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[Roswell] nemmeno un momento *completa*, au mm
7 Aug 2004, 19:18
Messaggio
#1
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.354 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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Nemmeno un momento
Siamo appena scese dalla nave. Io e mia madre, abbiamo di nuovo cambiato città, questa guerra ci costringe in una continua fuga. Ogni volta speriamo che sia l’ultima, ma poi le truppe nemiche arrivano e nuovamente prendiamo le valigie che non abbiamo disfatto dall’ultima volta e ci rimettiamo in cammino. Sono stanca di tutto questo, vorrei tanto riuscire a stabilirmi in un posto definitivamente, per poi vivere in pace, proprio com’era la mia vita qualche anno fa. Ricordo quando era così, ed ora… siamo solo io e mia madre. Il molo e affollato di gente, tanta povera gente come noi, che vaga di città in città. Tutti confluiscono in questo grande piazzale, prima di prendere la loro strada. Molti di loro dicono che qui è sicuro e che non saremo più costretti a fuggire via. Lo spero con tutto il cuore. Mia madre ha il volto stanco, vorrei tanto fare qualcosa per lei, ma non so cosa... Alzo gli occhi al cielo, è limpido; vedo dei gabbiani volare in alto, mi infondono un senso di libertà… “Hey! stai più attento quando cammini, per poco non mi buttavi a terra con la valigia…” Non lo guardo nemmeno, questi militari… Incominciamo bene, non solo mi ha urtato, ma mi ha anche fatto cadere a terra la valigia… “La scusi, mia figlia è un po’ nervosa in questo periodo, e a volte dimentica le buone maniere” Mia madre proprio non la capisco, perché deve chiedere scusa per me quando non ho fatto niente? Mi piego per prendere la valigia… ma lui l’ha già rialzata e me la porge. Alzo gli occhi e lo guardo. Sento una forte sensazione dentro di me, i suoi occhi scuri sono fissi nei mie. Mi tremano un po’ le gambe, cosa sta succedendo? Sono senza parole, e non posso smettere di guardarlo, sono bloccata… Prendo la valigia dalle sue mani. “Grazie” E’ l’unica cosa che riesco a dire, lui mi sorride, avverto una fitta allo stomaco, poi va via. “Mamma, perché devi giustificarmi? E’ stato quel militare ad urtarmi” “Bambina mia, quel giovane era fermo, sei stata tu ad urtarlo. Ma a cosa stavi pensando? Ricorda che siamo due donne sole dobbiamo stare attente” Accidenti! Ero proprio fra le nuvole, mi fermo e mi giro nella direzione in cui quel ragazzo è andato via. Lo cerco con lo sguardo e lo trovo, mi sta osservando…. sento le mie guance arrossire. E’ strano come mi fa sentire il suo sguardo, strano come la sensazione di calore che sento nascermi dentro. “Maria su cosa ti sei persa ora? Si sta facendo tardi, dobbiamo arrivare prima di sera a casa di tuo zio Jim” Si mamma ha ragione, fra un po’ sarà buio, e se non avesse parlato, non avrei avuto il coraggio di staccare i miei occhi dai suoi. Per quanto ci siamo incrociati 20 secondi ? 30? Solo per così poco tempo è entrato ed uscito dalla mia vita. Pochissimo, chi sa se un giorno lo rincontrerò… Non so niente di te Né quale nome hai Se ti va bene la tua vita So solo che hai qualcosa di importante Che mi prende se mi passi accanto Riprendiamo a camminare, le strade a mano a mano che ci allontaniamo dal porto si sfollano, ognuno prende la sua direzione. Spero che mia madre ricordi la strada, sono passati 18 anni da quando è stata in questa città l’ultima volta. Io ero in fasce, era venuta qui con mio padre, per una breve visita