie tali da permettergli potersi organizzare di nuovo. Ma questa volta doveva fondarsi principalmente sulle sue forze.
“Mio signore, sono tornato, ho notizie per voi”
“Dimmi Boris, ti ascolto”
“E’ stato il Capitano Guerin a far fuggire la ragazza, proprio come avevamo pensato. L’ha portata in caserma”
“Questa non ci voleva, ci sono troppi soldati li. Hai scoperto altro?”
“Si, anche i parenti della ragazza sono stati portati al villaggio e sono tutti sotto sorveglianza”
Aveva avuto notizie, ma nulla di buono, ora bisognava ponderare bene ogni mossa.
“Si saranno allertati, immagino”
“Gruppi di soldati fanno una continua ronda, come se ci stessero aspettando da un momento all’altro”
“Dobbiamo aspettare per fare una qualunque mossa. Questa volta dobbiamo pazientare quanto più allungo è possibile. Prima o poi abbasseranno la guardia e sarà allora che colpiremo e non saranno pronti a difendersi”


Passarono due mesi da quel giorno. Nulla era accaduto. I soldati continuavano a controllare il villaggio, ma ad ogni giorno che passava, diminuiva la tensione e quasi più nessuno si aspettava un attacco dal nemico. Maria viveva ancora in caserma con Tess e Sean, continuava a dividere la stanza con Michael di notte, ma non dovette inventare scuse per questo particolare. La camera di Tess e Saen era piccola e sua sorella aveva paura di stare da sola. Michael tutte le mattine spariva all’alba per evitare che qualcuno lo vedesse uscire dalla sua ex camera da letto. Lei si era ripresa del tutto, ma covava dentro di se sempre un senso di timore. Alex le aveva fatto spesso visita e quando era rientrato suo padre, aveva incontrato anche il suo maestro. Maria ricordava ancora le sue parole, il fatto di essere al villaggio l’agitava anche per questo. Ma ormai non poteva far niente e si sentiva come trascinata dalla corrente. Sean voleva trasferirsi nella casa che possedevano vicino l’emporio, ma siccome erano sotto scorta gli era stato sconsigliato, la caserma era il luogo più sicuro in cui potevano dormire sogni tranquilli. Maria trascorreva le sue giornate svogliatamente, in attesa di potersi incontrare con Michael la sera, senza dover fingere che fra di loro non ci fosse nulla. A volte andava al negozio del fratello e l’aiutava, altre volte invece si sedeva sui gradini fuori la caserma e si metteva a leggere un libro. Le mancava la vita che faceva nella sua casa, c’erano tante cose da fare, al villaggio si annoiava. Un paio di volte la settimana si recava alla Gilda del Sole Nascente, dove incontrava il dottor Withman ed altri maghi, e con loro si esercitava nella pratica della magia. Michael, sul far della sera andava a prenderla per riportarla in caserma. La sua era soltanto una precauzione in più visto che c’erano uomini di scorta che la seguivano ovunque andasse. Anche quel giorno, o meglio il giorno stava quasi per tramontare, Michael la stava aspettando. Maria comparve con un uomo anziano, stavano parlando animatamente di qualcosa. Quando lei lo vide, sul suo viso si allargò un gran sorriso. L’uomo si voltò dopo aver osservato il cambiamento della ragazza con cui stava parlando, trovandosi avanti un uomo in divisa. “Salve Capitano, siete venuto a scortare la nostra Maria in caserma?” Michael riconobbe l’uomo, ora che gli si era avvicinato, era Milton, la figura più importante della gilda, tutti li dipendevano da lui. “Certo, il Capitano non prende mai sotto gamba il suo lavoro.” Maria aveva risposto per lui. Milton li osservò un attimo, poi continuò a parlare al Capitano. “Volevo chiedervi… fra tre giorni, qui al ci sarà la festa annuale … vorrei che Maria partecipasse. La cerimonia di terrà all’aperto, ritenete che sia sicuro?” Michael si accigliò un attimo. Quella cerimonia avveniva ogni anno nello stesso giorno, ma lui non vi aveva mai partecipato. Era una rappresentazione teatrale tenuta da tutti gli adepti e supervisionata da Milton “Il nostro nemico per il momento non ha ancora fatto la sua mossa. E’ probabile che non tarderà a farla, sta aspettando il momento opportuno, non dobbiamo farci trovare con la guardia abbassata. Se Maria vorrà essere presente, la scorterò io stesso, ma in qualunque caso ci saranno uomini di guardia nella zona in cui farete la festa” Milton lo guardò soddisfatto, aveva ben sentito parlare di Maria dal Dott. Withman, poi aveva avuto modo di vederla all’opera in quel periodo, e poteva dire che la ragazza era migliora moltissimo, e teneva particolarmente alla sua presenza. “Bene, le vostre parole mi confortano, saremo tutti più tranquilli. “ Dopo aver scambiato ancora qualche frase di circostanza, si separarono e Michael e Maria si incamminarono verso la caserma. Dopo un po’ che erano in silenzio, Micheal le chiese “Vuoi andare a vedere questa rappresentazione?”
“Sono curiosa, ne ho sentito parlare, ma non ci sono mai stata. A Milton farebbe piacere la mia presenza, ma se tu non vuoi…” lui arrestò un attimo il passo “ho detto che ti avrei accompagnata, sta a te decidere.”
“Vorrei andarci”
“Come vuoi” Continuarono a camminare e dopo un po’ Maria gli rivolse la parola “Michael, devo dirti una cosa. Quella che vedremo non è proprio una recita. E’ un rituale magico… i maghi e le magie non sono ben viste. Come sai, non ci sono mai stata, ma mi hanno detto che è una rappresentazione completamente in versi. Sono tutte magie di buon auspicio.” Michael si fermò e la guardò sorpreso. Poco gli interessavano le pratiche magiche, e non immaginava che dietro ad una festa che si ripeteva ogni anno ci fosse tutto questo. “Hai fatto bene a dirmelo, Larek saprà di sicuro cosa accade in questa cerimonia e se ne terrà lontano.”
“Non credi che tenterà di attaccarci?”
“Assolutamente no, con l’esercito di guardia e tutti i maghi li radunati sarebbe solo un pazzo se lo facesse”
“In effetti non hai torto”


Seguirono due giorni frenetici, in cui i soldati furono addestrati per bene. Bisognava stare attenti ad una eventuale, ma improbabile incursione nemica, dovevano anche essere preparati ad agire con cautela in modo da non interrompere il rituale. Michael era sicuro che tutto sarebbe andato liscio, ma dopo aver parlato con Maria, sapeva che il rito non doveva essere interrotto poiché poteva comportare devastanti effetti collaterali che lei non conosceva bene. Così si ripromise di chiedere in seguito maggiori informazioni. Le pratiche magiche non erano ben viste dal popolo, in particolar modo da chi era soltanto un contadino. Erano tollerati soltanto il mago di corte e quei pochi maghi potenti che erano presenti nella gilda da tanto tempo. Il Dott. Withman, non rientrava fra questi e neanche Maria. Infatti loro due sarebbero stati solo spettatori in quella serata. Ogni anno, Milton ed altri suoi adepti facevano in modo che il rituale andasse a buon fine, non c’era molta gente a parteciparvi. Ma questa volta sarebbe stato diverso. Diffusasi la voce che, per prevenire problemi, i soldati avrebbero presenziato alla rappresentazione, molti popolani, fra i più curiosi, avevano deciso di prendervi parte. Michael, non era molto contento, troppa gente avrebbe impedito una buona sorveglianza e fra di loro poteva intrufolarsi chiunque. Di sicuro non sarebbe stata una serata tranquilla. In più c’era Maria da tenere sott’occhio. Così decise di affidare a Kyle Valenti, figlio del Generale, Tess e Sean, mentre lui, una volta impartiti ordini ai suoi sottoposti, avrebbe tenuto d’occhio la ragazza bionda che da qualche mese viveva con lui nella sua stanza. Decise di farsi spiegare da Milton in cosa consisteva quella manifestazione, in modo da poter essere certo che tutto andasse per il verso giusto. Sia Milton che Maria rimasero colpiti da quanto il Capitano fosse abile come stratega. Maria era orgogliosa di lui. Sapeva che in parte lui stava facendo tutto questo anche per lei, o almeno lo sperava. Si era creata una certa affinità fra di loro. Erano costretti quasi ad ignorarsi per tutto il giorno. Così gli bastava solo scambiarsi uno sguardo per capire cosa l’altro aveva in mente. Ma lei era triste, non le faceva piacere dover continuamente nascondere i suoi sentimenti.


