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> [roswell]Quel che resta di me by Mik&Vic - cap 1-6, m/m - post S2, M&M POV
viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:56
Messaggio #1


Milady Viconia McAliens
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Lo so, è ancora incompleta, Mik ed Io ci stiamo lavorando, lei è molto impegnata in questo perido, inizio a ripostarla, appena abbiamo un pò di tregua passiamo alla correzione della parte successiva.
Mi pare che non ci siano spoiler nella storia, ma sono ad un punto tale che tutto si confonde.... è un continuo alternativo di ciò che doveva accadere secondo noi dopo la fine della s2


Quel che resta di me

Parte 001

La testa... La mia povera testa...mi fa male. Che brutta sensazione. Magari fosse solo questo. Ho dolori praticamente in
tutte le parti del mio corpo. Vorrei sapere cosa mi è successo, e perché mi sento così. Chi o cosa mi ha ridotto in questo
stato? Uno stato di malessere tale da invadere tutta la mia persona sia fisicamente che mentalmente.
È un po' che cerco di aprire gli occhi, ma le palpebre sono terribilmente pesanti. Le sento tremare, ma restano chiuse.
Che confusione. Ma chi sono? Come mi chiamo? Fino a poco fa ero persa chi sa dove, in una specie di limbo.
Cerco inutilmente di far riaffiorare qualche ricordo, ma non c'è niente che io possa fare. Mentre sono persa in questi
ragionamenti sento il tocco gentile di una mano calda. Ecco cosa è stato a riportarmi alla realtà, a farmi uscire dal nulla
in cui mi trovavo poco fa. È una piacevole sensazione sapere di non essere sola, che c'è qualcuno che dolcemente mi
accarezza. Questo gesto così semplice mi infonde coraggio; lenisce un po' i miei timori e tutti i dubbi atroci che
continuano a passare caoticamente dentro di me. Riesco a rilassarmi per un momento, poi sento una voce chiamare
piano un nome. In quel momento sussulto... Che sia il mio? Purtroppo non mi dice niente, è un nome come tanti.
Se solo riuscissi a trovare qualcosa di me... qui... nella mia testa, che in questo momento è vuota e pesante nello stesso tempo. Qualcosa mi spinge a svegliarmi da questo stato vegetativo...
...devo assolutamente aprire gli occhi.
Forse con un piccolo sforzo ci riesco...
Si, ce la faccio...
Ora sono aperti...

Mi guardo intorno, sono in una stanza anonima, mi sembra quella di un ospedale. La luce è soffusa, non riesco a capire se il sole sta tramontando o sono le luci artificiali ad essere così poco intense. Sto fissando il soffitto, mi sento agitata...
Respiro a fatica... Dove mi trovo? Perché sono qui? Giro gli occhi, alla ricerca di qualcosa di familiare nella stanza.
Un ragazzo è in piedi, accanto al mio letto, è bello.
Sembra teso e spaventato, io cerco nella nebbia che mi circonda di ricordare il suo viso, ma tutto è inutile, io non ricordo niente. I suoi occhi scuri mi guardano in modo penetrante e io posso solo perdermi in quel viso decisamente perfetto.
Il mio cuore inizia a correre più veloce e i battiti diventano furiosi quando realizzo che è lui ad accarezzarmi, non ha ancora smesso, la sua mano è ancora sulla mia guancia.
È stato lui ad infondermi questo senso di pace e serenità.
Sembra più calmo, ora che ci guardiamo. Forse stava aspettando il mio risveglio.
Allontana la sua mano da me. Mi guarda come se stesse aspettando qualcosa...
Se solo sapessi chi sono, perché sono qui...
Ecco, mi sento di nuovo strana, agitata. Sono in tumulto.
Non solo c'è il vuoto dentro me, non trovo niente di conosciuto in ciò che mi circonda.
Ma forse lui sa...
Forse potrei provare a chiedergli qualcosa... lo sto osservando...
Mi tiro su e mi siedo, poggiando la schiena al muro. Lui mi guarda. Avrà capito che non so niente?
Qualcuno che è così tenero con me, di certo non mi farà del male..
Ma perché penso che qualcuno possa farmi del male?
Basta!!!

Mi prendo la testa fra le mani e la scuoto. Più cerco di pensare e di far riaffiorare dei ricordi, più aumenta il mal di testa. Devo smetterla di chiedere a me stessa queste cose.
Come faccio a rispondermi se non ricordo neanche il mio nome?

"Maria, ti senti bene?" è lui a parlare.
Socchiudo un po' gli occhi e alzo la testa per guardarlo, la sua voce ha un suono dolce, è solo una sensazione ma è vagamente familiare.

"E' il mio nome? Mi chiamo Maria?".

Gli chiedo con curiosità e spero di trovare una risposta a tutti i miei perché.
Vedo il suo viso mutare espressione, ora mi sembra un po' deluso, forse non era ciò che si aspettava di sentirmi dire.
Ho la sensazione di conoscerlo.
Questo ragazzo non mi è del tutto estraneo, lo sento è una cosa strana, non ricordo il suo nome, ma posso sentirlo dentro di me. La sua voce, mi sembra di riconoscerla, sono sicura di averla già sentita.
Sto impazzendo, e questo vuoto che provo mi innervosisce sto perdendo il controllo.
Perché non ricordo niente? Perché? Sto per avere una crisi isterica, ma devo cercare di rimanere calma, ho bisogno di risposte e solo lui può aiutarmi.

"Ti prego rispondimi! Io non ricordo niente, non so chi sono, ne il motivo per cui sono qui. Cosa mi è successo?
Ti prego se sai qualcosa di me, dimmela".

La mia voce risulta stridula, posso sentire le lacrime negli occhi, ma sono così impaurita da questo senso di vuoto che provo da non riuscire a piangere, posso solo sentire i dubbi e le mille domande che mi tormentano.
Lui mi osserva stranito, non mi risponde subito, forse vuole ponderare bene le parole, devo essergli sembrata pazza.

"Ti chiami Maria, sei in ospedale, non so precisamente cosa ti è successo. Il medico mi aveva detto che quando ti saresti ripresa avresti avuto qualche vuoto di memoria..."
"Qualche vuoto di memoria?" fa cenno di sì con la testa.
Abbasso lo sguardo e continuo a parlare "magari fosse così! È' come se tutta la mia vita fosse sparita in un attimo."
"Tu chi sei?". Ci stiamo guardando direttamente negli occhi.
"Michael, il tuo ragazzo"

Mi sento a disagio, cerca di stare calmo, ma posso sentire la sua tristezza e torna ancora più prepotente dentro di me la sensazione di lui.
"Mi dispiace... Io non mi ricordo di te..." la mia voce è leggera e non voglio pensare alle parole che ho appena pronunciato. Non voglio provocare più quella smorfia di dolore che gli ho visto sul viso e io non voglio accettare l'idea di non ricordarmi di lui. Altre domande mi tormentano e aspettano delle riposte che solo lui può darmi " ...ma perché sono in ospedale? Perché questo è un ospedale, vero?"

"Oggi pomeriggio, quando sono rientrato a casa, tu eri stesa a terra. Eri svenuta e non riprendevi conoscenza. Abbiamo chiamato il 911 e ti abbiamo portata qui. Ecco come sei arrivata in ospedale, ma come ti ho già detto, non so cosa ti è successo, se hai avuto un malore o..."
"Noi viviamo insieme?"
"Sì, da qualche anno..."

Qualche brandello della mia vita sta riemergendo dal vuoto, ma non è abbastanza, la desolazione che provo è schiacciante e sono troppo scossa per stare seduta, il mio corpo sembra piombo mentre mi lascio andare sul letto.


***
Ero così felice quando ho visto che stava aprendo gli occhi, stavo iniziando a preoccuparmi.
Non riuscivo a fare a meno di toccarla, di sfiorare il suo viso. Avevo paura che senza le mie carezze lei poteva sentirsi trascurata, le mie mani dovevano portarla in dietro, lei doveva tornare da me.
Non sa che senza di lei sono perso.
La mia piccola Maria, stesa in un letto d'ospedale.
La curiosità di sapere cosa le fosse successo, è stata spazzata via in niente, quando lei ha iniziato a farmi quelle domande.
Le ho risposto, cercando di rimanere indifferente, ma come potevo sentirle dire quelle cose?
Lei mi ha dimenticato.
Poi tutto è diventato troppo difficile da sopportare, anche respirare mi provoca dolore, devo allontanarmi e tentare di rimanere calmo.
Lei è la mia forza, e non voglio che si renda conto di come le sue parole mi hanno fatto sentire.
Ho la sensazione di soffocare, ho bisogno d'aria. Mi sto avvicinando alla finestra, ma non la apro.
Mi è bastato guardare il deserto avanti a me, per calmare un po' questo peso, questa oppressione.
Non è possibile, non posso credere che lei non ricorda niente di me, di noi. È' assurdo il solo pensiero.
Posso soltanto immaginare quanto sia scossa e spaventata. Forse io so cosa prova, sono stato per tanto tempo alla ricerca delle mie origini, non sapevo nulla di me, ma almeno avevo i miei ricordi.
Lei non ha neanche quelli.
Ora la vedo come una bambola di porcellana, bella e aggraziata, ma nello stesso tempo fragile ed ho paura di farle male, di romperla, devo ponderare bene le cose che le dico. Non voglio fare danni.
Come può cambiare la vita, così, da un momento all'altro. Stamattina, come al solito, ridevamo e scherzavamo, e ora non sa neanche come mi chiamo. Cosa devo fare? Cosa posso fare?
Aspettare che qualcosa cambi, sperando che sia solo una condizione momentanea? Ma se non fosse così?
Mi sento smarrito, senza il mio punto di riferimento, ma devo cercare di essere forte per entrambi, in genere è lei che sostiene me, so che non sarà facile, ma non posso arrendermi.
Una mano mi tocca il braccio, quando mi giro vedo lei che mi osserva, sento che è un po' imbarazzata, ma in fondo lo sono anche io.
Guardo quegli occhi lucidi, lo so, sta per piangere...
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:56
Messaggio #2


Milady Viconia McAliens
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Michael si è allontanato da me, guarda fuori dalla finestra, lontano.
Chissà a cosa sta pensando?
Forse sta decidendo cosa fare con me, non deve essere facile per lui, ma non lo è neanche per me.
Posso sentire i suoi sentimenti, violenti, amalgamarsi con i miei e trascinarci in un ciclone disastroso.
Cerca sostegno nel muro poi lentamente si passa una mano tra i capelli, mi chiedo se è un gesto che fa spesso.
Spero che questa mia amnesia duri poco, non voglio vivere nel nulla. Potrei impazzire senza i miei ricordi.
Non riesco a stare qui, in silenzio ad aspettare, lui è triste, lo sento, come se fossero le mie sensazioni, so di non sbagliarmi. Posso solo alzarmi e raggiungerlo, devo parlargli.
Mi avvicino a lui, è tanto perso nei suoi pensieri che non si accorge di me, ma quando lo tocco si gira e mi guarda, i suoi occhi scuri sono così profondi e potrei perdermi in loro.

"Non avercela con me. Mi dispiace di non ricordare niente, di non ricordarmi di te... non essere triste... ".

Sento una lacrima scendere lungo la guancia. Il mio corpo finalmente inizia a reagire, e le lacrime trattenute iniziano ad affacciarsi e a scorrere via, è una liberazione che mi fa sentire per un attimo viva. Il dolore che provo è meglio del vuoto che sentivo fino a poco fa. Lui reagisce al mio pianto con una tenerezza tale da sconvolgermi, con un dito asciuga le mie lacrime e un inatteso brivido mi percorre la schiena.

"Non sono triste, non preoccuparti. Ti prego non piangere, si sistemerà tutto".
"Io riesco a sentire ciò che provi. Non chiedermi come faccio, perché non lo so. Ma è come se ci fosse un legame fra di noi. È qualcosa che va al di là dei miei ricordi... al di là di me... credimi non ti sto mentendo"

Lui deve sapere che anche se sono vuota, senza ricordi, lui è dentro di me.
Tutto di lui è dentro di me, è una sensazione strana che non capisco, ma è quello che provo ora.

"Lo so, anche io riesco a sentire quello che provi tu. Vorrei solo sapere cosa è successo prima che io arrivassi a casa"
"Spero di ricordare qualcosa, non è piacevole non sapere niente di se. Potresti, se puoi, raccontarmi qualcosa di me, della mia vita?"
"Si, mi sembra una buona idea"

E' piccolo, ma il suo sorriso mi fa sentire così bene è riuscito a darmi un po' di sollievo, mi sento un po' più calma e forse
si sente meglio anche lui.
Avrei tante cose da chiedergli, ma c'è una cosa che ora mi preme sapere.
Cosa farò una volta dimessa dall'ospedale?
Non conosco nessuno e di conseguenza non ho un posto dove andare, probabilmente Michael non riesce a vivere con me dopo quello che è successo, perciò senza troppi giri di parole vado diritta al punto.

"Ho ancora un posto dove stare? Mi porterai con te quando mi dimettono?"
"Maria, ti sembrano domande da fare? È' ovvio che torni con me a casa nostra"

La risposta è quella giusta, mi sento meglio. Lui mi conosce bene e forse, mi aiuterà a riprendermi la mia vita.

"Okay, stavo quasi per chiederti se c'era un ponte in zona..." Cerco di sorridere, questa maledetta tensione deve sparire.
"Almeno non hai perso la voglia di scherzare..."

Qualcuno sta bussando, interrompendoci.
Entra nella stanza un ragazzo alto e moro, con in braccio un bambino di circa due anni.

"Mamma" dice il piccolo allungando le braccia verso me.

Non so come comportarmi, lo prendo in braccio e guardo Michael con aria interrogativa.
Abbiamo un bambino? Sono mamma, sento il mio piccolo stringersi a me, le sue manine mi tengono e io mi sento
travolta da troppe emozioni, ho dimenticato il mio bambino, sento di nuovo la sensazione di panico farsi avanti.
Come è possibile dimenticare di avere un figlio?

"Maria, lui è David , nostro figlio"
"Non mi avevi detto di..." non ho parole, solo tanta angoscia.
"Non volevo turbarti ulteriormente, stavo per dirtelo, ma loro sono entrati prima che io potessi farlo"

Il ragazzo moro è rimasto in silenzio ad osservare la scena.
Dopo le parole di Michael un imbarazzante silenzio è sceso nella stanza, rotto solo dalle parole di questo ragazzo.

"Come ti senti?"
"Chi sei?" spalanca gli occhi, poi guarda Michael che riesce solo a scuotere la testa.
"Sono Max, un vostro amico."

David sentendosi al sicuro fra le mie braccia si è addormentato e Michael gli accarezza la testa.

"E' sfinito. L'ho trovato che piangeva accanto al tuo corpo, si è spaventato vedendoti incosciente."
"Io, invece, ho dovuto rincorrerlo per tutti i corridoi di quest'ospedale. Vostro figlio è proprio terribile, ma so da chi ha ereditato il suo bel carattere...".
"Sembra così buono..." gli dico guardandolo dormire nelle mie braccia.
"Già, quando dorme... tale e quale a suo padre."

Mi avvicino al letto, lascio David addormentato riposare comodo.
Mi siedo accanto a lui e osservo attentamente i suoi lineamenti, somiglia molto a Michael, ma ha qualcosa anche di me.
Sono sopraffatta dall'amore per questo piccolo tesoro, non mi sono quasi resa conto delle parole di Michael.

"Vado a parlare col medico, gli chiedo se ti mette in uscita, così andiamo tutti a casa, se sei d'accordo."
"Certo. Non mi piacciono gli ospedali."
"Voleva tenerti in osservazione almeno per una notte, nel caso non sia d'accordo, cosa faccio?"
"Voglio uscire di qui il prima possibile. Forse a casa ricorderò qualcosa. Se devo firmare per andare via, lo farò molto volentieri."

Gli rispondo sicura di me. In fondo sono talmente confusa che non voglio restare da sola in questa stanza.
Le uniche persone che 'conosco' sono qui con me, e mi sembra ovvio stare con loro.

"Bene. Max rimani qui con loro".

Michael è uscito, lasciandoci soli, mi lascio cadere sul letto vicino a mio figlio.
Il dolore alla testa è così intenso da lasciarmi stanca e tremante, questa piccola stanza gira troppo velocemente, provocandomi un senso di nausea, stringo gli occhi per tentare di alleggerire il dolore.
E' la voce di Max a chiamarmi, quando apro gli occhi posso chiaramente vedere il suo viso preoccupato.

"Ti senti bene?"
"Mi gira un po' la testa"
"Dovresti fermarti in ospedale stasera."
"No, ti prego, ho paura a restare qui da sola"
"Paura di cosa?"
"Non lo so, è solo una sensazione che avverto, e che non riesco a spiegarmi. Lo so che ti potrà sembrare assurdo, ma la presenza di Michael, anche se non ho ricordi di lui, mi fa sentire tranquilla."

Come posso fargli capire quello che provo, quando nemmeno io so quello che sento?

"Non mi sembra poi così strano, c'è un legame particolare fra di voi"
"Davvero?" .Sono sorpresa, ma in modo piacevole, sono felice di sapere che il nostro amore è speciale.
"Non mi credi?"
"Devo prendere per buono ciò che mi viene detto. Posso solo basarmi sulle mie sensazioni"
"Capisco, posso solo immaginare cosa si prova."
"Non credo che sia possibile, se non hai mai perso la memoria. Come mai sei qui?"
"Ero con Michael quando ti abbiamo trovata"
"Non giudicarmi male, se ti faccio qualche domanda che ti può sembrare strana, è solo che vorrei cercare di capire qualcosa. Michael è stato molto sintetico quando mi ha raccontato cosa è successo."
"Maria, non credo di poterti aiutare. Michael in genere parla poco, ma non credo di avere molto da aggiungere. Siamo ritornati a casa vostra e tu eri a terra priva di sensi, David era aggrappato a te e piangeva disperatamente. Tu non ti riprendevi, e abbiamo chiamato il pronto intervento. Io ho cercato di calmare il bambino mentre Michael è rimasto sempre accanto a te, fino a quando ti sei svegliata. David non è stato l'unico a spaventarsi. "

Abbasso gli occhi. Il racconto di Max è stato più dettagliato, ma non ha aggiunto altri particolari rilevanti.
Poco dopo, Michael entra nella stanza con il medico.
Capisco subito che devo convincere il medico a dimettermi.