ai suoi suoceri. Ora iniziano a farmi male i piedi, spero di poter riposare presto, il viaggio con la nave ha dato molto fastidio al mio stomaco, solo ora mi sto riprendendo. Il sole inizia la sua discesa, la luce naturale fra poco verrà sostituita dall’illuminazione stradale. Camminiamo per una decina di minuti, poi arriviamo avanti ad una locanda. “Ecco siamo arrivati, questo è il ristorante di Jim” Mia madre mi precede di qualche passo, ed entra, io la seguo. Il locale non è molto grande e non ci sono molte persone sedute ai tavoli. Un uomo ci viene in contro. “Amy! Sei proprio tu?” “Ciao Jim, quanto tempo è passato. Questa è Maria” “Quanto sei cresciuta dall’ultima volta che ti ho vista, hai gli stessi capelli biondi del mio povero fratello” Mi sembra una brava persona, somiglia molto a mio padre. Accenno un sorriso “Sarete stanche ora vi faccio vedere le vostre stanze, così potete disfare i bagagli e riposare” “Ci basta una sola camera, non è necessario…” “Non ti preoccupare, questo posto è pieno solo a pranzo e a cena, chi vuoi che venga a fare il turista di questi tempi?” “Non so come disobbligarmi con te” “Non è necessario…. Kyle, vieni un momento qui?” Si avvicina una ragazzo moro, avrà qualche anno in più di me, ha un volto simpatico anche lui. “Amy, Maria, questo è mio figlio… Kyle questa è tua zia Amy e tua cugina Maria” Ci salutiamo, mi sembra simpatico. Da quando è morto mio padre, mia madre mi ha parlato poco dei miei parenti, ero ancora una bambina quando è successo, non sapevo di avere un cugino. Saliamo le scale e ci fermiamo avanti ad una porta. “Questa è la stanza di Maria e quella la tua Amy” “Padre io vado, fra un po’ qui sotto ci sarà l’inferno, è quasi ora di cena” “Ti raggiungo subito.” “Possiamo fare qualcosa per aiutarti Zio?” E’ stato tanto gentile da ospitarci, sento di doverlo ricambiare in qualche modo. “Maria, grazie, ma riposati il viaggio vi avrà sfinite” “Come desideri, ma non voglio che io e la mamma diventiamo un peso” “Oh no, non siete un peso, mi fa piacere avervi qui, e se proprio vuoi darmi una mano, l’accetto volentieri, ma da domani” “Va bene, qualunque cosa posso fare chiedi pure” “Domani mattina quando ti svegli scendi nel ristorante e ne parliamo, ora avete fame? Vi faccio portare qualcosa?” “No Jim, grazie a me non va niente, andrò a dormire. Buonanotte” “Buonanotte Amy… e tu Maria hai fame?” “Credo che andrò a dormire anche io.” “Allora io vado di sotto.” Mia madre si ritira nella sua stanza ed anche io faccio lo stesso. La camera non è grande, ma molto carina e accogliente, c’è un grande letto, forse troppo grande per una persona sola. Un piccolo armadio con lo specchio, uno scrittoio e un comò. Metto la mia valigia sulla sedia e inizio a riporre le mie cose nei mobili. Il sole è definitivamente tramontato, la luce è scarsa, mi avvicino alla lampada ad olio sul comò e l’accendo. Mi sento sfinita, ripongo con cura le ultime cose, e metto un ritratto sullo scrittoio. Lo guardo e ripenso alla mia infanzia, potevo avere quattro cinque anni, sono seduta in braccio a mio padre e mia madre è in piedi accanto a noi. Sento una forte tristezza attraversarmi il cuore. Mi manca mio padre. I miei pensieri sono interrotti dai rumori provenienti dalla strada. Mia affaccio, mi trovo sull’entrata principale del ristorante. Zio Jim aveva ragione, è un vero caos, c’è molta gente che si dirige qui per mangiare. Ora so come posso aiutarlo, non ho problemi a fare la cameriera o a cucinare. Sciolgo i miei capelli e li