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> [Roswell] nemmeno un momento *completa*, au mm
viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:18
Messaggio #1


Milady Viconia McAliens
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Nemmeno un momento

Siamo appena scese dalla nave.
Io e mia madre, abbiamo di nuovo cambiato città, questa guerra ci costringe in una continua fuga.
Ogni volta speriamo che sia l’ultima, ma poi le truppe nemiche arrivano e nuovamente prendiamo le valigie che non abbiamo disfatto dall’ultima volta e ci rimettiamo in cammino.
Sono stanca di tutto questo, vorrei tanto riuscire a stabilirmi in un posto definitivamente, per poi vivere in pace, proprio com’era la mia vita qualche anno fa.
Ricordo quando era così, ed ora… siamo solo io e mia madre.
Il molo e affollato di gente, tanta povera gente come noi, che vaga di città in città.
Tutti confluiscono in questo grande piazzale, prima di prendere la loro strada.
Molti di loro dicono che qui è sicuro e che non saremo più costretti a fuggire via. Lo spero con tutto il cuore.
Mia madre ha il volto stanco, vorrei tanto fare qualcosa per lei, ma non so cosa...
Alzo gli occhi al cielo, è limpido; vedo dei gabbiani volare in alto, mi infondono un senso di libertà…

“Hey! stai più attento quando cammini, per poco non mi buttavi a terra con la valigia…”

Non lo guardo nemmeno, questi militari…
Incominciamo bene, non solo mi ha urtato, ma mi ha anche fatto cadere a terra la valigia…

“La scusi, mia figlia è un po’ nervosa in questo periodo, e a volte dimentica le buone maniere”

Mia madre proprio non la capisco, perché deve chiedere scusa per me quando non ho fatto niente?
Mi piego per prendere la valigia… ma lui l’ha già rialzata e me la porge.
Alzo gli occhi e lo guardo.
Sento una forte sensazione dentro di me, i suoi occhi scuri sono fissi nei mie.
Mi tremano un po’ le gambe, cosa sta succedendo?
Sono senza parole, e non posso smettere di guardarlo, sono bloccata…
Prendo la valigia dalle sue mani.

“Grazie”

E’ l’unica cosa che riesco a dire, lui mi sorride, avverto una fitta allo stomaco, poi va via.

“Mamma, perché devi giustificarmi? E’ stato quel militare ad urtarmi”
“Bambina mia, quel giovane era fermo, sei stata tu ad urtarlo. Ma a cosa stavi pensando? Ricorda che siamo due donne sole dobbiamo stare attente”

Accidenti! Ero proprio fra le nuvole, mi fermo e mi giro nella direzione in cui quel ragazzo è andato via.
Lo cerco con lo sguardo e lo trovo, mi sta osservando…. sento le mie guance arrossire.
E’ strano come mi fa sentire il suo sguardo, strano come la sensazione di calore che sento nascermi dentro.

“Maria su cosa ti sei persa ora? Si sta facendo tardi, dobbiamo arrivare prima di sera a casa di tuo zio Jim”

Si mamma ha ragione, fra un po’ sarà buio, e se non avesse parlato, non avrei avuto il coraggio di staccare i miei occhi dai suoi. Per quanto ci siamo incrociati 20 secondi ? 30?
Solo per così poco tempo è entrato ed uscito dalla mia vita.
Pochissimo, chi sa se un giorno lo rincontrerò…


Non so niente di te
Né quale nome hai
Se ti va bene la tua vita
So solo che hai qualcosa di importante
Che mi prende se mi passi accanto


Riprendiamo a camminare, le strade a mano a mano che ci allontaniamo dal porto si sfollano, ognuno prende la sua direzione. Spero che mia madre ricordi la strada, sono passati 18 anni da quando è stata in questa città l’ultima volta.
Io ero in fasce, era venuta qui con mio padre, per una breve visita ai suoi suoceri.
Ora iniziano a farmi male i piedi, spero di poter riposare presto, il viaggio con la nave ha dato molto fastidio al mio stomaco, solo ora mi sto riprendendo.
Il sole inizia la sua discesa, la luce naturale fra poco verrà sostituita dall’illuminazione stradale.
Camminiamo per una decina di minuti, poi arriviamo avanti ad una locanda.

“Ecco siamo arrivati, questo è il ristorante di Jim”

Mia madre mi precede di qualche passo, ed entra, io la seguo.
Il locale non è molto grande e non ci sono molte persone sedute ai tavoli. Un uomo ci viene in contro.

“Amy! Sei proprio tu?”
“Ciao Jim, quanto tempo è passato. Questa è Maria”
“Quanto sei cresciuta dall’ultima volta che ti ho vista, hai gli stessi capelli biondi del mio povero fratello”

Mi sembra una brava persona, somiglia molto a mio padre. Accenno un sorriso

“Sarete stanche ora vi faccio vedere le vostre stanze, così potete disfare i bagagli e riposare”
“Ci basta una sola camera, non è necessario…”
“Non ti preoccupare, questo posto è pieno solo a pranzo e a cena, chi vuoi che venga a fare il turista di questi tempi?”
“Non so come disobbligarmi con te”
“Non è necessario…. Kyle, vieni un momento qui?”

Si avvicina una ragazzo moro, avrà qualche anno in più di me, ha un volto simpatico anche lui.

“Amy, Maria, questo è mio figlio… Kyle questa è tua zia Amy e tua cugina Maria”

Ci salutiamo, mi sembra simpatico. Da quando è morto mio padre, mia madre mi ha parlato poco dei miei parenti, ero ancora una bambina quando è successo, non sapevo di avere un cugino. Saliamo le scale e ci fermiamo avanti ad una porta.

“Questa è la stanza di Maria e quella la tua Amy”
“Padre io vado, fra un po’ qui sotto ci sarà l’inferno, è quasi ora di cena”
“Ti raggiungo subito.”
“Possiamo fare qualcosa per aiutarti Zio?”

E’ stato tanto gentile da ospitarci, sento di doverlo ricambiare in qualche modo.

“Maria, grazie, ma riposati il viaggio vi avrà sfinite”
“Come desideri, ma non voglio che io e la mamma diventiamo un peso”
“Oh no, non siete un peso, mi fa piacere avervi qui, e se proprio vuoi darmi una mano, l’accetto volentieri, ma da domani”
“Va bene, qualunque cosa posso fare chiedi pure”
“Domani mattina quando ti svegli scendi nel ristorante e ne parliamo, ora avete fame? Vi faccio portare qualcosa?”
“No Jim, grazie a me non va niente, andrò a dormire. Buonanotte”
“Buonanotte Amy… e tu Maria hai fame?”
“Credo che andrò a dormire anche io.”
“Allora io vado di sotto.”

Mia madre si ritira nella sua stanza ed anche io faccio lo stesso. La camera non è grande, ma molto carina e accogliente, c’è un grande letto, forse troppo grande per una persona sola. Un piccolo armadio con lo specchio,
uno scrittoio e un comò. Metto la mia valigia sulla sedia e inizio a riporre le mie cose nei mobili.
Il sole è definitivamente tramontato, la luce è scarsa, mi avvicino alla lampada ad olio sul comò e l’accendo.
Mi sento sfinita, ripongo con cura le ultime cose, e metto un ritratto sullo scrittoio. Lo guardo e ripenso alla mia infanzia, potevo avere quattro cinque anni, sono seduta in braccio a mio padre e mia madre è in piedi accanto a noi.
Sento una forte tristezza attraversarmi il cuore. Mi manca mio padre. I miei pensieri sono interrotti dai rumori provenienti dalla strada. Mia affaccio, mi trovo sull’entrata principale del ristorante. Zio Jim aveva ragione, è un vero caos, c’è molta gente che si dirige qui per mangiare. Ora so come posso aiutarlo, non ho problemi a fare la cameriera o a cucinare. Sciolgo i miei capelli e li spazzolo, indosso la camicia da notte e mi lascio abbracciare dal sonno, devo riposarmi.



Il calore del sole primaverile arriva sul mio viso come una carezza svegliandomi.
Mi sento meglio stamattina, ma il stomaco brontola. Ho proprio fame.
Mi vesto in fretta, sistemo il letto, e scendo di sotto. Eccola, lo sapevo che si sarebbe alzata prima di me….

“Buongiorno”

Mi rispondono in coro mia madre, zio Jim e Kyle. Mi siedo al tavolo con loro e metto qualcosa sotto ai denti.

“Allora zio non dovevamo parlare di qualcosa?”
“Vai subito diritta al punto?”
“Si, mia figlia in certi momenti dimentica di essere una ragazza e si comporta come un maschiaccio, non so più come farle capire che deve avere un po’ più di tatto”
“A me piacciono le persone dirette… se proprio vuoi collaborare con noi potresti aiutarci a preparare il pranzo e in caso di necessità servire ai tavoli”
“Per me va bene, da dove inizio?”
“Vieni con me in cucina”

Seguo Kyle, sento che mia madre e zio Jim continuano la loro conversazione. Entro in cucina, è molto grande, ci sono altre persone. Kyle mi presenta a loro e mi mettono a sbucciare patate.

“Ma quanti chili sono?”
“Maria questo è uno dei pochi ristoranti che sono rimasti aperti in città, e con la gente che arriva si continuo abbiamo molti clienti.”
“Meglio almeno avete dei buoni introiti”
“Si ma lavoriamo anche molto”
“Quindi il mio aiuto vi fa comodo?”
“Certamente, e poi ho apprezzato molto il tuo gesto, ero un po’ prevenuto nei tuoi confronti, credevo che…”
“Che volevo essere una parassita? Non sono il tipo, sono abbastanza forte per poter lavorare, è mia madre che mi preoccupa è un po’ debole in questo periodo e non riesco a convincerla a farsi visitare da un medico”
“Parlerò a mio padre di questa cosa, magari lui ci riesce”
“Grazie Kyle”

Continuo a pelare patate non so per quanto tempo ed aiuto a sistemare il ristorante per il pranzo.
Verso le 12.30 iniziano ad arrivare i primi clienti. Ma alle 13.00 siamo nel caos più totale, hanno ragione a dire che un aiuto gli faceva comodo, non so come fanno a lavorare con questo ritmo tutti i giorni.
Alle 14.00 il ristorante si è svuotato, ma il nostro lavoro non è ancora terminato c’è da sistemare tutto.

“Maria se vuoi andare a riposare va pure”
“Quando si ricomincia?”
“Fra un paio d’ore, ma se ti senti stanca, non ti preoccupare”
“Ci vediamo più tardi”

Vado in camera di mia madre, è stesa sul letto.

“Mamma, come ti senti?”
“Meglio, non preoccuparti, ho solo un po’ di influenza, Jim ha detto che chiamerà il medico”
“Forse è meglio se ti fai visitare”
“A te com’è andata la giornata?”
“Bene finora, vado a riposarmi, fra un po’ si riprende”
“Mi dispiace che devi lavorare”
“Mi annoierei senza far niente tutto il giorno”

Appena mi metto sul mio letto crollo, mi fanno male le gambe, non sono abituata a tutto questo.


I giorni passano in fretta, tutti uguali, come se seguissero il medesimo rituale.
Il medico ha visitato mia madre e le ha detto di stare al riposo e al caldo, che non ha niente di grave e in pochi giorni dovrebbe rimettersi. Questa è una notizia che mi ha tolto un grosso peso.
La guerra continua inesorabilmente, senza avere pietà di niente e di nessuno, i nostri nemici sembrano essere in difficoltà, e questo mi fa sperare in una sua rapida conclusione.
La città è ancora un luogo sicuro e spero lo resti ancora per molto molto tempo.
Mi sono ambientata abbastanza bene, i clienti fissi del ristorante, mi chiamano per nome.
Se ripenso a quanto sono stati duri i primi giorni…
I miei pensieri sono interrotti da delle risate che arrivano dal ristorante, lascio la pentola sul tavolo, sono curiosa di sapere chi è che si diverte tanto….
Kyle è seduto ad un tavolo con altre due persone, sembrano militari, si lo sono, hanno in dosso una divisa, sono entrambi di spalle. Kyle appena mi vede mi fa cenno con la mano di avvicinarmi.

“Maria, vieni qui che ti presento i miei amici”

Sono appena dietro di loro, si girano entrambi nella mia direzione.

“Questi sono Max e Michael”

Max mi saluta, Michael mi guarda stranito… ha un volto familiare… Oh mamma!

“Io… io ti conosco…”
“Non mi sembra… aspetta… sei quella che al molo mi ha fatto una scenata…”
“Io non ti ho fatto nessuna scenata!”
“Cos’è questa storia voi due vi siete già incontrati?”
“Io e la tua amica ci siamo già ‘scontrati’ ”
“Lei è mia cugina”

Michael racconta la sua storia ed io la mia, ma a quanto pare le due versioni sono completamente diverse.
Mi da terribilmente fastidio quando dice a Kyle che ho qualche rotella fuori uso.
E’ odioso e mi punzecchia in ogni cosa che dice. Non avevo mai incontrato una persona così fastidiosa.
Come può essere lo stesso ragazzo che mi ha regalato quello splendido sorriso sul molo?
Quello che non mi staccava gli occhi di dosso?

“Kyle ritorno in cucina, a quanto pare non tutti a questo tavolo gradiscono la mia presenza”
“Brava, fai bene quello è il posto per una donna”

Eccolo questa volta mi ha proprio offeso.

“Sei solo un villano”

Gli giro le spalle e me ne vado, Max mi raggiunge, cerco di non fargli vedere la lacrime che è scesa sulla mia guancia

“Dai non piangere, Michael parla senza pensare a ciò che dice, ma non è cattivo”
“Non fa niente ritorna da loro, ho da lavorare”
“Promettimi che smetti di piangere e che dopo vieni a farci compagnia”
“Non lo so .. forse verso la fine della serata”

Max si allontana e ritorna a sedersi, li sento parlare…

“Ascoltami bene non ti permettere mai più di parlare così a mia cugina, altrimenti fai i conti con me”
“Non le ho detto nulla di strano”
“E’ una ragazza molto sensibile…”
“Sensibile? A me non è sembrato”
“Michael l’hai fatta piangere, ti sembra quello il modo di parlare ad una ragazza”
“Ma che dici Max?”
“E’ così e le ho chiesto di passare dopo e di stare un po’ con noi, quindi cerca di comportarti bene”

Sono furiosa, e poi non mi piace che altre persone mi vedono piangere. Ora lui sarà contento.
Mi tuffo nel lavoro, non voglio pensarci. Il ristorante si affolla, così mi distraggo.
C’è il solito via vai di tutte le sere, e un altro militare si è aggiunto al loro tavolo.
Due ore d’inferno, che stasera sembrano non finire più. Getto su una sedia in cucina il grembiule.
Vorrei tanto andare a dormire, ma mi rendo conto che mi hanno vista uscire, allora raggiungo
il loro tavolo.

“Mi fa piacere che hai deciso di stare un po’ con noi, lui è Alex”

Mi dice Max indicando il ragazzo che siede con loro

“Piacere sono Maria, la cugina di Kyle”
“Il piacere è mio… Kyle dove la tenevi nascosta?”
“Maria e sua madre sono arrivate qui qualche settimana fa, più o meno quando il vostro reggimento è partito”

Ecco perché per un po’ di tempo non ho visto molti militati in giro per la città.

“Ragazzi vi va una fetta di torta?”

Kyle ha avuto proprio una buona idea, faccio per alzarmi, ma mi trattiene per un braccio.

“Maria, resta qui, hai lavorato più di me, vado io e porto questi due baldi giovanotti con me”

Alex e Max si alzano e lo seguono in cucina… mi hanno lasciata sola con Mr. Simpatia.
Non sopporto più di tenere i capelli legati così inizio a scioglierli tenendo la testa bassa, mi sento a disaggio con lui. Poggio le forcine sul tavolo. Passo le mani per dividerli, avrebbero bisogno di una spazzolata.
Alzo un attimo lo sguardo… lui osserva ogni mio gesto.

“Senti, mi dispiace per prima…”

Non mi aspettavo di ricevere delle scuse

“Stai cercando di chiedermi scusa?”
“Più o meno…”

2

***
Lei è una stupenda visione mentre scioglie i suoi lunghi capelli biondi.
Mi dispiace averla trattata male, ma suscita in me sentimenti così contrastanti.
Non ho mai provato nulla di simile prima d’ora.
E’ il modo in cui mi fa sentire vulnerabile che mi spinge ad attaccarla e a darle acide risposte, è come se volessi metterla in difficoltà per sentirmi meglio. Ero rimasto incantato dai sui profondi occhi verdi quando ci siamo incontrati sul molo. L’ho guardata fino a quando la sua figura è sparita perdendosi in un vicoletto di questa città.
Ho pensato a lei, una figura senza un nome nei giorni successici, il suo ricordo mi ha dato la forza di affrontare la difficile missione che ci era stata assegnata.
Non credevo di incontrarla di nuovo, pensavo che fosse lontana chi sa dove, e invece per uno strano scherzo del destino stasera è qui seduta accanto a me.
Provo a chiederle scusa a modo mio, non sono bravo con le parole, lei sembra capirmi, ma non mi risponde, e tiene la testa bassa.

“… Veramente non volevo farti piangere”

Annuisce, ma evita di guardarmi, mi sento in colpa non mi piace sapere che il mio comportamento l’ha ferita.
Gli altri ritornano e si siedono, Kyle guarda prima lei e poi me.

“Cosa mi sono perso? Hai detto qualche altra cosa poco carina a Maria?”

Ma stasera ce l’hanno tutti con me?
E’ lei a rispondere

“Non preoccuparti per me, me la so cavare da sola e poi il tuo amico si è scusato più o meno ed io più o meno ci ho messo una pietra sopra, ma se mi offende di nuovo gli metto il veleno per topi nel vino”
“Maria ti prego non ucciderlo ancora, l’esercito ha bisogno di lui, se ti fa innervosire di nuovo aspetta almeno che questa guerra finisca”

Alex ti strozzerei volentieri… ma come ti vengono in mente certe cose? Lei ride alle sue parole. Li lascio parlare, come se non fossi presente, e con apparente tranquillità mangio la torta che mi hanno portato. Continuiamo a parlare tutti insieme di vari argomenti, Maria piega le braccia sul tavolo e ci poggia la testa sopra, in cinque minuti si addormenta.

“Kyle, Maria si è addormentata”
“Se uno di voi mi accompagna la porto in camera sua”
“Fammi strada, la prendo io”
“Non mi perdonerebbe di averla data in braccio al nemico mentre dormiva”
“Non fare il cretino, prendi una lampada”

Kyle annuisce, la prendo in braccio e lei mormora qualcosa ma continua a dormire, poggiando la testa sulla mia spalla.
Ecco che sento nascere in me altre strane sensazioni che non riesco bene a definire. Non posso fare a meno di osservare il suo viso rilassato mentre saliamo su per le scale al lieve pallore della luce della lampada.
Kyle apre la porta della sua camera, scopre il letto e io la stendo. Kyle le toglie le scarpe

“Non so come fare a dirle che non deve lavorare tanto, guarda che piedi gonfi”

Poi le rimbocca le coperte con delicatezza, mentre io chiudo la finestra. Poi usciamo dalla stanza. Prendo a conversare con lui.

“Vedo che subito ti sei affezionato a tua cugina...”
“E’ adorabile, un po’ particolare, ma è una gioia per me averla qui. Non è come tu la immagini, forse ha la brutta abitudine di non stare zitta, o di dare qualche risposta fuori posto, ma è realmente una cara ragazza”
“Se lo dici tu”
“Ora che siete ritornati al vostro reggimento vi vedrò spesso qui, così avrai modo di conoscerla meglio e ti renderai conto che ho ragione… e poi ho visto come la guardavi”
“Perché come la guardavo?”
“Non vuoi che io risponda alla tua domanda vero?”

Lascio cadere così la nostra discussione. Non mi va di sentire le sue teorie… è vero non potevo fare a meno di guardarla. Lei ha attirato la mia attenzione.
C’è qualcosa di male in questo?

“Allora avete messo a dormire la bambina?”

Alex ha sempre voglia di scherzare, poi Max continua

“Secondo me, per colpa di ‘qualcuno’, non le abbiamo fatto una buona impressione… ”
“Ragazzi non vi preoccupate, ho imparato a conoscerla, e se è rimasta con noi significa che gli siete simpatici,
altrimenti vi avrebbe liquidato in pochi secondi, come ha fatto l’altra sera con un cliente che ci stava provando con lei insistentemente. Mi ha fatto morire dalle risate, perché vedevo che si stava innervosendo, stavo per intervenire per toglierle di torno quel seccatore quando gli ha rovesciato in testa il piatto che gli aveva appena portato.”
“Bel caratterino la cuginetta..”
“Si, Max, ha proprio un bel caratterino, ma credo che se non fosse stata così oggi non sarebbe arrivata in questa città”
“Perché dici così?”