"Maria, dovresti restare almeno 24 ore in osservazione. "
"Preferisco ritornare a casa, starò bene".
"Come fai a sapere che in una casa che non ricordi, ti sentirai meglio?"
"La prego autorizzi le mie dimissioni".
"Io non posso obbligarti a rimanere, sei tu a decidere, devi solo firmare questi fogli e potrai lasciare l'ospedale.
Ti chiedo solo una cosa, se avverti dei disturbi, vieni immediatamente qui per farti controllare."
"Va bene, lo farò. Ma cosa mi può dire della mia amnesia?"
"Come ho già detto a Michael, io gli avevo prospettato che potevi avere dei vuoti di memoria. Ma a quanto pare i tuoi ricordi sono svaniti del tutto, giusto?"
Potevo solo annuire, il dottore ha usato la parola giusta 'svaniti' la mia intera vita è scomparsa.
"Il punto è questo, noi non conosciamo la dinamica dell'incidente, quindi se la tua perdita di memoria è dovuta all'urto, dovresti iniziare a ricordare quando l'ematoma che hai in testa si riassorbe. Mentre se è dovuto ad un trauma psicologico, entrano in ballo altri fattori. Quando superi la causa del trauma o ti scontri con essa i ricordi dovrebbero riaffiorare. Dovrei farti altri esami, per poter scartare la prima ipotesi, ma dovresti restare qui. Cerca di non sforzarti di ricordare, potresti avere delle forti emicranie. Questo è tutto, sei ancora decisa ad uscire?"
"Si, dottore, se avrò la sensazione che qualcosa non va, mi farò portare subito in ospedale. "
"Firma e sarai libera di tornartene a casa." Poi rivolto a Michael "mi raccomando, non sottovalutate neanche il più piccolo sintomo."
"Non si preoccupi, se noto qualcosa di strano, la porto subito da lei."

Con un veloce saluto il dottore è uscito dalla stanza, finalmente posso andare via.

"Dovevi dirgli che ti gira la testa"
"Max, così non mi avrebbe fatta uscire."

Michael mi sta guardando in modo preoccupato, ma io non voglio stare un minuto di più in questo posto.

"Cos'è questa storia? Se non ti senti bene resti in ospedale"
"E' normale che mi giri un po' la testa, non trovi? In fondo sono svenuta, ed ho preso una bella botta..."

Michael stava per rispondermi, ma io sono troppo stanca per discutere ancora, la mia voce è una supplica questa volta,
sento che sto per crollare e non voglio farlo in una stanza d'ospedale.

"Ti prego portami a casa. Non voglio restare qui"
"Max, prendi tu la macchina, ci vediamo all'ingresso..." gli dice porgendogli le chiavi.

***
Accompagno Max fuori dalla porta, non sono sicuro che questa è la cosa giusta, ma sento la sua inquietudine.
Sentire la sua voce così spaventata, mi fa male e io voglio farla sentire protetta.

"Michael sei sicuro di ciò che stai facendo?"
"Si, Maria è spaventata, e voglio capirne la causa"
"Ha detto che ha paura di restare da sola. Ma forse è solo una sensazione dovuta al fatto che non ricorda niente"
"Non credo. Ho avvertito qualcosa di strano, prima che arrivassimo a casa. Ho sentito che lei aveva paura."
"Okay, vado a prendere l'auto."

Quando rientro nella stanza lei è seduta sul letto.

"Sei pronta?"
"Sì, andiamo a casa".
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:57
Messaggio #3


Milady Viconia McAliens
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Parte 002

Da quello che vedo Roswell è un piccolo centro.
Ormai fuori è buio, ci sono poche auto in giro e i negozi stanno chiudendo.
Nella macchina c'è silenzio, io osservo la strada ed è così assurdo non trovare niente di familiare...
...non un particolare, non un colore. Niente mi fa pensare di essere cresciuta qui.
E' la prima volta che vedo questo posto, chiudo gli occhi in segno di resa, questo luogo sconosciuto mi fa sentire
una specie di fantasma.
Il tragitto dall'ospedale è stato breve, solo pochi minuti, abbiamo parcheggiato l'auto vicino casa.
Michael è entrato nell'appartamento con David in braccio, profondamente addormentato.
Max entra prima di me e io li seguo.
Mi sto guardando intorno, è uno strano paradosso, vivo qui e non ho la minima idea di come sia composta questa casa, di dove sono le stanza, le mie cose, quelle di Michael e del bambino.
E' tutto nuovo.
Ogni cosa è al suo posto e nello stesso momento non lo è.
Michael entra in una stanza, probabilmente vuole mettere il bambino a letto, Max invece è fermo a parlare con un uomo e una donna che sono seduti sul divano, gli sta spiegando cosa mi è successo.
La donna mi sembra terribilmente preoccupata, il suo corpo reagisce ad ogni parola pronunciata da Max, continua a torturarsi le mani, probabilmente per sfogare il suo nervosismo, l'uomo la tiene vicino a se, per sostenerla, sembra così fragile.
Parlano sotto voce, ma non mi interessa cosa si stanno dicendo, ora sono più incuriosita dalla casa.
Cerco qualcosa di familiare, mobili, oggetti, ma non c'è niente che attira la mia attenzione.
Improvvisamente, i miei occhi incontrano qualcosa che in tutto quel silenzio parla di me, è un ritratto fatto a matita.
Sono io..
La Maria che ero prima di questo maledetto incidente, quella con una vita, con una famiglia, nuove domande tornano prepotentemente nella mia mente, cerco con gli occhi qualcuno a cui chiedere...
...Max è ancora intento a conversare con la coppia.
Mi muovo all'interno dell'appartamento, cammino verso la camera dove ho visto entrare Michael.
Quando entro, oltre al letto matrimoniale, c'è anche il lettino di David.
Michael ha appena finito di mettergli il pigiama e gli sta rimboccando le coperte, quando mi avvicino vedo il mio bambino dormire e emozioni troppo intense mi fanno sentire fragile, non riesco a definire niente, non posso dare un nome a questi sentimenti...

"Maria è tutto okay?"
"Credo di sì... Chi sono quei due?"
"Tua madre e suo marito".
"Lui non è mio padre?"
"No, ma lo è sicuramente molto di più del tuo vero padre" Cosa vuol dire? E' sempre così vago, tutto è così vago...
"Mio padre dov'è?"
"E' una lunga storia, non è il caso di affrontarla ora."
"Come vuoi. Mi presenti la mia famiglia?"
"Andiamo da tua madre, sperando che non si faccia venire uno dei suoi soliti attacchi isterici"

Nelle sue parole c'è una piccola pungente ironia.
Amy, Jim e Max stanno ancora parlando e Michael senza troppe cerimonie interrompe il loro confuso discorso.

"Questa è Amy, tua madre, e lui è Jim Valenti, suo marito e sceriffo di Roswell".

Amy non gli lascia finire la frase, mi abbraccia forte...

"La mia bambina, cosa ti è successo..."

Resto spiazzata da questo gesto d'affetto, ma non me la sento di sottrarmi all'abbraccio.
Il mio sguardo è fisso su Jim. L'uomo si avvicina a sua moglie posando una mano sulla sua schiena
"Amy lasciala respirare"

La donna si allontana da me, ma non smette di guardarmi con ansia, intanto Jim continua a parlare.
"Eravamo molto in pensiero per te, ma vedo che a parte..." la sua voce per un momento si spezza, ma poi continua tentando di assumere un tono normale e rilassato. "... la perdita della memoria, stai bene".

"Si sto bene, grazie".

Il mio passato è sparito, mi sento persa e senza futuro, ho dolori in tutto il corpo e nella mia testa c'è solo un buco nero e un intenso dolore martellante, ma come posso dare altra ansia a queste persone? Potrebbero crollare prima
di me. Io non so niente, ma sono la mia famiglia. Forse domani vedrò tutto questo in maniera diversa...

"Non ricordi qualcosa che ci possa aiutare a capire cosa è successo?"
"Mi dispiace, non ricordo nulla"

Sono così stanca, cerco conforto da Michael, voglio solo riposare un po'.
Lui sembra leggermi dentro, mi spinge con dolcezza sul divano e io mi allontano dal loro mondo,
fino a quando le loro voci sono solo un suono confuso e debole.

"Jim hai fatto dei rilievi in casa?"
"Si Michael. Ne parliamo domani con calma, ora riposatevi"
"Passo da te prima di andare a lavoro, ho il turno di pomeriggio"
"Okay . Amy andiamo a casa, non è necessario restare qui. Maria sta bene e Michael si prenderà cura di lei."

Jim e Amy, sono usciti, non prima di fare le ultime raccomandazioni a Michael di comportarsi bene con me, lui sembra non dare molta importanza alle parole di mia madre, probabilmente fa parte del loro rapporto stuzzicarsi in questo modo. Anche Max, sta andando via...

"Ragazzi io vado via. Jim ha detto che domani mattina viene Kyle e starà con Maria mentre tu sei al lavoro.
Nel pomeriggio viene anche Isabel. Io sarò al Crashdown con Liz, lavora tutta la giornata"
"Perfetto Max, mi sento più tranquillo se lei non resta da sola"
"Buonanotte Michael, buonanotte Maria"
"Buonanotte Max"
"Buonanotte"


***
Finalmente sono andati via tutti, ora posso girare liberamente per la casa.
Dopo pochi passi mi ritrovo ancora a fissare il ritratto, esercita uno strano fascino su di me.
Vedere il mio volto su quella parete mi dà un senso di appartenenza, c'è qualcosa di me in questa casa.
Qualcosa che non è scomparso.
Ogni particolare del mio viso è studiato con una cura inimmaginabile, mi vedo bellissima, il mio volto è così luminoso.
Michael è a pochi passi da me, mi guarda, sento i suoi occhi sulla mia schiena, senza voltarmi inizio a parlargli.

"Sono io vero?"
"Sì, è di qualche anno fa"
"E' stupendo. Chi mi ha ritratto doveva conoscermi bene, mi sembra di guardarmi allo specchio."
"Davvero pensi questo?"

Sembra sorpreso.
Velocemente mi giro, lui mi guarda con occhi meravigliosamente pieni di luce.
A lui posso dire tutto, sento un bisogno straripante di parlargli, di spiegargli quello che sento, i miei sentimenti sono tornati infantili e innocenti, puri e genuini come quelli di una bambina.

"E' bello sapere che qualcuno mi vede così. Mi fa sentire importante" credo di essere imbarazzata, non riesco a reggere il suo sguardo. "Chi è stato a fare questo?". Indico il ritratto con la mano, sorridendo debolmente.
"Io."
"Tu? Dipingi?". Un altro ricordo sparito nel nulla.
"Mi piace dipingere, ma è un po' che non lo faccio."
"Perché? Sei così bravo."

Sembra sorpreso. Per brevi attimi ci guardiamo in silenzio, poi si avvicina ancora di più e mi prende la mano, il mio sangue inizia a scorrere più veloce, mi lascia così senza fiato.

"Vieni, ti faccio vedere dove tieni le tue cose, devi riposare ora".

Camminiamo così fino alla camera da letto, io stringo la sua mano e non posso evitare di guardare le nostre figure che si tengono per mano riflesse nel lungo specchio, mi piace quello che vedo, stiamo bene vicini.
Quando si allontana da me, rimango ferma a guardarlo, sono sorpresa di vedere delle lenzuola pulite nelle sue mani, ma sono improvvisamente dispiaciuta quando lo scopro prepararsi il letto sul divano con gesti sicuri e veloci.
Pensavo di dormire con lui, io non sono imbarazzata e mi fa sentire arrabbiata sapere che lui non è a suo agio con me.

"Perché dormi sul divano?" la mia voce è nervosa, ma subito continuo "se vuoi posso stare io sul divano?"
"No, devi riposarti e stare tranquilla. Io non voglio disturbarti"
"Non è necessario dormire in due stanze diverse, io..."
Lui non mi lascia finire "non ti preoccupare, preferisco così.."
"Come vuoi. Hai ragione ho bisogno di dormire e non voglio discutere per un letto. Buonanotte".

Mi sento turbata e offesa, quando lui mi risponde io sono già lontana.

"Buonanotte".

Prima di mettermi a letto, raggiungo il lettino di David, guardo questo bellissimo bambino dormire e sorrido piena di soddisfazione perché questo bambino è mio figlio. "Sogni d'oro piccolo mio, vedrai la tua mamma guarirà presto".
Cerco di convincermi che andrà tutto bene, che presto ricorderò il mio passato, ma sono così spaventata dal mio futuro.
Quando mi stendo sul letto penso a Michael che dorme sul divano...
perché non vuole dormire con me?
Forse abbiamo dei problemi?
Devo indagare, devo sapere che coppia siamo.
Domani lo farò.


***
Sono sveglio e perfettamente lucido. Ancora non posso credere a come le nostre vite siano state stravolte.
Sbadatamente piego le coperte e entro in camera da letto per prendere dei vestiti.
Maria e David dormono, lei è così carina, abbraccia il mio cuscino e io voglio avvicinarmi a lei, voglio toccarla, stendermi vicino a lei e stringerla forte contro di me, ma non lo faccio rimango solo fermo a guardare.
Mi sembra di essere tornato in dietro nel tempo, quando la desideravo, ma ero troppo spaventato per stare con lei.
Perché è successo?
Dopo una veloce carezza a David, vado verso la cucina, guardo il punto dove ho trovato Maria svenuta.
Sento ancora così tanto orrore e Jim conferma le mie paure, se non avesse trovato niente me lo avrebbe detto subito.
Una assonnata Maria che entra in cucina interrompendo i miei cattivi pensieri.

"Ciao" E' ancora così pallida.
"Ciao, hai dormito bene?"
"Sì, facciamo colazione insieme o vai a mangiare da un'altra parte?"Conosco questo tono, sono felice di sentire questa nota pungente nella sua voce, non posso evitare di stuzzicarla.
"Se la mia presenza non turba il tuo appetito possiamo anche mangiare nella stessa stanza"
"Ho una gran fame e nessuno potrebbe farmela passare, cosa c'è di buono?"

Non nascondo un sorriso mentre le mostro dove si trovano le varie cose nei mobili della cucina.
Maria si gira di scatto, quando sente dei rumori dalla camera da letto.

"Cos'è questo rumore?"
"David"
"David?"
"Sicuramente sta cercando di prendere i suoi giocattoli dal tavolo e visto che non è abbastanza alto, tenta di arrivarci in qualche modo".

Usciamo insieme dalla cucina.
David è salito sulla sedia ed è per metà piegato sul tavolo, cerca di afferrare un'automobilina.
Maria gli si avvicina velocemente prende la macchina e gliela porge, il bambino la afferra e le sorride.
Lei lo prende in braccio e lo tiene stretto contro il suo petto, quando si gira verso di me è un po' tesa.

"Non gli abbiamo spiegato che non deve fare queste cose? Che deve chiamare uno di noi?"

L'amore non è sparito con il suo passato, stringe David come ha sempre fatto, è apprensiva con lui come sempre e quando gli parla ha sempre quella luce negli occhi, anche quando gli spiega le cose e cerca di essere arrabbiata, non può evitare di sciogliersi per un suo sorriso.

"Certo, un'infinità di volte, ma lui fa sempre di testa sua."
"Ritorniamo in cucina e facciamo colazione, cosa mangia David la mattina?"
"Okay, oggi preparo io la colazione, andiamo"

Mangiamo insieme, lei beve solo una tazza di tè.
Tra poco arriva Kyle, lei ci lascia soli per fare una doccia.
Questo è un nuovo giorno.


***
Tra poco arriva Kyle, forse lui può rispondere ad alcune domande che mi stanno tormentando da ieri sera.
Eccolo. Sento dei colpi alla porta.

"Tu devi essere Kyle..." Ho un ottima impressione, sembra felice di vedermi e lo dimostra con un sincero sorriso, non mi ricordo di lui, ma il suo modo di fare mi piace.
"Esatto, mi fai entrare?"
"Certo, scusami" mi sposto per farlo entrare.
"Ciao Michael"
"Kyle"
"Dov'è quella peste di mio nipote?" David spunta fuori da dietro al divano e gli corre in contro allungando le braccia per farsi prendere. "ail, ail". Kyle lo prende in braccio
"Devi ancora imparare a dire il mio nome?".

Il bambino si nasconde la faccia con le mani e quando Kyle gli fa una carezza sulla testa, lui lo abbraccia.

"Michael vai da mio padre, sto io con loro"
"resti fino a stasera, giusto?"
"Sì, non ti preoccupare, non farò niente che tu non faresti...". Michael lo fulmina con uno sguardo e questo mi fa ridere, Kyle è decisamente un bel tipo.
"Sto scherzando. Vai tranquillo."
"A stasera allora" si avvicina alla porta, mi guarda velocemente e poi sparisce.

Kyle mette David a terra e il bambino ritorna ai suoi giochi, che sono sparsi sul pavimento.
Mi avvicino a mio fratello.

"Ti va un caffè?"
"Sì grazie"

Preparo il caffè e inizio il terzo grado...

"Ci conosciamo da molto?"
"Sì, prima di diventare parenti, frequentavamo la stessa scuola. Ma davvero non ricordi niente"
"Niente di niente, nella mia testa c'è il vuoto assoluto"
"Cavolo! Deve essere proprio una strana sensazione..."
"Già. Ti dispiace se ti chiedo un po' di cose?"
"Vai"

Mi piace, parlare con lui, mi trovo a mio agio e questo rende tutto più facile, gli passo la tazza di caffè e gli sorrido.