spazzolo, indosso la camicia da notte e mi lascio abbracciare dal sonno, devo riposarmi. Il calore del sole primaverile arriva sul mio viso come una carezza svegliandomi. Mi sento meglio stamattina, ma il stomaco brontola. Ho proprio fame. Mi vesto in fretta, sistemo il letto, e scendo di sotto. Eccola, lo sapevo che si sarebbe alzata prima di me…. “Buongiorno” Mi rispondono in coro mia madre, zio Jim e Kyle. Mi siedo al tavolo con loro e metto qualcosa sotto ai denti. “Allora zio non dovevamo parlare di qualcosa?” “Vai subito diritta al punto?” “Si, mia figlia in certi momenti dimentica di essere una ragazza e si comporta come un maschiaccio, non so più come farle capire che deve avere un po’ più di tatto” “A me piacciono le persone dirette… se proprio vuoi collaborare con noi potresti aiutarci a preparare il pranzo e in caso di necessità servire ai tavoli” “Per me va bene, da dove inizio?” “Vieni con me in cucina” Seguo Kyle, sento che mia madre e zio Jim continuano la loro conversazione. Entro in cucina, è molto grande, ci sono altre persone. Kyle mi presenta a loro e mi mettono a sbucciare patate. “Ma quanti chili sono?” “Maria questo è uno dei pochi ristoranti che sono rimasti aperti in città, e con la gente che arriva si continuo abbiamo molti clienti.” “Meglio almeno avete dei buoni introiti” “Si ma lavoriamo anche molto” “Quindi il mio aiuto vi fa comodo?” “Certamente, e poi ho apprezzato molto il tuo gesto, ero un po’ prevenuto nei tuoi confronti, credevo che…” “Che volevo essere una parassita? Non sono il tipo, sono abbastanza forte per poter lavorare, è mia madre che mi preoccupa è un po’ debole in questo periodo e non riesco a convincerla a farsi visitare da un medico” “Parlerò a mio padre di questa cosa, magari lui ci riesce” “Grazie Kyle” Continuo a pelare patate non so per quanto tempo ed aiuto a sistemare il ristorante per il pranzo. Verso le 12.30 iniziano ad arrivare i primi clienti. Ma alle 13.00 siamo nel caos più totale, hanno ragione a dire che un aiuto gli faceva comodo, non so come fanno a lavorare con questo ritmo tutti i giorni. Alle 14.00 il ristorante si è svuotato, ma il nostro lavoro non è ancora terminato c’è da sistemare tutto. “Maria se vuoi andare a riposare va pure” “Quando si ricomincia?” “Fra un paio d’ore, ma se ti senti stanca, non ti preoccupare” “Ci vediamo più tardi” Vado in camera di mia madre, è stesa sul letto. “Mamma, come ti senti?” “Meglio, non preoccuparti, ho solo un po’ di influenza, Jim ha detto che chiamerà il medico” “Forse è meglio se ti fai visitare” “A te com’è andata la giornata?” “Bene finora, vado a riposarmi, fra un po’ si riprende” “Mi dispiace che devi lavorare” “Mi annoierei senza far niente tutto il giorno” Appena mi metto sul mio letto crollo, mi fanno male le gambe, non sono abituata a tutto questo. I giorni passano in fretta, tutti uguali, come se seguissero il medesimo rituale. Il medico ha visitato mia madre e le ha detto di stare al riposo e al caldo, che non ha niente di grave e in pochi giorni dovrebbe rimettersi. Questa è una notizia che mi ha tolto un grosso peso. La guerra continua inesorabilmente, senza avere pietà di niente e di nessuno, i nostri nemici sembrano essere in difficoltà, e questo mi fa sperare in una sua rapida conclusione. La città è ancora un luogo sicuro e spero lo resti ancora per molto molto tempo. Mi sono ambientata abbastanza bene, i clienti fissi del ristorante, mi chiamano per nome. Se ripenso a quanto sono stati duri i primi giorni… I miei pensieri