Gli chiedo con curiosità, voglio sapere, devo sapere tutto su di lei

“Maria è rimasta orfana di padre quando era ancora una bambina e lei e sua madre hanno dovuto cavarsela da sole. Poi la guerra le ha costrette ad un continuo spostarsi di città in città. Sapete bene che non sono dei tempi facili per nessuno, specialmente per due donne sole, così sua madre ha deciso di scrivere a mio padre e sono arrivate qui. Forse a volte vi può sembrare dura o strana, ma lo fa solo per non essere colpita, in fondo è una ragazza molto dolce e generosa. Non le ho chiesto io di lavorare qui, si è offerta da sola, non voleva essere un peso, e così si spezza la schiena con me tutti i giorni. Quindi almeno voi che siete miei amici cercate di trattarla bene e di farla sentire a casa”
“E sua madre?”
“Mia zia non sta molto bene, niente di preoccupante secondo il medico, ha solo bisogno di riposare, dovrebbe rimettersi in poco tempo.”

Ho saputo le cose che mi interessavano, ora devio il discorso, non voglio insospettire Kyle più del dovuto.
Chiacchieriamo ancora un po’ poi decidiamo di andare via, dobbiamo rientrare in caserma.

***
Mi sono appena svegliata, anche oggi il sole brilla alto nel cielo, non ricordo come ho fatto ad arrivare nella mia stanza ieri sera, ho solo la sensazione di qualcuno che mi prendeva in braccio. Mi alzo da letto… sono ancora vestita, forse è stato Kyle a portarmi qui. Apro la finestra per far entrare un po’ d’aria e trovo una rosa sul mio davanzale… com’è arrivata qui? Con il sorriso sulle labbra mi preparo ad affrontare una nuova giornata.

“Buongiorno Kyle!”
“Ciao, ma come siamo allegre stamattina…”
“Avresti un vaso”
“Un vaso?”
“Si ho trovato questo fiore sulla mia finestra stamattina e vorrei metterlo in acqua”
“Abbiamo un ammiratore…”
“Non credo, solo mi chiedo come ha fatto ad arrivare li”
“Qualcuno ce l’ha messa”
“Ma chi?”
“Io non ne ho idea”
“Neanche io”

Kyle mi da un vaso ed io lo porto in camera mia. Passo da mia madre, come faccio tutte le mattine.
Forse sembrerà strano, ma quel fiore capitato per caso o lasciato da qualcuno sulla mia finestra mi ha messo di buon umore. La giornata è iniziata bene e sembra proseguire meglio quando vedo mia madre alzarsi e scendere nelle cucine, sembra che si sia ripresa, il suo volto ha di nuovo il suo solito colorito.


Il tempo è passato, altri giorni sono volati via, tutto è relativamente tranquillo, se solo questa maledetta guerra finisse.
Mia madre si è ripresa del tutto, ora è un aiuto fisso in cucina, ed io mi dedico solo al ristorante.
Era tanto che non mi sentivo così serena, sono convinta che essere venute qui sia stata proprio una buona idea.
Dopo un po’ di difficoltà iniziali finalmente mi sono bene ambientata ed ho anche degli amici, che ovviamente sono quelli di Kyle. Ho imparato a conoscerli e a farmi un’idea di loro.
Max è un caro ragazzo, mi ha sempre messa a mio agio. Vive in questa città da molti anni, ma è originario del nord, non so quali sono i motivi che lo hanno spinto a trasferirsi qui, ma credo che siano molto personali, visto che evita l’argomento.
Ho conosciuto anche la sua fidanzata, Liz, un giorno che ero uscita con Kyle a fare acquisti per il ristorante.
E’ molto carina e simpatica, a volte viene a trovarmi e parliamo per ore. Sono proprio una bella coppia affiatata
Poi c’è Alex, simpaticissimo anche lui, figlio di un grosso esponente politico di questa città. Si è arruolato nell’esercito contro il volere del padre. E’ innamorato perso della figlia del pastore, ma lei non lo degna di uno sguardo. Non quante volte gli ho detto di non starle troppo dietro, così lei forse potrebbe avvertire il vuoto da lasciato da lui e rendersi ocnto di ciò che ha perso. Per me è veramente un piacere avere un amico come lui, riesce a rallegrarmi anche nei momenti più tristi.
Michael, invece è un bel punto interrogativo, non so quasi niente di lui. Parla poco con me, credo di essergli antipatica. A volte fa finta di non vedermi, altre invece trovo i suoi occhi fissi su di me, che mi seguono mentre mi sposto tra i tavoli. Ultimamente evito di restare in loro compagnia dopo il lavoro, perché non voglio infastidirlo con la mia presenza. A parte le divergenze iniziali, io lo trovo simpatico, mi piace molto, ma evidentemente è una cosa solo mia.
Kyle dice che sbaglio, che Michael è un po’ strano, ma che non gli sto antipatica. Sarà anche come dice lui, ma il suo atteggiamento dice tutt’altro.
E Kyle ormai è come se fosse mio fratello ed è anche il mio confidente, gli parlo di tutto. Ha una relazione con una ragazza che si trova in un’altra città, in un collegio, ho visto un suo ritratto, è molto carina, bionda proprio come me.

Mi capita spesso di non ascoltare cosa accade intorno a me e di perdermi nella mia mente, nei miei pensieri.
Sono felice delle persone che mi trovo accanto, e sento di aver finalmente messo radici.
E poi sapere che c’è qualcuno che tiene particolarmente a me mi fa camminare a mezzo metro da terra.
Non ho ancora capito chi è che si arrampica alla mia finestra tutte le notti e lascia qualcosa sul mio davanzale.
Sono due notti che cerco di restare sveglia, ma appena mi stendo nel letto il sonno prende il sopravvento.
Kyle mi prende in giro per questa storia, e lo fa anche avanti ai nostri amici e io non posso fare altro che rispondergli che la sua è solo invidia. Comunque la curiosità di conoscere questa persona è troppo forte, è un pensiero che non mi abbandona mai, devo cercare di scoprirlo al più presto, non posso più aspettare. Qualcuno penserà che sono pazza, perché mi ritrovo ad osservare tutti i clienti che entrano nel ristorante nella speranza di percepire qualcosa, un segno che mi faccia capire, anche un piccolo gesto che è lui a lasciarmi piccoli momenti di felicità.
Nei primi giorni ho trovato dei fiori, qualche giorno fa un nastro per capelli, era tanto che ne desideravo uno, ma con questa guerra anche le cose più piccole ed insignificanti sono un lusso. L’ho utilizzato stesso quella mattina, non ne potevo più di tenere i capelli raccolti e fermati con delle forcine. Poi mi sono detta che se me lo avesse visto in testa avrebbe potuto sapere che ho gradito il suo regalo.
Anche stamattina ho ricevuto una gradita sorpresa, ho trovato una scatolina con dentro delle caramelle.
Mi chiedo solo come avrà fatto a sapere che sono le mie preferite? Non ricordo di averlo detto a nessuno.
Gli ultimi clienti sono andati via, ho un po’ di tempo per me, prendo la scatola e la metto sul tavolo avanti a me, è molto carina, è di legno, la apro, mi dispiace quasi mangiarle. Kyle arriva dietro di me e ne prende una.

“Lasciala è mia!”
“Ma come non mi dai neanche una caramella?”
“No! Sono tutte mie, se hai voglia di caramelle va all’emporio e compratele”
“Come siamo acide stamattina”
“Appunto, mi servono tutte per addolcirmi”

Alex e Max stanno ridendo. Max cerca di prendere le difese di Kyle

“Su, Maria, cosa ti costa dargli una caramella?”
“Max, lascia perdere, so già che non la spunterò, queste caramelle sono un regalo del suo spasimante segreto”
“Ancora con questa storia? Possibile che non hai scoperto chi è?”
“No, ma vorrei tanto saperlo”
“Perché non aspetti alzata?”
“Credo che farò così stanotte”

Kyle blocca il discorso chiedendo di Michael, anche a me è sembrato strana la sua assenza.

“Oggi era di servizio, il generale è via e ha chiesto a lui di sostituirlo, non vorrei essere nei suoi panni…”

Il ristorante ormai è vuoto, mi appresto a finire di sistemare, sono stanca come tutte le sere, ho una gran voglia di dormire, ma devo restare sveglia, ho qualcosa di importante da fare. Saluto tutti e mi ritiro nella mia camera. Metto un cuscino sotto le coperte in modo che dia l’impressione di un corpo addormentato. Prendo la sedia a la sistemo di lato alla finestra, in modo che non sia visibile dall’esterno, poi mi infilo la camicia da notte.
Poi mi siedo e resto immobile ad aspettare.
Il tempo passa e non riesco a quantizzarlo, le strade diventano sempre più silenziose. Ho lasciato la finestra aperta, così appena arriva posso affacciarmi subito. Altro tempo passa e non accade niente. Tristi pensieri passano nella mia mente.
E se proprio stanotte avesse deciso di non venire?
E se le caramelle erano un addio?
Mi sento triste, come può qualcosa che mi ha regalato tanta gioia farmi sentire così?
Io non demordo aspetterò ancora un po’, non voglio perdere la speranza. Forse se cerco di rilassarmi passeranno anche tutte queste angosce.
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:19
Messaggio #2


Milady Viconia McAliens
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3

***
Stasera è più tardi del solito, ma le luci nel ristorante sono ancora accese, guardo dentro cercando di non farmi notare. Maria è ancora in giro per la sala, sta sistemando le ultime cose, c'è anche sua madre.
Aspetto ancora, mi piace osservarla mentre lei non mi vede...

Non sai niente di me
Di come sono io
Per colpa di quest'anima legata
Ma sento che non sei così distante
Ogni volta che mi passi accanto

Prima o poi
Troverò il coraggio di parlarti
Toccherò il tuo cuore
Gentilmente per non fargli male

Prima o poi
Sentirò se tu mi stai pensando
Perché in quel tuo pensiero
Come un lampo nel cielo scoppierà

Dopo un po' le vedo sparire su per le scale, finalmente sono andate nelle loro camere.
Meglio se faccio due passi, devo darle il tempo di addormentarsi, prima si salire sulla sua finestra.
Giro l'angolo e trovo Kyle, sta svuotando la pattumiera.

"Ciao Kyle"
"Michael? Che ci fai in giro a quest'ora? "
"Non avevo sonno e sono venuto a vedere se eri ancora sveglio"
"E come mai sei passato sul retro?"
"Ho visto tutto spento e stavo andando via quando ho sentito dei rumori provenire da questa direzione"
"Abbiamo appena chiuso, vieni dentro neanche io ho molta voglia di dormire"

Mi odio, non mi piace mentire e invece mi ritrovo anche ad essere un bugiardo, ma non potevo dire a Kyle che ero qui per sua cugina, per lasciare qualcosa sulla sua finestra, come faccio ormai da un po' di tempo.
Non potevo dirgli che adoro vederla felice e sentirla canticchiare, che ho notato che ha una nuova espressione sul viso da quando ho iniziato questo gioco. Ha anche usato il nastro che gli ho regalato per legare i suoi capelli, sono così belli che è un vero peccato tenerli raccolti, mi piace quando li lascia sciolti sulla sua schiena.
Parliamo.
Mi sta raccontando cosa ha fatto tutto il giorno ed io gli racconto svogliatamente le mie disavventure, non mi piace seguire le reclute mentre i miei superiori non ci sono. Poi lo saluto, credo che ora lei si sia addormentata, so che crolla appena si mette a letto.
Kyle mi ha raccontato che Maria è molto incuriosita da questa situazione e che vuole sapere a tutti i costi chi è che le lascia ogni notte un dono. So di non esserle particolarmente simpatico, lei mi evita, e non credo che possa avere una buona reazione nello scoprire che sono io, a per il momento va bene così, mi basta sapere che riesco a renderla felice con piccoli gesti. La sua felicità rende felice anche me.
Mi arrampico ed ho una sorpresa, la finestra è aperta.
La cosa è molto strana siamo in primavera e di notte fa ancora freddo. Decido di entrare e controllare, non vorrei che fosse in pericolo. Faccio piano per non svegliarla. mi avvicino al letto... ma lei non c'è al suo posto c'è un cuscino.
Che cosa strana! Ma dove può essere a quest'ora?
Ruoto nella stanza ed intravedo una sagoma accanto alla finestra..
Si è addormentata ... . piccola curiosa... meno male che mi sono intrattenuto con Kyle altrimenti mi avrebbe scoperto. Tolgo il cuscino dal letto, mi avvicino di nuovo a lei, la prendo in braccio, e facendo molta attenzione a non svegliarla la metto a letto. La osservo un po', ma appena mi allontano...

"Aspetta non andare via"

Oh no!
Si è svegliata!
E' troppo presto, non voglio essere scoperto, non ora.
Spero solo che il buio mi venga in aiuto impedendole di vedermi. Non parlo altrimenti potrebbe riconoscere la mia voce e se ciò accadesse non avrei più il coraggio di farmi vedere da queste parti.
Si è seduta, posso sentire il suo profumo.

"Perché non parli? Sei così gentile con me vorrei solo ringraziarti"

La sua voce è più dolce del solito, allungo una mano ed accarezzo il suo viso, non credevo che la sua pelle fosse così liscia al tatto. Ritiro la mano.

"Per piacere dimmi chi sei, ti prego!"

Lei si sta alzando, non deve vedermi, non deve sapere chi sono.
Voglio ricordare questo momento e non voglio rovinarlo.
Mi faccio indietro ... si avvicina, afferra di nuovo il mio braccio.

"Non andare via... "

Mi sembra delusa, forse si aspettava altro da me, ma non posso... io non posso.
Mi libero dalla sua presa, arrivo alla finestra e esco in fretta.
Sento i suoi occhi sulle mie spalle, vorrei girarmi per guardarli ancora una volta, ma non lo faccio.


***
Non volevo farlo fuggire... In cosa ho sbagliato?
Non volevo... . giuro che non volevo.
Lo guardo andare via e sparire nel buio della notte.
Tiro un sospiro e richiudo la finestra, e cammino per rimettermi a letto.

"Ahi!"

Qualcosa a terra è finito sotto ai miei piedi, la raccolgo. Sento una cosa filiforme nella mano, non riesco a definire bene cos'è, accendo la lampada. E' un braccialetto, sembra un ninnolo indiano, deve essergli caduto quando gli ho afferrato il braccio. Mi sembra strano, non ci sono indiani in città, ne tanto meno delle riserve in zona.
Ho avuto una strana sensazione quando mi ha presa in braccio, il modo in cui lo ha fatto, mi è sembrata la stessa sensazione di quando mi ha portata in camera Kyle. Solo che non era Kyle, la persona che è uscita da qui è più alta.
Il mio cuore ha accelerato i battiti quando la sua mano ha accarezzato il mio volto.
Ora più che mai voglio sapere chi è questa persona, e forse con questo piccolo indizio riuscirò a risalire alla sua identità.
Lo metto al mio polso, da questa sera lo indosserò sempre e lo terrò sempre in vista, se lo rivuole indietro deve chiedermelo.
Mi rigiro nel letto senza riuscire a prendere sonno, tutta questa situazione mi ha agitata.
Devo parlarne con qualcuno. Mi alzo e vado fuori la stanza di Kyle. E busso.

"Kyle svegliati, devo parlarti"

Aspetto un po' alla porta, poi viene ad aprirmi, poverino si regge a stento in piedi, ma non posso aspettare fino a domani.

"Maria, spero per te che sia una cosa importante... "

Si sposta dalla porta e mi fa entrare, ci sediamo sul suo letto, parlo piano per non svegliare gli altri.

"Kyle l'ho visto!"
"Visto?"
"Lui, quello che tu definisci il mio ammiratore segreto"
"L'hai beccato finalmente... allora chi è?"
"Non lo so"
"Come non lo sai?"
"Mi sono seduta su una sedia accanto alla finestra, però mi sono addormentata. Ho sentito che qualcuno mi prendeva in braccio e mi metteva a letto, io credevo che fossi tu, mi sono sentita come quando tempo fa mia hai portato in camera mia... quando mi sono addormentata nel ristorante. Poi mi sono svegliata ed ho visto una figura accanto al mio letto, gli ho chiesto chi era, non parlava, ho insistito ed è scappato via dalla finestra... . L'ho visto sparire."
"Maria io non sono stato io a portarti in braccio quella sera"
"E chi allora?"
"Michael"
"Michael?"
"Si"
"Perché non me lo hai detto?"
"Forse perché so che fra di voi non corre buon sangue e perché ti saresti arrabbiata sapendo che ho lasciato che ti portasse lui di sopra."
"Lo sai che è lui che non mi sopporta... . Ma non è questo il punto, ti ho svegliato perché ho trovato questo a terra"

Dico mostrandogli il braccialetto. Kyle accende la lampada e avvicina il mio braccio alla luce.

"So a chi appartiene"
"Di chi è?"
"E' di Michael, lo porta sempre al polso, è un oggetto a cui tiene molto"
"Tu pensi che era lui in camera mia?"
"Credo proprio di si"
"Devo parlargli, credo che questo oggetto debba ritornare al suo proprietario"
"Lo credo anche io, ma appena sistemi questa situazione ci parlerò anche io"
"Non dirgli niente invece, fallo per me"
"A me non sembra normale che un mio amico si infili in camera di mia cugina di notte"
"Non era mai entrato in camera, sono stata io a lasciare la finestra aperta"
"Sei stata sprovveduta.. ma ti rendi conto che poteva entrare chiunque?"
"Non credevo di addormentarmi... Kyle per piacere non dirgli niente lascia fare a me, voglio capire il perché di tutta questa situazione"
"A me sembra così ovvio, lui è interessato a te, ma è convinto che tu non lo sopporti"
"Te lo ha detto lui?"
"No, ma ho visto il modo in cui ti guarda. Stai tranquilla non gli dirò niente, manterrò il segreto, basta che ora mi lasci dormire"
"Buonanotte Kyle... e grazie"
"Buonanotte Maria"

Se prima non riuscivo a dormire perché non sapevo, ora non riesco a prendere sonno perché mi sento sotto sopra, tutti avevo immaginato che potevano essere dietro a tutto questo, ma non lui.
E se Kyle avesse ragione?
In fondo sono contenta, l'unica cosa che mi preoccupa è come affronterò l'argomento... non voglio farlo scappare di nuovo.

***
Ho difficoltà ad alzarmi dal letto stamattina, non ho dormito molto e ... per poco lei non mi ha scoperto.
Mi dispiace soltanto di aver perso il mio braccialetto, era un ricordo di mia madre. Mi sarà caduto mentre scendevo dalla finestra di Maria. Ho la giornata libera, credo che farò un giretto nella zona del ristorante forse lo ritrovo.
Max ed Alex dormono ancora nelle loro brande. Mi alzo e mi preparo per uscire. Percorro a ritroso tutta la strada che ho fatto stanotte cercando di intravedere qualcosa di familiare nella polvere che c'è a terra, ma non trovo niente.
In breve tempo mi ritrovo fuori al ristorante. Maria è sulle scale, seduta. Appena mi vede mi sorride, è molto che non lo faceva, in genere mi saluta a stento.

"Ciao Michael, come mai da queste parti così presto?"
"Ho la giornata libera e avevo voglia di fare due passi"
"Beato te che puoi, piacerebbe anche a me di avere un giorno libero, ma come faccio a lasciare il ristorante?"
"Chiedi a Kyle, non credo che ti rifiuterà qualche ora di libertà"
"Lo so, ma sono io che non me la sento... Hai fatto colazione?"
"No"
"Ti va di entrare? Ho appena tirato fuori dal forno dei biscotti"

Come mai è così gentile con me stamattina?
Non avevamo mai parlato tanto, lo so che ci siamo scambiati poche frasi e per di più di circostanza, ma questa è stata la conversazione più lunga che abbiamo avuto.

"Non è che ci hai messo il veleno dentro?"
"Hai paura? Non voglio ucciderti"
"Una volta minacciasti di farlo"
"Se hai la coscienza pulita non devi preoccuparti di nulla... allora ti va di entrare? Però ti avviso Kyle non c'è, è andato a fare spese con mio zio, quindi non ci saranno i rinforzi"
"Okay"

Entriamo, mi indica un tavolo e mi siedo mentre lei di dirige in cucina per poi ritornare con un vassoio.
I biscotti hanno un buon odore, ha portato anche del latte e del caffè.