"Grazie Kyle".
"Grazie a te per il caffè,
"Da quanto conosco Michael?"
"Da sempre, anche lui era a scuola con noi"
"Chi sono gli altri?"
"Max, Liz e Isabel. Erano con noi al liceo"
"Ho già visto Max, ieri sera in ospedale, e le ragazze ...?"
"Isabel è la sorella di Max, mentre Liz è la sua ragazza ed è anche la tua migliore amica "
"Siamo un bel gruppetto affiatato... ho sentito che Isabel viene oggi pomeriggio..."
"Sì, siamo proprio un bel gruppo."

Ora inizio ad avere un quadro più preciso, ma ho ancora tante domande da fare.

"Cosa mi puoi dire della mia vita, da quanto tempo vivo qui? Sono curiosa dimmi tutto..."
"Vivi con Michael da quando ci siamo diplomati, e poi due anni fa è nato David. Ma comunque anche prima di finire la scuola, passavi più tempo qui che da tua madre"
"Evidentemente siamo una coppia molto unita?". Non volevo che fosse una domanda, spero in una risposta positiva.
"Quando non litigate...siete molto uniti". Sta ridendo spensierato.
"Perché dici così, c'è qualcosa che non va fra di noi?" chiedo con tono preoccupato
"Siete solo un po' bizzarri come coppia, vi piace stuzzicarvi. Ma queste domande dovresti farle al diretto interessato. Perché non chiedi a Michael?"
"Non ne ho avuto l'occasione, e poi ieri sera, appena siamo rimasti soli è andato a dormire... sul divano. Sei sicuro che non abbiamo avuto qualche problema di recente?"
"Non hai pensato che forse è a disagio e non sa come comportarsi con te?"
"Forse è come dici tu, o forse no".

Voglio credere alle parole di Kyle. Sono troppo confusa, sento Michael come l'unico punto di riferimento della mia vuota vita e ho paura di perderlo. Kyle si avvicina e mi prende una mano.

"Dai non iniziare a pensare cose strane, quando rientra stasera parlagli, mi sembra la cosa più logica da fare.
Michael non parla molto, tiene le cose per se, ma con te si è sempre aperto. "
"Se invece c'è qualcosa e non vuole dirmelo?"
"Sei sempre stata brava a scoprire i misteri di Michael, se c'è qualcosa di poco chiaro sono sicuro che lo scoprirai."

Gli sorrido grata di sentirgli dire queste parole, ma voglio tormentare ancora un po' mio fratello.

"Cambiamo argomento, mia madre..."
"Amy! stiamo passando da un caso patologico ad un altro..."


***
Ancora pochi minuti e saprò quello che Jim non ha voluto dirmi ieri.
Come un adolescente sono scappato da casa mia, dovevo salutare Maria come tutte le mattine e invece sono solo riuscito a guardarla per pochi istanti.
Jim è seduto alla sua scrivania, appena entro nel suo ufficio smette di leggere un rapporto e mi guarda attentamente negli occhi. Io non posso più aspettare devo sapere quello che ha scoperto.

"Ciao Jim, saltiamo i convenevoli e dimmi cosa hai trovato in casa"
"Buongiorno Michael. Accomodati pure, questi mi sono appena arrivati dalla scientifica." Mi passa una cartellina con dei fogli.
"La porta di casa tua non è stata forzata, quindi si suppone che l'abbia aperta Maria. Io e Amy abbiamo controllato e sembra che non manchi niente. Quindi escluderei che si tratta di un ladro. La cosa strana è che abbiamo rilevato delle impronte di piedi, sporche di fango, dalla grandezza, sono di un uomo. Questa persona, è entrata dalla porta, si è avvicinata al punto in cui avete trovato Maria a terra, e poi si è diretto nella vostra camera da letto ed è uscito dalla finestra. Sul davanzale abbiamo trovato delle impronte digitali e le stiamo confrontando con quelle che abbiamo in archivio, ma come ben sai per avere questa risposta ci vuole tempo."
"Maria non apre la porta agli sconosciuti, quindi o è una persona che conosce oppure ha aperto la porta con altri mezzi"
"Lo so, Maria non è una sprovveduta. Non saprei cosa dirti al riguardo, cerchiamo di non lasciarla sola, se questa persona cercava qualcosa e non l'ha trovata, prima o poi si farà viva. Il fatto che lei non ricordi nulla è un problema. Speriamo che la memoria le ritorni presto."
"Lo spero anche io, ma non mi spiego una cosa, il medico mi ha detto che ha dei lividi sulla schiena, dovuti all'urto. Ma mi ha anche fatto notare che se fosse svenuta, e caduta a terra, avrebbe avuto lividi in altri punti del corpo."
"Michael, la nostra unica speranza è che lei ricordi qualcosa"
"David ha visto tutto era li, forse..."
"Michael, ha due anni! Cosa vuoi che ti racconti tuo figlio? Non vorrai ricorrere a stratagemmi alieni per vedere nella sua mente? "
"Hai ragione, ieri era molto spaventato. Aspetterò sono sicuro che Maria inizierà a ricordare. Se è tutto io vado a lavoro, ma per qualunque motivo chiamami sul cellulare"
"Michael, si sistemerà tutto, ne sono sicuro"
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:57
Messaggio #4


Milady Viconia McAliens
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PARTE 2/B

***
Parlare con Kyle è uno spasso, mi sta raccontando molto dettagliatamente le sue conquiste, le donne non gli sanno resistere, almeno secondo il suo parere, ma non faccio fatica a credergli è una splendida persona, poi adora David gli parla con una dolcezza infinita e il bambino ricambia il suo affetto.
Le nostre chiacchiere sono interrotte dalla porta, sono molto curiosa di conoscere Isabel... rimango per un momento perplessa di fronte a me c’è una ragazza alta e appariscente, perfetta nella sua glaciale bellezza. Non posso fare a meno di osservarla dalla testa ai piedi. E’ veramente molto bella. E’ difficile non notarla, è così sicura di se.

"Ciao Maria"
"Ciao, tu sei Isabel..."
"Si sono io, come ti senti?"
"Abbastanza bene, grazie"
"Mi dispiace per i tuoi ricordi, sono sicura che prima o poi ritorneranno. Guarda il lato positivo, non ricordi le cose brutte"
"... già, ma non ricordo neanche quelle belle...".

Il primo bacio, la scuola, la mia famiglia, la nascita del bambino, gli amici...
L’allegria che ho provato fino a pochi attimi prima è sparita, il vuoto ha di nuovo preso il comando della mia vita

"Su forza, sono convinto che a Maria ritornerà presto la memoria". Kyle mi sta abbracciando in modo goffo e tenta
di farmi coraggio, ma ho l’impressione di essere prigioniera in un incubo e il dolore alla testa cresce intensamente.
"Scusatemi, ma ho un gran mal di testa, vi dispiace se vado in camera, ho bisogno di riposare un po’ "
"Vai, Maria, sei così pallida. Teniamo noi d’occhio il bambino".
"Grazie, Kyle".

Sono sul letto, mi sento piena di dolori. Non voglio dormire, voglio solo riposare un po’, vedo grandi lividi sulle braccia e sento male, anche se non ricordo cosa mi è successo sono ancora spaventata.
Ho lasciato la porta socchiusa, sentire in sottofondo le loro chiacchiere mi fa compagnia...

"E’ così strana ...." Sento chiaramente le parole di Isabel
"Isabel lo saresti anche tu al suo posto."
"Non credo."
"Non dire stupidaggini"
"Io penso a Michael, aveva finalmente trovato un equilibrio con lei e il bambino, si trova a vivere questa assurda situazione"

la voce di Isabel ha preso una strana intonazione

"Michael è forte abbastanza per superare questo periodo, non parlare di lui come se non fosse in grado di muovere un passo da solo. "
"mi dispiace... la perdita di memoria di Maria è un problema per lei, ma principalmente per Michael.
Posso solo immaginare come si sente..."
"Forse tu non ti rendi conto che Maria sta soffrendo, proprio come Michael. E’ una cosa che ci coinvolge tutti, altrimenti io non sarei qui. Maria per me è come una sorella e non ti permetto di dire che è fonte di problemi per Michael. Possibile
che riesci a pensare solo a lui?"
"Kyle, non vorrei sembrarti di parte, ma Michael ha avuto tanti problemi nell’arco della sua vita e non credo sia giusto che gli capiti anche questo"
"Anche Maria ha avuto la sua dose di problemi fin da bambina, senza contare tutte le volte che per stare dietro a Michael, è andata in contro a delusioni. Michael ha sofferto, sono d’accordo con te, le ha fatto del male, anche se lo faceva per proteggerla. Ricordo ancora lo sguardo che aveva Maria ogni volta che lui spariva..."
"Oggi con te non si può parlare"
"No, Isabel, sei tu ad essere strana. Qual è il tuo problema? Pensi che Michael ora passerà ancora più tempo con la sua famiglia trascurando te? Credevo avessi superato questo tuo attaccamento morboso per Max e Michael da un bel po’"
"Io non ho nessun attaccamento morboso per Max e Michael... ti stai sbagliando, forse in passato era così, ma ora ognuno di loro ha la sua vita; Michael con Maria e David, e Max con Liz"
"Lo dici con rassegnazione, perché?"
"Kyle, tu lo sai, loro due sono stati la mia figlia per molto tempo. Max vive con me, e anche se lo vedo poco, almeno so che la sera ritorna a casa. Ma Michael mi manca molto, da quando ha cambiato lavoro, poi, lo vedo così poco. Non lo nego, tengo molto a loro e voglio vederli felici, vorrei solo poter trascorrere più tempo in sua compagnia."
"Vuoi più tempo con Michael? Quindi sei gelosa perché ti manca la sua compagnia?"

Ho ascoltato tutta la conversazione, Isabel non ha risposto alla domanda di Kyle.
E’ gelosa?
Questo non vuol dire che prova qualcosa per Michael, devo stare calma.
Non so come stanno realmente le cose, ma devo fare chiarezza, questa storia non mi piace...
Ma almeno ora so che fosso fidarmi di Kyle, lui mi vuole bene veramente.
Vorrei correre da loro per chiedere spiegazioni, ma non vorrei sembrare una pazza visionaria.
Devo essere cauta, e sondare bene il terreno.
Sono tutti degli sconosciuti per me, e spero di capire prima possibile di chi posso fidarmi.
Isabel ha detto che sono un problema per Michael..... Ma le sensazioni che lui mi manda mi dicono che è preoccupato, non sento di essere un problema per lui o per lo meno non come intende Isabel.
Devo parlare con lui è l’unica soluzione.
Tutto questo aumenta il mio malessere, ma non posso stare tutta la sera nascosta in camera, devo andare da loro, David mi aspetta deve mangiare e anche Michael dopo il lavoro sarà affamato. Mi faccio coraggio e ritorno in salotto.
Il mio stomaco è chiuso e questo maledetto mal di testa non mi lascia respirare, sono seduta sul divano, la stanchezza non è ancora sparita e guardare Isabel muoversi in casa mi fa stare male, lei qui è sicura, si muove a suo agio, invece per me è tutto nuovo, Kyle mi guarda e sembra preoccupato per me, tento di fargli un sorriso, ma tutto è faticoso.

"Maria, come ti senti?"
"Meglio, mi sono rilassata un po’ " E’ una bugia, spero solo che non notino quanto sono tesa in questo momento.
"Sembri stanca, non vuoi riposare ancora?"
"Non ti preoccupare Kyle, va tutto bene."
"Io mi preoccupo per te.."
"Non devi. Vi fermate qui a cena, vero? E’ il minimo che posso fare, siete stati molto gentili a rimanere con me."
"E’ una buona idea, resto volentieri" Kyle mi sorride mentre si siede vicino a me sul divano.
"Anche per me va bene".

Ha accettato anche lei il mio invito, almeno posso vedere come si comporta con Michael;
intanto la guardo mentre che si muove in cucina, come se fosse la sua, sta anche decidendo cosa cucinare


***
Le parole di Jim mi ritornano sempre in mente, non posso fare a meno di pensarci e di preoccuparmi e se fosse una questione aliena?
Quanto vorrei che tutto ciò che è successo nelle ultime 24 ore sia solo un brutto sogno, per Maria, per David e... per me.
Guardo distrattamente la casa dal finestrino dell’auto, poi con un profondo respiro raggiungo la porta, devo fare attenzione a dove metto i piedi, sembra un campo minato, mio figlio ha lasciato i suoi giocattoli sparsi per tutto il pavimento e l’ultima volta che ne ho calpestato uno non la smetteva più di piangere.
A quanto pare sono tutti in cucina, addio serata tranquilla...
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:57
Messaggio #5


Milady Viconia McAliens
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"Che bella comitiva di cuochi!"

E’ la voce di Michael, sono così impegnata da ciò che sto facendo che non l’ho sentito rientrare, sembra stanco e io mi sento improvvisamente preoccupata per lui. Tutta questa situazione è così penosa, non solo per me, ci coinvolge tutti.
Non faccio in tempo a dire niente o a fare niente che lei ha già preso la parola, monopolizzando l’attenzione su di se.

"Maria ci ha invitati a cena..." ma Kyle non le dà il tempo di continuare, "...e ci ha subito messo a lavoro... ".
"Vedo. Ha aiutato anche il piccolino che dopo aver fatto i suoi soliti casini, si è addormentato..."
"Mi offro volontario per metterlo a dormire".
"Kyle, sei sicuro, posso farlo io", è stato fin troppo gentile oggi, non voglio approfittarne.
"Lo faccio volentieri, adoro questo diavoletto. Voglio che tu ti riposi, non ti ho creduta prima, non stai meglio come dici..."

La sua mano è sulla mia spalla e il suo sguardo conferma le sue parole, sento dell’affetto per lui, non potevo chiedere un fratello migliore, lui riesce a vedere oltre le parole. Dopo un veloce abbraccio, gli chiedo scherzando se tutta questa premura è per la situazione e ancora una volta le sue parole mi sorprendono e inteneriscono.

"Io sono figlio unico, come te. Ho sempre desiderato avere un fratello o una sorella. Poi sei arrivata tu e il mio sogno si è realizzato, se non sono gentile con te, con chi dovrei esserlo?"
"Grazie. Ti metterò, sicuramente sulla lista dei buoni" gli rispondo scherzando.

Si allontana con David. Sto ancora guardando lo spazio vuoto che pochi attimi prima era occupato da Kyle,
è la voce di Michael a riportarmi indietro.

"E io? Io su quale lista mi trovo, buoni o cattivi?"

Non so che rispondergli, e questa mia indecisione favorisce lei che gli risponde al mio posto.

"Sicuramente sei fra i cattivi"
"Veramente parlavo con Maria non con te e non mi interessa sapere su quale delle tue liste sono stato inserito."

Questa risposta è stata una vera soddisfazione. Le ha chiuso la bocca.
Prendo coraggio e gli rispondo ironicamente

"Non lo so, devo ancora decidere".
"Posso fare qualcosa per aiutarti a prendere una decisione?"
"Forse...".

Gli piace stuzzicarmi, e io non voglio essere da meno, ho compreso perfettamente dal tono della sua voce cosa intendeva con quella domanda e mi piace vedere quella luce maliziosa nei suoi occhi.
Isabel ci sta guardando.

"Cosa c’è da mangiare?" mi chiede.
"Dovresti domandarlo a Isabel, ha voluto cucinare lei. Ha detto che avrebbe preparato il tuo piatto preferito..."Michael si gira e la guarda
"Hai cucinato tu? Allora è meglio che mi faccio portare una pizza"
"Michael...?" risponde infastidita
"Isabel, lo sai che non mi piacciono le uova al tegamino, e visto che è l’unica cosa che sai cucinare...."

Mi scappa da ridere, proprio non riesco a trattenermi. La sta prendendo in giro, e lei sembra molto risentita dalle sue parole. Un po’ mi dispiace, in fondo ha lavorato tutto il pomeriggio per cucinare.
Per un attimo i miei timori su Michael, sembrano solo delle stupide paure, mentre loro continuano a discutere.

"Ha parlato il grande cuoco" dal tono della sua voce potrei dire che è ancora più adirata
"Ho sicuramente passato più tempo di te in cucina..."
"Sei insopportabile oggi! Io non so come fa Maria a tollerare la tua presenza..."
"Maria è qui, perché non glielo chiedi?".

Ora mi stanno guardando e aspettano una mia risposta.
Mi sento smarrita e senza parole, abbasso la testa e dico l’unica cosa che mi passa nella mia mente.

"Questa è casa tua, sei tu che tolleri la nostra presenza..."

Lui si avvicina ancora di più a me, i suoi occhi sono seri, gentilmente mette un dito sotto al mio mento, facendomi ruotare la testa, fino a quando i nostri occhi non si incontrano.

"Questa è casa nostra."

Se fossi stata in piedi sarei crollata a terra, ho sentito le mie gambe diventare molli.

"Già l’avevo dimenticato" poi rivolgendomi a Isabel, "come fa a darmi fastidio la presenza di una persona così dolce?"

Non so dove ho trovato il coraggio di dire questa cosa, ma è ciò che penso realmente. Lui, è gentile con me, ha modi delicati. Non so com’era prima, e non so se riuscirò a saperlo, ma ciò che sto vedendo mi basta.
Isabel non si aspettava da me questa risposta, l’ho spiazzata per un attimo, ma subito ritorna in se, e mi stuzzica.

"E’ ovvia la tua risposta, tu non ricordi nulla"

Mi sento offesa, sono stanca di lei e di sentirle dire che non ricordo nulla o che non so niente di Michael, questa donna non mi piace, come potevamo essere amiche, non ha nessun rispetto per me?