sono interrotti da delle risate che arrivano dal ristorante, lascio la pentola sul tavolo, sono curiosa di sapere chi è che si diverte tanto…. Kyle è seduto ad un tavolo con altre due persone, sembrano militari, si lo sono, hanno in dosso una divisa, sono entrambi di spalle. Kyle appena mi vede mi fa cenno con la mano di avvicinarmi. “Maria, vieni qui che ti presento i miei amici” Sono appena dietro di loro, si girano entrambi nella mia direzione. “Questi sono Max e Michael” Max mi saluta, Michael mi guarda stranito… ha un volto familiare… Oh mamma! “Io… io ti conosco…” “Non mi sembra… aspetta… sei quella che al molo mi ha fatto una scenata…” “Io non ti ho fatto nessuna scenata!” “Cos’è questa storia voi due vi siete già incontrati?” “Io e la tua amica ci siamo già ‘scontrati’ ” “Lei è mia cugina” Michael racconta la sua storia ed io la mia, ma a quanto pare le due versioni sono completamente diverse. Mi da terribilmente fastidio quando dice a Kyle che ho qualche rotella fuori uso. E’ odioso e mi punzecchia in ogni cosa che dice. Non avevo mai incontrato una persona così fastidiosa. Come può essere lo stesso ragazzo che mi ha regalato quello splendido sorriso sul molo? Quello che non mi staccava gli occhi di dosso? “Kyle ritorno in cucina, a quanto pare non tutti a questo tavolo gradiscono la mia presenza” “Brava, fai bene quello è il posto per una donna” Eccolo questa volta mi ha proprio offeso. “Sei solo un villano” Gli giro le spalle e me ne vado, Max mi raggiunge, cerco di non fargli vedere la lacrime che è scesa sulla mia guancia “Dai non piangere, Michael parla senza pensare a ciò che dice, ma non è cattivo” “Non fa niente ritorna da loro, ho da lavorare” “Promettimi che smetti di piangere e che dopo vieni a farci compagnia” “Non lo so .. forse verso la fine della serata” Max si allontana e ritorna a sedersi, li sento parlare… “Ascoltami bene non ti permettere mai più di parlare così a mia cugina, altrimenti fai i conti con me” “Non le ho detto nulla di strano” “E’ una ragazza molto sensibile…” “Sensibile? A me non è sembrato” “Michael l’hai fatta piangere, ti sembra quello il modo di parlare ad una ragazza” “Ma che dici Max?” “E’ così e le ho chiesto di passare dopo e di stare un po’ con noi, quindi cerca di comportarti bene” Sono furiosa, e poi non mi piace che altre persone mi vedono piangere. Ora lui sarà contento. Mi tuffo nel lavoro, non voglio pensarci. Il ristorante si affolla, così mi distraggo. C’è il solito via vai di tutte le sere, e un altro militare si è aggiunto al loro tavolo. Due ore d’inferno, che stasera sembrano non finire più. Getto su una sedia in cucina il grembiule. Vorrei tanto andare a dormire, ma mi rendo conto che mi hanno vista uscire, allora raggiungo il loro tavolo. “Mi fa piacere che hai deciso di stare un po’ con noi, lui è Alex” Mi dice Max indicando il ragazzo che siede con loro “Piacere sono Maria, la cugina di Kyle” “Il piacere è mio… Kyle dove la tenevi nascosta?” “Maria e sua madre sono arrivate qui qualche settimana fa, più o meno quando il vostro reggimento è partito” Ecco perché per un po’ di tempo non ho visto molti militati in giro per la città. “Ragazzi vi va una fetta di torta?” Kyle ha avuto proprio una buona idea, faccio per alzarmi, ma mi trattiene per un braccio. “Maria, resta qui, hai lavorato più di me, vado io e porto questi due baldi giovanotti con me” Alex e Max si alzano e lo seguono in cucina… mi hanno lasciata sola con Mr. Simpatia. Non sopporto più di tenere i capelli legati così