"Non so cosa mangiate voi militari la mattina"
"Di sicuro non dei biscotti appena sfornati"
"Sai odio fare colazione da sola"
"Tua madre non ti fa compagnia?"
"Lei è in cucina, è già a lavoro, senza Jim e Kyle che le danno una mano ha preferito iniziare prima a cucinare"

Annuisco. Vedo che beve molto caffè, ha l'aria stanca, evidentemente è rimasta scossa da ciò che è accaduto stanotte.

"Ti farà male berne così tanto"
"Non ho dormito stanotte, ne ho bisogno altrimenti non riuscirò a lavorare oggi"
"Come mai non hai dormito?"
"Qualcuno è entrato in camera mia stanotte"
"Ti sei spaventata?"
"Per niente, non potrebbe mai spaventarmi una persona che è tanto gentile da portarmi ogni notte un regalo"
"Così hai conosciuto il tuo ammiratore segreto... "
"Non proprio è scappato via... "

Parla con voce triste. Non le rispondo, non saprei cosa dire. Finisco l'ultimo biscotto, poi mi alzo.

"Grazie per la colazione, ci vediamo stasera torno con Alex e Max per cena"

Sto per uscire quando mi sento chiamare, mi giro.

"hai dimenticato questo... "

Allunga la mano e mi porge il mio braccialetto... allora ... . sa tutto... lo prendo, lei mi guarda.

"Perché sei andato via stanotte?"
"Non volevo farmi vedere, non sapevo che reazione avresti avuto"
"Quella che sto avendo ora... "

Appare calma, si avvicina, si allunga sulle punte e mi da un bacio sulla guancia.

"Grazie, non hai idea di quanto mi hai resa felice in questi giorni"
"Come hai fatto a capire che ero io?"
"Ho fatto vedere il braccialetto a Kyle e mi ha detto che era tuo"
"Kyle sa tutto?"
"Non ti preoccupare di questo, ci vediamo stasera?"
"Si"
"Ciao Michael"

***
E' stato più semplice del previsto. Ho notato che il mio comportamento cordiale lo ha spiazzato. Se solo avessi capito prima, non sarei stata così scostante in questi giorni. Ho cercato di rimanere calma, ma niente dentro di me era al suo posto, strane sensazioni si sono alternate, mi ha lusingato molto sapere che era lui e non qualcun altro. Anche se per poco sono stata felice di alzarmi la mattina, felice di sperare in qualcosa di buono e di bello.
Ora però tanti dubbi si insinuano nella mia testa, cerco di scacciarli via e mi sembra di riuscirci.
Entro in cucina canticchiando, mia madre si ferma e mi guarda.

"Tutto bene?"
"Si"
"Come mai sei così allegra?"
"Nessun motivo particolare"
"Sicuro che per caso non c'entra il ragazzo con cui hai appena fatto colazione?"
"Parli di Michael? Era passato per parlare con Kyle e mi è sembrato carino fargli compagnia"

Non mi sembra tanto convinta della mia risposta, ma non mi va di sentire una delle sue solite prediche sugli uomini. Ormai so come la pensa, gli uomini sono tutti uguali e da una donna vogliono solo una cosa, ma so che non è così. Poteva tranquillamente farmi del male ma non lo ha fatto. Rifletto ancora un po' sulla situazione, visto che non riesco a pensare ad altro. Ora che l'uomo del mistero ha finalmente un volto mi sento sollevata, tutto è chiaro in me, forse lo è sempre stato, ma non volevo vederlo, per il semplice fatto che pensavo fossero solo mie fantasie.
Non ho la più pallida idea di come comportarmi, mi rendo conto che non abbiamo detto nulla di strano, che tante cose sono sottintese o lasciate ad una libera interpretazione. Vorrei solo essere sicura di non aver frainteso il suo gesto.

Mi sento chiamare, è la voce di Kyle.

"Arrivo!"

Scendo in cantina, è solo, sta sistemando le provviste negli scaffali, mi avvicino e lo aiuto, e ne approfitto per fargli un breve resoconto dell'accaduto...

"E' passato Michael stamattina"
"Avete parlato?"
"Gli ho restituito il bracciale, mi ha detto che stanotte è andato via senza farsi riconoscere perché non sapeva quale poteva essere la mia reazione"
"Non ti ha detto altro?"
"Che tornava per cena con Alex e Max"
"E basta?"
"Si"
"Quel ragazzo è proprio strano"

Gli rivolgo uno sguardo interrogativo, ma che vuol dire con ciò?

"Kyle che significa?"
"Maria io credo che lui tenga molto a te, e non capisco perché non si sia fatto avanti"
"Forse non è come pensiamo noi... "
"Io non farei ciò che ha fatto lui se non provassi dei sentimenti molto forti, capisci non avrebbe alcun senso."
"Secondo te cosa devo fare?"
"Prova a parlargli, lo so che non sarà facile visto che è di poche parole, ma chiarisci la situazione, così ti togli ogni dubbio. Ma prima di farlo cerca di capire cosa provi per lui"

***
Il tempo è passato in fretta, qui in caserma c'è stato molto da fare... vari problemi da risolvere.
Sono stato molto occupato, ma assente, nella mia testa c'era un solo pensiero ricorrente, Maria.
Non ho la più pallida idea di come interpretare ciò che è successo stamattina.
La sua voce... mai un suono mi è sembrato così dolce.
Posso capire che non ho fatto nulla per farmi apprezzare da lei, anzi l'ho anche trattata male più di una volta.
E' iniziato tutto per un senso di colpa.
... Io che mi sento in colpa perché ho trattato male qualcuno, questo è veramente strano...
Non ho un bel carattere, e in genere me ne frego di ciò che dico o faccio, ma con lei è diverso.
Non mi interessa l'opinione che la gente ha di me, ma la sua si.
E ora so che non posso affrontarla, se mi facesse delle domande non saprei cosa rispondere.
Sento bussare alla porta.

"Max, perché bussi questa è anche camera tua"
"Sei stato pensieroso tutto il giorno, ho pensato che non volevi essere disturbato"
"Ti fai troppi problemi"
"Alex è fuori che ci aspetta, andiamo è quasi ora di cena, avevo detto a Kyle che oggi sarei andato un po' prima... "
"Iniziate ad andare voi, forse vi raggiungo dopo"
"Ne sei sicuro? "
"Si"
"C'è qualche problema?"
"No"
"Sei strano"
"E' tutto okay, vai, non far aspettare Alex, ci vediamo dopo"

4

***
Mi sento delusa, non è giusto…stamattina mi ha detto che veniva per cena e invece…
Forse lo ha fatto solo per pura e semplice cortesia, o era ciò che volava fare prima che io gli restituissi il braccialetto?
Dopo aver ascoltato Max che diceva a Kyle che Michael era strano e gli aveva detto che forse veniva più tardi, ho lavorato come un automa, la mia testa era altrove, ma sono riuscita a non fare danni.
Ciò non toglie che ci sono rimasta male, molto male, lo so che non devo avere delle aspettative sulle persone, che in fondo non lo conosco bene, ma avrei tanto voluto avere un’occasione per poterlo fare.
Okay, Maria, incassa anche questo colpo, la vita continua, e sai che non sarà l’ultima volta che soffrirai.
La serata passa, freneticamente come tutte le altre e lui non si fa vivo.
Se devo essere sincera ho sperato fino all’ultimo di vederlo comparire, mi sono girata ogni volta che sentivo il rumore della porta aprirsi, ma solo per vedere aumentare la mia tristezza.
Sono riuscita soltanto a farlo fuggire via da me una seconda volta.
Forse ha ragione mia madre quando mi dice che ho un brutto carattere e che non mi comporto come una signorina per bene dovrebbe fare, ma che ci posso fare se sono fatta così?
E’ meglio che sia andata in questo modo, almeno non ho avuto tempo per farmi delle illusioni.
Forse voleva soltanto prendermi in giro, e il fatto che l’ho scoperto l’ha spiazzato tanto da non farsi vedere.
Era tutto un gioco, ecco cos’era, ed io solo una semplice pedina. Kyle si sbagliava, si sbagliava su tutto.
Non pretendevo nulla, volevo solo la possibilità di conoscerlo, di permettergli di conoscermi. A quanto pare le mie erano grandi pretese. Mi sento spiazzata, annullata, ma forse non c’è un termine, un modo per esprimere chiaramente ciò che sento. Credo che oramai il ristorante si sia svuotato, è abbastanza tardi, ho risistemato tutta la cucina.
Ho fatto in modo di restare da sola, ne avevo bisogno. Dovevo riflettere, anche se non ho molto a cui pensare, tutto è talmente evidente da non lasciarmi più dubbi.

“Maria”

Kyle è entrato in cucina, sento che è dietro di me, non mi giro, non voglio fargli vedere l’espressione che è sul mio viso.
Abbiamo imparato a conoscerci, avrà capito cosa sta passando nella mia testa. Gira intorno a me fino ad arrivarmi di fronte. Mi osserva alzo lo sguardo dopo aver raccolto le mie ultime energie per sembrare calma.

“C’è qualcosa che non va?”
“Vorrei saperlo da te”
“E’ tutto a posto”
“A guardarti non si direbbe, hai una faccia…”
“Davvero non preoccuparti”
“E’ per via di Michael?”
“No”
“Bugiarda, so che non si è fatto vedere, ma molto probabilmente sta ancora digerendo il fatto di essere stato scoperto”
“Kyle, non alimentare in me false speranze e poi non voglio parlarne”
“Prima o poi tutti facciamo i conti con noi stessi, aspetta e vedrai se ho ragione o no”
“Ti sei già sbagliato una volta, cosa ti fa pensare che questa volta hai visto giusto?”
“Lo conosco da molto più tempo di te”

Faccio una smorfia con il viso, non sono così convita delle sue parole, probabilmente sta cercando di consolarmi.
Lo saluto e mi ritiro nella mia stanza, sono stanchissima ed ho un terribile mal di testa.
Una bella dormita, non potrà che farmi bene, sempre se riesco ad addormentarmi.

**
Sono trascorsi lunghi giorni in cui ho praticamente evitato di uscire dalla caserma ed ho limitato i rapporti umani al minimo indispensabile. La solitudine mi ha fatto bene, ho chiarito dentro di me situazioni che sembravano contorte, ora so cosa voglio, ma non ho la più pallida idea di come fare ad ottenerla.
Ho fatto degli sbagli e non so se sia possibile porvi rimedio.
Lei mi manca, anche se fra di noi c’è stato solo qualche scambio di frasi.
Mi manca osservarla mentre gira nel ristorante affollato …
vedere il sorriso gentile che riserva ai clienti …
…sentire la sua voce che canta mentre rassetta dopo che tutti sono andati via.
Mi mancano tante cose di lei, cose che non abbiamo mai condiviso e se penso a ciò che poteva essere e non è stato, capisco che è soltanto colpa mia.
Sono uno stupido non dovevo sparire così, ma in quel momento, quando mi ha scoperto, ho sentito crollare definitivamente le mie difese, mi sono sentito perso, non ragionavo lucidamente, ero troppo vulnerabile.
Ma credo che sia arrivato il momento di fare i conti con la realtà, devo sapere cosa è successo nel frattempo.
Ho deciso, stasera andrò al ristorante. Max ed Alex si stanno preparando ad uscire.

“Uscite già?”
“Si abbiamo pensato di fare un giro in città, Alex deve fare degli acquisti”
“Perché non ti unisci a noi? Ti farà bene uscire da queste quattro mura, poi passiamo da Kyle per cena”

Mi parlano entrambi con un tono strano, è come se temessero una mia reazione. Sono stato completamente assente e hanno capito che qualcosa in me non andava ed io ho apprezzato la loro discrezione. Avevo già deciso di uscire e quando glielo dico sembrano contenti, vedo i loro volti rilassarsi e mi accorgo che si scambiano uno sguardo soddisfatto.
Camminiamo per un bel po’, non c’è molta gente in giro, anche se le giornate si sono allungate e l’aria è più calda. Adoro questa temperatura mite, sentire il calore dei raggi del sole che colpiscono il mio viso. Avverto un po’ di tensione fra di noi almeno all’inizio, poi tutto diventa normale, come sempre. Lentamente si avvicina l’ora di cena e ci incamminiamo verso il ristorante. Inizio ad agitarmi quando sto per varcare la soglia. Non so cosa troverò una volta entrato. Alex e Max mi precedono, salutano Kyle, poi si spostano facendomi spazio. Kyle sembra sorpreso di vedermi, mi da una pacca sulla spalla.

“Ehi amico, da quanto tempo!”

Sto per rispondergli, ma le parole muoiono nella mia gola. Lei apre la porta della cucina, e sta slegando il grembiule, avanzando con la testa bassa. Sono impaziente, voglio vedere la sua reazione. Arriva al centro della sala sistema il grembiule su una sedia vuota, poi guarda nella mia direzione.
I suoi occhi verdi, finalmente incontrano i miei.
E’ sorpresa, ho la sensazione che si sente a disaggio. Il suo volto non lascia trasparire alcuna emozione, ma i suoi occhi la tradiscono. Diventano lucidi. Si avvicina a Kyle, gli dice qualcosa e poi va via. Alex e Max hanno preso posto al solito tavolo e stanno conversando, non sembrano aver notato niente. Kyle mi si avvicina e mi fa una strana richiesta.

“Michael mi faresti un piacere? Non posso lasciare la sala c’è gente, potresti portare questo a Maria?”

Mi consegna una scatola non troppo grande, ma alquanto pesante. Annuisco e faccio ciò che mi ha chiesto, non capisco se lo ha fatto di proposito o è solo un caso che abbia mandato me in cucina, ma comunque mi ha fornito una scusa per andare da Maria
Entro in cucina, lei appena sente aprire la porta alza la testa per vedere chi è entrato, si sofferma a guardarmi per pochi secondi poi ritorna a ciò che stava facendo. Mi avvicino e poggio sul tavolo la scatola proprio accanto a lei.

“Kyle mi ha chiesto di portarti questo”
“Grazie”
“Risposta sintetica ”

Fa finta di non sentirmi, questo mi fa pensare che è arrabbiata con me, altrimenti non avrebbe questo atteggiamento nei mie confronti. Se solo sapesse quanta agitazione ho dentro, quanto è stato difficile parlarle.

“Maria….”

Mi guarda di nuovo, sembra aspettare che io continui a parlare, solo che è così difficile trovare le parole. Poi si gira e si sposta un po’ per prendere qualcosa dallo scaffale. Mi avvicino e le metto una mano sulla sua spalla facendola girare verso di me, lei chiude gli occhi.

“Non dovevo sparire così…”
“Però lo hai fatto”
“Lo so…”

Lei è sintetica, ma io lo sono di più, non so proprio da che parte iniziare, cosa dirle e come spiegarle il perché del mio comportamento. Non è facile dirle ciò che voglio, spero solo di riuscire a farle capire il mio messaggio.

“E’ meglio che raggiungi gli altri. Non hai altro da fare qui, il tuo compito è terminato quando mi hai portato quella …” dice indicando la scatola “.. e non vedo perché dovresti sprecare altro tempo con una stupida cameriera”

Lascio cadere le braccia lungo i miei fianchi quando lei pronuncia queste parole.
Mi gira le spalle e si allontana di nuovo.
Le sue parole mi feriscono, ma davvero questo è ciò che crede che io penso di lei?
Faccio qualche passo nella sua direzione, mi fermo a pochi centimetri da lei.

“Non sto perdendo il mio tempo e tu non sei stupida”
“Però sono una semplice cameriera… cosa vuoi da me?”
“Parlarti”
“Sai una cosa? Anche io volevo parlare con te, ma hai pensato bene di non farti vedere, perché dovrei ascoltarti?”
“Perché sei curiosa di sapere il motivo per cui sono sparito”
“Questo lo dici tu”
“Dimmi che non è così e me ne vado”

Lei è in silenzio, non parla ma mi guarda, mi rendo conto che è indecisa su cosa fare, allora inizio a camminare verso la porta. Forse così riesco a farla decidere, sono convito di ciò che le ho detto, e se ho ragione, mi fermerà prima che io possa fare un passo fuori da questa stanza. Infatti….

“Riesci ancora ad arrampicarti?”
“Si, perché?”
“Perché hai ragione, sono curiosa e voglio ascoltare ciò che hai da dire, ma non posso farlo ora devo lavorare…”

***
Mi sento terribilmente agitata, avevo pensato che prima o poi l’avrei rivisto perché è amico di Kyle, e per quanto mi fossi preparata mi ha fatto uno strano effetto ritrovarmelo davanti. Mi ha stupita dicendomi che voleva parlarmi.
Era così vicino che per un attimo ho temuto che potesse sentire il mio cuore battere.
Ho tentennato nel rispondergli ma sinceramente non sapevo cosa fare. Ho cercato tanto una spiegazione al suo comportamento ed ero e sono ancora molto curiosa di capire perché ha agito così e deve comunque esserci un motivo che lo ha spinto ad iniziare questo gioco. Spero che questa serata finisca presto, non vedo l’ora di parlargli e di fargli tutte le domande che mi sono posta in questi giorni senza mai trovare una risposta.

Credo di essere impazzita, gli ho fatto un chiaro invito nella mia camera da letto. Ormai è fatta, e poi sono davvero curiosa, e questo mi sembra l’unico modo possibile per poter parlare in pace. Di giorno qui c’è sempre via vai di gente, ho un po’ di tranquillità solo quando vado a dormire, e poi fra un po’ arriverà anche mia madre e zio Jim, non mi sembra il caso di parlarne qui.

“Va bene”
“Vado di sopra prima che il ristorante si affolli, così lascio la finestra aperta.”

Usciamo insieme dalla cucina, lui si siede a tavola con gli altri, mentre io vado in camera mia ad aprire la finestra.
Spero solo di non dovermi pentire di tutto questo, se mia madre se ne accorge sono nei guai.
Appena entro nel ristorante avverto lo sguardo indagatore di Kyle su di me, so che è stato lui a mandare Michael in cucina al posto suo, ed ora sarà terribilmente curioso. Mio caro cugino, dovrai aspettate, in questo momento anche volendo non avrei molto da dirti. Ogni tanto mi accorgo che anche Max ed Alex mi osservano, evidentemente mi sto comportando diversamente dal solito. Non ho parlato molto, e forse questo li ha incuriositi, di solito chiacchiero volentieri con loro, ma non riesco ad avere un comportamento normale con Michael presente.
L’ho osservato per tutta la serata, lui sembra comportarsi normalmente.
La serata passa lentamente, forse sono io che sento scorrere il tempo in maniera diversa, guardo l’orologio ogni cinque minuti. Appena il ristorante si sfolla, inizio a rassettare rapidamente, sono talmente presa dai miei pensieri che non ascolto la conversazione che stanno avendo Kyle e gli altri. Mentre sono intenta a sistemare le ultime cose, sento che Alex, Max e Michael salutano ed escono.

“Perché non ti fermi un attimo?”
“Kyle sono stanca vorrei finire prima possibile e andare a dormire”
“Lascia stare finisco io, va pure di sopra”

Non me lo faccio ripetere due volte, tanto avevo quasi finito, gli sono rimaste poche cose da riporre al loro posto.

“Grazie, sei un tesoro”
“Non fare la ruffiana con me”
“Dicevo sul serio, sei il cugino migliore che io potessi avere e non mi riferisco solo al fatto che ora finisci tu al mio posto”
“Devo dedurre che l’aver mandato qualcun altro al mio posto in cucina sia stata una buona idea?”
“Forse…”
“Forse?”
“Ne parliamo in un altro momento, vuoi?”
“Va bene e ora fila in camera tua”

Salgo rapidamente le scale, cercando di essere ottimista, vorrei tanto che accadesse qualcosa di bello in questa vita sempre uguale, qualcosa che scuota dolcemente la mia monotona esistenza. Apro lentamente la porta, la lampada nella mia mano illumina chiaramente tutta la stanza. E’ vuota… gli stessi tristi pensieri di quella sera, quando lui non è venuto, ricominciano a passare senza una logica nella mia mente. Speravo di trovarlo già qui e invece…
E’ mai possibile che non ci deve essere mai nulla di buono per me?
Tiro un rumoroso sospiro e mi lascio cadere sfinita sulla sedia.

“Hai finito prima del solito stasera?”

E’ arrivato e non l’ho sentito entrare, parla a voce bassa, se mia madre ci sentisse….

“Credevo di trovarti già qui”
“Ho aspettato di vederti sparire su per le scale, non sono salito prima per evitare che qualcuno potesse entrare e trovarmi qui”

Mi ha lasciata senza parole…però è stato previdente. Mi alzo e chiudo la porta a chiave. Così nessuno entrerà all’improvviso. Sono in piedi a un paio di metri da lui e ci stiamo guardando diritto negli occhi. Non oso iniziare a parlare, sono completamente persa in questo gioco di sguardi. I suoi occhi sono così belli che non smetterei mai di guardarli.