"Hai ragione, non ricordo i momenti belli, ma ho rimosso anche quelli brutti, me lo hai fatto notare tu quando ti sei presentata. La mia risposta si riferisce alle cose che sono successe nelle ultime 24 ore, e credimi sarò anche smemorata, ma so ancora valutare una persona"


***
Maria ha il viso stanco, sembra tesa me ne sono reso conto subito, poi ne ho avuto la conferma da Kyle.
Spero che questa cena duri poco, non voglio essere scortese con i miei amici, ma abbiamo entrambi bisogno di riposo.
Sta notte non ho riposato molto è stato terribile per me non averla accanto, sarà anche solo un’abitudine, ma mi è mancato non avvertire il suo corpo accanto al mio.
Saperla vicina, mi dà forza, mi fa sentire completo.
Sento Maria ferita dalle parole di Isabel, non so cosa le passa per la testa, ma è strana, molto più strana di Maria che ha perso la memoria. Non capisco perché tenta di mettere la mia ragazza in difficoltà, la sta stuzzicando, non dipende tanto dalle cose che dice, ma dal tono di voce che sta usando.
Sono contento di vedere Maria che le tiene testa, anche se con qualche difficoltà. Posso solo cercare di intervenire, per farle capire che non è sola, questo incidente l’ha lasciata esposta e fragile, devo sostenerla come lei ha sempre fatto con me, le sue parole mi rincuorano, ma Isabel proprio non mi convince.
Nessuno deve turbare la quiete di Maria, specialmente ora che è vulnerabile.


***
Kyle e Isabel sono andati via da poco, noi siamo seduti sul divano in silenzio, sto mentalmente cercando le domande da fare a Michael, io devo sapere, anche se sono confusa e non so come gestire questa situazione.

"Michael? Posso farti una domanda?"
"Certo...".
"Tu e Isabel siete...cioè cosa siete?" E’ così difficile non sentirmi stupida e imbarazzata, ma ho bisogno di notizie certe.
"Isabel è come una sorella per me, siamo molto legati."

Risponde subito, senza pensarci, senza giri di parole e questo mi fa pensare che sta dicendo la verità.
Devo sembrargli ancora più strana, io mi sento una sciocca, mentre guardo lontano.

"Maria" lui mi chiama, devo guardarlo negli occhi ora... "Cosa sta girando nella tua testa?"
"Io.. ho avuto una strana sensazione. Quando mi guarda, quando parla con me, lei è strana. Oggi pomeriggio sono andata a riposare, ho sentito che parlava di te con Kyle. Isabel è preoccupata per te, dice che quello che è successo non è giusto e che io ora sono un problema per te..."
"Maria..."
"Aspetta. Kyle ha preso le mie difese, dicendole che è morbosamente attaccata a te e a Max e che è solo gelosa.
Io aspettavo una sua parola, una sua smentita, ma lei è rimasta in silenzio. Ha insistito per cucinare, dicendo che lei sapeva cosa ti piace mentre io non lo so più. Il resto lo sai. Mi ha sempre trattata così? Mi ha fatto sentire fuori luogo, come se questo non fosse il mio posto."
"Tu non sei un problema per me. Il tuo posto è qui, in questa casa, con me e David. Le cose che lei ha detto sono solo i suoi pensieri, non i miei. Forse dovrei parlarle..."
"No. E’ già tutto così imbarazzante, non volevo nemmeno dirtelo e non voglio che lei mi derida. "
"Perché dovrebbe farlo?"
"Ha cercato di mettermi a disagio per tutto il tempo che è stata qui.... non dirle che abbiamo parlato di questo."
"Voglio solo capire cosa le sta succedendo. E poi non mi piace il modo in cui ti parla, l’ha fatto anche in mia presenza. Posso almeno farle una bella tirata d’orecchie per ciò che ho sentito? "
"Okay.... e grazie per avermi aiutato"
"Non devi ringraziarmi"

Mi sento sollevata, lui è stato così premuroso con me, dopo una bella notte di sonno forse anche gli ultimi dolori svaniranno.

"Vado a dormire. Vuoi una mano per preparare il letto?"
"No vai, lo faccio da solo."
"A domani"
"Buonanotte Maria"



***
“Ahh"
Quando apro gli occhi sono nel mio letto.
Il mio cuore batte troppo forte.
Il petto si spacca in due, le mie ossa si spezzano.
Non riesco a normalizzare il battito, pesanti e affannosi respiri escono dalla mia bocca tremante.
Mi guardo le mani, tremano come foglie sconvolte dal vento, fredde come marmo, mi sembra di morire…
Il mio corpo si sta spegnendo, saturo dalla paura.
Sono seduta, giro il viso, nel lettino il mio piccolo dorme tranquillamente, per fortuna non si è svegliato.
Il dolore è ancora presente, lentamente mi sdraio nel letto, chiudo gli occhi, ma il suo viso e la sua voce tornano indietro e sono ancora qui….Presenti nel mio mondo.
Mi alzo e esco dal letto, mi muovo a fatica nella stanza, mai nella mia vita sono stata così terrorizzata, almeno credo, guardo il mio bambino dormire calmo.
Cammino verso il piccolo salotto, sentire il suo regolare respiro mi fa stare meglio.

***

******Un flash.******


Non era solo un sogno, cosa diavolo era?
Non posso parlare con lei,
…non posso dirle dei flash….
Le sensazioni erano quelle di Maria, sono così dispiaciuto e frustrato non posso fare niente per lei….
lei ha provato quelle orribili sensazioni da sola….
Sento dei passi, accendo la luce…
è in piedi accanto al divano…
È’ spaventata…

"Maria ,tutto bene?"
"Io… Posso restare con te?"
"Vieni qui"

Si accoccola contro di me, come fa di solito.
Muove una mano per stringermi di più al suo corpo scosso e spaventato, una gamba è tra le mie e io mi sento di nuovo vivo ad averla ancora tra le braccia. Solo ora mi sono reso conto di quanto mi sia mancata realmente
Il suo tormento mi colpisce e il dispiacere aumenta mentre mi racconta il suo incubo, io ho visto parte di tutto questo, ma sentirlo da lei mi fa ancora più male perché lei era sola, senza di me.
Le mie carezze le hanno dato un po’ di sollievo, ora dorme.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:58
Messaggio #6


Milady Viconia McAliens
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La luce mi trova in piedi e i suoi occhi mi guardano preoccupati, io non voglio piangere, più che uno sfogo sarebbe
un frignare e non voglio sembrare troppo patetica.

"Maria, tutto bene?"
"Io..." cerco di trovare le parole... "Posso restare qui con te?"
"Vieni qui"

La paura non vuole andare via da me, ma sento qualcosa di meraviglioso mentre lo guardo spostare le coperte per accogliermi nel letto, sono così travolta da questo che quasi mi tuffo sul suo petto, non rifletto mentre cerco le sue mani.
Guardo i suoi occhi inchiodati nei miei e stringo le sue mani nelle mie, sento scorrere fuori dal mio corpo tutto quello che mi ha intimorito e terrorizzato e passare nel corpo di Michael attraverso il tocco delle sue carezze.
Lui sbatte velocemente gli occhi e poi mi tira su di lui. Io sono confusa, ma questa notte tutto è assolutamente assurdo.

"Michael.."

Le sue mani mi calmano, la sua carezza continua sulla mia schiena mi spinge nuovamente nel sonno, la sua voce carezzevole mi dice di dormire e io chiudo gli occhi sentendomi protetta...



***

************* In un altro luogo*****************


"Maledizione"

Quella donna sta diventando un problema, e lui è sempre con lei...
Non posso affrontarlo e sconfiggerlo sulla Terra, non sono ancora pronto per combattere su questo maledetto pianeta e sono sorpreso da quel mezzo alieno, non immaginavo che il suo potere potesse essere così forte, ho sentito la sua forza, mentre tentavo di prendere suo figlio.

"Accidenti"

La stanza sembra troppo piccola in questo momento e l’impotenza che provo, aumenta la mia rabbia.
Guardo il letto e con due passi sprofondo tra i cuscini, cerco nel silenzio una soluzione per annientare il mio "problema".
Chiudo gli occhi per rilassare i muscoli ancora troppo tesi, slaccio i primi bottoni della divisa, come un onda la medaglia che porto al collo riporta la mia mente indietro e nella mia testa si disegna un semplice piano per arrivare al mio scopo.

"Vilandra"

Il nome esce dalla mia bocca in un affamato respiro.
Proietto i miei ricordi nella mia mente, l’immagine di noi due è così chiara nella mia testa che posso quasi toccare il suo corpo, come un pazzo cerco la donna che tanti anni fa è stata mia complice, la connessione che ho già aperto da un po’ con lei mi porta nei suoi sogni e lascio scorrere nella sua mente le immagini che riempivano la mia testa.
Sono soddisfatto, sta sussurrando il mio nome nel sonno.

"Buonanotte principessa"

Asciugo una goccia di sudore che scivola precipitosamente sulla mia guancia.
Mi giro tra le coperte e il pensiero di quel bambino torna e mi ossessiona nuovamente.
Cerco una fredda concentrazione per entrare nella testa della terrestre, voglio trasportare la sua anima con la mia, nel mio palazzo, dove io sono il re. Lei in questo luogo conoscerà il vero potere di Kivar, assaggerà la mia forza, conoscerà il mio esercito e la pace scapperà lontano da lei, la mia ombra la perseguiterà, il terrore scorrerà silenziosamente nella sua fragile pelle, la paura si impossesserà di lei e la resa sarà la sua unica possibilità di salvezza.
Allontano questi sentimenti da me, per arrivare alla sua anima devo essere libero, la cerco e finalmente trovo il suo sogno.

...Bene....

E’ sorpresa, non ha ancora capito dove si trova, il suo corpo è immobile e il suo respiro è lento, solo i suoi grandi occhi verdi si muovono impazziti all’interno della camera, osserva tutto con calma e attenzione, bastano pochi attimi per assimilare l’intera situazione e poi tutto precipita velocemente.
I suoi occhi che fino a pochi attimi prima indagavano curiosi esplodono proprio davanti ai miei.

Magnifici...
...così grandi e pieni di paura...

La sorpresa spazzata via in un soffio, posso vedere e gustarmi quegli occhi che si aprano sempre di più sempre di più, fino ad esprimere il massimo stato di terrore e insicurezza.
Socchiudo gli occhi, il piacere è così forte che quasi non riesco a controllarlo, semplici ma perfetti brividi scorrono nella mia schiena, in uno stato di massimo appagamento rilasso le spalle e mi godo la paura che io ho messo in quegli occhi.
Il piacere si muove strisciando sulla mia pelle, elegante e armonioso, ogni volta la sensazione cresce in forza, niente mi rende felice come sottomettere e impaurire, sono io il solo governatore delle loro fragili vite.
Sono io a provocare tale paura.
Io Kivar.
Manovro il nostro sonno velocemente e senza preavviso e ancora senza dire una parola mi muovo all'interno del palazzo, la spingo a seguirmi nella sala del trono, la luce celeste che illumina il corridoio proietta le nostre ombre sui muri, velocemente mi muovo per raggiungere la stanza e quando sono dentro proseguo per sedermi sull'elegante poltrona, lei si blocca a pochi passi da me.
Riconosco una certa sicurezza in questo piccolo corpo, il suo sguardo continua a fronteggiarmi, non ha ancora capito che deve abbassarsi a ogni mio volere, sorrido di fronte alla stupidità dei terrestri.
Aumento l'intensità delle lampade, per accecare quegli occhi che ora mi sfidano, voglio leggere ancora paura.

"Non puoi lottare contro di me"

vedo la sua bocca che si apre, questa piccola sciocca vuole rispondere, mi alzo dalla sedia quasi arrivo a sfiorarla, la mia mossa è veloce non le da il tempo di prepararsi e chiude gli occhi come per scappare da me, per proteggersi da me, non riesco a trattenermi dal ridere.

"Lui sarà mio, nessuno riuscirà a fermarmi"

Nella mia voce inserisco la minaccia.

"Lui sarà mio"

Il rinnovato terrore che ritrovo nei suoi occhi mi delizia. Ora posso riposare.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:58
Messaggio #7


Milady Viconia McAliens
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PARTE 002/C

***
Mi sono svegliata da poco, dolcemente.
L’incubo che ho fatto poche ore fa era così terribile da sembrare reale, per un attimo ho avuto il dubbio che lo fosse davvero.
Forse sono io, in questo momento sento tutto in maniera amplificata, alterata, e stento a riconoscere qual è la realtà.
Ricordo solo la paura, il muto terrore e il bisogno di non stare da sola. Non volevo disturbare il sonno di Michael e avevo paura della sua reazione, ma sapevo che solo lui poteva calmarmi. Lui mi ha preso con se nel suo letto.
Le sue braccia rassicuranti hanno spinto via tutte le mie paure, avevo paura di un rifiuto, ma non è successo.
Mi ha fatto stendere accanto a lui, ho trovato rifugio tra le sue braccia e mi sono sentita al sicuro.
E’ stato bello sentire le sue mani che mi accarezzavano la testa, i capelli, mentre mandavano via tutti i miei tormenti.

Ora è qui che dorme accanto a me.
Ho le sue braccia intono alla mia vita. Non voglio muovermi, non voglio svegliarlo.
Sembra così sereno, non ho il coraggio di fare niente, posso solo guardare il suo sonno.
Il mio cuore batte forte in questo momento.


Non capisco perché provo queste sensazioni...
...forse mi sbaglio ma...
Io posso dare un nome a questi... sentimenti... è tutto così assurdo...
La mia mente è vuota, ma il mio cuore ha riconosciuto Michael, mi parla di lui e batte per lui.

Ho avuto fin da quel giorno in ospedale l’impressione di conoscerlo, di sentirlo vicino, ma ora è diverso è tutto più intenso.
Sento di aver bisogno di lui.
Desidero solo lui.
Ora lo guardo e cerco di vincere la voglia di accarezzarlo.
Cosa penserebbe di me se lo facessi?
Forse che sono matta.
Al suo posto è questo che penserei...

Il tempo scorre pigro nel nostro appartamento, è tardi, ma non ho fretta di interrompere questo momento, Michael ha il turno di notte e il piccolo David dorme sereno e io posso restare ancora un po’ fra le sue braccia, senza dover dare spiegazioni.
Probabilmente questa sera qualcuno resterà con me mentre lui lavora, l’ultima cosa che voglio è stare da sola a tormentarmi con domande che non possono avere una risposta.
Vorrei Michael con me, ma so bene che questo non è possibile, ma ora siamo insieme e voglio assaporare ogni attimo di questo momento, perché appena lui aprirà gli occhi tutto ritornerà come prima.
Lui sarà premuroso, gentile, disponibile, ma nello stesso tempo distante.
A volte sento il suo disagio, evidentemente non sa come comportarsi e io non posso aiutarlo, perché ho sempre paura di dire o fare qualcosa di sbagliato, ma lui ricorda tutto, io invece vivo di sensazioni, di buio e incertezze, per lui è dura, ma lo è anche per me.
E’ il suo respiro tra i capelli ad accompagnare questo momento di pace, la mia testa riposa su di lui, respiro la sua pelle e penso a tutte le volte che forse mi ha tenuta stretta contro di lui in questo modo, veramente posso solo sperare di aver dormito ogni notte tra le sue braccia...

Non posso più resistere alla tentazione di toccarlo, cerco di fermare la mia mano, ma non è possibile, ormai sta passando fra i suoi lunghi capelli, lentamente, piano, con delicatezza.
Credevo di calmare i miei istinti con questo, credevo ma invece ora voglio di più...
...cosa mi sta succedendo?
Lui dorme, ma le sue labbra mi tentano ancora...
...non posso resistere alla tentazione di baciare dolcemente la sua bocca...
Mi avvicino e le mie labbra sono sulle sue...

Chiudo gli occhi per qualche frazione di secondo tutto è meraviglioso, quando li riapro.

I suoi occhi aperti, sono grandi e brillanti dentro i miei.
Rimango immobile indecisa su cosa fare, ma lui decide per me.

Vedo i suoi occhi chiudersi di nuovo e sento la sua mano scorrere sulla mia schiena per fermarsi sicura tra i miei capelli mentre la sua stupenda bocca è ancora impegnata in un dolce bacio.
Chiudo gli occhi improvvisamente accecati.
Non credevo fosse possibile provare emozioni così forti...
Lui è come una calamita per me, non posso fare a meno di stringerlo, vorrei fermare il tempo.
Ho bisogno di lui, della sicurezza che lui mi dà, dell’amore che riesce a trasmettermi.
Tutto continua in modo naturale, apro un po’ le labbra, e gli permetto di entrare nella mia bocca, le mie braccia sono intorno a lui per sentirlo più vicino, come se fosse possibile essere più vicini di così.
Sono così presa da queste sensazioni che non mi rendo conto più di niente, lui in un movimento veloce mi ha girata, facendo aderire la mia schiena al materasso e sento su di me il suo peso schiacciante, mentre la sua bocca sconvolge la mia.
Un piccolo e sonoro lamento scappa dalla mia bocca quando si allontana, le sue mani accarezzano ancora la mia pelle e suoi occhi guardano nei miei in cerca di una risposta o forse pieni di domande.
Io non posso parlare con lui di questo momento di tenerezza...non ora...

"Ciao, ti sei svegliato..."
"Mi hai svegliato"
"Scusa, io non volevo..."
"Non scusarti è stato bello... un dolce risveglio".

Sento le mie guance diventare rosse, ma lui non può vederle, le finestre sono ancora chiuse e nella stanza non c’è molta luce. Prende la mia mano e la porta alla sua bocca e la bacia.

"Come siamo galanti."

Lo prendo in giro, devo sdrammatizzare, non voglio che senta il caos che ho dentro di me. Mi sento come una ragazzina alla sua prima cotta. Il mio cuore, a furia di subire questi sbalzi, finirà per avere un infarto.
Ride appena mi sente pronunciare queste parole.

"Perché ridi? Cosa ho detto di strano?"
"Non mi hai mai detto una cosa del genere"
"Come se io lo sapessi...".

Andate via pensieri cattivi, prepotentemente ritornano, come posso non sentirmi immediatamente insicura e vuota quando la realtà si presenta nuovamente ai miei occhi, come posso non sentirmi triste...

"Cosa c’è ora, Maria, non ti abbattere, non è successo niente. E’ solo che tu sei sempre piena di sorprese, con te non ci si annoia mai".

La sua voce striscia seducente dentro la mia pelle e tutto quello che voglio è credere alla fiduciosa energia di Michael.

"Devo fidarmi di quello che mi dici?"