inizio a scioglierli tenendo la testa bassa, mi sento a disaggio con lui. Poggio le forcine sul tavolo. Passo le mani per dividerli, avrebbero bisogno di una spazzolata. Alzo un attimo lo sguardo… lui osserva ogni mio gesto. “Senti, mi dispiace per prima…” Non mi aspettavo di ricevere delle scuse “Stai cercando di chiedermi scusa?” “Più o meno…” 2 *** Lei è una stupenda visione mentre scioglie i suoi lunghi capelli biondi. Mi dispiace averla trattata male, ma suscita in me sentimenti così contrastanti. Non ho mai provato nulla di simile prima d’ora. E’ il modo in cui mi fa sentire vulnerabile che mi spinge ad attaccarla e a darle acide risposte, è come se volessi metterla in difficoltà per sentirmi meglio. Ero rimasto incantato dai sui profondi occhi verdi quando ci siamo incontrati sul molo. L’ho guardata fino a quando la sua figura è sparita perdendosi in un vicoletto di questa città. Ho pensato a lei, una figura senza un nome nei giorni successici, il suo ricordo mi ha dato la forza di affrontare la difficile missione che ci era stata assegnata. Non credevo di incontrarla di nuovo, pensavo che fosse lontana chi sa dove, e invece per uno strano scherzo del destino stasera è qui seduta accanto a me. Provo a chiederle scusa a modo mio, non sono bravo con le parole, lei sembra capirmi, ma non mi risponde, e tiene la testa bassa. “… Veramente non volevo farti piangere” Annuisce, ma evita di guardarmi, mi sento in colpa non mi piace sapere che il mio comportamento l’ha ferita. Gli altri ritornano e si siedono, Kyle guarda prima lei e poi me. “Cosa mi sono perso? Hai detto qualche altra cosa poco carina a Maria?” Ma stasera ce l’hanno tutti con me? E’ lei a rispondere “Non preoccuparti per me, me la so cavare da sola e poi il tuo amico si è scusato più o meno ed io più o meno ci ho messo una pietra sopra, ma se mi offende di nuovo gli metto il veleno per topi nel vino” “Maria ti prego non ucciderlo ancora, l’esercito ha bisogno di lui, se ti fa innervosire di nuovo aspetta almeno che questa guerra finisca” Alex ti strozzerei volentieri… ma come ti vengono in mente certe cose? Lei ride alle sue parole. Li lascio parlare, come se non fossi presente, e con apparente tranquillità mangio la torta che mi hanno portato. Continuiamo a parlare tutti insieme di vari argomenti, Maria piega le braccia sul tavolo e ci poggia la testa sopra, in cinque minuti si addormenta. “Kyle, Maria si è addormentata” “Se uno di voi mi accompagna la porto in camera sua” “Fammi strada, la prendo io” “Non mi perdonerebbe di averla data in braccio al nemico mentre dormiva” “Non fare il cretino, prendi una lampada” Kyle annuisce, la prendo in braccio e lei mormora qualcosa ma continua a dormire, poggiando la testa sulla mia spalla. Ecco che sento nascere in me altre strane sensazioni che non riesco bene a definire. Non posso fare a meno di osservare il suo viso rilassato mentre saliamo su per le scale al lieve pallore della luce della lampada. Kyle apre la porta della sua camera, scopre il letto e io la stendo. Kyle le toglie le scarpe “Non so come fare a dirle che non deve lavorare tanto, guarda che piedi gonfi” Poi le rimbocca le coperte con delicatezza, mentre io chiudo la finestra. Poi usciamo dalla stanza. Prendo a conversare con lui. “Vedo che subito ti sei affezionato a tua cugina...” “E’ adorabile, un po’ particolare, ma è una gioia per me averla qui. Non è come tu la immagini, forse ha la brutta abitudine di non stare zitta, o di dare qualche risposta fuori posto, ma è