Neanche lui parla, dopo un po’ inizio a sentire disaggio per questa situazione, io devo sapere.
Devo assolutamente scoprire cosa c’è dietro a tutto questo, altrimenti non potrò sentirmi in pace con me stessa, non amo vivere con dei dubbi, meglio una brutta verità che una bella illusione.
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:19
Messaggio #3


Milady Viconia McAliens
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5

***
Nessuna parola fra di noi, solo sguardi silenziosi, il suo modo di guardarmi mi scombussola,
mi agita. Non posso fare a meno di perdermi nei suoi profondi occhi verdi.
Ero venuto qui per parlarle e invece ci stiamo solo guardando nel silenzio della notte, alla semplice luce di una lampada ad olio che crea strani giochi d’ombra sul suo candido viso.

“Hey soldato hai perso la lingua? Non dovevi dirmi qualcosa?”

Eccola che va diritta al punto, non si smentisce mai. E’ una cosa che mi piace tanto in lei.
E’ così diversa dalle altre ragazze, nessun’altra avrebbe osato parlarmi così.
Continuo ad osservarla e non le rispondo anche se ho sentito cosa mi ha detto.

…Oramai fra di noi solo un passo….

“Michael, perché quella notte mi hai lasciato una rosa sul davanzale?”

Cerco per quanto mi è possibile di comportarmi normalmente, sono un soldato,
mi è stato insegnato ad affrontare con freddezza qualunque situazione.
Ma perché ora non ci riesco?
Lei continua ad osservarmi aspettando una mia risposta.

“..Era un modo per chiederti scusa, ti avevo trattata male o non lo ricordi?”
“Ricordo perfettamente le cose poco gentili che mi hai detto… ma… come facevi a sapere quale era la mia stanza?”
“Ti ho portata qui perché ti sei addormentata ed ho chiuso la finestra mentre Kyle ti metteva a letto. Così ho guardato fuori ed ho visto quale era…”
“E poi?”
“… Kyle mi ha raccontato che eri contenta, che il mio gesto ti aveva messo di buon umore, anche io ho notato il tuo cambiamento sei diventata più solare, cantavi spesso, sapevo di non esserti particolarmente simpatico, ma mi piaceva vedere quell’espressione felice sul tuo viso, così ho deciso di continuare”
“Il nastro per i capelli, le caramelle come facevi a sapere?”
“Una sera mi sono arrampicato per lasciarti il solito fiore, ed ho visto che non eri ancora in camera tua, ma ho sentito che parlavi con tua madre e le dicevi che avresti tanto voluto avere un nastro per legare i capelli come quello che lei ti metteva in testa da bambina… conosco tante cose di te, tu parli molto e lo fai con tutti, mi è bastato ascoltarti”
“Mi hai ascoltata di nascosto! E secondo te è una cosa carina da fare?”

Il tono della sua voce è cambiato di nuovo, non mi sembra risentita per la situazione, ma sta cercando di farmi capire il contrario. Non credevo di riuscire a dirle tutto ciò che le ho detto con tanta facilità. Lei socchiude un po’ gli occhi e poi continua il suo interrogatorio.

“Perché sei andato via quanto ti ho trovato in camera mia? Perché sei sparito dopo che hai capito che io sapevo che eri tu?”
“Non volevo essere scoperto… non sapevo come avresti reagito…”
“Però il giorno dopo non ho avuto nessuna strana reazione, perché mi hai detto che passavi con gli altri per cena e poi non sei venuto?”
“Dovevo pensare”
“Pensare? …E a cosa?”
“A te … al tuo strano cambiamento nei miei confronti. Fino alla sera prima mi ignoravi e poi sei diventata gentile.”
“Ma io credevo di esserti antipatica, perciò ti evitavo”
“Abbiamo pensato la stessa cosa”
“Ma poi sei sparito per giorni… ”
“…. dovevo pensare”
“Kyle mi ha detto che dovevi smaltire il fatto di essere stato scoperto… è vero?”

Si infatti Kyle ha ragione, era così, lei mi aveva scoperto, e non potevo accettare di sentirmi vulnerabile.
Non potevo sentirmi così fragile. Anche ora sento che i miei sentimenti sono terribilmente esposti.
Se solo riuscissi a parlarle chiaramente. Si avvicina ancora, i nostri corpi quasi si sfiorano, alza la testa e mi guarda negli occhi.

“Non è necessario che mi rispondi, il tuo silenzio lo ha già fatto”

Accarezza il mio viso ed io chiudo gli occhi al suo tocco. Che io mi sia sbagliato tanto nel giudicarla?
Forse si. Avverto ancora il calore della sua mano, poi sento che la lascia cadere piano , apro gli occhi,
prontamente l’afferro e intreccio le mie dita alle sue.
Non resisto alla tentazione, la spingo più vicina, tenendola stretta a me e la bacio.


***
Mai nessuno mi aveva fatta sentire così… è tutto così strano. Lo vedo chiudere gli occhi quando tocco il suo viso solo per pochi secondi, poi la ritiro lasciando cadere lentamente il braccio lungo il mio fianco. Lui afferra la mia mano incrociando le sue dita con le mie. Mi stringe forte, si china verso di me e le sue labbra si poggiano sulle mie.
Sento le gambe tremare. Stringo la mano sul suo braccio. I battiti del mio cuore sono talmente accelerati che ho quasi la sensazione che stia per esplodere. Vorrei che questo momento no finisse mai, finché….

“E’ tardi, forse è meglio se rientro in caserma”

Sono ancora fra le sue braccia, non ho la forza di parlare, vorrei dirgli di restare ancora un po’ con me, anche perché sono così intontita da ciò che è successo e vorrei capire, vorrei che tutto fosse chiaro fra noi.
Questo cos’era? L’inizio di qualcosa o un modo per farmi tacere? Forse entrambe le cose…

“Fino a che ora puoi rientrare?”
“In questo periodo non ci controllano, la situazione è tranquilla…”
“Allora resta ancora un po’ …”
“E se arriva qualcuno?”
“Stanno dormendo tutti”

Ho tirato fuori il coraggio e la faccia tosta, forse è un po’ sorpreso da questa mia richiesta, ma dovevo farlo anche perché ho ancora delle cose da chiedergli prima che qualche altra cosa si metta fra di noi. Ci sediamo sul mio letto
e parliamo, o meglio parlo principalmente io, cercando di tenere la voce quanto più bassa è possibile.
I muri sono sottili, e mia madre dorme nella camera accanto.
Gli faccio un rapido racconto della mia vita, e lui sinteticamente mi racconta qualcosa di se, cose di cui probabilmente neanche i suoi amici sono a conoscenza. Quando, dopo un paio di ore va via, avverto subito un senso di vuoto, non credevo che avrei avvertito subito la sua mancanza. Ora posso solo andare a dormire con il ricordo del bacio che ci siamo scambiati alla finestra, e con la consapevolezza che da ora in poi lui sarà una figura presente nella mia vita.

***
Cammino piano per le strade vuote e silenziose, ormai è notte inoltrata.
Non c’è anima viva, sono solo, ma non sento solitudine.
Provo ancora forti sensazioni conseguenza di ciò che è successo poco fa.
Mai prima d’ora mi ero aperto tanto con qualcuno, ma sapevo di poterlo fare con Maria, lei è speciale.
So di non essere stato molto chiaro con lei non vorrei che ciò che dovrebbe essere l’inizio di qualcosa di importante, lo sia solo per me.
Sono sempre il solito, ma sono fatto così, non potrei comportarmi diversamente perché non sarei più me stesso.
Non ci conosciamo molto, ma si è insinuata dentro di me dal primo momento in cui l’ho vista, quando era sul molo appena sbarcata dalla nave. Quando i miei occhi hanno incrociato i suoi non so cosa mi è successo, ho avvertito una strana sensazione allo stomaco, non potevo smettere di guardarla e nel frattempo non riuscivo a parlare, a rispondere a sua madre. Le stesse sensazioni che mi hanno attraversato questa sera, quando ci siamo ritrovati uno di fronte all’altro.
Ho affrontato molte situazioni complicate, ma mi è bastato guardare il verde dei suoi occhi per annegarci dentro e per sapere che ormai ero perso, rapito dalla sua sfrontata irriverenza nei miei confronti.
Arrivato al dormitorio non si sente nessun rumore, la sezione riservata a i sottufficiali è silenziosa, raggiungo con calma la mia stanza, quella che divido con Alex e Max, entro e trovo i miei compagni intenti a conversare.
Scambiamo poche frasi prima di spegnere la luce e di addormentarci.

6

Il tempo passa freneticamente, la vita di tutti i giorni, con i suoi doveri ed obblighi, mi risucchia lasciandomi soltanto qualche ora serale da trascorrere in compagnia di Maria e dei miei amici.
La nostra città per il momento è ancora un posto tranquillo, ma gruppi di rivoltosi stanno creando scompiglio fra di noi ed il nostro nemico agendo senza una apparente logica.
Maria è molto preoccupata per questa situazione, teme di dover di nuovo andare via e di ricominciare tutto da capo in un altro posto Le notizie che arrivano non sono per niente rassicuranti e cerco di tenerle per me, non voglio turbarla inutilmente e, intanto continuo a ripeterle che qui siamo al sicuro cercando di convincere anche me stesso.
Come tutte le sere mi incammino per raggiungere il ristorante, conosco questa strada talmente bene che potrei percorrerla ad occhi chiusi, e la percorro con piacere sapendo che lei mi aspetta regalandomi un sorriso quando mi vede entrare….e poi quando il locale si sfolla, sento i suoi silenziosi e lenti passi alle mie spalle, le sue braccia cingermi le spalle e la sua voce che dire piano al mio orecchio che sono il suo soldato preferito.
E’ tutto come un rituale che lei ripete ogni sera, un piacevole rituale, del quale io faccio finta di essere risentito, solo perché lo fa in pubblico, ma lei sa che mi fa immensamente piacere ricevere le sue attenzioni.
Ricordo perfettamente cosa è successo la sera dopo la nostra chiacchierata chiarificatrice, sono entrato, scambi di sguardi, lei da lontano alza la mano e mi saluta, poi dopo cena per la prima volta compie quello che poi è diventato
il nostro rituale.
Non potrò mai dimenticare l’espressione delle facce di Alex e Max, che erano seduti con me.
Il giorno seguente io e Maria, ripensandoci, abbiamo riso per ore. Sono rimasti tutti stupiti, tranne Kyle.
Lui sapeva come sarebbe andata fin dall’inizio, aveva capito tutto prima di noi.
E’ un complice discreto e fidato, devo ricordarmi di parlargli dopo cena, ho bisogno del suo aiuto per organizzare una cosa…. ho trovato un modo per distogliere Maria da tutta questa situazione, qualcosa che la terrà occupata e le impedirà di pensare troppo, ma devo riuscire a portarla fuori di qui…


Mi sento sereno in questo periodo, sapere che lei è con me ha cambiato un po’ il mio modo di affrontare la vita, è
riuscita a riempire quel senso di vuoto che mi porto dietro dall’infanzia. E’ stata una vera ventata d’aria fresca.
Sono riuscito ad accordarmi con Kyle, sono solo curioso di sapere come ha aggirato l’ostacolo ‘Amy’.
Sono stanco di incontrarla solo durante l’orario di cena o di nascosto in camera sua dopo la chiusura del ristorante.
Ha bisogno di uscire, di prendere un po’ d’aria, non può vivere reclusa in quelle quattro mura.

“Ciao Kyle, Maria è pronta?”
“Non lo so, è ancora in camera sua, le ho detto che mi serve un aiuto per delle spese, e siccome mio padre e sua madre sono fuori…”

Annuisco, Kyle ha avuto una buona idea, ero sicuro di poter contare sulla sua complicità.
Mi avvio verso le scale, mentre lui mi chiama per nome e continua a parlare.

“Michael, mi raccomando trattala bene altrimenti farai i conti con me e non fate tardi, tornate prima di mia zia, non so cosa inventarmi per giustificare l’assenza di Maria”
“Non ti preoccupare”

Ho avuto la conferma che Kyle si è proprio calato nel ruolo del fratello maggiore iperprotettivo;
Però ha ragione, Amy tiene costantemente Maria sotto controllo, specialmente ora che sospetta di noi due, è una donna intelligente e difficilmente le sfugge qualcosa. Maria mi racconta i discorsi che fa con sua madre, ed anche io ho sentito più volte i suoi ragionamenti sugli uomini. Non credo che mi vedrebbe di buon occhio se sapesse che spesso trova la camera di sua figlia chiusa a chiave perché io sono con lei.
Arrivato davanti alla porta di Maria, busso e sento la sua voce che invita Kyle ad entrare.
Entro e lei mi guarda sorpresa, non ero la persona che si aspettava di vedere.

“Sei pronta?”
“Michael? Che ci fai qui?”
“Sono venuto a prenderti”
“A prendermi? Ma io devo uscire con Kyle per delle commissioni…”
“Lo so, c’è stato un cambiamento di programma”
“Un cambiamento di programma?”

Kyle compare alle mie spalle, vedo la sua figura riflessa nello specchio, ha l’aria divertita mentre ci guarda entrambi.
Se devo essere sincero, la faccia sorpresa di Maria è un vero spettacolo. Poi entra nella stanza continuando a parlare, fingendo un tono serio.

“Maria esci con Michael, non ti preoccupare per me, ma rientra prima di tua madre.”
“Mi sono persa qualcosa?”
“Hai il pomeriggio libero, lo vuoi passare chiusa in questa stanza o preferisci uscire ?”

Kyle si avvicina ad una Maria ancora incredula ed inizia a spingerla verso la porta. Prende la sua mano e la poggia sul mio braccio…

“Buona passeggiata, divertitevi e non tornate tardi”
“Kyle, mi stai praticamente cacciando di casa”
“Non protestare, potrei cambiare idea e revocarti la copertura”
“No, no, ciao ci vediamo più tardi”

Sorrido compiaciuto da questa situazione, dal comportamento di Kyle e dalla faccia di Maria.
Appena siamo fuori, all’aria aperta, inizio a camminare con sicurezza, imboccando il sentiero che ci condurrà
al posto che ho scelto per trascorrere queste poche ore di libertà che ci sono state concesse
Passeggiamo in silenzio, finchè è Maria a parlare, sapevo che non avrebbe resistito, è stata zitta per troppo tempo.

“Dove stiamo andando? Questo sentiero ci sta portando fuori dal centro abitato”
“Voglio mostrarti una cosa”
“…E Kyle è stato tuo complice in tutto questo?”
“Si”
“Quindi non era vero che dovevo uscire con lui”
“Kyle ha detto a tua madre che gli serviva il tuo aiuto, altrimenti lei ti avrebbe portata con se e con tuo zio”
“Potevate dirmelo”
“E perdermi l’espressione della tua faccia quando mi hai visto alla tua porta? “
“Perché che espressione avevo?”
“Sembravi una che ha visto un fantasma”
“Per forza, tu entri solo di notte dalla mia finestra. …ma è ancora lontano?”
“Cosa?”
“Il posto dove mi stai portando”
“No”

***
Meraviglia , questo è l’unico aggettivo che può essere usato in questo momento per esprimere il mio stato d’animo. L’improvvisata di Michael mi ha sorpresa, non vedo l’ora di scoprire dove mi sta portando.
Era tanto che desideravo fare una bella passeggiata. Raggiungiamo rapidamente una zona con una grossa radura.
Ci sono varie case, e sembrano essere tutte abitate, è un piccolo borgo. Un posto stupendo immerso nel verde.
Per tutto il tempo che ho vissuto qui non sapevo della loro esistenza. Non che sia andata tanto in giro ultimamente,
ho visitato principalmente i negozi dei fornitori del ristorante.
Le osservo con più attenzione mano a mano che ci avviciniamo, sembrano tutte in buono stato.

“Che strano, non conoscevo questo posto”
“Sono le prime case che sono state costruite in questa zona, prima della città”
“Ma non sembrano molto vecchie”
“Qualcuna è stata ricostruita e il comune si occupa della loro manutenzione”
“Mi piace, è molto bella questa zona, ma perché siamo venuti qui?”
“Volevo mostrarti la mia casa”
“Hai vissuto qui?”
“Si, finchè mi sono arruolato”
“Con i tuoi genitori?”
”Con mia madre…. è morta qualche anno fa”
“Mi dispiace, non lo sapevo”

Fra di noi cala di nuovo il silenzio, non mi va di continuare il discorso, non voglio rattristarlo, so come fa sentire me il ricordo di mio padre. Man mano che ci avviciniamo, posso scorgere molti più particolari, questo posto ha realmente un grosso fascino su di me. Arriviamo avanti ad una costruzione non troppo grande, ma ben tenuta.

“E’ questa?”
“Si, entriamo.”

Apre la porta, ed io lo seguo, sono curiosa di scoprire il posto dove lui è cresciuto. Chi sa se troverò tracce di Michael qui dentro. Per un attimo mi sento triste, la mia casa, quella in cui ho vissuto da bambina non esiste più, è viva solo nei miei ricordi.. Quante cose ci accomunano e le sto scoprendo poco alla volta.
La Casa è molto bella, è in ordine e da l’idea di chi ci abitava.
Non trovo nulla che sia fuori posto, è tutto stranamente in ordine e pulito per essere una casa non abitata, ma i segni del tempo,i piccoli graffi sui mobili, mi fanno immaginare la vita qui dentro.
Facciamo il giro completo, il salottino, la cucina, il punto in cui si accede alla cantina. Saliamo al piano di sopra, solo due stanze da letto, la sua, in cui ci sono ancora dei giocattoli di legno e quella di sua madre.
Sono rapita da tutti i particolari, e dalle belle sensazioni che mi trasmette.

“Michael questa casa è bellissima. ci vieni spesso? E’ tutto in ordine, com’è possibile?”
“C’è una persona che se ne occupa, io vivo in caserma, ma ho voluto lasciare tutto come lo teneva mia madre”

Michael si siede sul divano e, mi osserva svogliatamente mentre io continuo a guardarmi intorno, rapita da ciò che i miei occhi vedono, da ciò che sento.
Non mi aveva mai detto nulla sulla sua famiglia, ma ogni tanto mi racconta qualcosa di se.
Mi siedo accanto a lui, ma non nota subito la mia presenza, sono sicura che sta pensando a sua madre ed ai suoi ricordi legati a questo posto. Poi mi prende una mano ed io non posso fare a meno di chiedergli:

“A cosa pensi?”
“Niente”

Faccio finta di credergli, ma so che non è possibile, se c’è una cosa che fa spesso è proprio perdersi nei suoi pensieri.
Sono sicura che omette di dirmi delle cose solo per non farmi preoccupare, ma per me è così trasparente che difficilmente riesce nel suo intento, ma glielo lascio credere.
Sento un pianoforte suonare una musica molto malinconica. Il suono è molto vicino, forse proviene da qualche casa qui accanto. Mi piace ascoltare la musica, nella mia vecchia casa c’era un pianoforte ma, raramente qualcuno lo suonava, ma mi affascinava.

“Che bella questa musica, anche se è molto triste”

Mi alzo e apro la finestra, come se compiendo questo gesto mi fosse più facile sapere da dove arriva questo suono che ha catturato la mia attenzione. Mi sarebbe piaciuto imparare a suonare, ma non si può fuggire portandosi dietro un oggetto tanto grosso come un pianoforte.
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:20
Messaggio #4


Milady Viconia McAliens
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Lei si alza ed apre la finestra, non ho bisogno di guardare l’orologio so che ore sono.
Chiamo il suo nome e si gira verso di me, chiedendomi chi è a dare vita a queste struggenti note.
Non ho molta voglia di parlare, mi sento molto malinconico in questo momento; non so se sia stata una buona idea venire fin qui, volevo renderla partecipe di qualcosa che è stato soltanto mio negli ultimi anni e, invece, mi estraneo per perdermi nei miei ricordi.

“E’ Hal, il mio vicino, ogni giorno a quest’ora suona questa musica per sua moglie”
“Come mai una melodia così triste?”
“Era la musica preferita di Annie”
“La moglie di Hal è morta?”
“Si”

Ero venuto qui per farle conoscere una parte della mia vita, per trascorrere qualche ora in tranquillità, e invece ci siamo trovati a parlare di un argomento molto triste. Prontamente la raggiungo e cerco di allontanarla dalla finestra

“Vieni con me, ti presento Hal, così la smette di suonare questa lagna”
“A me non sembra una lagna”
“Non dirmi che ti piace…”

Non le lascio il tempo di dire nulla e praticamente la trascino fuori di casa… spero che Hal sia pronto.
Sono riuscito a prenderla alla sprovvista, proprio come avevo previsto.
La casa di Hal è proprio accanto alla mia, ci arriviamo subito e busso con forza.
La musica si ferma, poi si sentono dei passi avvicinarsi lentamente nella nostra direzione e fermarsi poco prima dell’apertura della porta.