La sua mano è sulla mia fronte impegnata in una lenta carezza, sento per un attimo gli occhi pesanti per la delicatezza del suo movimento. Accarezza la mia pelle e le sue dita sono così fresche su di me, ogni tocco è intimo. La sua espressione lentamente cambia, i suoi occhi ora sono leggermente socchiusi, indagatori .

"Cosa ti dice la tua testa?"
"La mia testa non dice proprio niente... ma so cosa ascoltare per sapere se posso fidarmi di te".
"Interessante... e cosa sarebbe?"

Ecco di nuovo quel velo d’ironia nella sua voce e io non posso non essere divertita da questi piccoli punzecchiamenti .

"Non posso svelarti il mio segreto"
"Hai dei segreti?"

tenta una espressione offesa, fin troppo drammatica, che mi fa sogghignare allegramente, la mia mano aperta batte sul suo braccio.

"Non prendermi in giro"

Lui si sistema meglio nel letto, cerca una posizione più comoda e io seguo i suoi movimenti per incollarmi ancora al suo fianco, lui lascia scivolare sbadatamente una mano sulla mia pancia, prima di parlarmi.

"Okay, cosa ti va di fare oggi?"
"Non so, cosa facciamo quando tu lavori di notte?"
"Maria dipende, in genere non programmiamo... cerchiamo per quanto possibile, di fare ciò che ci piace,
se vuoi possiamo andare a pranzo al Crashdown, così ti presento Liz, starà lei con te stanotte".
"Così conoscerò la fidanzata di Max"

sono curiosa, spero non sia come Isabel, non potrei reggere un intera notte

"E’ anche la tua migliore amica, vi conoscete fin fa bambine".
"Bene, allora oggi si pranza fuori, era ora, non ne potevo più di stare chiusa in casa"
"Non ti avrei permesso di uscire, ricorda che il medico ti ha detto che dovevi stare a riposo..."

le sue attenzioni mi lusingano, ma sono stanca di stare chiusa in casa.

"...lo so, non è necessario che me lo ricordi... ma la mia vita prima dell’incidente si limitava solo a fare la casalinga e la mamma?"
"Non sei il tipo da stare chiusa in casa.".

‘Non sono il tipo’ forse non sono attenta alla mia famiglia...forse, le domande si accavallano.

"Cosa vuoi dire? Ero sempre in giro e non mi prendevo cura di voi due?"
"No, Maria, sei una persona molto attiva. Sei una brava mamma, ma hai tanti interessi, e lavori anche tu. Ora sei in convalescenza...".

Le sue risposte non mi bastano.

"Lavoro? Michael non essere così...."
"Così come?"
"Così vago...perché tentenni, invece di dirmi chiaramente le cose?"

Butta fuori le parole velocemente,


"canti in un locale qui a Roswell"
"Canto...?"

ora sono veramente sorpresa, sono una cantante...

"...e hai una bella voce".

Sembra un po’ imbarazzato, non deve essere tipo da mille complimenti, ma la rivelazione sul mio lavoro mi lascia sbigottita, tutto mi aspettavo... segretaria, infermiera, commessa... una qualunque cosa, ma non una cantante.
Cerco di capire cosa gli passa per la testa.

"E’ una cosa tanto terribile da non poterla dire subito?".
"No".
"... perderò il lavoro a causa di questo incidente?"
"Non ti preoccupare, ho parlato con il proprietario del locale, ha detto che aspetterà che tu ti riprenda"
"E... se la memoria non mi tornasse più?".

Come posso essere la vecchia Maria se non ricordo niente di me stessa, come posso riprendere semplicemente la mia vita. Non posso vivere ascoltando solo il mio istinto, solo le mie sensazioni, ho bisogno di qualcosa di più concreto, le mani di Michael stringono le mie spalle scuotendomi leggermente.

"Maria, non dire stupidaggini, non devi parlare così. Tu ricorderai tutto, ne sono sicuro... la sua voce si addolcisce un po’ ... Poi non hai perso la voce, puoi comunque cantare se ti va".

Lui per primo, vuole credere a quelle parole, vuole convincerci che presto tutto si sistemerà, ma ho ancora paura di quello che potrebbe succederci...un movimento al mio fianco interrompe i miei pensieri.
Michael allunga un braccio e senza difficoltà tira David, sul divano.
Mi fa una tenerezza indescrivibile il mio bambino...

"Buongiorno piccolo".

Si aggrappa a me e io non posso fare a meno di accarezzarlo.
Noi tre insieme nello stesso letto... è qualcosa che si avvicina alla perfezione... forse è la perfezione.
Anche se porto con me le conseguenze dell’incidente, mi rendo conto di essere fortunata, non tutti hanno ciò che ho io in questo momento, in questa stanza.

"David, allenta la presa..." gli dice Michael.
"Non importa, mi piace tenerlo stretto".
"Lo so che ti piace, ma se lo lasci fare, non ti mollerà per tutto il giorno... David mi stringe ancora, sembra intenzionato a non lasciarmi, ...Fa così quando si sveglia triste, si aggrappa a te e non ti fa fare niente".
"Piccolo perché sei triste?".

Si allontana cautamente dal mio petto e mi guarda, ma non dice niente, non è un chiacchierone è un po’ come suo padre da questo punto di vista. Michael tenta di spiegarmi la reazione di David.

"Deve essersi preoccupato, perché quando si è svegliato non ci ha trovato a letto e ha avuto paura di essere da solo...
Sono sconvolta "Noi siamo tanto irresponsabili da lasciare nostro figlio da solo?".
"No Maria..." ride divertito di fronte la mia faccia sconvolta " ma una volta è rimasto chiuso nel ripostiglio a casa di tua madre, quando lo abbiamo trovato dopo un po’ piangeva spaventato".
"David è come dice papà? Pensavi di essere solo?" mi fa si con la testa.
"Lo sai cosa facciamo più tardi? Andiamo al Crashdown, ti va?".

Appena mi sente pronunciare la parola Crashdown, alza la testa, guarda prima me e poi Michael, ora è decisamente felice. Io guardo Michael in cerca di un chiarimento, e lui riprende a parlare accarezzando dolcemente il visino radioso di David.

"Sei contento? Così zia Liz, ti da una bella fetta di torta a cioccolato...".

Si allontana velocemente da me e abbraccia calorosamente il padre... però... è facile corrompere mio figlio, basta un po’ di torta.
L’importante è che lui stia bene, non voglio che risenta di tutta questa situazione.

"Ora è il tuo turno... sta soffocando te" gli dico quasi ridendo,
"evidentemente vi siete messi d’accordo, visto che prima stavi per soffocarmi tu".

Questa volta me la sono cercata, ma dal tono della sua voce, capisco che il mio tentativo di soffocamento gli ha fatto piacere. Sono felice, questa giornata è iniziata proprio bene.


***
Siamo vicini al Crashdown, cerco parcheggio, Maria è accanto a me con David in braccio, sembra tranquilla mentre gioca col bambino.
E’ una bella giornata, il sole è alto nel cielo e con la sua luce e il suo calore, ha scacciato via l’incubo di stanotte.
Se solo la visone che ho avuto fosse stata più chiara...
Maria mi ha fatto una descrizione dettagliata di ciò che ha sognato, ma non capisco, se era un incubo allora perché ho avuto dei flash di ciò che accadeva nella sua mente?
Non c’è logica in questo.
Devo parlare con Max in privato appena posso.
Non mi piace quello che ho avvertito stanotte...
Quell’incubo ci ha avvicinato, dopo il suo incidente mi sentivo bloccato, ma stanotte ha dormito con me, fra le mie braccia, una sola notte senza di lei e già sentivo di impazzire.
Una parte di me è contenta di avere il turno di notte, non so come comportarmi, non vorrei rompere questo fragile equilibrio che si sta creando fra di noi, con una mossa falsa e affrettata.
La mia presenza non la disturba e si fida di me, ma preferisco non forzarla.

...E poi stamattina...

Lei mi ha baciato.
Nel sonno ho sentito il calore delle sue labbra e quella sensazione mi ha svegliato del tutto, non potevo e non volevo fingere volevo solo baciarla.

Stiamo entrando nel locale, oggi non c’è molto movimento, è semivuoto.
Liz è vicino a un tavolo, sta prendendo un’ordinazione.
Quanto tempo è passato, stento ancora a credere che una volta lavoravamo qui. Tanti ricordi riaffiorano nella mia mente, belli e brutti, una sola cosa era certa, la presenza di Maria accanto a me, anche nelle situazioni più critiche lei c’era sempre con la sua voce con le sue carezze con la sua forza...
David lascia la mia mano e corre da Liz, è sempre così felice di venire qui, è un bambino fortunato, è coccolato e viziato da tutti. Sono contento per lui, ha tutto ciò che io e Maria non abbiamo avuto.
Maria è tesa, mi è bastato guardarla un attimo per rendermene conto.
Senza girarsi verso di me, mi prende per mano.
Ha bisogno di essere rassicurata, non posso fare altro che stringerla, sperando che ciò serva.
Liz, si avvicina verso di noi, tenendo il bambino per mano.

"Ciao, Maria come ti senti, mi dispiace non essere stata con te, ma i turni di lavoro non me lo hanno permesso, volevo telefonarti, ma poi pensando a cosa era successo, non sapevo se era il caso...".

Anche Liz è scossa parla alla sua migliore amica, ma Maria non ricorda niente.

"Sto bene grazie"
"Sto bene grazie??? Maria è questo il modo di rispondere alla tua migliore amica? Quella che consideri come una sorella, con la quale condividi tutti i tuoi pensieri e quintali di gelato?".

Maria sorride divertita, anche la sua voce sembra ora più sicura.

"Avremo tutto il tempo per parlare stasera, quando saremo sole, così potrai raccontarmi tante cose...".
"Ecco la mia Maria!" Liz abbraccia la sua migliore amica con forza " Mi piace l’idea, mettiamo David a nanna e ti racconto tutto ciò che vuoi...".

Si allontana da Maria e sorride alle nostre mani allacciate.

"Ciao Michael, puoi lasciarle la mano, non credo che Maria abbia voglia di scappare".

Non faccio in tempo a rispondere che Maria lo fa per me.

"Liz, lui non mi trattiene...sono io che voglio tenerlo per mano".
"Ho appena fatto una piccola figuraccia...ma perché non vi sedete?"

Ci sediamo a un tavolo e Liz prende le nostre ordinazioni e le porta in cucina.

"Mi piace Liz, mi ha fatto una buona impressione, spero di non sbagliare".
"E’ la tua migliore amica, ero sicuro che ti avrebbe fatto quest’effetto incontrarla".
"Sì, ma poteva anche non andare così..."
"Non credo. Comunque avrai tutta la notte per capire se la tua impressione è giusta".
"Infatti"

mi sorride. E’ stata una buona idea venire qui.
Liz ritorna dopo un po’, si siede accanto a noi e aiuta David a mangiare.
Pranziamo con calma, c’è una bella atmosfera.
Mi dispiace dover andar via, ma c’è una cosa che devo assolutamente fare, e devo farla da solo.

"Maria, ti dispiace restare qui, solo per poco, devo andare da Jim"
"Spero non sia una scusa per sbarazzarti di me e David..."

Le sue parole, anche se non dette seriamente, mi fanno male. Come potrei continuare a vivere senza loro due?
Come faccio a spiegarle che mi ha ferito?
Forse è meglio non dire niente...

"Torno tra una po’ "

lei mi osserva, forse si aspettava un’altra risposta da parte mia.

"A dopo".


***
Michael è uscito dal locale, aveva un’aria strana, la mia era solo una battuta, evidentemente ho detto qualcosa che lo ha ferito.

"Liz, ho detto qualcosa di strano? Stavo solo scherzando..."
"Non ti preoccupare, gli passa. Michael è molto legato a te e al bambino, siete la sua famiglia, lui non ha nessuno a parte voi due. Credo sia questo il motivo della sua reazione".
"... ma poteva almeno dirmi qualcosa".
"Maria, lui parla poco, specialmente di se".
"Mi sento in colpa, io non lo sapevo, altrimenti non avrei aperto bocca".
"Sono sicura che quando ritorna gli è passata, sa che non lo hai detto per ferirlo".
"Lo spero...".

Il bambino si alza e inizia a correre per il locale, che nel frattempo si è svuotato. Ma fa sempre così?

"David, vieni qui, stai attento..." lo chiamo, ma non mi ascolta.
"David!" niente da fare.
Mi alzo e cerco di afferrarlo. Liz mi segue, lui corre verso una porta.
"E’ andato in cucina, da li non può scappare, su andiamo a prenderlo".

Liz sembra divertirsi, in questo momento non saprei dire chi è il bambino e chi l’adulto. Lei mi precede.
Apre la porta ed entra.
Intravedo mio figlio che cerca di nascondersi sotto il tavolo.
Liz gli parla divertita, mentre finge di non vederlo nascosto sotto il tavolo.

"Ma dove si è nascosto, non lo vedo...".

Una forte fitta alla testa, mi scuote improvvisamente, le gambe sono troppo deboli per sopportare il mio peso, trovo sostegno nel muro.
La mia mente è affollata da numerose immagini...
Michael...
...si è lui... qui in cucina... non è solo... c’è qualcuno...
un'altra persona...
stanno parlando, poi si abbracciano.
Non riesco mettere a fuoco...
Ma chi è con lui?
Sento che sta per scoppiarmi il cervello, devo ricordare, una terribile sensazione mi assale.
Il dolore aumenta, ma l’immagine diventa più nitida.
No!!!!
...Non ci posso credere!
Tutto ma non questo, non è possibile.
Isabel!
Lo sapevo che c’era sotto qualcosa...
Che sia un mio ricordo? Deve esserlo per forza, altrimenti tutto questo non avrebbe senso...
capisco anche di cosa parlano... questo è troppo.
Scivolo lentamente fino a sedermi a terra.
Ho un nodo alla gola, sto per piangere, ma non voglio.
Liz nel frattempo ha preso David per mano e si avvicina. Mi guardano entrambi.
David lascia Liz e viene più vicino.
Lo afferro e lo stringo forte a me. Non so per quanto ancora riuscirò a trattenermi.
Liz si piega sulle ginocchia e mi parla.

"Maria, ti senti bene?"
"La testa...mi scoppia la testa..."
"Vuoi stenderti un po’? ma cosa è successo fino a poco fa stavi bene..."
"Niente, non è successo niente"

le rispondo con tono poco deciso.

"Hai una faccia...vieni con me, ti accompagno in camera mia, devi riposare".

Lei mi allunga la mano e mi aiuta ad alzarmi.
Andiamo nel retro, c’è una scala che conduce ad un appartamento.
Entriamo nella sua camera.
Mi stendo sul letto mi sento devastata e il mal di testa è sempre più terribile. il mio bambino è qui con me in silenzio e mi stringe forte, preoccupato per la sua mamma.

"Vuoi che ti tengo David?"
"No. Lascialo con me, mi sento più tranquilla se lo tengo sotto controllo".
"Okay, ti chiamo quando torna Michael".
"Grazie Liz.".

Chiude la porta e mi lascia solo col mio doloroso ricordo.
Sono troppo nervosa per dormire.
Possibile che nessuno ha ritenuto importante mettermi al corrente di questa cosa?
Ora capisco, il perché delle affermazioni di Isabel, forse Michael ora è con lei e non con Jim...


***
La situazione sembra più complicata di quanto mi aspettassi, Jim mi ha fatto preoccupare.
Posso ancora sentire la sua voce che mi dice:

‘Michael, le impronte digitali che abbiamo trovato in casa tua, non appartengono a nessun criminale terrestre, non sono umane. Stai attento, è necessario parlarne anche con Max e Isabel."

Speravo di vivere in pace, che il problema alieno fosse stato risolto, e invece...
Ecco spiegato l’incubo di Maria.
Se solo riuscissi a capire cosa vogliono...
Si ricomincia da capo, un nuovo nemico da combattere. Ma finirà mai questa storia? Come faccio ora?
Non posso dire queste cose a Maria, non ho la minima idea di quale potrebbe essere la sua reazione.
Devo cercare di tenerla fuori da tutto questo.

"Liz, dove sono Maria e David?"
"Sono in camera mia, Maria non si sente bene. Mi ha fatto preoccupare, siamo andate a riprendere David in cucina, lei si è poggiata al muro e poi si è seduta a terra, mi ha detto che le faceva male la testa. Ora sta riposando".
"Vado da lei".
"Michael, aspetta vengo con te".

Saliamo insieme le scale in silenzio quando entro nella camera di Liz li trovo stesi sul letto abbracciati.
David appena ci vede, si allontana dalla madre e viene da noi.
Maria si gira e mi guarda con occhi infuocati.

"Sei tornato".
"Come ti senti?".
"Dobbiamo parlare".

Mi dice con tono serio, sembra arrabbiata con me. Ma che razza di piega sta prendendo questa giornata?
Era iniziata così bene, e poi... Liz, capisce al volo, e interviene,

"voi parlate, io e David andiamo di sotto".

Mi siedo sul letto.
Lei mi sta fissando, il suo sguardo è così freddo.

"Cosa mi devi dire?"
"Sei tu che devi dire qualcosa a me"

sono sorpreso da queste parole. Ma di cosa sta parlando?

"Io?".
"Sì tu. Dov’è tuo figlio?".
"E’ con Liz".
"Non sto parlando di David".
"E di chi allora?".
"Del bambino che hai avuto da Isabel".
«Maria, ma che dici? Io ho un solo figlio".
"Bugiardo. Ora capisco perché Isabel si è comportata in quel modo".
"Maria, cerca di essere chiara, io non ti seguo..."
"...e invece la situazione dovrebbe essere più chiara a te che a me".

Sta alzando la voce, è proprio arrabbiata, sembra sconvolta.

"Devi stare calma, Maria. Dimmi come ti senti ora".
"Io voglio solo delle risposte".

La sua disperazione mi spezza il cuore, i suoi muscoli sono tesi, ho paura per la sua salute.