La sera prima del rituale, nella camera del Capitano, due figure, l’una avvinghiata all’altra, nella quasi oscurità, stavano parlando silenziosamente. “Allora, è tutto pronto per domani?”
Lui le toccò il naso e sorridendo le rispose “Certo che è tutto sistemato, avevi qualche dubbio?”
“No, ma avevo bisogno di sentirtelo dire” lui inarcò un sopracciglio “Avevi bisogno di essere rassicurata?”
“Un po’ di sicurezza e stabilità non ha mai fatto male a nessuno...Sono stanca di tutto questo. Di dovermi nascondere da Larek, di non poter tornare a casa mia, dovermi rifugiare in questa stanza. Di vederti di nascosto, che tu vada via all’alba e poi di dover fingere per tutto il giorno che fra di noi non ci sia altro che un rapporto tra vittima e guardia…” Lui la osservava, per quanto gli era possibile, visto che nella stanza aleggiava solo la leggera luce di una candela. “..Non mi piace mentire, già ho nascosto delle cose alla mia famiglia, per me sta diventando difficile mascherare anche cosa provo per te. A volte temo che potrei tradirmi anche con un solo sguardo.” Anche lui a volte si sentiva in balia della situazione e spesso doveva reprimere l’istinto di avvicinarsi a lei durante il giorno, rimandando tutto a dopo il tramonto. Ma la soluzione a quello stato di malessere balenò come un lampo nella mente di lui.
“Ce la fai ad aspettare qualche giorno ancora?”
“Aspettare per cosa?”
“Che abbia fine la festa, per rendere pubblica la nostra relazione. Parlerò con Sean domani mattina”
“Lo faresti davvero?”
“Farei qualunque cosa per te”


“Mio signore, ci sono delle novità dal villaggio” Boris entrò quasi correndo nella stanza di Larek. Il mago si era appena svegliato e stava consumando svogliatamente le sua colazione.
“Boris, spero per te che le notizie valgano la tua intrusione nei miei alloggi.”
“Stasera quasi tutto il villaggio parteciperà alla festa” Sentendo ciò, Larek ripose la tazza che teneva in mano e prese a guardare il suo servitore. Boris fu certo di avere la piena attenzione del mago e continuò “è stato organizzato un servizio di vigilanza.”
“Interessante. Altre novità sul nostro caro Capitano e la ragazza”
“Lui la scorta ovunque, e ci sono sempre degli uomini che la tengono sottocchio”
“Abbiamo la necessità di un diversivo, quei due devono essere separati, anche per poco tempo.”
“Qual è il vostro piano mio signore?”
“Devo liberarmi di lei, e voglio che sia Lui ad ucciderla. Voglio vederlo impazzire, forse solo allora sarò in grado di conoscere i segreti che conserva nella sua mente. La perdita della strega, avvenuta per mano sua, abbasserà le sue difese, sarà distrutto a tal punto da non riuscire a pensare lucidamente.”
“E come intendete muovermi?”
“Abbiamo bisogno di una persona di fiducia che si avvicini a loro, ma che non li insospettisca. Chiamami Courtney, forse lei fa al caso nostro”
Courtney era una cameriera. Larek l’aveva portata con se quando era andato via dal villaggio e si era rifugiato nel suo palazzo. Aveva più o meno l’età di Maria. Aveva preso informazioni sulla famiglia De Luca. Maria, Sean e Tess si erano rintanati nella casa fuori il villaggio alla morte dei genitori. Maria aveva all’incirca dieci anni. Sean il maggiore aveva continuato l’attività dei loro genitori. Maria anche se ancora una bambina aveva fatto da madre a Tess che aveva cinque anni. Da adolescente aveva aiutato per qualche anno il medico del villaggio, che lui sapeva essere un mago. Così aveva anche scoperto chi aveva fatto da tutore alla ragazza. Sapeva che non era avvicinabile con mezzi magici. Tutti i maghi di quello schieramento portavano sempre con se un amuleto che li proteggeva da incantesimi. Ma a tempo debito avrebbe trovato un modo per aggirare questo particolare. Ora gli servivano informazioni. Boris rientrò con la ragazza.
“Vieni avanti Courtney, ho da farti una domanda” Lei guardò il mago e rimase in attesa “Conosci una ragazza che si chiama Maria De Luca?”
“Se suo padre ha un emporio al villaggio, la conosco, per un periodo abbiamo frequentato la scuola insieme” Larek sorrise compiaciuto. “Si è lei, ora suo fratello gestisce quell’attività. Ho una proposta da farti. Ho la necessità di avere informazioni su di lei, e vorrei averle da te”
“Ma, mio signore, io non la vedo da quando mi portaste via con voi”
“Lo so, vorrei che tu tornassi al villaggio, e ci restassi per un po’. Stasera c’è la festa annuale, quale miglior scusa per fare una visita ai tuoi parenti? Dovresti avvicinarla, stare con lei e sapere tutto ciò che fa. Vieni qui ti mostro com’è adesso” Courtney si avvicinò al mago. Larek impose una mano su un recipiente con dell’acqua e vi apparve dopo un po’ il volto di una ragazza bionda. “Non è cambiata molto in questi anni, credo di riuscire a riconoscerla. Vi accontenterò mio signore, ma in cambio di questo servigio vorrei riscattare la mia libertà”
“Affare fatto, ma non fare strani scherzi altrimenti non ci sarà nessuno in grado di fermare la mia ira”


Michael si era alzato presto, aveva intenzione di parlare con Sean. Aveva un appuntamento con Milton a metà mattinata e se tutto andava come sperava, voleva chiedere all’uomo di benedire la sua unione con la ragazza. Michael non era devoto a nessuna divinità, lasciare che fosse Milton a compiere l’unione gli sembrava la cosa giusta da fare. Camminando nel corridoio, vide Kyle che avanzava con Tess. Dopo un breve cenno di saluto, si avviò con sicurezza verso la stanza di Sean.
Il ragazzo stava uscendo quando incrociò lo sguardo del Capitano nella sua direzione.
“Sean, posso rubarvi un minuto, c’è qualcosa di cui vorrei parlarvi”
“Ci sono guai in vista?”
“Spero di no” Sean riaprì la porta della stanza e vi rientrò seguito da Michael. Il Capitano non perse tempo, non gli piaceva dilungarsi in chiacchiere, era una persona schietta e diretta, perciò andò diritto al punto “Sono qui per dirvi che renderò pubblica la relazione con vostra sorella, e volevo conoscere il vostro parere in merito”
“Capitano, se mia sorella vi ha già dato il suo consenso, avrete anche il mio. Non ho alcun motivo per oppormi. Avete già deciso quando?”
“Tra due giorni” Sean si chiese il perché di tutta questa fretta, ma preferì astenersi dal porre domande. Aveva avuto modo di osservare sua sorella ed il Capitano insieme ed era convinto che Maria non potesse trovare un uomo migliore, con lui sarebbe stata al sicuro.


La sera della festa, tutto era pronto. La sorveglianza, discretamente svolgeva il suo lavoro. Mai quella cerimonia aveva avuto tanti spettatori. Michael lasciò Maria con Kyle, e fece un giro di perlustrazione per assicurarsi che tutto procedeva senza problemi, poi riprese il suo posto e restò fermo ad osservare lo spettacolo che si svolgeva avanti ai suoi occhi. Il rituale non impiegò tempo a compiersi e tutto ebbe termine senza interruzioni. Era prevista una piccola festicciola, musica e balli e qualche altro numero d’intrattenimento. Maria si era sentita rapita, aveva osservato tutto con molto interesse. Ora camminava sotto braccio con il suo Capitano, guardando svogliatamente le bancarelle dei mercanti. “E’ stata proprio una bella serata, anche se ne avevo sentito parlare durante i pomeriggi trascorsi al tempio, ma essere qui e vedere tutto è un’altra cosa”
“Mi fa piacere che tu ti stia divertendo….” Il loro discorso fu interrotto da una voce alquanto stridula “Maria De Luca, siete proprio voi!” Michael si voltò un attimo prima di Maria, per vedere alle loro spalle una ragazza bionda. Maria si bloccò e cercò di scrutare il volto della giovane donna che si era trovata davanti, aveva qualcosa di familiare, ma non riusciva a ricordare chi fosse. “Ci conosciamo?” Furono le uniche parole che riuscì a tirare fuori, nel frattempo si era avvicinata ancora di più al fianco di Michael. “Sono trascorsi anni, sono cambiata molto. Voi, invece, siete identica a come vi ricordavo. Sono Courtney, per un paio d’anni siamo andate a scuola insieme” Maria riflettè un po’ su quelle parole, poi le tornò in mente una bambina che a volte si sedeva accanto a lei. “Ah, si Courtney, ora ricordo.”
“E’ un piacere rivedervi, sono ritornata al villaggio per fare visita ai miei nonni, ma mi sento una estranea.”
“Posso capirlo, anche io sono stata lontana da qui per molto tempo ed ho avuto la vostra stessa sensazione” Gli occhi della ragazza passarono rapidamente da Maria a Michael e poi di nuovo su Maria. “Non mi presentate il vostro accompagnatore?” Lo sguardo di Courtney aveva indugiato per un po’ si Michael, come se volesse scrutarlo per imprimere nella memoria il suo volto. “Certamente, lui è il Capitano Guerin” I Due si scambiarono un cenno di saluto, poi la ragazza continuò a chiacchierare, ma quando si rese conto che i suoi interlocutori le prestavano attenzione solo per non sembrare sgarbati, si congedò. Aveva un fine da perseguire, e aveva fatto la prima mossa, ma doveva anche stare attenta a non esagerare altrimenti non avrebbe ottenuto le informazioni che le servivano. “Vi ho già importunato abbastanza, ma, se non vi dispiace, mi farebbe piacere rivedervi prima di ripartire, alloggiate sempre presso l’emporio?”
“No, vivo in caserma, potete trovarmi li.” Courtney fece un piccolo inchino “Verrò a cercarvi domani pomeriggio. Vi auguro una buona serata.”
Maria rimase senza parole, ma con lo sguardo fisso a guardare quella figura che si allontanava tra la gente. Si sentiva un po’ perplessa. C’era qualcosa in Courtney, il modo in cui si era avvicinata a lei, con calore e la rapidità con cui era sparita, qualcosa nel suo modo di fare che non la convinceva. “Perché sei così pensierosa? Qualcosa non va?” Maria distolse lo sguardo dalla folla e posò gli occhi sul ragazzo accanto a lei. “Non so, questo incontro così casuale, mi ha dato una strana sensazione” Michael guardò il volto di lei, non era più rilassato come poco prima e non ne capiva il motivo “E’ solo una ragazza che ti conosce, io non trovo nulla di strano nel suo comportamento”
Ripresero a camminare, questa volta prestando poca attenzione a ciò avveniva intorno a loro, presi dalle loro chiacchiere. “E che a volte avverto delle sensazioni, ma non sono in grado di spiegarle, quella che ho provato poco fa non era piacevole. Ma forse mi ha dato fastidio il modo in cui ti guardava, era troppo insistente” Michael rise di cuore “Maria, non sarai gelosa?”
“Forse, ma non è solo questo, cercherò di capirlo domani quando verrà a farmi visita.” Fecero una pausa, poi lui si ricordò che doveva metterla al corrente del suo incontro con Milton avvenuto quella mattina. Non aveva avuto molto tempo per parlarle, perciò lo stava per fare ora. “Ho parlato con Milton stamattina, gli ho chiesto di ufficializzare la nostra unione, spero ti faccia piacere” Maria si fermò di colpo, e con un rapido gesto lo strinse in un abbraccio. “E’ molto di più di ciò che potevo sperare, grazie”
“C’è un'altra cosa… ho dovuto dirlo in caserma, si è sparsa la voce e hanno organizzato un banchetto” Maria lo stava guardando con aria sorpresa. “Ecco perché da stamattina tutti mi guardavano in modo strano.”
“Sean ha fatto riservare per noi anche la stanza migliore della locanda”
“Non ci posso credere, è una cosa molto bella, avremo anche una festa, sono così felice…” E lei dimenticò quei timori, quelle sensazioni che aveva provato fino ad un attimo prima.
Restarono li ancora un po’, a discorrere, non curanti degli sguardi che la gente gli rivolgeva. Non era normale che due persone stessero li ferme a parlare abbracciati tra la folla, senza rendersi conto della presenza del resto del mondo.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:08
Messaggio #6