“Hal, la vuoi smettere con questa lagna? Perché non cambi il tuo repertorio?”
“Insolente e maleducato….ma… non mi presenti la tua amica?”

Bravo, mi regge il gioco, sapeva benissimo che saremmo passati da lui prima di ritornare in città.

“Lei è Maria”
“Finalmente ti conosco, Michael mi ha parlato di te”

Hal ci fa accomodare nel suo salotto, e ci bombarda con le sue chiacchiere monopolizzando la conversazione.
Fa sempre così, è quasi sempre da solo e quando ha compagnia perde il controllo.
In poco tempo ci ha raccontato tutta la sua vita, una storia che ho sentito e risentito non so più quante volte, ma noto che Maria lo ascolta con attenzione.
Dopo un po’ lo interrompo, prima che possa sfinirci troppo, ero venuto qui per presentarlo a Maria, ma anche per un altro motivo.

“Che dici Maria si merita un premio per la pazienza che ha avuto nell’ascoltarti tutto questo tempo?”
“Credo proprio di si, e poi è una ragazza educata… non capisco proprio cosa ci trova in te… Aspettatemi un attimo vado a prenderlo”

Hal esce dalla stanza, lei mi guarda con curiosità. E’ così semplice sorprenderla.

“Cos’è questa storia del premio?”
“Sei impaziente?”

Hal rientra con un cesto in mano e lo lascia su un tavolino.
Poi torna a sedersi al suo posto, ci scambiamo uno sguardo complice, in attesa di una reazione da parte di Maria.
Quando Hal si rende conto che Maria non sa cosa fare le parla.

“Maria quello è per te, non sei curiosa di sapere cos c’è dentro?”
“Non lo so…”

Maria sembra scettica, strana, ed io sono terribilmente curioso di sapere cosa le sta passando per la testa.
Pochi secondi ancora, poi si alza e lentamente di avvicina al tavolo, allunga una mano verso il cesto, lo tocca quasi, ma poi sgrana gli occhi e fa un passo in dietro.

“Qual… qualcosa si è mosso”

La sua voce trema, sembra si sia spaventata. Non era questo ciò che mi aspettavo o che volevo.
Mi alzo e mi avvicino, lei mi guarda. Le accarezzo la schiena per rassicurarla.

“Non è che mi avete fatto uno scherzo di cattivo gusto?”
“Perché avremmo dovuto? Comunque non è uno scherzo”

Il suo sguardo è ancora incerto, le mia parole non l’hanno convinta del tutto.
Non pensavo che avesse questo tipo di reazione.

“Lo apro io per te?”

Annuisce in risposta e si avvicina, la curiosità è più forte dei suoi timori, e con attenzione osserva ciò che sto facendo.

“Quanto sei carino!!”

Grida appena vede comparire il cucciolo nelle mie mani. Gli accarezza la testa, poi lo prende in braccio.
I timori e le paure sono svanite, ormai è rapita da questo piccolo ammasso di peli.
Questo era ciò che volevo vedere, la sua espressione allegra, non lo sguardo triste e timoroso di prima.

“Ti piace?”

Gli chiede Hal, che nel frattempo è rimasto in silenzio ad osservarci, seduto comodamente sulla sua poltrona.

“E’ bellissimo.. e …quant’è piccolo”
“E’ tuo se lo vuoi”
“Vorrei tanto, ma non so se posso ”

La sua voce diventa triste di nuovo, ed abbassa lo sguardo sul cagnolino, continuando ad accarezzarlo.

“Puoi tenerlo, tuo zio Jim non ha sollevato obiezioni quando Kyle glielo ha chiesto”

Sorride di nuovo, penso darle qualcuno che le faccia compagnia mentre e da sola, sia stata una buona idea.

“Allora piccolo ti porto a casa con me…. ma ora devo trovarti un nome”

Hal che ha sempre la risposta pronta, interviene risolvendo anche questo dilemma.

“C’è solo un nome che puoi dargli”
“Quale?”
“Lucky, perché è fortunato ad aver incontrato te”
“Vada per Lucky, mi piace, sono contenta, grazie”.

***
E’ sera.
Una bellissima sera sono molto felice in questo momento, oggi è stata una splendida giornata.
Era tanto tempo che non trascorrevo delle ore tranquillamente, senza pensare a cosa mi riserverà il domani.
Michael riesce sempre a sorprendermi, mi sento molto fortunata ad averlo incontrato.
Mi ha fatto piacere conoscere Hal, è veramente una persona molto simpatica, ed è anche molto legato a Michael, c’è affetto, stima e complicità fra di loro. Hanno proprio un bel rapporto, mi fa piacere, ho ripensato ai miei vicini di casa,
tutta brava gente, chi sa dove saranno ora…

Mia madre non è stata molto contenta di trovare un cagnolino nella mia stanza, ma Kyle l’ha convinta che non darà fastidio e che per il momento è tanto piccolo da poter stare tranquillamente in camera con me, poi si vedrà.
Ho sistemato Lucky nel suo cesto, ma a quanto pare si sente solo, perché non fa altro che lamentarsi, si calma solo se lo accarezzo o se lo tengo con me.
Devo fare in modo di tenerlo buono altrimenti sia io che Kyle domani ci prendiamo un bella strillata, perciò ho deciso di tenerlo nel suo cesto, ma di restargli vicino finchè non si addormenta.
E’ proprio un bel cucciolo, una pallina morbida, è bello anche il colore.. un beige chiaro, quasi bianco.

“Hai intenzione di restare li tutta la notte?”

Michael è appena entrato dalla finestra, a dire la verità non credevo di vederlo comparire stasera, visto che siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Forse gli sembrerà strano vedermi stesa a terra con una mano nel cesto.

“Sto aspettando che si addormenta”
“Ed è necessaria la tua presenza?”
“Si sente solo ”
“Come fai a saperlo?”
“Perché appena mia allontano inizia a lamentarsi”
“E’ qui da poche ore e già lo vizi...”
“Non è vero, deve solo ambientarsi, ha appena cambiato casa”

Sospira e si siede per terra accanto a me, forse gli sarò sembrata più strana del solito.
Parliamo per un po’, mi sento particolarmente stanca, oggi ho fatto molte più cose degli altri giorni ed è anche molto tardi, stasera il ristorante era pieno, ma sono contenta che le cose a zio Jim vadano bene.
Sto per addormentarmi, ma cerco di tenermi sveglia.

“Vado via, devi dormire”
“Aspetta ancora un po’, non mi va di dormire ora”
“Facciamo una cosa, tu aspetta che si addormenta il cane, io aspetto che ti addormenti tu, ti metto a letto e vado via”
“Affare fatto, tanto non dovrai aspettare molto, si è quasi addormentato”
“Questo è sicuro, anche se credo che ti addormenterai prima tu di Lucky”



Qualcosa di umido mi sta toccando la mano. Mi sono svegliata, provo a muovermi, ma non ci riesco, apro lentamente gli occhi, una leggera luce filtra dalla finestra. Cerco di alzarmi ma sento un grosso peso, qualcosa sulla mia schiena mi blocca. Ruoto la testa e con mia sorpresa, mi rendo conto che qualcuno ieri sera invece di mettermi a letto, si è addormentato su di me. Lucky è sveglio e scodinzola nel suo cesto. Ecco spiegato tutto…
Il cane si è svegliato e mi sta leccando la mano, il mio soldato ieri sera era più stanco di me.

“Michael”

Gli parlo piano, doveva essere realmente stanco per crollare così, ma vorrei tanto cambiare posizione, non sembra sentirmi, perciò alzo un po’ la voce.

“Michael se ti sposti dalla mia schiena forse posso alzarmi”

Finalmente mi sente.
Sono stata tutta la notte in una posizione non proprio comoda ed ora mi sento completamente indolenzita.

“Non eri tu quello che doveva mettermi a letto e poi rientrare in caserma? Devo imparare a non fidarmi di te”
“Sei sempre così acida la mattina?”

Mi volto per guardarlo, è ancora steso a terra ed ha occhi chiusi.
Le sue mani mi afferrano le braccia, tirandomi su di se e tenendomi ferma. Mi avvicino e gli do un bacio.

“Solo quando qualcuno mi usa come cuscino”
“Che tra l’altro non è neanche molto comodo”
“Intanto hai dormito sulla mia scomoda schiena tutta la notte”

Ride, gli do un colpo e gli faccio segno di abbassare la voce.

“Che ore sono?”
“Saranno le 5.30 o le 6.00, fuori sta albeggiando”
“Devo andare”
“Perché tutta questa fretta, è presto stanno dormendo ancora tutti”
“I soldati si alzano presto, non lo sai?”
“Non hai neanche il tempo per una rapida colazione sul pavimento?”
“Meglio di no, ci vediamo stasera”

Come tutte le sere, solo che è mattina, lo accompagno alla finestra, proprio come se fosse la porta di casa mia,
lo saluto e lo guardo sparire. Posso solo augurargli una buona giornata, e rientrare per iniziare la mia.

8

***
Fa freddo, veramente freddo.
Quest’inverno che è appena iniziato si preannuncia terribilmente rigido. L’anno scorso in questo periodo non avevo ancora indossato il cappotto.
Sono uscita di corsa dal ristorante dopo l’ennesimo litigio con mia madre, lasciandola da sola in cucina che urlava come una pazza furiosa. Non capisco perché si ostina a trattarmi come una stupida ragazzina; ogni cosa che faccio non le va mai bene, ogni cosa che faccio lei la fa sempre meglio di me. Sono stanca di tutto questo, ed ora sento una forte necessità di camminare e di fare qualunque cosa pur di far sbollire la rabbia.
Ho girato per il centro della città, non lo facevo da tanto.
Ho guardato le vetrine dei negozi e la mercanzia in esse esposta in maniera molto svogliata.
Ho incrociato per strada persone che non vedevo da tempo.
Una sensazione di libertà mi ha invasa anche se per poco tempo. Poi la rabbia è riaffiorata, le cose che mia madre mi ha detto ricominciano a rimbombarmi nella testa. Non ho voglia di ritornare indietro.
Vorrei soltanto vivere la mia vita senza dovermi sentire sotto esame per ogni cosa, senza dover far diventare ogni divergenza di opinione motivo di litigio.
Mi avvolgo di più nel cappotto, sento l’aria gelida ovunque sul mio corpo mentre muovo i primi passi sul piazzale del porto e il forte vento soffia cercando di trascinare con se i miei capelli. Le onde del mare sbattono pesantemente contro banchina lasciando come segno del loro passaggio bianchi spruzzi di schiuma.
Il loro rumore è assordante, mentre sul mio viso si deposita la salsedine.
Il posto è isolato, tutte le persone di buon senso, con questo tempo sono rimaste nelle loro case al caldo.
Per la testa mi passa un’idea, andare da Michael, a quest’ora sarà in caserma, e forse è libero da impegni e posso stare un po’ con lui. So che non gli farà piacere questa mia improvvisata, perché più di una volta mi ha detto di stare alla larga dalla caserma e dai militari. Ma non importa, in questo momento desidero proprio vederlo, forse perché sento la necessità di nascondermi fra le sue braccia e di sentirmi dire che passerà anche questo momento di tristezza.
Io so che è così, che litigare con qualcuno è una cosa normale, ma oggi mi sento più triste e più sola del solito, è come se fossi avvolta in uno stato di malessere generale. Intanto senza pensarci troppo ho già imboccato la via della caserma.
Anche in questa zona della città le strade sono vuote quasi da sembrare una città fantasma. Arrivata a pochi metri dal cancello incontro Max ed Alex. Chiedo di Michael e mi rispondono che è andato via qualche ora prima di loro perché aveva da fare a casa sua.
Che sfortuna!
Ma non mi perdo d’animo, casa di Michael non è lontana da qui.
Saluto i due ragazzi e riprendo il mio cammino, il cielo inizia ad imbrunire, restano ancora poche ore di luce naturale poi non si vedrà più nulla. Spero tanto di trovarlo, non vorrei tornare indietro da sola, camminare al buio nel bosco mi fa paura.
Ripenso alla prima volta che ho percorso questo sentiero…. Faceva caldo, era estate, ed ero con lui.
Ora, invece, mi fa compagnia solo il rumore delle foglie mosse dal vento.
Sembra proprio che per qualche motivo io non debba trovare compagnia in questo strano pomeriggio.
In poco tempo arrivo avanti alla casa di Michael. Sto per bussare, ma mi fermo quando sento delle voci provenire dall’interno.
Non è solo……
Cerco di ascoltare, sento ridere….
È’ la risata di una donna.
Devo assolutamente sapere chi c’è dentro, anche se ho la tentazione di andare via.
Si, è così, non si scappa davanti alle cose, meglio affrontarle. Prendo coraggio e busso.
Le voci all’interno si fermano. Sento i passi di Michael avvicinarsi, poi la porta si apre, sembra sorpreso di vedermi.

“Maria…”
“Ti cercavo, ma se ti disturbo …”
“No, non disturbi, entra”

Si sposta dalla porta e mi fa spazio per entrare, po camminiamo verso il salotto.
Silenzio ancora silenzio, mentre lui è dietro di me, è molto vicino.

“Come mai mi cercavi? E’ successo qualcosa?”
“Mi serve un valido motivo per vederti?”

Si acciglia alla mia risposta indisponente, lo so che non mi sto comportando normalmente, che il tono della mia voce non è il solito, ma sono nervosa per via di mia madre, perché ho camminato al freddo per non so più quanto tempo, perché sono arrivata qui e mi sono resa conto che non è da solo, sento di essere come una bomba che tenta di non esplodere. Entro nella stanza subito dopo lui.
Seduta comodamente sul divano c’è una giovane ragazza bionda che sembra essere tranquillamente a suo agio.

“Maria lei è Laurie”

La squadro dalla testa ai piedi, niente di eccessivamente particolare, la solita bionda slavata sorridente, che potrebbe essere tranquillamente confusa con un oggetto di arredamento, magari una di quelle grosse bambole che a volte sono sistemate su delle poltrone nelle stanze delle bambine di buona famiglia.

“Ciao Maria è un piacere conoscerti, Michael mi ha parlato molto di te”
“Grazie”

Non so cosa risponderle, ma sono profondamente adirata e mi da un fastidio terribile trovare un’altra donna qui con lui.
….…Michael mi ha parlato molto di te……
Avrei dovuto dirle che io invece con l’avevo mai sentita nominare, ma è meglio tenere a freno la lingua e far finta di non aver sentito nulla, lei non esiste e non ha parlato. Ma non è possibile, lei esiste ed è qui avanti ai miei occhi.
Mille domande nascono nella mia mente senza trovare una valida risposta.
Mille dubbi mi assalgono e mi fanno agitare ancora di più di quanto io non lo sia già.
Quanti mesi sono che io e Michael ci frequentiamo?
Lui le ha parlato di me, ma a quanto pare non si è ricordato di parlarmi di lei.

“Michael, sarà meglio che vada… vedo che hai visite, non volevo disturbarti. Ci vediamo stasera?”

Queste sono le uniche cose che sono riuscita a dire, sono entrata, ho visto chi c’era, ma provo una irrefrenabile voglia di scappare via anche da qui. Michael mi ferma e mi guarda diritto negli occhi.

“Resta”
“Dai Maria, facci compagnia, stavamo parlando di vecchie cose”

Il sangue affluisce ancora più forte al mio cervello, ma non può stare zitta deve per forza intervenire fra me e lui?
Chi le ha chiesto di rispondere?
……‘stavamo parlando di vecchie cose’……
Questo conferma un mio sospetto, si conoscono da molto tempo, molto più tempo di quanto io conosco Michael.
A questo punto non posso fare altro che restare, sarebbe troppo scortese, anche se giusto per me, andar via.
Sfilo il cappotto e lo sistemo con cura su una poltroncina, poi mi avvicino al camino acceso per riscaldarmi, ne avevo proprio bisogno le mie mani si stanno congelando. Loro continuano a parlare, io preferisco rimanere qui in disparte per un po’, il tempo di riprendere calore, poi controvoglia mi siedo con loro, partecipando veramente poco alla loro conversazione. Ogni tanto sento gli occhi di Michael su di me, forse gli sembrerà strano il fatto che sono silenziosa, ma preferisco tacere che dire qualcosa di cui poi potermi pentire. Poi Laurie si alza e dice:

“Io vado via prima che fuori diventi troppo buio, ci vediamo presto, ciao Maria”
“Ciao Laurie”

Si avvicina a Michael, si abbracciano e poi lei gli dice che tornerà presto a fargli visita.
Che rabbia!
Vorrei tanto farla sparire con il semplice gesto di una mano.
Il rumore della porta che si chiude avrebbe dovuto farmi sentire meglio e invece sono molto più furiosa di prima, sfogo questo mio stato d’animo torturandomi le mani, una dentro l’altra, come se stessi cercando di schiacciare qualcosa.
Lui arriva e deve averlo notato, perché si siede accanto a me e prende le mie mani nelle sue. Non resisto e le tiro via, mi alzo, mi allontano e gli giro le spalle.

“Cosa ti prende ora?”
“Hai anche il coraggio di chiedermelo?”

Tira un sospiro, poi si appoggia allo schienale del divano ed accavalla le gambe. Scuote la testa in segno di disappunto, poi con tono calmo ed indifferente mi risponde, facendomi innervosire ancora di più.

“Se riuscissi a leggere nella tua testa non te lo avrei chiesto”
“Ora che fai mi prendi anche in giro?”

Si alza e viene verso di me, la sua faccia ha una strana espressione, io non so cosa pensa, ma ho quasi il timore di saperlo. Questa serata sta prendendo una piega che non mi aspettavo. Mi rendo conto che lo sto facendo innervosire,
o forse è ciò che vuole farmi credere. Vuole fare l’offeso, quando dovrei essere io a sentirmi così.
C’è una strana elettricità nell’aria.

***
Maria sembra stranita dal mio atteggiamento. Voglio che sia lei ad ammettere il perché si comporta così, io ho capito cosa le passa per la testa, e devo dire che questa situazione mi sta facendo divertire.
Per il momento continuo a stuzzicarla, poi si vedrà.

“Come mai sei venuta fin qui?”
“Ma che razza di domanda è questa? Devo mandarti un avviso prima di venire?”
“No… solo che mi ha sorpreso la tua visita”
“Già, ti ha sorpreso…. Diciamo che ti ho rotto le uova nel paniere”
“Non capisco a cosa ti riferisci e poi non mi piace sentirti parlare con questo tono”
“Fai il finto tonto? Hai capito benissimo. Chi è Laurie?”
“Una mia amica”
“Una tua amica… e perché non mi hai mai parlato di lei? Cos’hai da nascondere? Non ti aspettavi di vedermi comparire e di rovinarti il romantico incontro.”

Parla a raffica, si sta innervosendo, le sue guance stanno diventando rosse.
Ma è piacevole per me vedere quello sguardo vivo nei suoi occhi.

“Non ti permetto di insinuare certe cose, Laurie è la figlia della donna che si occupa di questa casa, è venuta per avvisarmi che sua madre è ammalata e per qualche giorno non verrà”

Ora ha abbassato lo sguardo e la testa, non ha espresso apertamente i suoi sentimenti, ma è tutto così lampante.
Lei è così trasparente.

“Non hai più niente da dire?”

Mi sento meschino, avrei potuto evitare tutto questo chiarendo subito l’equivoco e invece ho continuato con il mio gioco. Ora mi tocca rimediare, non volevo farla incupire. Mi avvicino, ma lei si tira indietro.
L’afferro e la tiro a me, questo gioco è durato anche troppo.

“Non hai nessun motivo di essere gelosa”
“Non sono gelosa”
“Certo, è come dici tu”
“Perché ti prendi gioco di me?”
“Maria…”

Le parlo, ma mi rendo conto che non mi sta ascoltando, il suo volto è diventato in un attimo completamente bianco. Allunga una mano sul mio braccio. L’afferro prontamente dandole un appoggio più stabile.

“Non ti senti bene?”
“Sono soltanto stanca, sono ore che cammino”
“Cosa ti ha fatto stare in giro con questo freddo?”

L’accompagno al divano e ci sediamo, lei sistema la testa sulla mia spalla. Tutta la rabbia è svanita in un attimo.