"Avrai tutte le risposte che vuoi, ma ora dimmi come ti senti".
"Michael...".
"Rispondi alla mia domanda, Maria".
"Ho un terribile mal di testa, mi sento uno schifo perché non ricordo niente e perché mi tenete nascoste delle cose importanti... non sono stupida, perché non mi dici la verità? Perché?".
"Calmati, ora vieni con me, ce la fai ad alzarti?" mi guarda stranita.
"Perché?".
"Non mi va di parlare qui a casa di Liz".
"Certo, hai bisogno di tempo per trovare una scusa credibile?"
"No, non ti preoccupare, voglio portarti dal medico, e poi andiamo a casa e chiariamo questo equivoco".
"Non voglio andare dal medico, non ho niente che non va".
"Maria..."
"Niente Maria, non ho bisogno di un medico, voglio solo delle risposte".
"Come vuoi, andiamo a casa?".

Si alza e apre la porta

"andiamo"

la seguo senza parlare. Scendiamo, Liz è giù che gioca con David.

"Liz, ti dispiace tenere il bambino fino a stasera?"
lei ci guarda perplessa

"Certo che posso. Tra poco arriva Max, lo portiamo a fare una passeggiata e poi veniamo da te per darti il cambio".
"Grazie".
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 09:59
Messaggio #8


Milady Viconia McAliens
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***
Il mal di testa si è allentato un po’, il dolore è intervallato da una viva inquietudine che corrode tutto quello che incontra.
Michael è calmo, troppo calmo per i miei gusti, sembra assente.
Sta guidando, il suo sguardo è fisso, concentrato sulla strada.
Io mi sono rannicchiata sul sedile, sconfitta dalla pugnalata del mio passato, ho freddo probabilmente è una reazione nervosa. Non so cosa mi aspetta, sono preoccupata.

“Chi ti ha messo in testa questa assurda storia di me e Isabel?”.
“Nessuno!”
“Sono solo tue supposizioni?”
“No.”
“Maria… allora fammi capire cosa ti passa per la testa?”.

Quello che mi passa per la testa è impossibile da capire, nessuno può immaginare la confusione che provo, con finta tranquillità tento di fare ordine nei miei pensieri…

“Quando sono entrata nella cucina del Crashdown, ho avuto una specie di visione, un flash…
Tu eri con Isabel, stavate parlando di un bambino e le dicevi di stare tranquilla di non preoccuparsi che non l’avresti mai lasciata da sola e…e poi…. l’abbracciavi…”.

Mi fa ancora così male vederli insieme….
Lui ferma improvvisamente la macchina.

“Perché ti sei fermato?”.

Finalmente mi guarda, è strano non riesco a capire la sua reazione.

“Maria, tu hai ricordato! Ti rendi conto ti sta tornando la memoria…”.

Non ci avevo pensato, ma con tante cose dovevo proprio ricordare una situazione tanto brutta?
Io ho ricordato, ma sono ancora amareggiata e confusa.

“Okay, ho ricordato! ma voglio sapere cosa c’è tra voi…”.
“Io non ho mai avuto una relazione con Isabel, ne’ tantomeno un figlio da lei”.
“Allora come spieghi le cose che ho visto? Perché se ho capito bene io ho assistito realmente a quella scena”.
“Tutto ciò che ricordi è accaduto realmente, solo che era una finzione… Stavo solo aiutando Isabel a provare una parte per la recita scolastica”.
“Ho provato delle sensazioni terribili… vere. Io mi sono sentita morire...”
“Tu non sapevi che stavamo provando una parte, quando sei entrata in cucina hai frainteso tutto.”

Mi sento la stupida protagonista di una commedia fatta di equivoci e malintesi, solo l’idea di Michael con lei mi mette i brividi…

“… sono una stupida…”.

Lui mi guarda e mi sorride, prima di rimettere in moto la macchina, io mi sento ancora più stupida, tento di concentrarmi sulla strada per allontanare l’imbarazzo.
Voglio arrivare presto a casa, forse ho iniziato a ricordare…

***
La scusa della recita è assurda, ma non potevo certo dirle la verità.
Mi sento colpevole, ma come potevo essere sincero, mi dispiace leggere sul suo viso l’imbarazzo, ma forse ora inizia a ricordare…

Sono seduto sul divano di casa, dovrei provare a dormire un po’ mi aspetta una lunga notte insonne.
Odio lavorare mentre gli altri sono nelle loro case a dormire, soprattutto ora che Maria è in questa situazione, odio lasciarla sola per tutta la notte…
…ora mi sembra finalmente calma, ma sono preoccupato per l’altro problema, quello alieno.
Devo parlare con Max quando passa più tardi…mi stendo sul divano e gli occhi si chiudono velocemente,
forse posso dormire qualche minuto…

“Michael !!!”

Cosa diavolo sta succedendo, scendo velocemente dal divano e guardo l’ora, avrò dormito circa 30 minuti…

“Michael……”

E’ Maria che grida il mio nome…

“Maria??”
“Michael… vieni sbrigati… sono nel retro…”.

Raggiungo in fretta l’uscita posteriore dell’appartamento.
La scena che vedo, mi fa venire da ridere, per un attimo avevo pensato le cose più terribili e invece…
…eccola lì in piedi su uno sgabello, schifata e oltraggiata chissà da che cosa…

“Perché gridi così…?”
“C’è qualcosa…là… dietro quella scatola…”
“…qualcosa cosa?”.
“Non lo so…forse un topo…”.
“Che ora è terrorizzato dopo averti sentita urlare... dai scendi da li…”.

Solo lei è capace di fare certe cose, non si è mai lasciata spaventare da nessun mistero alieno e ora è terrorizzata per un topo, sentire i suoi lamenti è una gioia sta recuperando le forze dopo l’incidente…

“Assolutamente no!!! Se metto i piedi per terra e quella cosa esce fuori di nuovo…?”

Senza dire una parola mi avvicino e la prendo per la vita.
E’ così piccola tra le mie mani, delicata… e qualcuno voleva farle del male…
Lei si aggrappa a me, mentre la tengo fermamente contro il mio petto, la porto in casa chiudendo la porta del retro alle nostre spalle.
La tengo contro di me ancora per qualche secondo e lentamente la lascio andare, ma Maria rimane immobile e stringe con le braccia la presa sulle mie spalle, la sua bocca si avvicina al mio orecchio.

“Grazie per avermi salvata dal mostro…”.

Le sue parole soffiano sul mio collo e un brivido inatteso scorre sulla mia schiena, ma stuzzicarla è un piacere proibito…

“Dovevo farlo, altrimenti i nostri vicini ci avrebbero querelato per disturbo della quiete pubblica, avranno sentito le tue grida fino in Mexico…”.

Assume un aria imbronciata prima di parlarmi.

“Sei sempre stato così cattivo con me?”
“Non proprio… ora sono stato fin troppo gentile.”
“Ti meriti proprio una bella lezione…”
“Non sei nella condizione di farlo…”

Come conferma per le mie parole, la blocco a me. Lei non riesce a muoversi con le mie braccia che la tengono e non può allontanarsi perché con i piedi non arriva al pavimento.

“Ehi… non stringere così forte…”.

Forse ho esagerato, avrei dovuto ricordare che aveva delle contusioni.
Allento la presa…

“Scusami, non volevo…”

La lascio libera dal mio abbraccio.
Lei alza le spalle e con una smorfia esce dalla cucina quasi correndo.
Tiro un sospiro, avrei voluto tenerla ancora un po’…con passo pigro ritorno sul divano, ma appena entro in salotto, ricevo un colpo alla testa.
Eccola che ride divertita, per un attimo mi ha disorientato.

“Ma ti sembra il modo di comportarsi? Secondo te è una cosa normale tirare cuscini in testa alla gente?”.

La rimprovero con finta indignazione.

“Io non tiro i cuscini in testa alla gente…tiro i cuscini solo sulla tua testa…ti avevo promesso una lezione…
… e te la sto dando…”.
“Vuoi giocare…? Vediamo cosa sai fare…?”.

Lei ha iniziato a scappare e ovviamente io l’ho seguita.
Abbiamo iniziato a rincorrerci e a tirarci colpi con i cuscini del divano, fino a quando con una mossa abile riesce a farmi cadere, seduto sul pavimento, con lei a cavalcioni sopra di me.
Con aria trionfante, alza le braccia in alto in segno di vittoria.

“Ho vinto, io!!!”.

Sta ancora esultando…ed è sorpresa quando le afferro le braccia e le blocco dietro la sua schiena.

“Ne sei proprio sicura?”.
“Certo! Ho sempre un’ultima carta da giocare…”
“E quale sarebbe?”
“La corruzione…”

Vedo la sua bella bocca avvicinarsi sempre di più a me, le sue labbra delicate sono sulle mie per un bacio.
Adoro essere corrotto in questo modo…
Ha vinto lei.
La libero dalla mia morsa e lei mi abbraccia calorosamente.
Allontana di poco la sua bocca dalla mia per parlare, ma il suo respiro caldo sul viso mi lascia debole.

“Allora chi ha vinto?”

…la sua voce è un vento caldo…

“Ti ho lasciata vincere…”.

Ridendo si allontana per guardarmi negli occhi.

“Sei proprio terribile… non puoi semplicemente ammettere di aver perso?”
“Posso bloccarti quando voglio… se per te questo significa vincere…”
“Ho capito, non ti lasci corrompere facilmente…”

***
Non so cosa sto facendo, ne’ perché, ma in questo momento mi sento così bene, che quasi non ci credo.
Michael fa tanto il duro, ma è solo l’immagine di se che vuole che gli altri vedano.
Mi piace stare con lui e ogni momento che passa, mi rendo conto del perché la vecchia Maria, quella che è nascosta dentro di me, lo ha scelto come compagno.
Lui è così speciale…

“Non mi corrompi così… vedo che ogni tanto fai funzionare il tuo cervello”.
“Michael! Come puoi parlare così del mio cervello. Guarda che funziona benissimo, e poi…”

Faccio scorrere un dito sulle sue labbra, lentamente scendo verso il collo per arrivare al colletto della camicia che è sbottonato, scendo ancora e inizio a sbottonare lentamente gli altri bottoni.

“Chi ha detto che ho smesso di corromperti? Io ho appena iniziato…”.

Sono sorpresa dal mio comportamento sfacciato, ma ora è questo quello che voglio e non voglio fermarmi
E Michael non sembra affatto infastidito dal mio comportamento.
Sento le sue grandi mani sulla mia schiena…
…Credo proprio che abbiamo smesso di giocare…

Le nostre bocche si incontrano affamate, e ora le sue mani sono direttamente sulla mia pelle, infilate sotto al mio maglione.
Ho appena finito di aprire la sua camicia e gliela scosto da dosso e lui afferra i lembi della maglia e me la sfila.
Dio… il contatto con la sua pelle mi fa rabbrividire.
La sua bocca sul mio collo… le mie mani sulla sua schiena….
Come posso aver dimenticato tutto questo?
Sono così presa da ciò che sta succedendo, che non mi rendo conto che qualcuno ha aperto la porta, poi una orribile voce rovina tutto. Guardo Michael per un attimo e leggo sorpresa sul suo bel viso.

Isabel ha interrotto il nostro momento, ora è in piedi accanto a noi e ci guarda disgustata.

“Maria... hai perso la memoria, ma non hai dimenticato come si fanno ‘certe cose’…”.

Ride di un sorriso beffardo e cattivo, ma non ha ancora finito di fare il suo spettacolo.

“Guarda un po’ a cosa devo assistere…sembrate due adolescenti in piena crisi ormonale”.

Le sue parole mi offendono e i suoi occhi glaciali che mi osservano mi fanno sentire maledettamente imbarazzata e a peggiorare la situazione è che lei ride di me in casa mia.

“Isabel, adesso basta!! Questa è casa nostra, non un luogo aperto al pubblico”.

Il tono con cui Michael le parla è severo e adirato.


***
Questa volta è troppo, Isabel non ha nessun diritto di entrare in questo modo.

“Non sapevo di trovarvi così, avvinghiati sul pavimento.”
“Non ho sentito bussare, credevo conoscessi le buone maniere”.
“Voi eravate nel bel mezzo di qualcosa…con la porta aperta, caro Michael!”

Sta mentendo, ho chiuso io la porta quando siamo rientrati … e lei non ha bisogno di chiavi.
Se non ci fosse Maria qui, saprei cosa dirle, e invece devo restare zitto e sopportare il suo tono beffardo e maleducato.
Maria si è alzata e si nasconde dietro di me aggrappandosi alla mia schiena…
…posso sentire il suo imbarazzo e il suo nervosismo per la situazione.

“Cosa c’è di tanto importante da giustificare tutto questo”.

Isabel mi guarda, ha capito a cosa mi riferisco.

“Ho incontrato Jim e mi ha detto che dovevi parlarci di una certa questione…”

…non mi piace il suo comportamento…

“Ora vattene in cucina…”.

Isabel si gira e cammina lentamente verso l’altra stanza…

“Mi preparo un caffè, fate con comodo… ma per piacere spostatevi in camera da letto.”

Appena sparisce, Maria si alza, prende la sua maglia da terra e scappa in camera da letto.
Dopo Isabel mi sente, sono profondamente adirato con lei.
Seguo Maria, è seduta a terra con le ginocchia piegate e una mano tra i capelli, umiliata e imbarazzata dalle parole di Isabel, mi siedo accanto a lei…

“La odio”.
“Lo so, ultimamente non è molto simpatica...”.

Le giro un braccio intorno alle spalle e spingo il suo corpo più vicino al mio.

“Dopo le faccio una bella lavata di testa, ha veramente esagerato.”
“Perché dopo?”
“Prima devo essere sicuro che stai veramente bene …”.
“Sono solo arrabbiata, non si entra così in casa delle persone.”
“Sei sicura? Ti lascio sola cinque minuti così vado a ricordarglielo…”.
“Stai tranquillo, io sto bene.”

Vorrei stare così ancora un po’.
Stringerla solo per pochi minuti ancora.
Vorrei proteggerla dalla delusione e dal dolore.
Ho quasi perso Maria e ora desidero solo renderla felice, ma tutto è così complicato sono senza indizi, non so contro chi devo lottare e di chi mi posso fidare.
Tutto è così difficile…
Le bacio la tempia e i suoi occhi si chiudono dolcemente, la guardo sistemarmi la camicia sulle spalle e richiudere con attenzione tutti i bottoni, prima di allontanarmi guardo ancora il suo viso e i suoi occhi colpiti dalle parole di Isabel, mi fanno bruciare di rabbia.
Mi alzo e vado in cucina per risolvere la situazione.


***
Non potevo restare in quella stanza un minuto di più.
Dovevo sparire…allontanarmi.
Odio quella strega bionda, la odio con tutte le mie forze.
Ma chi crede di essere?
Piomba qui in casa nostra, come se niente fosse… devo stare attenta.
Ho capito a cosa mira, ma non riuscirà nel suo intento.
Michael entra in camera e blocca il fiume di pensieri che mi tormentano, seduto accanto a me cerca di rassicurarmi è premuroso quando mi chiede se può lasciarmi sola per cinque minuti.
Vorrei dirgli di restare con me, di stringermi ancora tra le braccia di baciarmi e cancellare con le sue premure la cattiveria di quella donna, ma deve andare e risolvere questa assurda situazione, così lo lascio andare via.
Potrei andare con lui in cucina, ma non voglio, preferisco ascoltare senza essere presente, senza vedere Isabel.

Si rivolge a Michael con lo stesso tono maleducato di prima e questo gli fa perdere il controllo, la sua rabbia esplode violenta e le parole escono dure.

“Avete finito presto, era una sveltina prima di andare a lavoro…Michael?”

…e ancora quella maledetta risata beffarda.

“Se non fossi una povera donna ti avrei cacciata a pugni da casa nostra”.
“Michael! Ma… “
“…niente ma… se ti permetti ancora di entrare in questa casa senza annunciare la tua presenza, ti assicuro che sarà l’ultima volta che varcherai questa soglia.”
“Io ero…”.
“Non voglio sentire le tue spiegazioni. Chiaro?”
“Io ero solo preoccupata”.

La sua sicurezza inizia a vacillare, la sua voce assume un tono insicuro, le parole di Michael le stanno facendo sicuramente del male, la sua furia invece non sembra ancora placata.
Il suo tono è glaciale e alto.

“Perché?”
“Ho incontrato Jim e…”
“Tutto qui… Cosa ti ha fatto preoccupare tanto?”
“Mi ha detto che volevi parlare con me e mio fratello e sono venuta subito qui, non sapevo di…”
“Basta, non voglio più ascoltarti…”

C’è uno strano silenzio e questo mi spaventa ancora di più, lei sembra ammutolita, ma Michael no.

“…e non voglio più sentire quel tono quando ti rivolgi a Maria, l’altra sera quando tu e Kyle siete rimasti qui a cena ti sei comportata molto male con lei…”
“Ma di cosa stai parlando? Io non ho fatto un bel niente a Maria”.
“Hai fatto di tutto per stuzzicarla. Bada bene a ciò che fai e a ciò che dici.”

La loro discussione continua io vorrei mettere fine a tutta questa storia, Isabel si merita questo trattamento, ma non voglio che Michael esca di casa arrabbiato e nervoso.
Entro in cucina, loro si stanno ancora fronteggiando, hanno due espressioni dipinte sul volto da mettere i brividi, cerco di parlare a voce alta per farmi sentire da entrambi.

“Adesso smettetela di urlare…per piacere.”

Mi guardano entrambi, velocemente le braccia di Michael mi circondano e io ricambio la stretta.
Isabel ci sta guardando i suoi occhi brillano di una scura luce, non deve essere felice di vederci uniti.
Lei continua a guardarmi ci scambiamo un intenso sguardo di sfida.

“Non volevamo spaventarti, è tutto okay?”

Io non riesco a parlare, mi sento ancora scossa, provocata dai suoi freddi occhi, faccio cenno di sì con la testa.
Sta diventando sempre più protettivo con me… ha smesso di inveire contro Isabel solo per non turbarmi…
ma è ancora arrabbiato con lei, è sempre stata una sua amica forse si sente tradito dal suo comportamento…
Il campanello blocca il momento, lei riacquista immediatamente il suo sangue freddo camminando come se niente fosse verso la porta.