Milady Viconia McAliens
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Maria fu accolta al tempio in maniera speciale, tutti si congratulavano con lei per ciò che le era accaduto e si misero subito a sua disposizione per aiutarla. Aveva trascorso il mattino a parlare con Milton, ed a preparare tutto ciò che le serviva. Voleva che tutto fosse perfetto, era anche emozionantissima, non capitava tutti i giorni vedere i propri desideri diventare realtà.
Esausta, dopo pranzo, si ritirò in camera per riposare, o forse per stare un po’ sola con se stessa. Si sentiva stanca, ma si era anche stufata di essere fermata da tante persone, alcune delle quali non conosceva neanche, che oltre a farle gli auguri cercavano di farsi i fatti suoi. Questo la infastidiva non poco. Ma nello stesso tempo era felice di non doversi più nascondere
Courney, come promesso la sera precedente, si presentò in caserma e chiese di Maria. Un soldato la fece attendere ed andò a chiamare il Capitano. Tutti gli uomini della caserma avevano ricevuto ordini che chiunque avesse chiesto di Maria o Sean oppure Tess, dovevano avvisare o Il Capitano Guerin o il Generale Valenti. Michael era nel suo ufficio a sbrigare delle noiosissime pratiche burocratiche, quando fu avvisato che c’era una visita per Maria. Lasciò i documenti dove erano e andò all’ingresso.
“Buon giorno Capitano, avevo chiesto di Maria, come mai hanno disturbato lei?”
“Questa è una caserma, i civili per essere ammessi al suo interno devono essere autorizzati da un ufficiale” Courtney annuì convinta che lui le stesse dicendo la verità. Era in parte vero, ma ciò che non poteva sapere era il perché di tanto riserbo ed attenzione per i fratelli De Luca. O forse lo sapeva fin troppo bene perciò accettò quella risposta così com’era.
Avanzarono nel corridoio senza parlare, finchè non arrivarono alla porta della stanza di Michael.
Maria sentì bussare la porta, poi Michael comparve sull’uscio. “Ci sono visite per te” e fece un passo all’interno della stanza e Courtney entrò dietro di lui. “Maria, sono così contenta di vedervi”
“Siete puntuale, vi stavo giusto aspettando” Michael si avvicinò a Maria, che era seduta alla scrivania, notò che stava leggendo un libro. Le posò confidenzialmente una mano sulla spalla e le disse “Ci vediamo più tardi, vi lascio sole” si chinò su di lei e le diede un bacio su una guancia, lui non era solito fare questi gesti in presenza di altri, ma era convinto che Maria covava un represso senso di gelosia per quella ragazza, a suo avviso senza motivo apparente, in quanto si erano appena intravisti la sera prima. Sperava di rassicurarla così.
Maria non mostrò di essere sorpresa dall’atteggiamento di Michael,anche se lo era, così poggio la mano sulla sua. “Grazie, così possiamo dedicarci al passatempo preferito di noi donne, spettegolare” Si scambiarono un sorriso e poi lui lasciò la stanza.
“Sembrate essere in sintonia con il Capitano Guerin, lo avevo notato anche ieri sera. Avete una relazione?” Maria arcuò un sopracciglio, cosa voleva dire con quelle parole?
“Courtney, non vedo come ciò che riguarda me ed il Capitano possa essere affar vostro”
Courtney capì che era partita con il piede sbagliato, se voleva entrare in confidenza con Maria, non doveva provocarla o darle motivo di mettersi sulla difensiva, ed a quanto pareva il giovane Capitano non era un argomento di cui discutere.
“No, non fraintendetemi, è solo che si vede subito che siete molto legati. Non volevo innervosirvi o offendervi in alcun modo.”
“Non sono offesa dalle vostre parole, solo che non è mia abitudine condividere la mia vita privata.”
“Capisco molto bene ciò che intendete, anche io sono molto riservata, vi chiedo scusa per il poco tatto che ho dimostrato, dovevo immaginare che vi avrei infastidita ... Sono solo un’estranea per voi, un vago ricordo della vostra fanciullezza, che entra in questa stanza e sembra volersi impicciare dei fatti vostri” Maria sentì dentro di se farsi avanti la stessa sensazione che aveva provato alla festa. Quella ragazza non la convinceva, c’era qualcosa di subdolo, qualcosa che non riusciva a comprendere. Così decise di far buon viso e di lasciar correre, se lei era li per qualche motivo, voleva capire quale, ma senza insospettirla.
“Mettiamoci una pietra sopra e ricominciamo tutto da capo, volete?”
“Mi sembra un’ottima idea. Posso farvi una domanda?” Continuò ad un cenno affermativo della testa di Maria “Come mai vivete in caserma? Mi sembra così strano, ricordo la vostra casa, è molto bella”
“E’ una lunga storia, vivo qui per problema legato alla sicurezza della mia persona e della mia famiglia.”
“Oh! Non credevo fosse per un motivo simile. Mi dispiace, chi può volermi male?” Courtney fu molto brava a mascherare una falsa sorpresa e un falso dispiacere. Lei conosceva molto bene la storia, sapeva anche che Maria era stata prigioniera al palazzo di Larek. Un po’ si sentiva in colpa per ciò che stava facendo, ma avrebbe fatto di tutto per poter essere libera e tornare a vivere al villaggio con i parenti che le erano rimasti. “Qualcuno molto cattivo. Però qui mi sento al sicuro”
“Immagino, con tutti i soldati che ci vivono, vi faranno buona guardia. Se solo queste stanze non fossero così anonime, così spoglie, voi eravate abituata ad altro…” Maria si chiese se solo Courtney poteva immaginare quanto fosse grezza e priva di grosse comodità la casa in cui aveva vissuto, quella fuori dal villaggio, che a differenza della sua casa sopra l’emporio era paragonabile ad una grotta. “Courtney, non è necessario vivere in un castello per sentirsi a proprio agio. Questa stanza, sarà anche squallida per voi, ma per me non lo è”
“Stento a credervi, cosa potrà avere di tanto accattivante una stanza con un letto, una scrivania e un piccolo armadio?”
Maria si rese conto che, anche se avesse spiegato alla ragazza cosa significava per lei quella stanza, probabilmente non l’avrebbe capita. Perciò deviò il discorso su altri argomenti e fu costretta a dirle cosa sarebbe accaduto il giorno dopo, quando Courtney le chiese di andare al mercato con lei.
Courtney ne fu sorpresa. La studiò con molta attenzione, anche se era certa di aver reperito tutte le informazioni che Larek le aveva chiesto. Maria non portava alcun tipo di ninnolo, Larek si era raccomandato di controllare questa come prima cosa e poi di capire quali sarebbero stati gli spostamenti della ragazza fuori dalla caserma. Dopo aver discusso di argomenti futili, si congedò da lei. Si rese conto di invidiare la ragazza che, anche se era prigioniera li dentro, sembrava felice. Raggiunse il muro di cinta che segnava la fine del villaggio, uscì e poco più avanti incontrò Boris che la stava aspettando. Raccontò all’uomo ogni cosa, e mentre ritornava a casa dei suoi nonni saggiava già la sua libertà.