“Ho litigato con mia madre….”
“E’ per questo che mi cercavi?”
“Ho camminato per la città, poi sono passata in caserma, dove ho incontrato Max ed Alex e mi hanno detto che eri qui. Poi arrivo e ti trovo con quella…”
“Non devi essere gelosa di Laurie, ci conosciamo fin da quando eravamo bambini.”
“Io credevo di aver interrotto qualcosa…”
“Dovrei arrabbiarmi per ciò che hai appena detto… devi fidarti di me”
“Cosa avresti pensato al mio posto? Vengo qui a cercarti e ti trovo in compagnia di una persona che non conosco e della quale non mi hai mai parlato”

Stavolta inizio a ridere, questa cosa è troppo divertente. Maria ha proprio una fervida fantasia, ma questa volta ha davvero superato se stessa. Potrei capire la sua reazione se ci avesse trovati in atteggiamenti equivoci, ma stavamo solo parlando, e non capisco cosa abbia fatto scattare in lei certi pensieri.

“Bravo, deridimi pure!
“Scusami, ma è la prima volta che mi capita una cosa simile”

La osservo bene, è ancora nervosa, ha un’espressione imbronciata.

“Michael, posso stare qui con te? Non voglio tornare a casa”
“Ma che domande fai? Certo che puoi stare qui, più tardi ti accompagno al ristorane”
“Veramente…. Io … non voglio più tornare a casa”
“Stai scherzando?”
“No”
“Lo sai che non è possibile.”
“E’ possibile, basta che mi dici di si”

Dirle di si sarebbe troppo facile, ma non poso permetterle di fuggire via dai suoi problemi. E poi una litigata non è un motivo valido per prendere questa decisione, qualunque cosa lei e sua madre si siano dette.
Deve capire cosa diventerebbe la sua vita se lasciasse la sua casa. Non sarebbe facile affrontare il giudizio della gente, ma principalmente la furia di sua madre. A volte non capisco perché è tanto dura con lei.
So che Maria ha un bel caratterino, ma forse è proprio per questo che si scontrano tanto spesso.
Comunque il fatto che lei non parla mi sta mettendo a disaggio, ma forse sta solo aspettando una mia risposta.
Mi giro per guardarla, e lei si è addormentata, con la testa poggiata sul mio braccio.
Deve essere proprio stanca per dormire in questa strana posizione, ma forse è meglio, così abbiamo rimandato la discussione e in questo momento non mi andava di discutere con lei. Maria a volte riesce ad impuntarsi su qualcosa talmente tanto che poi è difficile farle cambiare idea, ed io l’apprezzo tanto anche per questa sua qualità o per questo suo difetto.
Lentamente la sollevo dal divano cercando di non scuoterla troppo sperando che continui a dormire.
Apro la porta della camera di mia madre con un piede, poi la stendo sul letto.
Questa stanza è davvero molto fredda, forse è meglio accendere il camino. E’ molto tempo che non viene usato, ma sono sicuro che sia ancora funzionante.
La camera di mia madre è come una reliquia per me, se chiudo gli occhi, sento ancora il suo profumo nell’aria o il dolce suono dei suoi passi. Quanta malinconia mi sta invadendo, preferisco mandarla via. Copro Maria con le coperte, controllo se ci sono tutti gli attrezzi che mi servono poi socchiudo la porta, scendo di sotto per prendere della legna, mentre penso che è un vero peccato lasciare questa casa vuota.
Era diverso quando vivevo qui, non c’era silenzio, sentivo i rumori provenire dalla cucina che ora nessuno usa, la voce di mia madre che mi chiamava…...
Chi sa forse un giorno potrei ritornarci a vivere…
Non l’ho mai detto a nessuno, ma lei mi manca moltissimo ed a volte quando si è soli è inevitabile perdersi nei propri ricordi. Prendo ciò che mi serve, compreso qualche attrezzo e ritorno di sopra. Maria, sta riposando tranquilla, il suo volto è sereno e la sua presenza mi trasmette un senso di pace. Lei è il mio piccolo tesoro.
Mi avvicino al camino, inizio a sistemare la legna e provo ad accenderla, ma ho qualche difficoltà deve essersi umidita.
Però è bello l’effetto che crea nella stanza, uno strano contrasto della luce solare che si incontra con quella dorata del fuoco. Stavo pensando di ritornare di sotto, ma credo che resterò qui sulla poltrona a leggere quel vecchio libro che non ho mai terminato.
Di tanto in tanto mi alzo per controllare e sistemare i tizzoni che lentamente si stanno consumando.
Passa un po’ di tempo, inizio ad avere difficoltà a tenere gli occhi aperti.
Ora capisco perché non ho mai finito questo libro, avevo dimenticato quanto fosse noioso. Prendo rapidamente una decisione che mi da sollievo, chiudo il libro e lo poso a terra.
Mi sistemo meglio sulla poltrona, forse riposare non mi farà male.

Ad un tratto sento un peso sulle mie gambe, e qualcosa di umido poggiarsi sulle mie labbra.
Maria si è svegliata, sta giocando con le dita sul colletto della mia camicia, e con voce maliziosa mi dice:

“Potevi anche stenderti accanto a me, non ti avrei mandato via”
“Ho preferito non rischiare, non eri proprio di buon umore prima”
“Avevo dei buoni motivi”
“Erano solo fantasie della tua mente contorta”
“Stai cercando di farmi innervosire?”

Eccola di nuovo, battagliera più di prima, ma non voglio ricominciare a discutere, e conosco solo un modo per zittirla, chiudere la sua bocca con la mia.
Un bacio lungo e passionale, da mozzare il fiato, un bacio che chiede sempre di più.
Le sue braccia girano intorno al mio collo, stringendomi a lei in una famelica morsa.
Tutto sembra fermarsi, pensieri, problemi e malinconie sono spazzate via dalla sua presenza.
Io non so cosa sia successo, ma ero talmente preso da noi due che senza pensarci troppo mi sono ritrovato con lei sul letto. Molto probabilmente l’ho presa in braccio e ci siamo spostati, ma questo non ha importanza, l’unica cosa che conta ora siamo io e lei e il nostro modo di comunicare senza parlare.
Guardo per un attimo i nostri abiti, li abbiamo lasciati cadere a terra senza pensarci troppo, mentre entrambi completamente nudi siamo avvinghiati sotto le coperte. Il suo respiro è affannoso, come del resto è il mio.
Non ho mai osato tanto, avevo sempre il timore che qualcuno potesse sentirci, scoprirci, ma ora è diverso, qui ci sentiamo al sicuro, siamo soli, liberi di poter essere noi stessi. Mi fermo soltanto per pochi secondi, cercando una conferma nei suoi penetranti occhi verdi, non voglio far niente che non voglia anche lei.
Mi guarda smarrita, poi riprende a baciarmi. La sua pelle ha un profumo del tutto particolare ed liscia e vellutata sotto le mie mani, proprio come immaginavo, e non resisto alla tentazione di ricoprire tutto il suo corpo di baci.
Se solo sapesse l’effetto che mi fa averla così vicina….
Potrei perdermi per sempre…
Ma forse sono già perso…
… in lei e per lei per sempre

***
Lui riposa accanto a me, io invece non ci riesco anche se sono molto stanca, perché la mia mente continua a ripensare a ciò che è accaduto. Mi sento un po’ strana, qualcosa è cambiato in me, ma nello stesso tempo tutto è uguale.
Michael quando vuole, sa essere veramente molto dolce e con me lo è quasi sempre.
La mia testa è poggiata sul suo petto, posso sentire il battito del suo cuore che ora si è regolarizzato.
Non so se dorme, vorrei parlare ma mi dispiacerebbe svegliarlo. Accarezzo con un piede la sua gamba.
Lui si gira e mi stringe forte contro di se, scoccando un sonoro bacio sulle labbra.
Il suo volto è in ombra, ma conosco a memoria i suoi lineamenti, le mie mani scorrono lente sul suo viso,
poi danno una sistemata ai suoi capelli.
Ho bisogno di conferme, di certezze e lui sembra capirlo, mi accarezza la schiena, mentre mi sussurra piccole cose che hanno il poter di farmi sentire veramente bene ed in pace con me stessa.
Restiamo abbracciati a chiacchierare, vorrei che il tempo si fermasse, mi sento al sicuro qui con lui.
Mando via la consapevolezza che non potrò stare qui per sempre. Non voglio pensare che fra un po’ dovrò abbandonare queste braccia che mi stringono, lasciar disperdere il calore che il suo corpo da al mio.
So di aver detto una grossa stupidaggine quando gli ho chiesto di poter stare qui, ma per fortuna ora so che ho un posto in cui rifugiarmi e dove far sparire tutti i miei tristi pensieri.
Sento bussare alla porta e ne sono infastidita cosa che traspare dalla domanda che gli faccio.

“Aspetti altre visite oggi?”
“Non aspetto nessuno, non innervosirti vado a vedere chi è”

Lui si sposta da me e fa per alzarsi, io lo tiro indietro. Mi accarezza il viso, ed io lo lascio andare, lui inizia a vestirsi. Un gran senso di freddezza mi invade, non soltanto nei punti in cui il suo corpo toccava il mio, ma mi sento sola anche se è ancora qui nella stanza con me, a pochi centimetri da me.

“Non andare, resta qui”
“Da fuori si vede la luce del camino”
“E allora?”
“Nessuno lascia il camino acceso se non è in casa”
“Torna presto, già mi manchi”

Mi da un bacio, esce dalla stanza, sento i suoi passi allontanarsi. I miei occhi girano per la stanza, i miei vestiti sono a terra, mi alzo e li raccolgo, e li ripongo sulla poltrona. Afferro il maglione che Michael non ha indossato e penso di usarlo per coprirmi, le maniche sono lunghe, ma mi arriva al ginocchio, è un po’ troppo corto per andarci in giro.
Esco anche io dalla stanza, voglio sapere perché lui non è ancora ritornato da me.
Mi avvicino alle scale perché da qui sono molto lontana, sento parlare, ma non capisco cosa sta succedendo.
Michael parla e c’è un’altra voce….
…. È Kyle.
Questa non ci voleva, non ora. Mi avvicino più possibile, ma restando in un punto in cui non sono visibile.
Stanno discutendo a causa mia. Non volevo che ciò accadesse, loro sono amici, mi sento in colpa.

“Sapevo di trovarla qui, lei è così prevedibile, non avevo dubbi che sarebbe corsa da te”
“Puoi rassicurare sua madre, Maria sta bene ”
“Non hai idea di ciò che ho dovuto fare per tenere mia zia tranquilla, ho cercato in tutti i modi di dirle che Maria aveva bisogno di stare un po’ da sola e che poi sarebbe ritornata… poi le ore sono passate e quando abbiamo visto che non rientrava, ho detto che uscivo a cercarla... per cercare di calmarla”
“Fra un po’ la riaccompagno a casa”
“Lei viene via con me”
“Kyle non è una buona idea, lasciala ancora un po’ qui”
“Voglio parlare con Maria”
“Sta riposando”
“Noi siamo preoccupati e lei dorme? Avresti dovuto riportarla a casa e invece le dai anche una mano a nascondersi”

Non posso sentire altro, Michael non ha colpa della mia litigata con mia madre e della mia fuga da casa.
Scendo le scale, Michael è di spalle, mentre Kyle mi è di fronte, non si rende conto subito della mia presenza, anche perché essendo scalza non faccio rumore. Poi mi vede e la sua espressione muta, la sua mascella è contratta.
So cosa sta pensando, non è difficile da immaginare…. mi stava cercando e mi trova a casa del suo amico, e sono praticamente coperta soltanto da un maglione. Temo la sua ira.

“Come hai potuto io mi fidato di te”

Il suo tono è minaccioso, mentre si avvicina a Michael, puntandogli un dito contro. Michael mi sembra un po’ spaesato, lui non mi ha vista…. mi avvicino ancora e mi metto fra di loro. Non voglio che questa situazione finisca in una rissa.

“Con te faccio i conti a casa, è meglio se ti rivesti”
“Kyle, perché non ti calmi?”

Gli dico ma con scarso risultato. Mi sa che questa volta l’ho veramente combinata grossa.
Non posso lasciarli qui da soli, Kyle è troppo risentito dalla situazione.

“Maria vai subito a vestirti”
“Io non vado da nessuna parte, se prima non ti calmi”
“Arrivo qui, mi trovo in questa situazione e devo anche calmarmi? Tu hai qualche rotella fuori posto!”

E’ molto furioso, e dopo la mia risposta negativa, mi afferra per un braccio e mi intima di muovermi.
La sua azione, mi fa quasi paura non l’ho mai visto tanto arrabbiato.
Dov’è finito il mio Kyle?
Il mio corpo è scosso da un leggero tremore, è tutta colpa mia, tutta questa situazione è colpa mia.
Michael che fino ad ora è stato in silenzio interviene, togliendo la mano di Kyle dal mio braccio.

“Lasciala stare, non vedi che la stai spaventando?”

***
Kyle la sta guardando, ma sembra ritornare in se appena gli dico che sta spaventando Maria.
Capisco che possa essere rimasto sorpreso e che si sia arrabbiato, forse al suo posto avrei avuto la stessa reazione.
Il suo senso di protezione nei confronti di Maria è ammirevole, penso proprio che dovrò parlare con lui.

“Maria, perché non fai come ti ha detto Kyle?”

Lei ci osserva entrambi e non sembra convinta di lasciarci da soli. Conosco bene Kyle, non è un violento e sono sicuro che si è quasi calmato del tutto e fra un po’ mi toccherà ascoltare la sua paternale.

“Almeno su una cosa siamo d’accordo, è meglio che ti dai una sistemata, dobbiamo tornare a casa”
“L’accompagno di sopra”
“Prendi anche il tuo cappotto, e ritorna subito qui io e te dobbiamo parlare”

Prevedibile come al solito, le parole che gli ho detto hanno avuto il loro effetto, sarà anche furioso, ma lui vuole troppo bene a sua cugina per farle volontariamente del male. Prendo Maria per mano, mentre vedo Kyle sedersi sul divano.
Saliamo le scale senza parlare, entriamo nella stanza e mi siedo sul letto. Lei si avvicina e mi accarezza.

“Mi dispiace è tutta colpa mia, non dovevo scappare in quel modo. E’ colpa mia se ora ti troverai a litigare con Kyle.”
“Non litigherò con Kyle, la nostra sarà una semplice conversazione”
“Come fai ad esserne così sicuro? Io ho pensato che se non ci fossi stato tu…”
“Non ti avrebbe fatto nulla, ti vuole troppo bene”
“Ora racconterà tutto a mia madre, povera me”
“Kyle non farà la spia, non devi preoccuparti neanche di questo”

Lei si lascia cadere pesantemente sul letto accanto a me. So che è arrivato il momento di lasciarla da sola e di ritornare da Kyle, ma mi sembra tanto spaesata. C’è ben poco che posso fare, non posso cancellare tutti i pensieri che stanno attraversando la sua mente. Una mia carezza scivola lenta il suo viso, lei chiude gli occhi. Bacio piano le sue labbra.

“Ti aspetto di sotto”
“Vi raggiungo prima possibile.”

Esco dalla stanza e socchiudo la porta. Kyle è ancora sul divano, io mi siedo proprio accanto a lui.

“Lo sai che dovrei prenderti a pugni per ciò che ho visto qui stasera?”
“Se serve a farti sentire meglio fallo pure”
“Non mi provocare, potrei sempre dimenticare di essere una persona civile decidere di diventare violento.”
“Ti conosco troppo bene per temere una tua reazione”
“Non voglio che Maria debba soffrire”
“Neanche io”

La nostra conversazione si ferma qui. Poche cose, quasi niente, ma per noi è stato un chiarimento.
Kyle sa che il sentimento che mi lega a Maria è qualcosa di forte, e sa anche che non mi lego facilmente a qualcuno. Non servono atre parole. Mai vorrei farla soffrire.
Maria arriva dopo poco e ci incamminiamo tutti e tre verso la città.
Amy De Luca riesce a quasi a sorprendermi, prima abbraccia sua figlia e sfoga tutta la sua apprensione di madre, ma subito dopo ricomincia a comportarsi come sempre, richiamandola per essere scappata. Non posso fare a meno di sorridere quando vedo Maria alzare gli occhi al cielo.
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:21
Messaggio #5


Milady Viconia McAliens
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Siamo appena usciti dal ristorante, l’aria è ancora più fredda di poco fa. Non ricordavo un novembre così freddo da tanto tempo. Come al solito stiamo continuando un discorso che avevamo iniziato mentre cenavamo, mi trovo bene con Alex e Max, sono stato fortunato ad averli come compagni di stanza.

“Ragazzi ci lasciate da soli, io e Michael abbiamo una cosa di cui parlare…”

Kyle è comparso alle nostre spalle, interrompendoci. Ci voltiamo tutti e tre quasi contemporaneamente appena sentiamo la sua voce. Vedo i suoi occhi spostarsi da Max ad Alex, e mentre sembra attende una loro risposta evita di guardarmi.
Max e Alex sono spiazzati e credo incuriositi da questa strana richiesta, così li invoglio ad iniziare ad andare in caserma.

“Vi raggiungo fra poco…”

Max sembra aver capito che forse è meglio lasciarci soli, lo vedo da come mi guarda, mentre Alex non afferra subito e chiede:

“Ma cosa sta succedendo?”
“E’ una questione fra noi due e nessuno deve entrarci dentro”

Kyle prontamente gli risponde in tono secco e in parte poco amichevole, so bene di cosa vuole parlarmi.
Entrambi sembrano gelarsi a tale risposta, fra di noi non c’è mai stato nulla di troppo personale, abbiamo sempre parlato di tutto senza riserve. Max prende in mano la situazione, tocca Alex per un braccio e inizia ad allontanarsi tirandolo delicatamente con se.

“Okay io e Alex ce ne andiamo. Ciao Kyle... Michael ci vediamo più tardi”

Alex non sembra ancora convinto, ma si lascia trascinare e di tanto in tanto si volta in dietro per osservarci.
Io e Kyle siamo in silenzio sul retro del ristorante ed aspettiamo che si allontanino. Nel frattempo prendo a scalciare un sassolino che si trova ai miei piedi, ma appena sono sicuro che nessuno è nei paraggi gli chiedo:

“Allora cosa c’è?”
“Lo sai bene”
“… Ancora per oggi pomeriggio?”
“Credevi che fosse tutto finito con quelle due frasi che ci siamo scambiati?.”

Kyle non ha mai usato con questo tono con me, so che è arrabbiato, da un lato posso capire, ma dall’altro so che in fondo non sono fatti suoi. Non ha dato sfogo alla sua ira nei miei confronti, si è frenato perché con noi c’era Maria, ma a quanto pare intende farlo ora che siamo da soli.

“Non ho intenzione di discuterne con te”

Mi giro e inizio a camminare, preferisco andar via prima che la situazione possa peggiorare.
Kyle mi segue sento i suoi passi dietro di me, e continua a replicare.

“No, Michael! Tu sei soltanto un irresponsabile, un egoista, pensi solo a te stesso”

Continuo a camminare, sento una profonda rabbia salirmi dentro, non so cosa mi trattiene da reagire.
Forse perché non voglio finire per incrinare la nostra amicizia, forse per amore di Maria, forse…
ma non capisco …come può accusarmi di essere egoista?

“Che fai non rispondi? La verità ti brucia? Michael sto parlando con te!”

Pensa di proteggere Maria da me in questo modo? Proteggerla da me che mai le farei del male, e dovrebbe saperlo, lui sa quanto io tengo lei …. Ma le sue parole continuano a colpirmi. Mi fermo di colpo, sto per replicare quando Kyle mi afferra per le spalle e mi sbatte contro il muro, il suo sguardo è terribile, non l’ho mai visto così, ma penso che ora sia il momento di porre fine a questa scomoda situazione. Mi divincolo dalla sua stretta, lo guardo in faccia e ribadisco la mia posizione.

“Ciò che faccio in casa mia sono solo fatti miei.”

Riprendo a camminare. Mi sento afferrare un braccio, Kyle mi obbliga a voltarmi, senza darmi il tempo di rendermene conto mi tira un ####otto in faccia Non posso fare altro che starlo a guardare e massaggiarmi la mascella. E’ difficile per non reagire ma restituirgli il pugno provocherebbe soltanto una rissa fra di noi e non è ciò che voglio. Forse ora ha sfogato la sua rabbia, lo spero, non voglio trovarmi con un amico che diventa mio nemico.

“Questo era per oggi pomeriggio, non voglio più saperne niente di voi due.”

Va via lasciandomi solo nel vicoletto. Non posso ancora pensarci, Kyle mi ha colpito.
Vorrei passare da Maria, per tranquillizzarla, era un po’ scossa per tutto il trambusto di oggi, ma forse è meglio ritornare in caserma, ci manca solo che mi trovano nella sua camera di notte.