“Vado io, tanto sto andando via…”

La seguo con gli occhi poi sparisce e sento solo le voci di Max, Liz e David.
Michael non mi lascia andare e questo è favoloso, sentire la sua mano protettiva mi fa sentire fortunata.

“Ciao Isabel, anche tu qui?”
“Ciao fratello, sto andando via, i due piccioncini sono in cucina. Ci vediamo a casa.”

Finalmente lascia casa nostra, lascio uscire fuori un lungo sospiro appena sento la porta richiudersi.

“Maria non devi dar peso alle parole di Isabel, non ho ancora capito cosa le passa per la testa, ma lo scoprirò. Tu devi solo stare tranquilla e riposarti…”.

Non ho il coraggio di dirgli ciò che penso… o forse dovrei farlo?
Isabel vuole Michael, per questo si comporta così, ma questo non succederà mai…
I nuovi arrivati entrano in cucina e ci trovano ancora abbracciati.
Loro non hanno alcun tipo di reazione al nostro atteggiamento, il che mi fa pensare che non stanno vedendo niente di strano, niente che non abbiano già visto.
David corre verso di noi con le braccia aperte, solo in quel momento, Michael si allontana leggermente da me per prendere nostro figlio in braccio, dopo aver baciato il suo papà, David si butta nelle mie braccia e questo scaccia definitivamente via la sgradevole sensazione che Isabel ha lasciato dentro di me.
Bacio il mio bambino sulla fronte e respiro il suo profumo, lo coccolo e lo guardo ridere e quando la mano di Michael torna ancora su di me il pensiero di Isabel e delle sue parole è un lontanissimo ricordo.


***
Ho lasciato Maria e David a casa con Liz, avrei preferito rimanere io con loro…ma almeno Maria non è sola.
Spero che la compagnia di Liz le faccia piacere, non deve essere facile per lei, siamo tutti degli sconosciuti ai suoi occhi, anche se con me è David sembra serena… sembra… la mia Maria.
Max è in macchina con me, sto guidando verso casa Evans, ora devo affrontare l’argomento…

“Max…devo parlarti. E’ una cosa importante”.
“Cosa è successo questa volta?”
“Sono stato da Jim…e…”
“…e allora?”
“Le impronte digitali trovate in casa mia non appartengono ad un essere umano”.
“Si ricomincia…”.

Conosco questo tono rassegnato e conosco la frustrazione racchiusa nelle sue parole.
Tutti, abbiamo sperato di vivere in pace.
Ora questa notizia porta nuovo scompiglio nelle nostre vite.

“Non è un caso isolato, ne sono quasi certo. Chiunque sia stato, lo ha fatto per un motivo ben preciso.
Non so se ha raggiunto il suo scopo ma, se non lo ha fatto, ritornerà sicuramente.”
“Cosa potevano volere da te?”
“Vorrei proprio saperlo, forse Maria conosce la verità…”
“Se solo le tornasse la memoria…”
“Inizia a ricordare qualcosa. Oggi pomeriggio al Crashdown ha ricordato una cosa successa molto tempo fa e stanotte ha avuto un incubo, io ho visto parte del suo sogno…c’era qualcosa di strano di non umano…”
“Cosa proponi di fare, Michael?”
“Vorrei cercare di sollecitare la sua memoria, non in modo diretto, perché ciò le provocherebbe solo delle inutili emicranie.”
“Okay. Hai già parlato con Isabel?”
“No. Puoi farlo tu per me?”
“Sì, le parlo io…”
“Il prima possibile Max…”
“Come farai con Maria?”
“Per il momento non le dirò niente. Non vorrei mentirle ma…”
“…ma è una verità troppo scottante da dire ora…”
“Infatti…” mi sento in trappola accidenti, ma devo mantenere la calma. Dobbiamo discutere tutti insieme di questa storia. “…..Sperando che nel frattempo non accada niente”.
“Se va tutto liscio possiamo parlarne il giorno di Natale, mia madre sta organizzando il pranzo per tutti”.
“Okay Max, ci sentiamo”

Fermo l’auto proprio di fronte la porta di casa Evans, ma Max non si muove, il suo sguardo è perso nel vuoto, probabilmente scosso dalle ultime novità.

“Hai parlato con Isabel ultimamente? Lei si comporta in modo strano…”.
“Sì, è decisamente strana…”


***
Stare con Liz è piacevole, mi sento tranquilla e forse posso parlarle dei miei dubbi.

“Liz, in che rapporti sono con Isabel?”

Sembra sorpresa della mia domanda e la sua risposta è veloce priva di indecisione

“Siete amiche. Perché mi fai questa domanda?”
“Lei non mi sopporta…”
“…non dire stupidaggini, lei ti vuole bene”.

Liz mi sta parlando di una persona diversa dalla Isabel che ho conosciuto io.

“Liz ti sbagli. Tu non sai come mi ha trattato… Prima che voi arrivaste stava litigando con Michael…”

Inizio a raccontarle tutto, devo sfogarmi con qualcuno e con Liz posso farlo, le dico dell’incubo, di ciò che Isabel dice e fa in mia presenza e di come si è introdotta in casa oggi.
Le parlo anche dei miei sospetti su di lei.
Liz mi ascolta senza parlare

“Maria, tu hai sempre avuto un certo sesto senso per queste cose. Io non credo che Isabel abbia delle mire su Michael, ma è anche vero che Max mi ha detto che è molto strana ultimamente. Per colpa del lavoro, non ci siamo viste spesso, ma io non mi preoccuperei più di tanto, lei per Michael è come una sorella.”

“Io non mi sento tranquilla, se solo riuscissi a ricordare…”.

Mi scuote leggermente il suo viso è serio e deciso.

“I tuoi ricordi torneranno, non angosciarti per questo. Tu ricorderai” poi mi sorride apertamente “ Adesso perché non andiamo a dormire? Oggi è stata una giornata pesante per tutte e due”.

“Sì, sono stanca. Non ho chiesto a Michael a che ora torna domani, tu lo sai?”
“Alle 6.00, io vado via un po’ prima, ho il turno di mattina al locale”.
“Okay, chiamami prima di andare via”.
“Certo, buonanotte Maria”
“Buonanotte Liz, sono contenta che ci sei tu qui con me”.
“E io sono contenta di esserci”.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:00
Messaggio #9


Milady Viconia McAliens
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PARTE 003



***

Lentamente il sole si alza nel cielo e una debole luce bianca colora, una Roswell addormentata.
Chiudo gli occhi e lascio uscire un rumoroso respiro, un'altra notte è passata.

Ancora pochi passi e sono a casa, Liz sarà già andata via e molto probabilmente Maria e il bambino
stanno ancora dormendo.
Apro la porta attento a non fare rumore, cammino lentamente verso il divano e sono sorpreso di vederla...
Maria dorme, sembra così piccola tutta rannicchiata...
...un naturale sentimento di tenerezza spinge la mia mano sulla sua testa in una leggera carezza.
I suoi capelli sono morbidi e profumati e quasi inconsapevolmente mi avvicino a lei per lasciare
un piccolo bacio sulla sua fronte.
Ancora mi sorprende questo sentimento, io Michael Guerin amo...
L'amore che provo per lei è radicato dentro di me, non riesco sempre a farglielo capire a parole e i miei gesti a volte sono impacciati e confusi, ma lei è consapevole di quello che provo o almeno lo era fino all'incidente...
Le sue palpebre tremano leggermente e mi spingo via, allontanando l'idea del bacio, maledicendomi per quel bacio perduto.
Lei apre lentamente gli occhi e mi guarda sospirando.

"Hey...perché non sei a letto? Prendi freddo così...".
"Ti aspettavo... Liz è andata via da poco".

La guardo con occhi sorpresi, non credevo di trovarla qui. Si tira su e io mi siedo accanto a lei.

"Così mi aspettavi?"
"Sì, non lo faccio mai?"
"Qualche volta, ma sono io che ti raggiungo a letto quando rientro...".

E' una situazione assurda, mi sento imbarazzato solo a pronunciare la parola letto...
...poi lei fa qualcosa che mi lascia senza fiato...

La sua mano si muove tagliando l'aria e con movimento deciso e aggraziato si allunga verso di me.
Il mio respiro trattenuto soffia via quando lei tocca le mie dita.
La sua bianca mano, stringe la mia con forza e coraggio e quando mi parla le sue parole sono chiare
e mi afferrano totalmente, i suoi occhi sono luminosi e cristallini.

"Allora andiamo a dormire...devi essere stanco."

Io sono sopraffatto da lei.
Mi lascio guidare nella nostra camera da letto, in silenzio, godendo di quel caldo contatto, dopo uno
sguardo veloce mi allontano per cambiarmi, mentre Maria controlla il bambino che dorme.
Quando si infila nel letto batte la mano sul materasso.

"Vieni qui...".

Sono ancora intrappolato nei suoi occhi quando mi siedo vicino a lei nel letto.

"Dimmi?".
"Penso che dovresti abbandonare definitivamente il divano... e ritornare nel tuo letto...".

Per la prima volta abbassa lo sguardo e toglie i suoi occhi dai miei, dolcemente imbarazzata dalle sue parole,
sorrido davanti al suo leggero rossore e cerco di alleggerire l'effetto che le sue parole hanno creato in noi.
Mi sdraio ed è immediato il piacere che provo, la notte di lavoro mi piomba sulle spalle e gli occhi si chiudono in cerca di riposo.
Sono sospeso nel sonno, ma sento le coperte posarsi su di me e sento le sue braccia stringermi in un abbraccio, sospirando di piacere nel sentire il suo corpo così vicino al mio, chiudo le braccia su di lei stringendola ancora più vicino a me.

"Michael?"
"Emmm..."
"Posso... chiederti una cosa?"

E' un po' titubante e la sua voce è bassa e ansiosa. Tento di allontanare il sonno e la fatica e quando
guardo i suoi occhi carichi di domande il sonno è il mio ultimo pensiero.

"Tutto quello che vuoi".
"Mi mostreresti qualche vecchia foto, qualcosa che appartiene al passato...qualcosa di me".

Prima di alzarmi la guardo per un attimo, spero di non turbarla, i suoi mal di testa mi preoccupano costantemente. Ogni piccolo ricordo le fa del male, ma capisco il suo bisogno di sapere...
Dall'armadio tiro fuori una scatola, in cui Maria tempo fa aveva conservato tutte le sue foto preferite, quelle che le ricordavano avvenimenti importanti della sua vita e della nostra vita insieme.
Vedo i suoi occhi brillare di interesse mentre mi siedo vicino a lei, lascio la scatola sul letto a pochi centimetri dalle sue gambe incrociate, chiude per un attimo gli occhi per raccogliere un po' di forza e con un respiro titubante apre la scatola.

"Questa è tua. Ci sono le tue foto preferite...".
"Puoi accendere la lampada, così vedo meglio"
"Certo."

Le sorrido ma lei è già lontana...
Non posso fare a meno di guardarla, è come una bambina mi sembra di vedere in lei David,
vorrei stringerla forte a me...urlare il suo nome e...

"Michael come siamo eleganti in questa foto... dove è stata scattata?"
"A Las Vegas."
"Siamo stati a Las Vegas...?"
"Sì, ci siamo andati tutti insieme...".

Prendo una foto dal mucchio e la metto nelle sue mani.

"Questa è stata scattata in un ristorante, la sera prima di ritornare a Roswell".

Ma lei ha già cercato un'altra foto dal mucchio e la guarda con occhi spalancati.

"Questa sono "IO" con Liz? Mamma mia...guarda i miei capelli...come sono corti...".

In quelle foto c'è la sua vita, i suoi ricordi e li guarda da lontano...
Foto di lei da bambina, da adolescente, di noi due insieme e di David, ma tutto è lontano da lei...
mentre io ricordo tutto, ma vivere questi ricordi da solo mi fa sentire così inutile e dannatamente solo...

"Guarda! Qui ci siamo tutti."

"Questa è stata scattata prima del ballo scolastico e..."

"...perché tu non sei vestito come noi?".

"Dovevo lavorare, ma vi ho raggiunti dopo."

"Guarda Kyle che elegante...e Max...Chi è questa bionda vicino a Kyle?"

"E' Tess, ma non abita più a Roswell...poi c'è Liz e Isabel...e...".

Non ho il coraggio di parlare e la voce sparisce da sola, ma lei...

"Alex..."



***

"Alex..."


La foto è tra le mie mani, sento il cuore battere forte per l'emozione di rivedermi.
Io non ricordo niente, Michael mi sta parlando di quella giornata, il ballo scolastico.
Io ho dimenticato tutto, nessun ricordo, nessuna emozione, nessun profumo o sapore, assolutamente niente.
Cerco di concentrarmi, guardo rapita ogni piccolo particolare racchiuso nella foto, rubato a un tempo che la Maria di adesso non ha vissuto.
Il miei occhi scorrono sulla foto, sostando sul mio abito da sera, per fermarsi deliziati sulla bellissima mano di Michael sulla mia spalla, inutile nella mia testa sgombra nessun pensiero riaffiora, ma ora so che io ero con loro quella sera, questa foto è la prova della mia esistenza.
Mentre lui mi dice i nomi dei nostri amici, non posso fare a meno di sorridere, Kyle in abito da sera era delizioso, ma quando chiedo informazioni sulla biondina vicina a lui, la voce di Michael si inclina per un breve e veloce attimo.
La leggera luce che illumina la stanza improvvisamente diventa un fuoco accecante e martelli vibranti picchiano violenti sulle mie tempie un nome.
Tutto il vuoto è riempito solo da un nome...

"Alex".


Chiudo gli occhi per un attimo che sembra eterno e un ricordo nasce dentro me...


****** flash******


Dalle mie mani scivolano dei piatti che finiscono sul pavimento con un rumore agghiacciante.

" Evviva".

La mia voce è scocciata e stanca.


Ora sono nella cucina del Crashdown, una porta si apre e Jim è davanti a me.

Ho paura.

I suoi occhi mi guardano colmi di tristezza, di disperazione, vedo così tanta angoscia che non voglio sentire
le sue parole, ma lui ancora non parla, solo mi guarda e il suo viso è così triste...
Non voglio pronunciare quelle parole, ma è più forte di me, devo sapere perché soffia questo vento
amaro tra noi.

"Cosa è successo?"

Le sue parole sono irripetibili, cattive... cattive parole, fanno male come tante frustate.
Sento il mio cuore scoppiare e i polmoni chiudersi per protesta alla disperazione che riempie il mio corpo.
E' troppo difficile respirare, le lacrime velano i miei occhi e tutto il mio mondo va a pezzi.
Urlo...
Urlo per tornare a respirare, come un neonato...urlo...nel vano tentativo di cacciare il Demone...
...ma quando riapro gli occhi lui è ancora lì e le sue parole sono ancora dentro quella cucina.
Scappo via, la porta è un macigno, dall'altra parte volti preoccupati mi guardano confusi, sono tra le braccia di Liz, mi tiene fermamente, il suo piccolo corpo tenta di proteggermi, ma quelle parole tornano a colpire.
Jim è dietro di me posso sentirlo.

"C'è stato un incidente...Alex è morto"

Il corpo di Liz non è più fermo, trema e sento le sue mani stringere più forte, ma non mi lascia andare.
La voce di Michael mi sta chiamando, ma la disperazione è violenta...
Per la seconda volta ho perso il mio migliore amico,
per la seconda volta ho provato quel dolore atroce,
per la seconda volta ho sentito quelle parole cattive.


***

"Alex..."

Era il suo nome.
Vedo dai suoi occhi bagnati di lacrime che ora ricorda qualcosa, ma cosa esattamente?

"Maria... perché piangi?"

E' una domanda sciocca da parte mia, lei sicuramente sa di aver perso Alex, ancora.
Ma devo essere sicuro che lei abbia realmente ricordato qualcosa, prima di sbilanciarmi.
Lei non mi risponde, è lontana da qualche parte, forse persa in un ricordo...aspetto che si calmi.

"...Cosa gli è successo... io ho sentito...ho visto...oh mio Dio cosa ho ricordato!" stringe violentemente la testa tra le mani scuotendola con disperazione, la sua voce è scossa dai singhiozzi, le sue lacrime sono inarrestabili e violente. Il suo dolore è palpabile... "...Dimmi che non è un mio ricordo...Ti prego...".

Mi fa male risponderle.
Non sono abbastanza forte per sopportare il suo pianto, è ancora vivo dentro di me il ricordo del suo dolore, ha sofferto terribilmente per la morte di Alex e ora rivive tutta quella sofferenza, ma deve sapere la verità o almeno la verità che posso rivelarle.
Io ero con lei quel giorno, ho pianto la morte di un amico e ho pianto per il dolore che lei provava.
Il mio tormento era guardare il suo sonno martoriato, era guardare i suoi occhi arrossati, era sentire la sua voce troppo debole mentre cantava l'ultimo saluto per Alex.
Le mie mani tremano mentre allontano le sue dai suoi capelli.

"Maria...Alex è morto in un incidente d'auto...era come un fratello per te, come lo è Liz. Una sera lo stavamo aspettando al Crashdown... ma non è mai arrivato...".

Una mano è sulla bocca per bloccare un urlo di dolore e i suoi occhi...
Dio i suoi occhi tormentati...
pieni di lacrime...
Prendo le foto sparse sul letto e velocemente le rimetto nella scatola, lasciandola poi sul pavimento.
La prendo tra le braccia e la stringo forte, mi abbandono sul letto e la spingo accanto a me.
Lei trema come quella sera...

"Maria...ssssshh, non piangere..."

un singhiozzo scappa prepotentemente, sento le sue lacrime scivolare sulla mia mano mentre tento invano di asciugare il suo viso bagnato.

"...Alex ti adorava, ti voleva molto bene, non vorrebbe vederti così...".