Boris cavalcò in fretta, raggiungendo rapidamente la sua dimora. Courtney aveva fatto delle ottime scoperte, e doveva avvisare Larek prima possibile. Quindi non indugiò e portò a conclusione il suo compito. Il racconto fu altrettanto rapido quanto la cavalcata e Larek ne era compiaciuto.
“Benissimo, le cose non potevano mettersi meglio di così. La strega non porta amuleti protettivi. Se Courtney non fallisce, questa sarà la sua ultima notte nel regno dei vivi.” Una fragorosa risata si diffuse nel silenzio di quell’oscuro palazzo. “Lasciami solo, ho da preparare l’arma della mia vittoria. Torna all’alba, c’è una cosa che devi portare a Courtney prima possibile”
E così fece Boris, si dedicò ai suoi incarichi in attesa di compiere la missione che gli era stata assegnata.
Al sorgere del sole si presentò nello studio del Mago. Larek era seduto sulla sua sedia, il volto stanco, su cui era disegnato un ghigno di soddisfazione. Diede istruzioni precise a Boris, nel frattempo si preparava a godersi la sua vittoria.


La Gilda del Sole Nascente, quel pomeriggio era bardata a festa, capitavano raramente situazioni di quel tipo. La gente comune, quando decideva di vivere insieme, lo faceva e basta. In quel caso, però la situazione era particolare, Maria era una di loro, anche se in incognito, ma pur sempre una strega e tutti ci tenevano a fare bella figura ed a regalarle una giornata da ricordare.
Maria era raggiante, qualcosa nella sua vita iniziava ad andare per il verso giusto. Ormai la tensione accumulata negli ultimi mesi, quando attendevano un attacco nemico, stava svanendo, ora era un’altra la tensione che si stava impossessando di lei. Ma cercò invano di calmarsi e a nulla servivano i suoi ragionamenti. Più si avvicinava l’ora e più non riusciva a stare ferma. Si era ritrovata più volte a torturasi nervosamente le mani.
Raramente venivano fatte cerimonie di unione, ognuno aveva la sua divinità ed il massimo che faceva, era farsi benedire da un adepto della relativa religione. La cerimonia sarebbe avvenuta a porte chiuse, si entrava solo per invito e di inviti ne erano stati elargiti veramente pochi.
Sperava vivamente che il banchetto che sarebbe seguito alla cerimonia, non diventasse qualcosa di eccessivamente goliardico. La presenza di buona parte dei militari la preoccupava, non poteva sentirsi al sicuro fra tanti soldati ubriachi. Perché era convinta che di sicuro avrebbero bevuto a più non posso per festeggiare il loro Capitano. Ma non poteva crearsi dei problemi, o frustarsi per qualcosa che ancora deve accadere. Indossò quello che in teoria era il suo miglior vestito. Non aveva granché nel suo guardaroba, che di per se non era mai stato molto ricco. Ma li in caserma aveva appena qualche ricambio. La fretta con cui avevano preso quella decisione di certo non le fava il tempo di potersi organizzare meglio. Ma in fondo non le importava, erano altre le cose che lei riteneva necessarie quel pomeriggio.
Michael era impegnato a supervisionare tutto il lavoro della giornata. Il suo senso di responsabilità gli impediva di soprassedere anche in un giorno tanto importante per lui. Doveva essere sicuro che mentre lui era assente, tutto fosse tranquillo, nulla doveva turbare lui e Maria almeno fino al giorno seguente.
Sean, non riusciva a capire il perché di quella cerimonia all’interno di una gilda di maghi. Sua sorella frequentava quel posto con il dottor Withman, ma per apprendere dai maghi alcuni rimedi e medicamenti di loro conoscenza, che potevano ritornare utili per i malati, fece buon viso a cattivo gioco. Ma un piccolo sospetto si insinuò in lui. Forse la sua angelica sorellina non era proprio angelica come lui la immaginava. Se ripensava a tutto ciò che era accaduto, il suo rapimento, il suo coinvolgimento nella vita del Capitano, stentava a credere che fosse completamente vittima della vicenda. Qualcosa gli sfuggiva, ma avrebbe soprasseduto quel giorno, ma appena ne avrebbe avuto l’occasione, avrebbe fatto quattro chiacchiere con sua sorella.
Ad orario prefissato si recarono alla Gilda. Li erano attesi. Entrarono nella sala principale. Milton li fece avvicinare al centro della sala. Il pavimento era molto particolare, un mosaico che ritraeva il cielo, una particolare astrale che aveva senso solo per chi era in grado di leggerla, per gli altri solo un bel lavoro artistico. Milton senza perdere tempo iniziò una lenta cantilena. Parole che ad orecchie profane sembravano soltanto un lamento. Maria riusciva a capire cosa stesse dicendo, ma restò immobile come tutti gli altri. Terminata la litania, Milton prese un nastro di seta e legò insieme i polsi di Michael e di Maria. Pronunciando altre parole, sempre in una lingua sconosciuta, ma questa volta, un altro mago, le traduceva nella lingua che parlavano tutti.

Attraverseremo i secoli e le ere,
Al di la del corpo e della mente,
Per sempre uniti.


Appena furono finite di pronunciare queste parole, il nastro che legava i polsi svanì in un leggero scintillio. Michael e Maria si guardarono negli occhi. Loro due erano le stesse persone di poco prima, ma dopo questo rito, le loro anime erano legate per sempre, si sarebbero ritrovate ovunque, perché questo sarebbe stato il loro destino. Sapevano bene a cosa andavano incontro, Milton gli aveva spiegato cosa comportava quella cerimonia. Ancora assorti, furono interrotti da Tess che appena si era resa conto che era tutto terminato, si era scagliata come un fulmine verso di loro per fagli gli auguri.

La locanda era piena di soldati, alcuni già alticci. Quando Michael e Maria fecero il loro ingresso, vennero accolti con un gran clamore. Speravano entrambi in una serata tranquilla, ma fecero buon viso a quella situazione, sapendo che da li a qualche ora sarebbero rimasti soli ed avrebbero ritrovato la tranquillità che tanto bramavano. L’oste aveva dato il meglio di se per sistemare quell’umile posto per l’occasione. Anche il banchetto aveva un ottimo aspetto ed entrando si sentiva un profumino molto accattivante di spezzatino e di cinghiale. Gli avevano riservato i posti a capotavola, della lunga tavolata che avevano preparato. La serata fu allietata dall’intervento di un bardo, da risate allegre e da una grande spensieratezza. Tutto filava liscio come l’olio, e man mano il vino conferiva a tutti una certa ilarità, nessuno più pensava al loro nemico o si preoccupava di fare la guardia. Verso mezzanotte, Michael, decise che ne aveva avuto abbastanza di tutto e che era arrivata l’ora di ritirarsi con la sua compagna nella stanza che era stata messa a disposizione per loro al piano di sopra. Maria salutò rapidamente Tess e Sean, e si accinse a raggiungere Michael che l’attendeva ai piedi delle scale. L’aveva appena raggiunto, quando si sentì chiamare, e voltandosi vide Courtney. “Scusate, non vorrei disturbare, posso rubarvi Maria per qualche minuto?” entrambi si guardarono per qualche istante. “Michael inizia a salire, ti raggiungo subito.” Lui era riluttante a lasciarla da sola, ma non voleva creare tensioni inutili, così l’assecondò, ripromettendosi di andare cercarla se entro pochi minuti non l’avesse raggiunto. “Ditemi Courtney, cosa volete da me?”
“Mia nonna vorrebbe vedervi, è qui nella locanda, al piano di sopra, vi prego le ho parlato di voi…” Maria ricordava la nonna della ragazza, quando era bambina, era molto gentile con lei e con la sua famiglia. Tiro un sospiro e le rispose “Va bene”. Salirono insieme le scale, ed incrociarono il Dott. Withman che scendeva. “Andate via Dottore?”
“Si Maria, e voi due?” Courtney rispose per entrambe “Mia nonna vuole incontrare Maria”
Il dottor Withman si accigliò, ma non disse nulla. “Bene, vi auguro una buona serata. Courtney salutami tua nonna” Scese di sotto e raggiunse il tavolo dove c’era Milton, lo chiamò in disparte e si misero a parlare. Sapeva che Alex era andato a controllarla poche ore prima del banchetto, la nonna della ragazza non godeva di una buona salute, gli sembrò strano che si fosse ripresa tanto in fretta, cercò con lo sguardo suo figlio, doveva sincerarsi che fosse tutto a posto prima di lasciare quel luogo. Alex non sembrava essere nei paraggi. Avrebbe atteso di veder scendere Courtney e sua nonna o di trovare Alex prima di rischiare una incursione nella stanza del Capitano. Raccontò tutto a Milton che sentì puzza di bruciato e disse al dottore che se entro cinque minuti non vedeva almeno una delle due ragazze scendere, sarebbe andato di sopra a controllare.