***
Ieri sera quando sono rientrata, ho quasi temuto l’incontro con mia madre. E invece dopo un breve abbraccio, mi ha soltanto fatto una ramanzina. Avevo voglia di vedere Michael, ho aspettato per un po’ alla finestra e poi sono rientrata, forse ha pensato che non era il caso di sfidare troppo la sorte ed è rientrato in caserma con Alex e Max.
So che è illogico, abbiamo trascorso il pomeriggio insieme, la sera è stato nel ristorante fino a tardi, ma mi sentivo un po’ strana, dopo tutto il caos che è successo a casa sua, forse, avevo necessità di sapere che nulla era cambiato fra di noi, ma conto di parlargli stasera, appena ne avrò la possibilità.
Kyle invece mi preoccupa un po’, oggi non mi ha quasi rivolto la parola e non mi guarda neanche in faccia. Spero che gli passi in fretta, gli voglio molto bene e questa sua freddezza nei miei confronti mi fa male. Tutta questa tensione che sento nell’aria mi disturba, ma forse basta solo aspettare. Ho evitato di insistere non avrebbe senso farlo ora, anche perché spero che ne mia madre, ne zio Jim si rendano conto della frattura che si è creata fra di noi.
E’ quasi ora di cena, e con impazienza guardo di continuo fuori dai vetri della porta aspettando di veder comparire Michael da un momento all’altro. Attesa vana, perché dopo mezz’ora circa arriva Max da solo.
Non so che pensare, mi avvicino a lui, mentre sta sistemando il cappotto.

“Ciao Max, come mai sei solo?”
“Alex è di guardia e Michael stava finendo una relazione, però mi ha chiesto di avvisarti che veniva più tardi e che cenava in caserma”

Meno male, le mie preoccupazioni svaniscono, è ovvio che non lo vedrò comparire qui, ma si farà vivo durante la notte nella mia camera. Con questo felice pensiero nella testa continuo a lavorare, sperando che il ristorante si sfolli in fretta, per permettermi di ritirarmi prima possibile. Appena possibile sgattaiolo via augurando la buona notte a tutti.
Kyle non mi risponde, ecco che di nuovo un senso di tristezza mi invade. Ma non posso fare niente, mi sento impotente.
Salgo in camera mia, e mi preparo per la notte, sono stanca, come del resto lo sono tutte le sere quando finisco di lavorare. Vorrei lasciare la finestra aperta per poter permettere a Michael di entrare in qualunque momento, ma fa troppo freddo, mi sa che mi conviene aspettarlo sveglia. Sento nel corridoio i passi di mia madre, sta andando a dormire. Meglio così, sapere che non c’è nessuno in giro, mi fa sentire più tranquilla. Inizio a riporre le mie cose nell’armadio, non so più che fare per alleggerire l’attesa. Poi sento un rumore leggero sui vetri, mi volto e vedo lui. Apro la finestra, l’aria che entra è gelida e siamo solo all’inizio della stagione invernale. Senza pensarci due volte mi tuffo praticamente fra le sue braccia, mi è mancato troppo.

“A cosa devo questa accoglienza così calorosa?”
“Al freddo che è entrato con te dalla finestra”

Lui ride, almeno è allegro. Mi stringe forte, le sue mani scorrono sulla mia schiena, quasi come se volesse riscaldarmi. Allunga una mano e chiude la finestra. poi ci spostiamo verso il centro della stanza. Alzo gli occhi per guardarlo, amo osservare il suo viso. Quando sorride il suo volto è luminoso, i suoi occhi hanno una luce particolare, peccato che non lo fa tanto spesso. So che in questo periodo non c’è molto di cui stare allegri. Ma qualcosa mi fa rabbuiare, vedo una macchia scura sul suo viso.

“Cos’hai fatto? Cos’è questo? Un livido?”

Gli chiedo accarezzandogli con una mano la guancia, si mi sembra proprio un livido.

“Si lo è”
“Come te lo sei fatto?”
“Non ha importanza”
“Certo che ne ha”

Tergiversa e non mi risponde, uno strano pensiero passa nella mia mente, che abbia avuto uno scontro con Kyle?
Mi risulta comunque difficile da credere, mio cugino non è un violento, ma non trovo nessuna spiegazione plausibile.
Forse è per questo che ieri sera non è venuto da me è stato bloccato da lui….

“E’ stato Kyle, è stato lui, come ha potuto, io… io ….”

Mi sta venendo una crisi di nervi. Come ha potuto fare una cosa del genere?
Sono quasi tentata di andare in camera sua e di dirgliene quattro. Non doveva!

“Maria, non ti preoccupare, ho sistemato io le cose con Kyle.”
“Vi siete picchiati?”
“No”
“No? E come ti sei fatto quel livido?”
“Consideralo un modo per calmare la situazione, ora non ci pensare.”

Lo guardo stupita, non capisco. E’ inutile continuare con domande tanto so già che non avrò risposta. Orami ho imparato a conoscerlo e so quando è il momento di smettere, e quel momento è ora. Forse in un altro momento mi dirà cosa è successo.

“Hai fretta di rientrare in caserma?”
“No, perché?”
“Resti a dormire con me?”
“Ma ti sembra una proposta da fare?”
“Hey! basta che rispondi si o no”
“Si”

Soddisfatta di questa mia piccola vittoria, lo trascino verso il letto, ho sonno, e sapere che è qui mi fa sentire al sicuro. Svaniscono tutti i pensieri tristi e per una sera i miei sogni si sono trasferiti nel mondo reale. Triste invece sarà il mio risveglio, molto probabilmente mi ritroverò da sola, ma ci penserò domani.

***
I giorni, i mesi sono passati, ed è passato anche natale. Ho ricevuto molti regali quest’anno ed è stato molto bello, era tanto che non lo trascorrevo con una vera famiglia. Nella mia mente ritornano ricordi di quando ero bambina, di quando mio padre mi prendeva in braccio e mi aiutava ad aprire una scatola con un grosso fiocco, e dentro trovavo una bella bambola. Sono dei bei ricordi, anche se in parte mi rendono triste, ma è inevitabile quando si pensa a qualcosa che era e che non potrà essere più.
Nel frattempo che aspetto Michael a casa sua, ho preso un libro e mi sono seduta davanti al camino. Ho aspettato tanto i giorni di festa, giorni in cui non si lavora, zio Jim ha chiuso il ristorante per permetterci di avere un natale come tutte le normali famiglie. Gioco con la mano con la collana che mi ha regalato Michael, è un piccolo porta ritratti, ne metterò uno nostro dentro.

“Ciao bambolina”

Eccolo, è arrivato finalmente. Scatto in piedi e corro ad abbracciarlo, mentre lui sta appendendo il cappotto.

“E quasi buio fuori, credevo non venissi più”
“E’ ancora presto”
“Lo so, ma ormai è un’abitudine andare di fretta. Poi mi annoiavo sono qui da dopo pranzo”
“Mi dispiace, stavo per venire quando mi hanno convocato urgentemente…” non mi piace la sua voce in questo momento, ho la sensazione che sto per sentire qualcosa che non mi piacerà per niente. “ … un grosso esponente politico arriverà in città domani, siamo stati avvisati solo poche ore fa tramite un telegramma.”
“E dovete organizzargli il comitato di accoglienza?”
“Maria non scherzare, è una cosa seria, quest’uomo sta cercando in tutti i modi di trovare un accordo per la pace. Dovrò scortarlo in capitale ed assicurarmi che ci arrivi sano e salvo”

Le gambe iniziano a tremarmi,…. la capitale…. È lontana sono quattro giorni di viaggio da qui, e le strade sono pericolose in questo periodo, non oso pensare a ciò che potrebbe accadere. Scuoto la testa, via cattivi pensieri, andate via, lontano da me.

“Non starò via molto, al massimo dieci giorni, solo il tempo di andare e ritornare”

Dieci giorni sono tanti, l’attesa ed i miei timori mi consumeranno. E’ come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco. La sua mano mi accarezza un braccio, e mi distoglie dai miei pensieri.

“Quando parti?”
“Domani mattina”

Solo un sospiro esce dalla mia bocca, un sospiro di rassegnazione, posso solo arrendermi all’evidenza. Mi allontano, forse ho necessità di aria perché mi sento un po’ soffocare. Ora mi rendo conto che mi sono aggrappata a lui in modo totale. In questa casa immersa nel bosco viviamo nel nostro piccolo mondo nel quale nessuno entra, ci siamo solo noi e la realtà è tenuta fuori da questa porta chiusa. Invece ora la realtà mi sta risucchiando, mi sta dicendo diritto in faccia che non posso far finta che non esiste.
Mi sono avvicinata al camino e mi sono seduta sul tappeto, proprio dov’ero poco fa. Guardo il fuoco che scoppietta, mentre sento i suoi passi avvicinarsi alle mie spalle, si siede dietro di me e mi tira contro il suo petto.

“Dieci giorni non sono tanti passano in fretta vero?”
“Certo, poi avrai tanto da fare nel ristorante che non ti accorgerai neanche che non ci sono”
“Questo è impossibile perché da quando resti a dormire con me, mi sembra di avere un camino nel letto”

Aggrotta le sopracciglia, sembra riflettere poi assume un’aria alquanto imbronciata. Mi stende a terra e mi blocca con il suo peso.

“Questo sono io per te? Un rimedio contro il freddo?”
“Più o meno”
“E ora hai freddo?”
“Ho sempre freddo, ora in particolar modo …. sto congelando”
Incominciamo a ridere, mi lascia andare, possiamo trascorrere solo poche ore insieme, devo rientrare prima che sia ora di cena, altrimenti mia madre andrà in escandescenza e senza Kyle che mi da una mano, non saprei proprio come affrontarla. Le cose sembrano essersi lievemente appianate, Kyle ha ripreso a parlarmi, e di tanto in tanto rivolge la parola anche a Michael, anche se si comporta ancora freddamente con noi. In parte ora sono triste, Michael è ancora qui accanto a me, ma so già che stanotte sarò da sola.


10
***
Il viaggio per fortuna è stato tranquillo, in pochi sapevano di questa nostra missione ed il breve preavviso che ci hanno dato è servito anche ad assicurarci che non ci fossero fughe di notizie. Ho inviato un telegramma a Maria, dalla città dove abbiamo fatto una sosta per abbeverare i cavalli e per riposarci per qualche ora. Le ho comunicato l’ora orientativa del rientro, un po’ per farle sapere che stavo bene, un po’ perché ho voglia di vederla. Non vedo l’ora di riabbracciarla, mi è mancata molto in questi giorni, molto più di quanto avessi immaginato.
Arrivato in prossimità di casa mia, rallento il passo, la vedo dietro la finestra, alza la mano e mi saluta, poi sparisce e vedo la porta aprirsi. Mi getta le braccia al collo.

“Il mio soldatino è tornato sano e salvo”

Le sue mani scorrono lente fra i miei capelli, lei sorride. Sento di essere finalmente a casa. Sono sfinito per il viaggio, potevo tranquillamente restare in caserma e riposare, non ci sono ordini di servizio per me. Hanno dato una settimana di licenza premio a tutti gli uomini che hanno partecipato alla missione, ma il mio unico pensiero è stato Maria, non potevo stare un minuto in più senza vederla.

“Mi sei mancata in questi giorni”
“Dici sul serio?”
“Si”
“Anche tu mi sei mancato tanto”

La prendo in braccio e salgo di sopra. La stendo sul letto e inizio a baciarla...
C’è qualcosa che non va, lei risponde ai miei baci, ma è come se fosse in parte assente. Il tempo passa, ma non questa strana sensazione, forse è successo qualcosa mentre ero via, sicuramente me ne parlerà fra un po’, però decido di togliermi subito ogni dubbio, potrebbe essere soltanto una mia congettura, ma sono sicuro di non sbagliarmi…

“Cos’hai?”

Lei non risponde, e continua a tenere gli occhi chiusi, ma posso vedere i lineamenti del suo viso contrarsi leggermente.
Sono stato via solo dieci giorni, non riesco proprio ad immaginare cosa le passa per la testa. Non era così che avevo immaginato il nostro incontro, eppure sembrava così felice quando sono arrivato. Insisto…

“Maria, sto parlando con te, a cosa stai pensando?”
“A niente”
“A me non sembra… cosa c’è che non va?”
“Nulla Michael, va tutto bene, sono solo stanca”
“Non è vero tu sei qui, ma la tua mente è altrove”

Mi tiro su per osservarla meglio, il suo volto si è incupito e sta guardando il soffitto, in un punto preciso, è come se volesse evitare di incontrare il mio sguardo. A questo punto ho solo un dubbio, sta evitando di dirmi qualcosa o forse davvero è solo la stanchezza che la rende così strana ai miei occhi? Ma c’è comunque qualcosa che mi sfugge, lei è sempre allegra, ed io non capisco perché ora mi sembra di avere accanto un'altra persona. Sono spiazzato da tutto questo, mi volto, stendendomi al suo fianco mettendo distanza fra noi. Aspetterò, Maria non riesce a stare zitta per troppo tempo. Dopo un po’ si avvicina e si accoccola contro di me e non devo aspettare molto per sentirla parlare.

“Michael, hai ragione, è successa una cosa… ma non so se dirtela”

L’abbraccio, deve saper che può parlarmi di tutto senza timori, se solo sapesse quanto mi sta facendo preoccupare…
Cosa è successo mentre ero via? Devo restare calmo, una mia brusca reazione potrebbe farla tacere, ed io devo sapere tutto. Così ci scherzo su, cercando di alleggerire l’atmosfera

“Fammi capire bene, mi hai detto una bugia?”
“Non proprio… ho omesso di dirti qualcosa”
“Mi stai facendo preoccupare”
“Ho paura”
“Paura? E di cosa?”
“Che tutto cambi fra di noi”
“Non cambierà nulla”
“Come fai ad esserne così sicuro?”
“Fidati di me e mettimi alla prova”

Silenzio, ancora silenzio. Sembra ancora indecisa su cosa fare, la stringo forte, lo sento è agitata, le sussurro ad un orecchio:

“Maria, non temere la mia reazione…”

Sospira, io non so cosa fare per rassicurarla, non posso costringerla a parlare se non vuole, sento che dice piano il mio nome e poi …

“…aspetto un bambino”

Trattengo il fiato per qualche secondo. Ho sentito bene?
Ora lei ha alzato la testa e con gli occhi sta cercando il mio sguardo, è in attesa di una mia reazione.
Mi sento così spiazzato, paralizzato, sono stato preso alla sprovvista, però sento una piacevole sensazione invadermi. Ho comunque bisogno di un po’ di tempo per razionalizzare cosa sta accadendo, ma lei inizia a divincolarsi dalle mie braccia. E’ colpa mia che non ho detto ancora nulla. Si alza dal letto rapidamente, non mi lascia il tempo di dire o fare qualcosa.

“ Lo sapevo, non dovevo dirtelo, non sei diverso dagli altri uomini”

Si infila le scarpe, prende il cappotto, fa tutto così in fretta, ma per fortuna, riesco ad afferrarla prima che possa uscire dalla stanza.

“Dove stai andando?”
“A casa!”
“Non vai da nessuna parte, io e te dobbiamo parlare”
“Non abbiamo niente da dirci”
“Niente! Tu un bambino lo chiami niente! Mi dici che sto per diventare padre e poi fuggi via? “

Ho alzato la voce, anche se non volevo, ma mi ha fatto innervosire, mi rendo conto di averla spaventata.
Lei si blocca, e abbassa la testa, e inizia a piangere. L’afferro delicatamente per le spalle, poi la faccio rientrare e ci sediamo sul letto e la stringo forte a me.

“Scusa non volevo strillare”

Muove solo la testa, è ancora scossa, lo sono anche io. Sto cercando di essere razionale e di stare calmo.

“Quando lo hai saputo?”
“Due giorni fa sono andata dal medico, era un po’ che mi sentivo strana, mi ha detto che dipendeva dalla gravidanza”
“Quanti mesi sono?”
“Tre”
“.. e chi lo sa a parte te, me e Kyle?”
“Come fai a sapere che l’ho detto a Kyle?”
“Ho imparato a conoscerti, so che ti confidi con lui…. Solo che ora però vorrà la mia testa”
“io … vorrei tenerlo questo bambino…. sempre se mia madre non mi uccide prima”
“Forse ti ucciderà, ma non prima di aver fatto fuori me”

Lei ride sentendo le mie parole, la sua solita risata, ora sembra essere ritornata in se. Si lascia cadere all’indietro sul letto, tiro un sospiro e faccio la stessa cosa. Ci sono tante cose da dire, ma in questo momento è meglio il silenzio, devo ancora riprendermi da questa notizia. Ho una sola preoccupazione, la reazione che Amy può avere con Maria. E’ una brava donna, ma non tollererà facilmente questo ‘incidente di percorso’ e devo assolutamente trovare un modo per evitare che si sfoghi sua figlia. Lei nel frattempo ha sistemato la testa sulla mia spalla e si è addormentata. Qualunque decisione può essere tranquillamente rimandata di qualche ora, tanto la situazione resterà immutata ed io nel frattempo ho un po’ di tempo per decidere cosa fare.
Guardo Maria, è rilassata, il suo respiro è regolare, il suo viso è ancora arrossato e rigato dalle lacrime. Con la mano accarezzo il suo ventre… non riesco ancora a credere che qui dentro c’è mio figlio. E’ strano sentire dei forti sentimenti per qualcuno che non c’è ancora, che non ho mai visto, e che esiste da pochissimo tempo nei miei pensieri. Sorrido alle sue parole: ‘vorrei tenerlo questo bambino’, non c’è proprio niente su cui pensare, niente da decidere, quattro parole per esprimere il suo stato d’animo che è anche il mio, nessun dubbio nessuna incertezza, so cosa devo fare.
***
Non so bene cosa sia successo, forse lo stress, forse la stanchezza, mi sono addormentata, e Michael mi ha lasciata dormire. E’ tardi, dovevo essere già al ristorante, mi staranno aspettando. Non ho voglia di subire l’ennesimo richiamo da mia madre. Mi è capitato molto spesso nei mesi scorsi di arrivare in ritardo, e lei non è per niente contenta. Ma quando sono qui con lui perdo completamente la cognizione del tempo, sto così bene che quasi dimentico di dover tornare nel posto in cui vivo e lavoro.

“E’ tardi, perché non mi hai svegliata?”
“Non crolla il mondo se arrivi un’ora dopo”
“Parli così perché non devi affrontare una furiosa Amy De Luca sul piede di guerra”
“Non ti preoccupare le dirò che è colpa mia”
“Si, ma prima che tu arrivi per prenderti la colpa, lei avrà avuto tutto il tempo di strigliarmi per bene”
“Vengo con te, non ti lascio sola”
“Non devi passare prima in caserma?”
“Non è necessario, sono appena rientrato e mi hanno dato una licenza”

Si alza dal letto e mi allunga la mano. Inizio a raccogliere le mie cose, poi scendiamo di sotto.
Michael spegne il camino e poi chiude la porta di casa dietro di noi ed iniziamo a camminare a passo spedito.
Fa freddo, l’aria è gelida, anche se fra pochi giorni sarà primavera. Spero che il sole con il suo calore ritorni a riscaldare questa terra fredda. Temo la reazione di mia madre, non solo per il mio ritardo di oggi, ma per ciò che devo confessarle. In parte mi sento in colpa per ciò che sta succedendo, ma mi ripeto in continuazione che in fondo non ho fatto male a nessuno. Ho anche pensato di tenerglielo nascosto, ma come faccio? Fra un po’ sarà talmente evidente…
Non ho ben capito cosa pensa Michael di tutta questa situazione, sono convinta che mi ha lasciata dormire, per poter essere libero di pensare. Non ha detto nulla, ma almeno non è fuggito via. Ho bisogno di parlare, di decidere cosa fare e di sapere cosa vuole fare lui.

“Non hai detto nulla, sei silenzioso”
“io non parlo molto”
“lo so, ma …. Io che cosa devo fare? Come mi devo comportare con mia madre? Prima o poi dovrò dirglielo e …”
“Stai calma, si sistemerà tutto ”
“Ma come? Tu non conosci bene mia madre, non hai idea di quale può essere la sua reazione…”

Un suo dito si ferma sulle mie labbra zittendomi, poi si ferma e mi guarda. Lui è calmo, come fa ad esserlo non lo so, so solo che io sono un fascio di nervi.

“Quando arriviamo comportati normalmente, il ristorante sarà pieno a quest’ora. Parleremo con tua madre appena sarà possibile.”