realmente una cara ragazza” “Se lo dici tu” “Ora che siete ritornati al vostro reggimento vi vedrò spesso qui, così avrai modo di conoscerla meglio e ti renderai conto che ho ragione… e poi ho visto come la guardavi” “Perché come la guardavo?” “Non vuoi che io risponda alla tua domanda vero?” Lascio cadere così la nostra discussione. Non mi va di sentire le sue teorie… è vero non potevo fare a meno di guardarla. Lei ha attirato la mia attenzione. C’è qualcosa di male in questo? “Allora avete messo a dormire la bambina?” Alex ha sempre voglia di scherzare, poi Max continua “Secondo me, per colpa di ‘qualcuno’, non le abbiamo fatto una buona impressione… ” “Ragazzi non vi preoccupate, ho imparato a conoscerla, e se è rimasta con noi significa che gli siete simpatici, altrimenti vi avrebbe liquidato in pochi secondi, come ha fatto l’altra sera con un cliente che ci stava provando con lei insistentemente. Mi ha fatto morire dalle risate, perché vedevo che si stava innervosendo, stavo per intervenire per toglierle di torno quel seccatore quando gli ha rovesciato in testa il piatto che gli aveva appena portato.” “Bel caratterino la cuginetta..” “Si, Max, ha proprio un bel caratterino, ma credo che se non fosse stata così oggi non sarebbe arrivata in questa città” “Perché dici così?” Gli chiedo con curiosità, voglio sapere, devo sapere tutto su di lei “Maria è rimasta orfana di padre quando era ancora una bambina e lei e sua madre hanno dovuto cavarsela da sole. Poi la guerra le ha costrette ad un continuo spostarsi di città in città. Sapete bene che non sono dei tempi facili per nessuno, specialmente per due donne sole, così sua madre ha deciso di scrivere a mio padre e sono arrivate qui. Forse a volte vi può sembrare dura o strana, ma lo fa solo per non essere colpita, in fondo è una ragazza molto dolce e generosa. Non le ho chiesto io di lavorare qui, si è offerta da sola, non voleva essere un peso, e così si spezza la schiena con me tutti i giorni. Quindi almeno voi che siete miei amici cercate di trattarla bene e di farla sentire a casa” “E sua madre?” “Mia zia non sta molto bene, niente di preoccupante secondo il medico, ha solo bisogno di riposare, dovrebbe rimettersi in poco tempo.” Ho saputo le cose che mi interessavano, ora devio il discorso, non voglio insospettire Kyle più del dovuto. Chiacchieriamo ancora un po’ poi decidiamo di andare via, dobbiamo rientrare in caserma. *** Mi sono appena svegliata, anche oggi il sole brilla alto nel cielo, non ricordo come ho fatto ad arrivare nella mia stanza ieri sera, ho solo la sensazione di qualcuno che mi prendeva in braccio. Mi alzo da letto… sono ancora vestita, forse è stato Kyle a portarmi qui. Apro la finestra per far entrare un po’ d’aria e trovo una rosa sul mio davanzale… com’è arrivata qui? Con il sorriso sulle labbra mi preparo ad affrontare una nuova giornata. “Buongiorno Kyle!” “Ciao, ma come siamo allegre stamattina…” “Avresti un vaso” “Un vaso?” “Si ho trovato questo fiore sulla mia finestra stamattina e vorrei metterlo in acqua” “Abbiamo un ammiratore…” “Non credo, solo mi chiedo come ha fatto ad arrivare li” “Qualcuno ce l’ha messa” “Ma chi?” “Io non ne ho idea” “Neanche io” Kyle mi da un vaso ed io lo porto in camera mia. Passo da mia madre, come faccio tutte le mattine. Forse sembrerà strano, ma quel fiore capitato per caso o lasciato da qualcuno sulla mia finestra mi ha messo di buon umore. La giornata è iniziata bene e sembra proseguire meglio quando vedo mia madre alzarsi e scendere