Maria fu invitata ad entrare in una stanza. Trovò una donnina piccola, con i capelli bianchi seduta su una sedia e sembrava aspettare di vederle arrivare da un momento all’altro. Maria era come incantata, sentiva la sua volontà annullarsi pian piano, ma attribuiva questa sensazione alla stanchezza ed allo stress accumulato. Si avvicinò alla donna, mentre Courtney rimase ferma vicino la porta. La donna le accarezzò il viso, mormorò qualcosa, poi le porse un astuccio. Maria lo aprì e dopo averne osservato il contenuto, guardò la donna negli occhi e fece un cenno di assenso con il capo e poi uscì dalla stanza.

Michael, era entrato nella stanza. Non era una camera eccessivamente lussuosa, ma era sicuramente molto più bella di quella che aveva in caserma. Si sentiva il profumo di fiori freschi aleggiare nell’aria. Decise di uscire fuori al balcone per ingannare l’attesa.
Era una bella notte, il cielo stellato, una leggera brezza gli attraversava i capelli. Tutto era tranquillo, fin troppo. Ma Maria, dov’era finita? Non era entrato li da molto, forse trenta secondi, ma non tollerava l’intrusione di Courtney in quel momento, quella ragazza non aveva dimostrato un minimo di educazione. Aveva sbagliato a non intervenire, doveva dirle che lei e sua nonna potevano incontrare Maria il giorno seguente, ed ora si rammaricava di non averlo fatto. Era fermo li fra i suoi pensieri, quando realizzo che quella situazione gli ricordava qualcosa. In un attimo fu tutto chiaro, la premunizione che Maria aveva avuto tempo fa. Si girò di scatto e scansò la punta di un pugnale che era diretta alla sua schiena. Un secondo dopo e sarebbe stato colpito, mentre invece era stato preso di striscio ad un braccio. Le sorprese non erano finite. Aveva di fronte a lui Maria, era stata lei a tentare di ucciderlo.
Dopo un attimo di smarrimento si rese conto che qualcosa non andava, la ragazza sembrava essere in una sorta di trance, e non ascoltava le sue parole. Il suo corpo aveva intorno una specie di alone luminoso, lo stesso che era presente sul pugnale. Lei tentò più volte di colpirlo, spinta da non sapeva quale forza che aveva preso il sopravvento sulla sua volontà. Lottarono e nella colluttazione lei riuscì a ferire Michael ad una mano, solo un piccolo graffio, nulla di più. Lui provò più volte a disarmarla o a tentare di bloccarla, ma lei sembrava dotata di una grossa resistenza. Provò a parlarle di nuovo, ma si rese conto che era inutile. Le sue scarse conoscenze magiche non gli permettevano di capire cosa era successo alla ragazza. Durante la colluttazione urtarono qualcosa e caddero a terra. Lui da una parte, lei dall’altra. Maria restò immobile, mentre lui si era rialzato e le si stava avvicinando.

Courtney nel frattempo, uscì quasi di corsa dalla locanda. Il dottor Withman la notò, e si insospettì dal modo in cui la ragazza si allontanava. Fece un cenno a Milton ed entrambi salirono al piano di sopra. Arrivati quasi alla stanza che era stata riservata per la coppia, udirono un urlo. Era il Capitano, ebbero la conferma che niente di buono stava accadendo. Corsero ed entrarono di colpo nella camera. Videro un pugnale, ovviamente dotato di poteri magici era a terra, sporco di sangue, Maria distesa atterra con una grossa ferita ad un fianco e dalla quale perdeva molto sangue. Michael era accovacciato accanto a lei e alzò la testa quando li sentì entrare. Non dissero una parola, non ce n’era bisogno, poiché entrambi videro che la ragazza era sotto qualche incantesimo. Milton prelevò il pugnale, e insieme al Dott. Withman impose le mani sanando la ferita. “Non capisco come sia stato possibile, lei doveva essere immune a incantesimi come noi due, dov’è il suo ciondolo di protezione? Dov’ il suo occhio di tigre?” Milton era perplesso, ogni mago sapeva quanto era importate il suo amuleto personale e non se ne separava mai. “Lo ha dato a me tempo fa, ma mi disse che ne avrebbe fatto un altro per se” Gli rispose Michael ponendo fine ai suoi quesiti “C’è un solo ciondolo per ogni mago, viene preparato con uno specifico rituale durante una cerimonia di iniziazione, qualunque altro amuleto non le avrebbe mai dato lo stesso tipo di protezione. Ma questo non è il momento di parlarne, dobbiamo muoverci e portarla al tempio. Dottore, occupatevi di quell’arma” Michael non capiva, l’avevano guarita o no? In parte quello strano alone sembrava star svanendo, ma lei non riprendeva conoscenza ed era pallida. “Cosa sta succedendo? L’alone intorno a lei sta svanendo perché non si riprende?”
“Hanno fatto una magia per comandarla, l’abbiamo eliminata, era quella che le rendeva luminescente. La ferita è rimarginata, ma il pugnale è avvelenato, dobbiamo portala al tempio per darle un antidoto.”
“Mi sono ferito con il pugnale”
“Il suo amuleto vi ha protetto dal veleno”
Nella stanza cadde il silenzio, Withman prese il pugnale e lo arrotolò in della stoffa. Michael prese la ragazza in braccio, sentiva che scottava, e seguì i due uomini, sperando che di sotto non ci fosse troppa gente. Arrivato alla sommità delle scale, Alex gli venne incontro. “Padre, mi cerca…. Ma cos’è successo?” il tono della sua voce divenne da calmo ad allarmato. “Qualcuno le ha fatto una magia, e si è ferita con un arma avvelenata, la stiamo portando al tempio. Figliolo, hai visitato la nonna di Courney oggi, come sta?”
“Al solito, è bloccata a letto” Milton e Withman si scambiarono una rapida occhiata.
“Alex, trova Courtney e portala al tempio, e cerca di farlo più rapidamente possibile, stai attento, potrebbe non essere sola.” Ripresero a camminare, tutti insieme scesero le scale. Nella sala sottostante erano rimaste ben poche persone. C’era solo Valenti che cercava di far tornare in caserma tutti i soldati. I fratelli De Luca erano già stati scortati da Kyle nella loro umile stanza. Lo sguardo del Generale, si posò sul gruppo che sgattaiolava fuori, cercando di non farsi notare, ma lui vide la ragazza fra le braccia di Michael, sembrava una bambola di pezza per quanto il suo corpo era rilassato.

Raggiunsero il tempio a piedi, e rapidamente entrarono in una stanza abbastanza illuminata, con un grosso tavolo di legno posizionato al centro. Li posizionarono Maria. Altri uomini e donne entrarono e si fermarono tutti intorno alla ragazza, esaminandola, per capire quale tipo di veleno era presente nel suo corpo. Michael restò li fermo immobile, non sapeva cosa fare, e sapere di non poter far nulla lo faceva infuriare, doveva solo sperare e confidare nell’esperienza delle altre persone che erano li. Non era facile restare inermi e impotenti.
Valenti fece il suo ingresso poco dopo, in rigoroso silenzio si era avvicinato a Michael, e gli aveva fatto segno di seguirlo fuori dalla stanza. “Cos’è successo?”
“Non lo so precisamente, è arrivata in stanza, non era in lei, c’è stata una colluttazione, aveva un’arma avvelenata e si è ferita.”
“Pensate che ci sia lo zampino di Larek?”
“Non ho alcun dubbio in merito, resta solo da capire come ha fatto” Il Generale annuì ed attesero senza parlare fino a quando Milton non li raggiunse, portando con se buone notizie.
“ Le abbiamo dato l’antidoto, sta facendo effetto, fra poco dovrebbe riprendersi.”