Non dice niente, ma copiose lacrime continuano a scivolare dai suoi occhi, il silenzio è scosso solo dal suo pianto, io tento in tutti i modi di confortarla, ma tutto è inutile proprio come quella sera...
Mi dispiace non poter far niente, le sue lacrime mi fanno così dannatamente male, ma non posso fare niente per aiutarla...
Lei sta iniziando a ricordare qualcosa del suo passato in maniera casuale, ma è terribile perché lei ricorda tutti gli avvenimenti brutti, quelli che le hanno fatto più male, quelli che hanno segnato la sua vita.
È triste pensare che in passato ho contribuito anche io a farla soffrire.
Lei ora è così fragile.
È più esposta e indifesa e ora si aggrappa a me con forza, si lascia cullare da me, si abbandona...
Lentamente si allontana, i suoi occhi arrossati sono coperti dalla sua mano, la sua voce è piccola e delicata.

"Michael...forse vuoi fare colazione...vado a prepararti qualcosa?"

Ecco la vecchia Maria, lei lotta col dolore, combatte il momento.

"No. Non ho fame..."
"...allora ti lascio dormire. Basta parlare...Devi essere molto stanco..."
"Tranquilla... puoi chiedermi tutto quello che vuoi."
"Veramente? Non ti addormenterai?"
"...spero di no..."
"Sicuro?"
"Certo"
"Ti va di raccontarmi qualcosa di me..."

Incomincio a parlare, sono sorpreso da come riesco a parlare così facilmente di lei.
Il racconto delle cose che abbiamo condiviso è fluido, tutto è chiaro dentro di me, io ricordo tutto di noi, quello che ho provato con lei e vissuto è indimenticabile.
Ovviamente devo omettere dei particolari. È complicato spiegarle come ci siamo conosciuti, non posso dirle che Max ha salvato Liz da una morte sicura utilizzando i suoi poteri.

Da quel giorno in ospedale, la paura cresce senza tregua.
Come reagirà quando scoprirà la verità su di me?
Si allontanerà da me...potrei perderla per sempre...non posso nemmeno pensarci.
Come posso vivere senza Maria...
Eviterò l'argomento finche mi sarà possibile, non posso fare altro, non è ancora pronta per sapere...


"...Tra un po' è Natale...".
" Come...?"

sono ancora frastornato dalle mie paure.

"Cosa facciamo per Natale?"
"In che senso?"
"Dove andiamo?"
"Il 24 sera a casa di tua madre e per il pranzo del 25 siamo stati invitati a casa di Max e Isabel..."
"...abbiamo già accettato l'invito?"

Faccio cenno di sì con la testa.

"Sì, dagli Evans ci saranno anche Kyle, Jim, tua madre, e Liz, ma se non te la senti possiamo sempre disdire e restare a casa."
"Tu vuoi andarci ?"
"Mi piacerebbe...ma se preferisci non andare, non importa."

Mi fa un sorriso, è piccolo e troppo breve, ma è sempre un suo sorriso.

"Ci andiamo ma a una condizione..."
"Quale?"
"Non lasciarmi sola...specialmente se c'è Isabel in giro."

Sto per dirle di non preoccuparsi, che è solo una cena in famiglia...

" Io, mi fido solo di te ".

...ma muoiono come cenere nella mia gola, avere la sua totale fiducia mi fa sentire così importante, speciale. Solo lei sa farmi sentire in questo modo, per i suoi occhi io sono il meglio e tutto viene dopo.
Le accarezzo il viso e tento di trasmetterle calore e sicurezza.

"Non mi staccherò da te neanche per un attimo"
"Promesso?"
"Promesso!"

Questa volta il suo sorriso arriva a illuminarle il volto, per me è il regalo più bello.

"Ora ti lascio veramente dormire, ho finito di tormentarti di domande".

Mi accarezza dolcemente i capelli prima di abbandonarsi sul letto con la sua schiena contro il mio petto.
Vinto dalla stanchezza le bacio la nuca e mi addormento.
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viconia
messagio 14 Aug 2004, 10:00
Messaggio #10


Milady Viconia McAliens
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Parte 003/B

***
I giorni sono volati, scivolati in fretta…
…sfogliati come pagine di un libro vuoto che piano piano si riempie di nuove parole.
Ripenso spesso ad Alex, vorrei ricordare qualcosa di lui…qualsiasi cosa ma non quel giorno…invece mi ritrovo bagnata da silenziose lacrime ogni volta che pronuncio il suo nome nella mia testa vuota.
Tento di tutto per non pensare alla sua morte, ma sono come bloccata e quel pensiero in alcuni momenti mi tormenta dolorosamente.
Allora guardo una sua foto…il suo volto sorridente riesce a darmi un po’ di conforto, mi perdo dentro quegli occhi azzurri, così gentili e provo a immaginare qualcosa di lui…
Non ho ricordato più niente da allora, ma forse è meglio così…non voglio ritrovarmi ad avere una parziale memoria piena solo di brutti ricordi.

Natale è vicino.
Roswell brilla di luci colorate, c’è una atmosfera festosa e leggera, nell’aria si sentono allegri cori Natalizi e sembra che la gente sia più gentile e disposta al sorriso.
Questo è il mio primo Natale…
Michael ha preso qualche giorno di ferie, solo per poter stare più tempo con me, così fino a Capodanno gli altri non dovranno più alternarsi per starmi vicino.
A volte mi chiedo cosa sarebbe successo fra di noi se Isabel, quel giorno, non fosse entrata in casa…forse noi…ma non posso permettermi di pensare a quello che sarebbe potuto succedere.
Ogni volta che ripenso a quel momento mi monta dentro una densa rabbia, lei continua ad essere sgradevole e cattiva, ma non sono preoccupata, Michael non la degna di uno sguardo.
Anzi, ultimamente sento sempre i suoi occhi su di me, sembra più rilassato e mi guarda con interesse e non solo con preoccupazione.
In alcuni momenti riconosco una scintilla nei suoi occhi scuri che mi sconvolge, non posso evitare di desiderare qualcosa di più di uno sguardo, osservo rapita la sua bocca muoversi per parlare, ma poi in attimo tutto scompare e la magia del momento si perde nell’aria.
Vorrei capire il motivo della sua cautela, ma almeno è ritornato a dormire nel nostro letto.
Aspetto con ansia quelle ore, quando finalmente posso sdraiarmi vicino a lui ascoltare il suo respiro, come una bambina allungo una mano per cercare il suo braccio e tenere stretta la sua mano, ormai so che basta questo per farmi spazio tra le sue braccia.

Michael mi tiene per mano, mentre camminiamo in silenzio tra le vetrine.
Mi sento bene in questo momento e per un attimo mi permetto di non assillarmi con domande e pensieri. Cammino e basta, contenta di essere con lui, di fare quelle cose che una semplice coppia di ragazzi fa, scegliere i regali, le decorazioni.
Siamo usciti presto David con Kyle. Abbiamo quasi finito tutte le nostre spese, ma dobbiamo ancora trovare l’albero, finalmente vedo a poche decine di metri un venditore di alberi di Natale, anche Michael sembra averlo notato perché aumenta il passo.
Osserviamo gli abeti, alcuni sono altissimi e molto belli, ma eccessivamente grandi per il nostro salottino.
Poi quasi all’unisono ne notiamo uno e entrambi alziamo la mano libera per indicarlo.

“A quanto pare abbiamo gli stessi gusti in fatto di alberi?” gli dico rompendo il silenzio.
“Sembra di si”.
“Lo compriamo?”
“Siamo venuti qui per questo. Lo faccio portare a casa nel pomeriggio, così finiamo il nostro giro”.
“Per me va bene”.

Almeno possiamo stare soli ancora un po’, senza nessuno che mi gira attorno chiedendomi come mi sento.
Michael sta contrattando per il nostro albero di Natale, finalmente lui e il negoziante si stringono la mano sorridendo soddisfatti.

“ Andiamo?”
“Sì…”

Entriamo in un negozio di giocattoli, per comprare qualcosa per David, sono un po’ frastornata, mentre osservo le varie confezioni negli scaffali.
Onde di genitori impazziti si muovono senza sosta tormentando il personale, io rimango un attimo immobile assuefatta dalla forte luce e dalle voci troppo alte, cerco Michael tra la folla e lo vedo intento a guardare qualcosa.

“Maria, vieni qui, dimmi cosa ne pensi di questa?”

Michael sta armeggiando con una Jeep. Sorrido divertita al pensiero di David che scarta il suo regalo, si divertirà a guidarla e sicuramente anche il suo papà si divertirà visto il modo in cui la guarda.

“E’ carina. Sembra quella di Max è dello stesso colore, ma possiamo permettercela?”

Michael non mi risponde, mi sta osservando attentamente.

“Michael che ti prende? Perché mi guardi così?”
“Come fai a sapere che Max aveva una jeep?”
“Ho ricordato…ho ricordato un'altra cosa!!!” sorrido, almeno questa volta non è un ricordo brutto.
“Allora che ne dici di questa?” mi chiede indicando la macchina
“La compriamo!”
“Così almeno nostro figlio sarà felice questo Natale…”.

Mi sorprendono le sue parole e il suo tono affranto mi fa male.

“Perché dici così?
“Niente, non farci caso, ho pensato ad alta voce”.

L’incidente ha avuto conseguenze non solo su di me…anche Michael deve sentirsi uno straccio.

“So bene che questa situazione non è facile per te…mi dispiace se sono causa di infelicità…”

Lui scuote velocemente la testa e mi prende per le spalle.

“No,non è così. Io sono felice solo se tu sei con me…”

Siamo vicini e le sue parole sono troppo dolci per restare distaccata ancora.
Basta avere autocontrollo, gli sguardi non mi bastano più…
…mi avvicino a lui senza smettere di guardarlo e gli bacio le labbra, lentamente e dolcemente.
Lascio le mie labbra sulle sue e la sua bocca risponde così gentilmente al bacio.
Come può qualcosa di così semplice essere così appagante?
Non ho la forza per allontanarmi, sulle sue labbra sussurro poche parole…

“…è la cosa più carina che potevi dirmi…”.

Decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa in centro, con la scusa di andare un attimo in bagno, telefono a Kyle, per chiedergli se può tenere David con se stanotte.
Ho avuto un’idea…

***
Abbiamo passato l’ultima mezz’ora a nascondere con cura tutti i regali del bambino.
L’albero è nell’angolo vicino alla finestra, ora dobbiamo solo rivestirlo con le decorazioni, Maria ha scelto il rosso e l’oro, dice che fa più atmosfera natalizia, e poi ha voluto comprare anche la neve artificiale.
L’anno scorso la neve l’ho messa io…solo muovendo una mano sopra.
Può sembrare una sciocchezza, ora, ma questo piccolo particolare mi fa capire che tutto nella vita è mutevole, mai uguale; diamo per scontate tante cose… e poi in un attimo ti ritrovi catapultato in una realtà strana… È cambiato tutto, ma nello stesso tempo è tutto uguale.
Maria si muove, ormai, sicura in questa casa come se non l’avesse mai dimenticata, anche i suoi atteggiamenti sono gli stessi, ma lei è in parte diversa. O forse sono io che la vedo così.
I primi giorni di convivenza, quelli successivi, alla sua uscita dall’ospedale, sono stati terribili per me,
ho vissuto con il timore che lei volesse andare via, e non avrei potuto biasimarla se lo avesse fatto.
Ma non è successo, lei è rimasta con me.
La guardo, mentre sta finendo di mettere le luci sull’albero, sembra stare bene.
Mi chiede se mi piace il modo in cui ha sistemato le decorazioni e le rispondo di si, poi con un piccolo sorriso corre in camera da letto, lasciandomi da solo.
Ho perso l’abitudine a rimanere da solo, in silenzio, in questa casa.
Da quando ci sono loro due con me, non so più cos’è la solitudine…passano pochi minuti e lei apre la porta, senza uscire mi chiede di andare a prendere la sua borsa che ha lasciato in macchina.

“Michael…non ti arrabbiare…ma ho dimenticato la borsa in macchina. Potresti prendermela per piacere?”

Sto per dirle di no, ma dalla camera esce ancora la sua voce…

“Per favore…”.

Esco di casa, ma nell’auto, non trovo niente.
Rientro chiudendo la porta dietro di me.

“Maria sei sicura di averla lasciata in macchina? Ho controllato, ma non c’è niente”.

Improvvisamente…
…sento le sue braccia circondarmi la vita, e sento lei appoggiarsi alla mia schiena.

“Lo so…la borsa è in camera…”

Lentamente mi lascia andare e io mi giro… rimanendo senza fiato…
Sento gli occhi aprirsi di sorpresa…
Ha indossato una sottoveste di raso rosso.

E’ stupenda…

“Ti piace? L’ho comprata l’altro giorno, quando sono uscita con Liz.” La sua voce bassa mi confonde e non posso smettere di guardare il suo corpo avvolto da quel piccolo pezzo di stoffa. “ Questo è uno dei due regali che ti ho fatto per natale…!”
“Il primo mi piace… e qual è il secondo?”
Mi sorride attraente…
“Per quello dovrai aspettare, lo troverai sotto l’albero.”

Almeno non rischio di avere un altro colpo al cuore.
Si alza in punta di piedi e mi gira le braccia intorno al collo e mi guarda diritto negli occhi…
…questo sguardo, quante volte l’ho visto, so bene cosa significa.
Cosa faccio?
Ragione o istinto?
Mi sorprendo di me, non avrei mai esitato tanto in una situazione così.
Spero che il suo comportamento non sia dovuto ad un senso di colpa o perché si sente in debito con me.
Ma cosa sto pensando?
Il punto è che lei mi manca, mi manca veramente. Mi manca l’essere una sola cosa.
Afferro le sue braccia e le chiedo il motivo del suo comportamento.

“Perché?”

Il suo sguardo cambia espressione, c’è stupore nei suoi occhi.

“Deve esserci per forza un perché?”.

Si allontana di un passo per guardarmi con attenzione, lei è qui vicina a me, bellissima, come uno sciocco scuoto la testa non ho parole, ma i dubbi aleggiano ancora nella mia mente, in questo momento sento che lei è più forte di me, anche se nei suoi limpidi occhi verdi vedo nascere l’insicurezza.

“Michael, a cosa pensi? Cosa ti fa stare così sulla difensiva?”.

La sua voce è leggera. Io non le rispondo, non saprei cosa dirle, non me la sento di rovinare questo momento con tutti i miei dubbi, ora voglio solo pensare a lei.

“Hai detto che ti piaceva il mio regalo, non lo vuoi ?”

Questa è la mia donna, penso con soddisfazione. Non rinuncia e la sua domanda è un chiaro invito.
Adoro quando la sua voce diventa così vellutata e carezzevole per me.

“Non ho mai rifiutato un regalo in vita mia.”

Ora sorride di nuovo e io sono capitolato. Tolgo le mie mani dalle sue braccia.
Una scorre sulla sua vita, la voglio sentire più vicina a me.
L’altra è dietro alla sua testa, i suoi capelli mi accarezzano le dita e io voglio le sue labbra.
La sua bocca si chiude sulla mia, tutto è come una volta, nulla sembra cambiato, lei ha risvegliato il mio corpo spaventato e indifeso, solo ora mi rendo conto di quanta paura ho avuto di perderla, di perdere il suo amore e di perdere l’unica persona al mondo che amo da morire.
La mia bocca e le mie mani vogliono di più, avide di qualcosa che è mancato per molto, troppo, tanto tempo.
La prendo in braccio, è leggera come una piuma, cammino con lei tra le braccia fino in camera.
Ho bisogno di guardare la mia Maria, di perdere me stesso nei suoi occhi, nelle sue carezze.
Mi siedo sul letto, mentre lei è di fronte a me.
Continuo ad osservarla, ancora incredulo di ciò che sta succedendo, ancora scosso per questo attimo di lucidità che mi ha fatto finalmente capire che lei è la mia compagna, ma non solo questo, lei è sempre stata tutto il mio mondo.
Anche quando pensavo di volere qualcosa di diverso, era solo un illusione, perché io volevo solo stare tra le sue braccia per sempre.
Lei è in piedi fra le mie ginocchia divaricate, l’abbraccio forte, la mia testa è contro il suo petto. Il mio cuore è impazzito e un lungo e soddisfatto sospiro esce dalla mia bocca, le mie braccia si muovono sulla sua schiena, stringendola ancora più vicina a me, quando lei ricambia l’abbraccio un magone improvviso nasce nella mia gola.

“Mi manchi così tanto…”

Pronuncio queste parole senza quasi rendermene conto.
Lei gentilmente mi prende il viso tra le mani facendo scorrere delicatamente le sue dita sulla mia fronte.

“Non sono mai andata via del tutto, una buona parte di me è sempre stata qui con te, ed è la parte più importante, quella che non ha mai smesso di amarti nonostante l’amnesia”.

I suoi occhi mi guardano con una tale intensità, da ubriacarmi mentre io mi maledico perché non riesco a trovare le parole adatte, per dirle quello che provo.
Mi alzo dal letto, è così piccola sotto il mio sguardo, penso a quello che sta provando.
Per lei abbandono i miei pensieri e le mie paure, dimentico tutto quello che le sto tenendo nascosto, perché ora voglio solo prendermi cura di lei, non voglio farla sentire sola, voglio farle sentire che è parte di me.

***
Lui è un mantello, mi avvolge e riscalda, stiamo faticosamente ritrovando il nostro equilibrio, non ho certezze e i ricordi sono sepolti da qualche parte lontani, ma lui doveva sapere che i sentimenti e il mio amore per lui sono sempre con me, che io sono qui e voglio lui.
Ci siamo sdraiati insieme nel letto e automaticamente abbiamo allacciato i nostri corpi, le sue mani mi portano su di lui e i suoi occhi si chiudono quando le sue labbra mi chiedono un dolce bacio.
Stavo sprofondando dentro di lui, sentirlo così coinvolto era magnifico, finalmente sentivo lui e io mi sentivo sua.
Ci siamo baciati per tutta la notte, ci siamo coccolati con dedizione e tanto amore, poi con un sospiro il mio Michael ha chiuso gli occhi rilassato e si è addormentato, ma io sono ancora sveglia a guardare il mio amore dormire.
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