nelle cucine, sembra che si sia ripresa, il suo volto ha di nuovo il suo solito colorito. Il tempo è passato, altri giorni sono volati via, tutto è relativamente tranquillo, se solo questa maledetta guerra finisse. Mia madre si è ripresa del tutto, ora è un aiuto fisso in cucina, ed io mi dedico solo al ristorante. Era tanto che non mi sentivo così serena, sono convinta che essere venute qui sia stata proprio una buona idea. Dopo un po’ di difficoltà iniziali finalmente mi sono bene ambientata ed ho anche degli amici, che ovviamente sono quelli di Kyle. Ho imparato a conoscerli e a farmi un’idea di loro. Max è un caro ragazzo, mi ha sempre messa a mio agio. Vive in questa città da molti anni, ma è originario del nord, non so quali sono i motivi che lo hanno spinto a trasferirsi qui, ma credo che siano molto personali, visto che evita l’argomento. Ho conosciuto anche la sua fidanzata, Liz, un giorno che ero uscita con Kyle a fare acquisti per il ristorante. E’ molto carina e simpatica, a volte viene a trovarmi e parliamo per ore. Sono proprio una bella coppia affiatata Poi c’è Alex, simpaticissimo anche lui, figlio di un grosso esponente politico di questa città. Si è arruolato nell’esercito contro il volere del padre. E’ innamorato perso della figlia del pastore, ma lei non lo degna di uno sguardo. Non quante volte gli ho detto di non starle troppo dietro, così lei forse potrebbe avvertire il vuoto da lasciato da lui e rendersi ocnto di ciò che ha perso. Per me è veramente un piacere avere un amico come lui, riesce a rallegrarmi anche nei momenti più tristi. Michael, invece è un bel punto interrogativo, non so quasi niente di lui. Parla poco con me, credo di essergli antipatica. A volte fa finta di non vedermi, altre invece trovo i suoi occhi fissi su di me, che mi seguono mentre mi sposto tra i tavoli. Ultimamente evito di restare in loro compagnia dopo il lavoro, perché non voglio infastidirlo con la mia presenza. A parte le divergenze iniziali, io lo trovo simpatico, mi piace molto, ma evidentemente è una cosa solo mia. Kyle dice che sbaglio, che Michael è un po’ strano, ma che non gli sto antipatica. Sarà anche come dice lui, ma il suo atteggiamento dice tutt’altro. E Kyle ormai è come se fosse mio fratello ed è anche il mio confidente, gli parlo di tutto. Ha una relazione con una ragazza che si trova in un’altra città, in un collegio, ho visto un suo ritratto, è molto carina, bionda proprio come me. Mi capita spesso di non ascoltare cosa accade intorno a me e di perdermi nella mia mente, nei miei pensieri. Sono felice delle persone che mi trovo accanto, e sento di aver finalmente messo radici. E poi sapere che c’è qualcuno che tiene particolarmente a me mi fa camminare a mezzo metro da terra. Non ho ancora capito chi è che si arrampica alla mia finestra tutte le notti e lascia qualcosa sul mio davanzale. Sono due notti che cerco di restare sveglia, ma appena mi stendo nel letto il sonno prende il sopravvento. Kyle mi prende in giro per questa storia, e lo fa anche avanti ai nostri amici e io non posso fare altro che rispondergli che la sua è solo invidia. Comunque la curiosità di conoscere questa persona è troppo forte, è un pensiero che non mi abbandona mai, devo cercare di scoprirlo al più presto, non posso più aspettare. Qualcuno penserà che sono pazza, perché mi ritrovo ad osservare tutti i clienti che entrano nel ristorante nella speranza di percepire qualcosa, un segno che mi faccia capire, anche un piccolo gesto che è lui a lasciarmi