Alex aveva girato per le stradine del villaggio, e aveva raggiunto in fretta la casa dei nonni di Courtney, si era assicurato che la ragazza fosse ancora in casa, e l’attese fuori, nascosto nell’ombra del vicolo. Vide luci accendersi e spegnersi. Sentì che salutava i suoi parenti e che poi usciva furtivamente guardandosi intorno e poi avviandosi con fretta fuori dalla zona abitata. Lui la seguì, sempre più rapidamente, cercando di non fare rumore, finché non le fu alle spalle. Le mise una mano sulla bocca per impedirle di urlare, mentre la bloccava con l’altro braccio libero dal bagaglio.
“Non gridare, sono Alex Withman, posso liberarti?” Tolse la mano che le impediva di parlare ad un cenno affermativo della sua testa. “Cosa volete da me?”
“Dovete seguirmi c’è una persona che vi attende” La ragazza sembrava scossa, ma lui non sapeva se era per la situazione che si stava creando ora, o se lo era già da prima. “Chi vuole vedermi?”
“Seguitemi e lo scoprirete, ma attenta a non fare scherzi, vi riacciufferei subito” Courtney annuì, e a malincuore dovette seguire il giovane medico, ma iniziò ad irrigidirsi quando si rese conto dove la stava portando. Sapeva perché, o almeno lo immaginava, qualcosa era accaduto dopo che aveva lasciato la locanda, e non sapeva cosa. Voleva chiedere spiegazioni, ma era sicura che non avrebbe ricevuto risposta. Al loro ingresso, videro il Generale Valenti, Il Capitano Guerin e Milton parlare, ma smisero vedendoli entrare. “Dov’è mio padre?” chiese Alex, e ricevette risposta da Milton “E’ dentro con Maria” Alex annuì, ma non continuò a parlare, aveva portato a termine il suo compito, ma ora voleva vederci chiaro in tutta questa faccenda, ma osservando i volti delle altre persone presenti, si rese conto di non essere il solo alla ricerca di un chiarimento.
“Courtney, vi abbiamo fatta venire qui perché vogliamo una spiegazione da voi, perché avete detto al Dottor Withamn che vostra nonna era alla locanda e voleva vedere Maria, quando sapete meglio di me che la sua malattia la costringe in casa? C’era qualcun altro con voi in quella stanza? Cos’è successo?” Sentendo tutti gli occhi puntati su di lei, abbassò la testa, e rimase in silenzio.
Michael sentì una folle rabbia, non aveva mani picchiato una donna, ma se quella davanti a lui c’entrava qualcosa con ciò che era accaduto quella notte, avrebbe fatto bene ad andare a nascondersi perché non sapeva fino a che punto sarebbe riuscito a trattenersi. Valenti, che conosceva benissimo l’indole del suo uomo di fiducia, vedendo i muscoli del suo viso contrarsi, cercò di prevenire una sua eventuale, ma probabile, brusca reazione. “Vi conviene parlare, non siete nella condizione di tacere”
“Mia nonna è a casa, non alla locanda….” La ragazza aveva alzato lo sguardo, anche se sembrava ancora timorosa, e ne aveva tutte le ragioni. “… io non vivo al villaggio da tanto, da quando ero bambina… sono una cameriera, una cameriera di Larek.”
Milton intervenne con calma “Era lui alla locanda?” la ragazza annuì e poi continuò “…io non volevo far del male a nessuno, volevo solo essere libera ed ho barattato la mia libertà con un incontro con Maria. Non sapevo cosa voleva fare, mi ha dato solo delle istruzioni, dovevo avvicinarla, riallacciare la nostra amicizia. Mi chiese di controllare se aveva un ciondolo con se. Credevo che il mio compito, dopo avergli fornito queste informazioni fosse finito, ma quando seppe della cerimonia di oggi, mi chiese di fare in modo di incontrarla da solo. Lui fece una magia poco prima che io invitassi Maria nella stanza dove doveva essere mia nonna e prese le sue sembianze. Io, poi, sono andata via come mi aveva ordinato. Ora dovrei essere sulla strada del ritorno al suo palazzo, per prendere le mie cose e andare via” Il volto di Michael era totalmente contratto e chi lo conosceva bene, sapeva che stava per esplodere. “Quindi, se fra un po’ non vi presentate al suo palazzo si insospettirà” alle parole del Generale Valenti, la ragazza rispose con un cenno affermativo del capo. “Dobbiamo muoverci, dopo ciò che è successo questa sera Larek ha toccato il fondo.” Gettò un occhio a Michael, il suo tono rabbioso si placò, rivolgendosi a lui “Capitano, torno in caserma per organizzare una squadra, poi andiamo a prenderlo”
“Riguarda me e lui”
“Non potete affrontarlo da solo non questa volta, e se non volete ascoltare questo come un consiglio, prendetelo come un ordine” Michael stava per replicare, ma ci fu un vociare dalla stanza e lui si voltò di scatto ed entrò. “L’antidoto sta facendo effetto, sta riprendendo colore, fra qualche minuto dovrebbe anche riprendere conoscenza.” Si avvicinò al letto per constatare che ciò che gli era appena stato detto corrispondeva alla verità. Diede una sbirciata rapida a Maria e poi uscì altrettanto rapidamente dalla stanza. Afferrò Courtney per un braccio ed iniziò a trascinarla con forza dietro di se. “Cosa volete! Lasciatemi!” disse la ragazza quasi lagnandosi. Il gruppo di persone li presenti furono interdetti sul da farsi. Sapevano che Michael a volte non faceva grosse cerimonie e che per quanto lo conoscevano, si erano anche meravigliati della calma con cui aveva affrontato la situazione finora. Ora che aveva avuto la certezza che Maria era fuori pericolo, stava lasciando uscire fuori la sua vera indole. “Fate silenzio e seguitemi senza fare domande” le disse quasi ringhiando. Il Generale Valenti sapeva che stava per partire per una delle sue imprese individuali, pensò di non fermarlo, ma di seguirlo, in modo da dare a Larek un effetto sorpresa sul loro arrivo in seguito, perché non aveva dubbi sul fatto che Guerin stava andando da lui. “Vi prego non fatemi del male” Courtney era terrorizzata, Maria aveva parlato poco del suo uomo, ma da ciò che ne aveva dedotto, lo credeva una brava persona e non un violento. Ma ora era totalmente diverso da come lo aveva immaginato. Il suo sguardo, era quello di una persona concentrata, la sua mente doveva essere in piena attività. La mascella fortemente contratta, le faceva pensare ad un soggetto estremamente adirato. Si lei aveva paura, paura di ciò che poteva accaderle, paura di provocarlo, paura di tutto. In vita sua aveva temuto Larek, ma ora non sapeva quale dei due uomini la facevano tremare di più.
Era andato verso la stalla con la rapidità di un fulmine trascinandosi dietro una tremante Courtney. Ordinò con tono secco allo stalliere di sellare il suo cavallo, di procurargliene un altro e di tenere d’occhio la ragazza, mentre lui si dirigeva verso l’armeria.
L’armeria, si trovava in un’ala della caserma. Vi entrò rapidamente e prese la sua armatura e la sua spada, le aveva lasciate li quella stessa mattina per farle pulire e lucidare. Indossò la corazza e fissò la spada al suo fianco. Prima di ritornare alla stalla passò per la stanza di Sean. Bussò piano, probabilmente stavano dormendo, ma doveva avvisare almeno il ragazzo delle condizioni della sorella. Sean aprì la porta, dentro era quasi buio, ma lui sembrava sveglio. “Capitano, ma cosa ci fate qui? … ma siete armato!” Sean chiuse la porta dietro di lui e si fermò nel corridoio “Tess dorme” gli disse come se gli fosse stato chiesto. “Sean, sto partendo. C’è stato un incidente alla locanda, Maria è stata ferita, al tempio l’hanno curata. Vado a punire il responsabile.”


Maria si stava risvegliando. Poco prima, era certa di stare delirando, immagini confuse che le passavano per la testa. Avvertiva un gran vociare intorno a lei, qualcuno le era vicino, qualcuno era più lontano. Non ricordava molto, solo che era nella locanda e che stava salendo di sopra con Michael, quando era stata fermata da Courtney ed era andata con lei in una stanza. “….Michael….”
Tutti quelli presenti nella stanza si scambiarono un occhiata. Stava chiamando il nome del Capitano, chi le avrebbe spiegato che non appena aveva visto che era fuori pericolo era uscito come una furia da quel luogo?
Fu Sean De Luca, che dopo aver lasciato Tess addormentata alle cure di Kyle Valenti, era uscito di corsa per raggiungere l’altra sua sorella, ad avvicinarsi a lei mentre si stava riprendendo. Non potette trattenersi, e prese ad accarezzarle la testa, come faceva quando era piccola, quando era ammalata, e lui era terrorizzato all’idea di perderla come era accaduto con i suoi genitori. “Maria, come ti senti?” Azzardò a chiedere quando vide la ragazza sbattere le palpebre velocemente, ed i suoi occhi fissarsi su di lui. “Sean, dove sono? Michael dov’è?” Sean si sentì preso alla sprovvista. Che poteva dirle? Forse solo la verità.
“Sei al tempio, ti hanno dato un antidoto per il veleno”
Veleno? Pensò lei. Veleno? E con cosa si era avvelenata? O meglio, chi l’aveva avvelenata?
Aveva un terribile mal di testa, ora iniziava a avvertire delle fitte lancinanti nella tempie.
“Michael dov’è?” Sean aveva eluso la domanda prima, ma ora si vide costretto a rispondere almeno per quella parte della storia che conosceva. “E’ passato in caserma per avvisarmi che eri qui, e poi è andato a punire il colpevole di tutto questo….” Maria si sentì ancora più confusa, mancava ancora qualche tassello e lei per quanto si sforzava non riusciva a ricordare. Trasalì alle parole del fratello, non aveva bisogno d’altro, sapeva dov’era andato “Cosa? Non dirmi che è andato da Larek da solo?” Un cenno affermativo del capo di Sean, confermò i suoi sospetti. Aveva poco tempo e doveva prendere una rapida decisione sul da farsi. Michael non avrebbe lottato da solo contro quel mago.
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viconia
messagio 26 Oct 2004, 13:43
Messaggio #7


Milady Viconia McAliens
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Courtney seguì Il Capitano senza fiatare, era terrorizzata da lui, specialmente ora che era profondamente adirato. Provò un forte senso di pentimento, se fosse tornata indietro… ma che stava pensando? Lei voleva essere libera e avrebbe fatto qualunque cosa, anche se ora le dispiaceva profondamente essere stata causa indiretta di tutto questo. Certo, Larek l’aveva avvisata, ma non le aveva detto tutto; conosceva solo parte del suo oscuro disegno, ma comunque ne era in parte responsabile. Osservava l’uomo sull’altro cavallo e per quanto le incutesse timore, non potè non provare anche ammirazione per lui, per l’impavidità con cui andava incontro ad un temibile nemico solo per vendicare la sua donna. Eh si! Maria De Luca era una ragazza fortunata, nonostante il fato gli era stato avverso per più di un motivo. Capì in un attimo che si era schierata dalla parte sbagliata, se voleva liberarsi di Larek doveva combatterlo, e non assecondarlo nei suoi oscuri movimenti. Ora era certa di aver commesso un errore, ora sapeva cosa fare, e nel frattempo sperava di poter avere il perdono da coloro a cui aveva fatto del male.