piccoli momenti di felicità. Nei primi giorni ho trovato dei fiori, qualche giorno fa un nastro per capelli, era tanto che ne desideravo uno, ma con questa guerra anche le cose più piccole ed insignificanti sono un lusso. L’ho utilizzato stesso quella mattina, non ne potevo più di tenere i capelli raccolti e fermati con delle forcine. Poi mi sono detta che se me lo avesse visto in testa avrebbe potuto sapere che ho gradito il suo regalo. Anche stamattina ho ricevuto una gradita sorpresa, ho trovato una scatolina con dentro delle caramelle. Mi chiedo solo come avrà fatto a sapere che sono le mie preferite? Non ricordo di averlo detto a nessuno. Gli ultimi clienti sono andati via, ho un po’ di tempo per me, prendo la scatola e la metto sul tavolo avanti a me, è molto carina, è di legno, la apro, mi dispiace quasi mangiarle. Kyle arriva dietro di me e ne prende una. “Lasciala è mia!” “Ma come non mi dai neanche una caramella?” “No! Sono tutte mie, se hai voglia di caramelle va all’emporio e compratele” “Come siamo acide stamattina” “Appunto, mi servono tutte per addolcirmi” Alex e Max stanno ridendo. Max cerca di prendere le difese di Kyle “Su, Maria, cosa ti costa dargli una caramella?” “Max, lascia perdere, so già che non la spunterò, queste caramelle sono un regalo del suo spasimante segreto” “Ancora con questa storia? Possibile che non hai scoperto chi è?” “No, ma vorrei tanto saperlo” “Perché non aspetti alzata?” “Credo che farò così stanotte” Kyle blocca il discorso chiedendo di Michael, anche a me è sembrato strana la sua assenza. “Oggi era di servizio, il generale è via e ha chiesto a lui di sostituirlo, non vorrei essere nei suoi panni…” Il ristorante ormai è vuoto, mi appresto a finire di sistemare, sono stanca come tutte le sere, ho una gran voglia di dormire, ma devo restare sveglia, ho qualcosa di importante da fare. Saluto tutti e mi ritiro nella mia camera. Metto un cuscino sotto le coperte in modo che dia l’impressione di un corpo addormentato. Prendo la sedia a la sistemo di lato alla finestra, in modo che non sia visibile dall’esterno, poi mi infilo la camicia da notte. Poi mi siedo e resto immobile ad aspettare. Il tempo passa e non riesco a quantizzarlo, le strade diventano sempre più silenziose. Ho lasciato la finestra aperta, così appena arriva posso affacciarmi subito. Altro tempo passa e non accade niente. Tristi pensieri passano nella mia mente. E se proprio stanotte avesse deciso di non venire? E se le caramelle erano un addio? Mi sento triste, come può qualcosa che mi ha regalato tanta gioia farmi sentire così? Io non demordo aspetterò ancora un po’, non voglio perdere la speranza. Forse se cerco di rilassarmi passeranno anche tutte queste angosce. |
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viconia [Roswell] nemmeno un momento *completa* 7 Aug 2004, 19:18
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Stasera è più tardi del solito, ma le luci ... 7 Aug 2004, 19:19
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MIKI Ciao Vic volevo solo dirti ..."è bellissima... 5 Sep 2005, 14:33
Fede89 Si. è veramente molto bella.. l'ho letta parec... 5 Sep 2005, 15:29
SeLy87 Bellissima anche io l'avevo gia letta 6 Sep 2005, 09:31
daisy non l'avevo letta, per cui grazie a MIKI per a... 6 Sep 2005, 22:44
stella io l'avrò letta tipo 4/5 volte e mi ha sempre ... 7 Sep 2005, 09:18
madelon questa e' una di quelle storie che rileggi sem... 3 Mar 2008, 23:50 ![]() |
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