“Dovete lasciarmi andare! Lui ha bisogno di me!” erano trascorsi almeno dieci minuti, e nessuno sembrava in grado di calmare Maria. In molti non riuscivano a spiegarsi, come dopo tutto quello che le era successo, lei avesse ancora tanta forza in se.
“Maria, ti prego calmati, vedrai che Michael tornerà presto, il Generale Valenti è già partito con i suoi uomini, lo raggiungeranno….”
“Tu non capisci, arriveranno troppo tardi!” Sean la guardava attonito, la guardava come se fosse pazza. A nulla era servito il racconto che le aveva fatto Milton, a nulla le raccomandazioni del Dott. Withman, lei continuava ad urlare istericamente. Sean scosse il capo con impazienza.
“E come credi di poter fare ad arrivare prima di lui?”
“Milton puoi farmi arrivare li con un portale”
“No Maria, tu non vai da nessuna parte, ne a piedi, ne con mezzi magici.”
“Sean, non puoi impedirmelo”
“Certo che posso, sono tuo fratello e non ti permetterò di rischiare la tua vita”
“La mia vita ora appartiene a Michael e condividerò con lui il suo destino” si alzò in piedi e si rivolse a Milton “Mi apri il portale o devo provvedere io?” Maria era molto provata e si sentiva ancora stanca, aprire il portale significava finire di consumare le ultime energie che le erano rimaste. Sean fu scioccato dalla domanda di sua sorella; era molto di più di una richiesta, era il chiarirsi di tanti dubbi. Sua sorella gli aveva mentito, anche lei era una praticante della magia. Sua sorella era una strega.
“Bugiarda! Mi hai mentito! Il tuo Capitano sapeva tutto e ti ha coperto. Tu sei una strega” Maria trasalì alle parole del fratello, era tanto presa dal cercare di raggiungere Michael che non aveva pensato che il suo segreto poteva essere scoperto. “Sean… io non te lo avevo detto perché ….”
“Tu mi hai mentito per tanto tempo, hai nascosto chi sei in realtà alla tua famiglia. Perché?”
Maria abbassò la testa, l’ultima cosa che voleva in quel momento era sentirsi in colpa. Ma non potè farne a meno. “Conoscevo la tua opinione, ed ho pensato che mi avresti odiato”
“Però ti sei fidata del primo venuto e non della tua famiglia….” Disse alludendo a Michael. “Sono stata costretta a rivelargli il mio segreto, se non avessi usato i miei poteri, forse a quest’ora io e lui….” Maria non finì la frase, Sean capì lo stesso il senso. Capiva sua sorella, i suoi timori, ma era terribilmente offeso e risentito da tutto questo. Lei si avvicinò e gli poggiò una mano sulla spalla. “Sean….” Senza girarsi e con voce atona gli rispose “Va da lui, chiariremo questa cosa in seguito.” Maria si allontanò, domandandosi se dopo quella avventura ci sarebbe stato, un seguito in cui spiegare tutto, un momento dopo il quale non ci sarebbero stati più segreti, più nulla da nascondere. Milton li fissava entrambi, era un po’ riluttante, ma non poteva negare un favore alla sua pupilla. Fece un cenno affermativo con la testa a Maria quando lei lo guardò e lui, nei suoi espressivi occhi lesse una specifica domanda. Pronunciò l’incantesimo e in un luccichio, comparve qualcosa che sembrava come uno specchio, ma osservando dentro era tutto buio, ma lasciando abituare gli occhi, si intravedeva la sagoma di un palazzo. Il palazzo di Larek. Maria vi passò attraverso senza indugio ed il portale si richiuse dietro le sue spalle.


Tutto era avvolto nel silenzio della notte, Michael osservava con circospezione la zona circostante. Courtney si era acquattata dietro un grosso masso. Il palazzo sembrava disabitato, ma era ovvio che non era così. Courtney aveva provato a dire al Capitano che se si fosse avvicinata lei, avrebbero aperto senza alcun indugio le porte del palazzo, ma lui le aveva risposto grugnendo che non si sarebbe abbassato a questi trucchetti per entrare.
Erano entrambi intenti a pensare che non si resero conto di un luccichio alle loro spalle. Un portale, e comparve la strega bionda. Maria si sentì sollevata di trovarsi Michael a pochi metri. Lui le rivolgeva le spalle, ed era intento ad osservare il portone, lei avanzò fino a mettersi al suo fianco. “Vuoi che la apro per te?” Michael sussultò alle sue parole e per un attimo pensò di averle sognate e che fossero una sorta di ventriloquio dovuto ad un incantesimo fatto dal suo nemico. Poi si voltò e la vide, era li al suo fianco. Era ancora un po’ pallida, la sua pelle era molto chiara, riusciva a notarlo anche alla luce della luna. “Cosa ci fai qui?”
Ecco, pensò Courtney, il Capitano stava grugnendo di nuovo. Aveva fatto quella domanda ed a stento aveva compreso le parole. Era un bell’uomo, ma lei non riusciva a capire come facesse Maria a sopportarlo. Riprese a tremare solo sentendolo parlare; era una figura alta, austera e minacciosa, con l’armatura di metallo e la spada sguainata, era qualcosa di spaventoso ai suoi occhi. Maria rimase in silenzio, e Courney invece ebbe un sussulto di paura quando vide lui alzare una mano, pensò che stava per dare uno schiaffo alla ragazza, invece restò esterrefatta quando vide lo sguardo di lui addolcirsi e la mano scorrere sul viso di Maria in una carezza. Forse non era così temibile come sembrava, ma non solo anche il tono della sua voce era mutato, si era addolcito.
“Perché sei qui?”
“Non mi chiedi come ho fatto?”
“Posso immaginarlo, torna in città nello stesso modo” Maria scosse la testa e gli rispose “No, ti serve il mio aiuto, posso farti entrare. Andiamo?” Michael tirò un sospiro “Andiamo”
Courtney li seguì tenendosi a distanza di qualche metro, per sicurezza. Maria poggiò il palmo di una mano sul legno del portone e la porta si aprì sotto il tocco della sua mano. Un cigolio spettrale ruppe il silenzio. Micheal e Maria si guardarono un attimo, era una cosa insolita, nessuno avrebbe lasciato la porta principale del proprio palazzo aperta. Sicuramente li stavano aspettando. Entrarono aspettandosi di essere attaccati da un momento all’altro. Michael avanti, Maria qualche passo indietro, come se il suo corpo bastasse a farle da scudo, e tenendo la spada in mano per essere pronto per qualunque evenienza. Notarono che non c’era apparentemente nessuno, altro particolare che gli suonò strano. Si bloccarono all’unisono quando videro in lontananza, in un corridoio, una luce avvicinarsi oscillando. Probabilmente proveniva da una lampada e qualcuno avanzava lentamente verso di loro. “Courtney sei tu?” una voce proveniente dietro di loro rispose alla domanda. “Si, Peter, sono io, sono appena tornata. Hai lasciato tu il portone aperto?” la ragazza li superò facendo cenno di restare fermi, e Michael e Maria, volenti o nolenti dovettero stare al gioco. “Si, vicino all’ingresso sul retro ci sono un po’ di mercenari ubriachi, così ho lasciato qui aperto, per farti entrare, se Larek lo scopre…”
“Grazie, non dirò nulla, ora torna di la.” L’uomo girò su se stesso e ritorno sui suoi passi. Non appena fu lontano, Michael afferrò Courtney per un braccio, e le disse a bassa voce, ma quasi ringhiando “Cosa stai cercando di fare?” la ragazza sgranò gli occhi, serbava ancora un certo timore di lui. Maria si avvicinò e tolse la mano di Michael dal braccio di Courtney. “Volevo farvi strada per le stanze di Larek” Michael le rispose sempre con lo stesso tono “Cosa ti fa pensare che ci fidiamo di te dopo tutto ciò che hai fatto?” Courtney trovò a stento la forza di rispondergli, era timorosa, no, aveva proprio paura, si sentiva come bloccata tra due fuochi, da un lato il Capitano, dall’altro il potente mago. “So che non posso riparare a ciò che ho fatto, so che non vi fidate di me, ed è giusto. Voglio solo mostrarvi la strada da percorrere per raggiungere il vostro nemico… che è anche il mio… lui mi sta aspettando… sta aspettando il mio resoconto” Maria l’ascoltò con attenzione, sapeva che la ragazza diceva il vero, così intervenne. “Sta dicendo la verità, se non ti fidi di lei, fidati di me” Michael si fidava di Maria ciecamente, non era neanche il caso di chiederlo. Fece un cenno affermativo con la testa e poi aggiunse “Lei va avanti e ci fa strada, tu resta dietro e non farti vedere per nessuna ragione”. In silenzio si incamminarono per i corridoi, salirono delle scale e si ritrovarono avanti ad una porta. Era molto strano, lungo tutto il cammino non incrociarono nessuna guardia. Possibile che Larek fosse tanto sicuro di se o tanto stupido da non far controllare la sua dimora nelle ore notturne?
Courtney si fermò, poi fece cenno di restare fermi e bussò. Attesero pochi secondi. Larek fece sentire la sua voce dicendo un semplice “Avanti!” Courtney fece per entrare, ma Michael nuovamente l’afferrò per un braccio e le sussurrò ad un orecchio “Bada bene a ciò che fai” Courtney annuì e poi entrò nella stanza lasciando la porta semi aperta.
“Mio signore sono appena rientrata”
“Come è andata la tua missione, raccontami …”
La ragazza era intimorita, non solo dalla figura dell’arcigno mago, ma anche perché sapeva di non portare con se le notizie da lui volute e sapeva anche di non essere in grado di mentire. La presenza poi del Capitano e di Maria la metteva ancora di più in una assurda posizione. Posizione che in un certo senso si era creata anche a causa sua. Se solo quel giorno avesse detto al suo Signore che non conosceva Maria, ora avrebbe continuato a fare la cameriera e non avrebbe temuto per la sua vita.
“Courtney, non essere timorosa, qualcosa non è andato per il verso giusto? Puoi parlarmi tranquillamente, non ti farò niente, vieni avvicinati”
Lentamente avanzò di qualche passo, così che il suo viso spaurito fu in piena luce.
“E’ andato tutto secondo i piani”
“Davvero? A guardarti non si direbbe, la tua faccia dice tutt’altro. “
“Son dovuta scappare via, non sono abituata a trovarmi in queste situazioni…”
Mentre i due discorrevano, Michael si fece avanti e lentamente si infilò nella stanza. Maria era ancora fuori, Michael era stato categorico, non doveva muoversi di li. Courtney e Larek parlavano ancora, e non si accorsero di una figura che tenendosi nelle zone d’ombra, avanzava verso di loro con passo sicuro e silenzioso. “… così alla fine lei è rimasta ferita, sai se il veleno ha fatto effetto? “
“E’ viva, ma tu non lo sarai ancora per molto” Si voltarono entrambi nella direzione della voce. Courtney sapeva della presenza di altre persone, ma sentendo quel tono secco, fermo e deciso, si sentì rabbrividire per la sorpresa. Larek afferrò i braccioli della sedia e scattò in piedi.
“Capitano, è un piacere riceverla nella mia dimora.” Disse cercando di mascherare il fatto che era stato colto di sorpresa. Abbandonò con lo sguardo l’uomo per qualche secondo, osservò la sua serva. Poi ritornò a guardare il Capitano. “Sapete che non è cortese brandire una spada in casa altrui, come state facendo voi in questo momento.” Courtney approfittando di questo momento, si allontanò dalla stanza prima che la situazione iniziasse a prendere una brutta piega.
“Non sono qui per una visita di cortesia” Il mago sogghignò di piacere, convinto di poter finalmente eliminare un avversario e farlo diventare un suo seguace. Con fare disinvolto si avvicinò al tavolo ed afferrò quello che potava sembrare un bastone. “E qual è il motivo che vi ha spinto a venire qui nel cuore della notte?” Poi si rivolse di nuovo verso il suo interlocutore, utilizzando il bastone per sostenersi. “Lo conoscete molto bene” Larek in un gesto stizzatto alzò il bastone puntandolo verso Michael. “Capitano mi deludete, ancora non avete compreso che sono più forte io di voi e di tutti gli altri. Siete venuto qui per difendere l’onore di quella strega bionda, senza calcolare che andavate incontro a morte certa.” Maria rabbrividì nel suo nascondiglio, la voce del loro nemico era terrificante, ma era sicura che il suo amuleto avrebbe schermato Michael da qualunque magia. “Perché ciarlate tanto? Uccidetemi sempre se ne siete capace.”
“Nulla cambierà mai il vostro temperamento? Addio caro Capitano” Larek attivò il bastone magico. Una brillante luce rossa scaturì dalla punta colpendo Michael in pieno petto. Appena il raggio luminoso finì, sul volto del mago comparve una strana smorfia, aveva utilizzato un incantesimo molto potente, il Capitano doveva essere morto ed invece non gli era accaduto niente, neanche una scalfittura sull’armatura. “Ma… ma … ma com’è possibile?” non credeva ai suoi occhi, era un semplice soldato, forse no, era duro da plagiare, ma non doveva o poteva resistere. Qualcosa lo aveva protetto. Ora si avvicinava minaccioso e la sua sonora risata risuonava in tutta la stanza. Larek iniziò ad indietreggiare, intimorito. Doveva prendere tempo, doveva fuggire, era l’unica cosa che poteva fare in quel momento. Pronunciò delle parole; Maria riconobbe subito l’incantesimo che stava facendo. Era un portale. Larek stava tentando la fuga. “Sta fuggendo, sta aprendo un varco!” Era uscita dal luogo in cui si era rintanata. Doveva avvisare Michael. Ad udire quella voce si voltarono tutti i presenti. Larek ghignò e si affrettò ad entrare nel passaggio che aveva magicamente aperto. Maria vide un oggetto magico sul tavolo del mago, quell’uomo era stato stupido a lasciare un manufatto di quel tipo alla portata di tutti, ma principalmente alla portata di chi aveva conoscenze di magia; lo afferrò e lo lanciò nel portale proprio mentre Larek stava per attraversarlo. Una forte esplosione la costrinse ad alzare le braccia per proteggersi il viso. Un forte boato e poi più niente.


Michael si risvegliò, aveva un terribile mal di testa. Si passò una mano fra i capelli, ricordava a stento cosa era successo. Lo scoppio, il rumore, una forte luce e poi era sbattuto contro qualcosa, forse una parete. Maria, era li, aveva urlato qualcosa, ora dov’era? Balzò in piedi, l’armatura era tutta ammaccata e piena di polvere. La stanza era quasi completamente distrutta. Aveva dolori in molte parti del corpo, ma nulla che non potesse sopportare. Vagò con lo sguardo e trovò Maria non molto distante da lui. Si avvicinò ansioso a lei, controllò che stesse bene. Era tutto a posto a parte il fatto che era svenuta. Larek era svanito nel nulla, era stato eliminato, forse per sempre. Era felice, e non potè fare a meno di iniziare a baciarla con impeto.
Maria fu destata dallo stato di incoscienza, da qualcuno che sentiva in parte premuto su di lei. Questo qualcuno, dopo averla toccata e carezzata aveva iniziato a baciarla.
Qualunque altra donna si sarebbe preoccupata, ma lei sapeva, anche senza guardare, chi fosse l’uomo chino su di lei. Era Michael, il suo bel Capitano. Come poteva non riconoscerlo? Lo avrebbe fatto ovunque, e se il rituale di Milton diceva il vero, le loro anime si sarebbero ritrovate per l’eternità.
Passò del tempo, non sapevano dire quanto, loro due erano ancora li, quando sentirono delle voci avvicinarsi. Solo questa interferenza esterna li costrinse a ritornare sulla terra. Michael aiutò Maria a tirarsi su, era ancora pallida, e in piedi abbracciati, attesero l’arrivo di chi si stava avvicinando. Poco dopo gli si pararono davanti il Generale Valenti, e il battaglione di soldati che avevano portato con se. “Capitano, state bene entrambi?”
Annuirono in risposta. Bloccarono qualunque altro intervento, tutte le spiegazioni potevano aspettare, loro, ora, volevano soltanto ritornare al villaggio, togliersi i vestiti imbrattati di polvere, fare un bagno caldo, una ricca colazione e continuare i festeggiamenti dal punto in cui si erano fermati. Presero congedo, trovarono la cavalcatura di Michael che brucava l’erba proprio fuori al portone, senza indugiare ulteriormente gli salirono in groppa e partirono, lasciandosi tutto e tutti dietro.
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sylvia
messagio 4 Nov 2004, 18:51
Messaggio #8


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posti la fine e non mi dici niente?
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viconia
messagio 4 Nov 2004, 20:35
Messaggio #9


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sylvia ho postato poco prima che saltava il forum (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sad.gif)
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Juliet
messagio 5 Nov 2004, 09:40
Messaggio #10


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L'ho letta un pò in anteprima (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/DD.gif) se no chi resisteva ad aspettare che tornava il forum? (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/huh.gif)

Bella...

CITAZIONE
senza indugiare ulteriormente gli salirono in groppa e partirono, lasciandosi tutto e tutti dietro.


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