Ha ragione, ma comunque non mi sento tranquilla. Continuiamo a camminare, tra di noi cala di nuovo il silenzio. Non è il momento adatto per parlare con mia madre, di certo non posso farlo mentre stiamo lavorando. Che confusione, non so che fare. Con Kyle è stato relativamente semplice, con Michael un po’ difficile, ma mia madre è quella che mi spaventa maggiormente. Si farò così, ci penserò e prenderò una decisone domani, magari ne parlo più tardi con Michael.
Devo ancora riprendermi dalla confessione di oggi.
Intravedo Kyle fuori dal ristorante, mi basta guardare la sua faccia per capire che dentro il clima non è dei migliori.

“Ma che fine avete fatto? Zia Amy è in cucina, e mi ha detto di mandarti da lei appena arrivavi.”
“Mi dispiace averti coinvolto Kyle, non volevo fare tardi, ma io e Michael dovevamo parlare…..”
“Lascia stare, è meglio se entri dentro e ti fai vedere in cucina”

Michael raggiunge Alex e Max, mentre io mi avvicino alla cucina e con timore apro lentamente la porta. In questi giorni, da quando ho saputo di aspettare un bambino, mi sono sentita colpevole, e ho avuto la persistente sensazione che mi si leggesse in faccia. Ogni volta che ho sentito mia madre chiamare il mio nome, temevo che lo faceva per rimproverarmi delle mie azioni.

“Ciao”
“Ti sembra questa l’ora di rientrare?”
“Scusa”
“Sono stanca delle tue scuse”
“Mamma io…”
“Ne parliamo dopo, ora c’è da lavorare”

Meglio non contraddirla. Mi metto a lavorare, stasera prevedo che chiuderemo molto tardi. Michael mi chiede se tutto è tranquillo e gli dico che mia madre vuole discutere con me dei miei ritardi dopo la chiusura. Poi il ritmo diventa sempre più frenetico, ho poco tempo per pensare, per decidere cosa fare. Solo un dubbio, devo dirglielo o no? Forse non è una buona idea, lei è già nervosa, potrebbe esplodere come un vulcano. Che faccio?
Max e Alex sono gli ultimi ad andare via. Michael c’è ancora, per fortuna non deve rientrare il caserma, sapere che è qui mi da forza. Mia madre mi chiama e mi dice di raggiungerla in cucina. Mi incammino, ma Michael mi ferma.

“Parlo io con tua madre”
“Non devi, lo faccio io tanto vorrà solo sgridarmi per averle disobbedito ”
“Resta qui.”
“No, entro con te”
“Lasciami parlare con lei”
“Va bene”

Non riesco a capire perché vuole parlare con mia madre, cosa avrà voluto dire con queste parole?
Il suo tono è proprio deciso, ma io mi sento smarrita. So di non avere la forza per controbattere, perciò lo lascio andare.
Resto comunque vicino la porta socchiusa, devo sentire cosa si dicono.

“Dov’è mia figlia?”

La voce di mia madre ha un tono apparentemente calmo, forse perché ha visto lui e non me, altrimenti avrebbe già dato sfogo alla rabbia che sta provando a reprimere.

“E’ nel ristorante”
“Devo parlare con lei, ma visto che ci sei anche tu, ci faremo una chiacchierata a tre, sono stanca di questa situazione, io parlo e lei non mi ascolta”

Lo sapevo lei questa volta è veramente determinata a farmi una grossa lavata di capo, e questo solo a causa di qualche ritardo, non oso immaginare la sua reazione quando le dirò della gravidanza.

“E’ stata colpa mia se abbiamo tardato”
“Michael, magari stasera è la verità, ma non vorrai dirmi che ogni ritardo di Maria è colpa tua? Lei deve essere più responsabile, non deve nascondersi dietro te o a qualcun altro. E poi non mi sembra il caso che tu la difenda e che ti faccia avanti per lei”
“Sono stato io a chiedere a Maria di lasciarmi venire qui al posto suo”
“Non ne capisco il motivo, questo non fa altro che farmi pensare che mia figlia non ha il coraggio di assumersi le sue responsabilità”
“C’è un altro motivo per cui sono qui al posto di Maria”
“Un altro motivo? Sono proprio curiosa… “
“Ho intenzione di sposare Maria”

Non credo alle mie orecchie, la mia bocca si spalanca e guardo Kyle, che mi ha appena raggiunta. Anche lui sta guardando me. Poi mi passa un braccio in torno alle spalle per darmi sostegno, mentre mi dice:

“Non credevo che Michael fosse così risoluto, a quanto pare non si è perso d’animo ed ha subito trovato un modo per risolvere la situazione.”

Sono frastornata, ma provo rabbia, vuole sposarmi, si ma perché ? Perché sono incinta? Mi sento messa in disparte doveva parlarne prima con me.

“Michael, lo so che è un po’ che vi frequentate, e sono contenta di sapere che hai intenzioni serie verso Maria, e un giorno vi sposerete, ma non prima che questa guerra sia finita”
“No, ci sposeremo prima possibile”
“Siete giovani, avete tutta la vita, potete organizzarvi con calma”
“Mi dispiace contraddirla, ma non voglio aspettare”
“Io non capisco il motivo di tutta questa fretta?”
“Maria aspetta un bambino”
“Cosa!!!!! E me lo dici così?…. Siete due sprovveduti, io … io … che vergogna. Pensa a cosa dirà ora la gente. Non dovevate… appena becco mia figlia ….”
“Appena vedrà Maria non si azzardi a dirle niente di tutto questo.”
“Eh no mio caro! non puoi impedirmelo! Anni di insegnamenti buttati al vento e non posso neanche parlare?”
“Maria deve stare tranquilla”
“E’ colpa tua, se non era per te la mia bambina ora non si trovava in questa situazione………”

Basta, non posso più restare in disparte, sentire mia madre urlare così con lui mi sta facendo male, anche se sono arrabbiata con Michael, non posso permetterle di addossargli tutte le colpe, sempre se di colpe si tratta.
Entro anche io nella cucina, è il momento di porre fine a questa situazione. Capisco che mia madre sia furiosa con noi e che in questo momento sente la necessità di sfogare la sua rabbia, ma non deve farlo in questo modo, la conosco fin troppo bene, fra poco inizierà a dirne di tutti i colori.

“Maria…”
“Finalmente ti sei degnata di comparire”
“Mamma, io….”
“Come hai potuto farmi questo? Come? Vergognati…”

La sua reazione era prevedibile, ma comunque il suo tono mi ferisce. Se osservo la situazione dal suo punto di vista, so che ha ragione. Se solo non tenesse tanto alle convenzioni.

“…Cosa c’è? Non hai niente da dire? Aspetti che sia Michael a parlare al tuo posto?”
“Basta!”

Michael è intervenuto per zittirla, ma forse non è stata una buona idea. Mia madre quando non riesce a dare sfogo alla sua rabbia spesso si chiude in un assurdo mutismo. Mi avvicino a lui, ho bisogno di sostegno, è dura per me affrontare tutto questo. Con lui chiarirò questa situazione dopo.

“Michael restane fuori, è una questione fra me e mia figlia”
“Non posso, riguarda anche me”

Assisto ad uno scambio di sguardi, poi mia madre, getta lo strofinaccio sul tavolo ed esce dalla stanza lasciandoci soli.
Spero sbollisca i suoi malumori. Sono sicura che ora se ne andrà nella sua camera e che non la rivedrò fino a domani a colazione. Così avrà tutto il tempo per rimuginare sui suoi errori, quelli che ha commesso allevandomi e su quanto io sia sprovveduta e stupida.

“Non potevi aspettare come ti avevo chiesto?”
“Non con lei che inveiva contro di te.”
“Non devi agitarti nel tuo stato”
“Sono incinta non malata”
“Vuoi far innervosire anche me?”
“Io dovrei essere furiosa con te, come hai potuto entrare qui e dire tutto a mia madre? Come puoi dire a lei che vuoi sposarmi senza chiedere a me se voglio farlo? Io ho un cervello e provo dei sentimenti, e mi sento profondamente offesa dal tuo comportamento, non puoi decidere della mia vita al posto mio e non voglio che mi sposi solo perché aspetto un figlio tuo.”

Aspetto, aspetto, ma possibile che non ha nulla da dirmi? Niente da replicare? Mi sento ancora più disorientata.
Tutta questa situazione diventa sempre più assurda e incomprensibile per me. E’ inutile restare, me ne vado a dormire.

“Maria vieni qui”
“Michael, voglio solo andarmene in camera mia, ho sonno, è tardi…”

Mi prende una mano e mi avvicina a lui, poi inizia a parlare.

“Non avresti dovuto ascoltare la conversazione che ho avuto con tua madre, ma era mio dovere dirle come stanno le cose, tu non dovevi essere coinvolta”
“Perché? Sapere cosa succede riguarda anche me”
“Te ne avrei parlato dopo, non volevo farti agitare inutilmente”

Sembra sincero, ma sono ancora nervosa. Comunque ha ragione, sentendoli parlare e in alcuni momenti urlare, mi ha messo addosso uno stato d’ansia, di agitazione. Ma come si fa a non essere incuriositi, quando sai di essere l’argomento della discussione?

“Dopo quando? Ti ripeto che non mi va che tu decida per me. Non mi hai costretto a fare nulla, non sei obbligato a sposarmi solo perché sono incinta.”
“Pensi davvero ciò che hai detto? Secondo te lo faccio solo perché c’è un bambino di mezzo?”
“Io… Io …”

Mi sta spiazzando con le sue parole, non so cosa rispondergli, non so che pensare. I suoi occhi scuri che mi guardano, mi studiano. Tira la mia mano sul suo torace, posso sentire il suo cuore battere.

“Mi dispiace, non volevo che accadesse tutto così in fretta, in questo modo…”
“Non è questo il punto, Michael”
“Maria, lasciami finire… ti ho amata dal primo momento che ti ho visto, dal momento in cui i miei occhi hanno incontrato i tuoi su quel molo, ho saputo che eri tu e nessun’altra. Tu sei l’unica con cui voglio dividere la mia vita, è per questo che ti chiedo…. mi vuoi sposare?”

La mia mano sente i battiti del suo cuore accelerare, anche se il tono della sua voce resta immutato. I suoi occhi continuano a fissarmi, sto per rispondergli, quando sento che stringe la mia mano, poi continua a parlare.

“Se non ti fidi delle mie parole ascolta il mio cuore, lui non mente. Lo senti? Solo tu gli fai questo effetto. Non voglio sposarti solo perché sei incinta, credimi se ti dico che te lo avrei chiesto, forse non oggi, ma te lo avrei fatto lo stesso”
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:22
Messaggio #6


Milady Viconia McAliens
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Avrei preferito tenerla fuori dalla discussione con sua madre. Posso capire il suo risentimento nei miei confronti, neanche io sopporterei se qualcuno cercasse di decidere della mia vita .
Ma non era ciò che volevo fare, volevo evitare che fosse lei a dire a sua madre del bambino, ma solo per non farla essere vittima dello sfogo rabbioso di Amy De Luca. Sono convinto che fra qualche giorno l’arrabbiatura le sarà passata ed io intanto sono qui, in silenzio, ad aspettare una sua risposta.
Ho potuto osservarla bene, in questo momento è così piccola, così spaesata.
Probabilmente ho sbagliato a non dirle quali erano le mie intenzioni, non l’ho fatto neanche quando, mentre tornavano qui, mi ha chiesto cosa doveva fare. Forse merito di ricevere un no come risposta, ma spero vivamente di essere riuscito con le mie parole a farle capire quanto è importate per me.

Le sue braccia girano intorno alla mia vita, la sua testa si sistema contro il mio petto, mi sta abbracciando.
Mi sembra strano che una persona che ha una bella parlantina come lei, in questo momento sia a corto di parole e principalmente di sillabe. Ricambio il suo abbraccio, poi lei alza il viso e mi guarda, i suoi occhi sono lucidi.

“….. Mi sento un verme in questo momento…..”

Non era la risposta che aspettavo. In questi casi si risponde con un si o un no, ma lei è così particolare, così diversa che ci si può aspettare qualunque cosa.

“….Davvero, non dovevo essere così dura con te, stavi solo cercando di proteggermi, sono stata veramente pessima”
“Ho sbagliato anche io a non dirti cosa volevo fare”
“Qualcun altro al tuo posto sarebbe scappato via”
“Io non sono ‘qualcun altro’.”
“Lo so”
“E allora?”
“Cosa?”
“Sto ancora aspettando la tua risposta”

Si solleva sulle punte, poggia le sue labbra sulle mie, poi fa un mezzo sorriso e si avvicina al mio orecchio.

“Si, voglio sposare il mio bel soldatino”

Insolita come risposta, ma rende l’idea. Devo solo organizzare tutto e in fretta. Immagino già le facce di Alex e Max quando sapranno del matrimonio. E penso anche alla reazione di Hal, ma forse sarà quello meno sorpreso. Per ora mi accontento di stare un po’ così, con questo senso di pace ritrovata e con lei fra le mie braccia.

“Non eri stanca? Non volevi andare a dormire?”
“Lasciami stare ancora un po’ così”

Poco dopo Kyle entra, ci guarda un attimo, dice che suo padre e sua zia sono nel ristorante e che vogliono parlarci.
Poi esce, lasciandoci di nuovo da soli. Maria si irrigidisce.

“Cosa vorranno ora?”
“Raggiungiamoli è l’unico modo per saperlo”
“Spero non voglia sgridarci anche zio Jim”

Non credo vogliano sgridarci, non avrebbe senso e poi Jim Valenti è un uomo tranquillo. Usciamo dalla cucina, tutti e tre sono seduti e ci guardano avanzare nella loro direzione. Ci sediamo anche noi, e restiamo in silenzio in attesa di sentire cosa hanno da dirci. E’ Jim a parlare.

“Amy mi ha raccontato tutto, non voglio rimproverarvi delle vostre azioni, ormai sarebbe inutile. Vorrei solo capire cosa avete intenzione di fare”
“Io e Michael ci sposiamo”
“Mi sembra una saggia decisione, quando?”

“Mi sembra una saggia decisione, quando?”

Sono io a rispondere, Maria è proprio sfinita, il suo viso è segnato dalla stanchezza.

“Domani mi occuperò di procurarmi tutti i documenti necessari e cercherò di fissare la data prima possibile”

Dopo un po’ di silenzio Jim riprende a parlare.

“Allora, è meglio se andiamo tutti a dormire, ne riparliamo appena sapremo per quale giorno organizzare tutto”

Ci alziamo tutti quasi contemporaneamente, è arrivato il momento di andare via. Maria afferra la mia mano.

“Non andare via, resta qui con me”

Assisto ad uno scambio di sguardi, posso capire che non vuole restare da sola, questa richiesta pubblica mi sta mettendo in una strana posizione. Poteva dirmelo mentre eravamo da soli, avrei fatto come sempre, sarei rimasto, ma entrando in camera sua dalla finestra.

“Michael dormi pure in camera di mia figlia, tanto cos’altro potete fare che non avete già fatto? Ma guai a te se sparisci prima di sposarla”

Sale su per le scale, lasciandomi profondamente spiazzato. Dov’è finita la donna che, se non fosse intervenuta Maria, poco fa mi avrebbe fatto a fettine?

***
Non credevo si potesse organizzare un matrimonio in così breve tempo. Il giorno delle nozze è giunto e il ristorante oggi è chiuso, ma tutti sono qui e stanno preparando il pranzo. Mi sono svegliata e nell’aria ho sentito miscugli di odori, da quello delle verdure a quello dei dolci. E’ piacevole sapere che si stanno dando molto da fare per me, per rendere questo giorno unico.
Resto ancora un po’ a letto, oggi sarà una giornata pesante, meglio se riposo ancora un po’. In queste ultime due notti che hanno preceduto questo giorno, Michael ha dormito con me, ora questo letto mi sembra terribilmente vuoto senza di lui. Colpa di mia madre che è convinta che porta male, così non ci è stato possibile vederci. Sento ancora le sue parole che rimbombano nella mia testa, parole che parlano di cose da non fare, ma quante superstizioni che sto scoprendo, di cui non conoscevo l’esistenza. Tutti si sono adoperati per non farmi stressare e per non farmi fare quasi nulla, da un lato sono contenta di ciò, però mi dispiace di aver dovuto demandare altri per cose che riguardano me..
Sento piccoli passi nel corridoio, eccola, questa di sicuro è mia madre, fra poco verrà qui per farmi alzare.

“Maria, tesoro svegliati e ora di alzarsi e di prepararsi”

Come cambiano le cose, fino a qualche sera fa ero una svergognata, ora mi chiama tesoro. Aveva ragione Michael quando l’altra sera mi ha detto che le sarebbe passata in fretta.
Non sentendo arrivare una mia risposta, apre la porta, senza bussare, ed entra.

“Stai ancora dormendo? Ho messo a riscaldare l’acqua così puoi farti un bagno caldo”
“Mamma lasciami dormire ancora un po’, ti prego”
“Su, forza non fare così, devo ricordarti che giorno è oggi? Abbiamo molte cose da fare, tutto deve essere perfetto, tu devi essere perfetta”

Non la sopporto quando fa così, sembra quasi che oggi sia lei a doversi sposare. Sono sveglia da quindici minuti e già non ne posso più. Contro voglia mi alzo e faccio come mi dice, non ho intenzione di litigare, non oggi.

“Posso mangiare qualcosa prima? Ho fame”
“Certo, la tua colazione è di sotto”
“Grazie”

Infilo la vestaglia e scendo di sotto, tutti mi guardano e sorridono, è bello sapere che sono contenti per me.
Anche Kyle sta facendo colazione, meglio, odio mangiare da sola. Mia madre sparisce in cucina, dicendo che deve controllare la preparazione del pranzo e ci lascia da soli.

“Oggi è il grande giorno cugina!”
“Kyle, non ti ci mettere anche tu”
“Siamo nervose? Tutte le spose lo sono”
“Non sono nervosa, o per lo meno non per il matrimonio.”
“Zia Amy ti sta stressando”
“Più o meno”

Ride, beato lui, io mi sento già stanca, e poi la voglia di mangiare sta svanendo e sento comparire un senso di nausea. Mi sforzo di mangiare comunque qualcosa, non voglio sentirmi male perché sono a digiuno.
Ritorno nella mia stanza, cercando cinque minuti di tranquillità, prima che tutto intorno a me riprenda a girare freneticamente. Sta succedendo tutto tanto in fretta, quasi non me ne rendo conto. La finestra è spalancata, fa abbastanza freddo, la chiudo e mi strofino le braccia con le mani. Fra poco mia madre sarà di nuovo qui, per farmi fare il bagno. Tiro fuori dall’armadio il mio unico vestito buono, quello che indosso nei giorni di festa, sono fortunata che mi entra ancora. Sento uno strano rumore alla porta, e sento guaire. E’ Lucky, di sicuro lo avranno cacciato dalla cucina, ed è venuto a rintanarsi qui. E’ cresciuto, ma in fondo è solo un cucciolo di taglia grande. Apro la porta, scodinzola e mi allunga una zampa, come fa di solito per attirare la mia attenzione. Ha qualcosa in bocca, o meglio tiene con la bocca un sacchetto. Lo prendo, entriamo in camera, mi siedo sul letto, sono proprio curiosa di sapere cosa mi ha portato il mio cagnolino…….


***
Sono teso, molto più teso di quanto mi aspettavo. Come al solito faccio finta di nulla, cerco di apparire tranquillo e disinvolto. Sono fuori la chiesa. Sono in anticipo. I miei amici mi fanno compagnia nell’attesa e cercano di distrarmi parlando di qualunque cosa pur di tenermi occupato. In parte ci riescono, in parte no. Anche se li ascolto e partecipo alla conversazione, la mia mente è altrove.

***
Vorrei tanto essere da sola, sono pienamente in grado di vestirmi e di darmi una sistemata ai capelli. Mia madre e le altre donne che lavorano nel ristorante, sono in camera mia e mi trattano come se stessero giocando con una bambola.
Mi sta venendo voglia di strillare. Ma poi mi estraneo, non le sento più, loro non ci sono, ci sono solo io e non posso fare a meno di pensare che sto per sposarmi. Sensazioni contrastanti, amore, paura, felicità, agitazione, si fanno strada dentro di me. Forse è normale sentirsi così….

***
Il freddo ci ha convinti ad aspettare all’interno della chiesa. Kyle è arrivato da pochi minuti, dice che Maria è quasi pronta e che fra poco sarà qui. A quanto pare la stanno facendo impazzire, e io sto impazzendo qui, l’attesa mi sta consumando. Forse tutti quelli che stanno per sposarsi provano le stesse sensazioni.

***
Siamo finalmente usciti di casa. La chiesa è vicina. Il mio stato di agitazione sta aumentando sproporzionatamente.
In questa città tanti sono i curiosi, li vedo sbirciare con interesse da dietro le finestre e le vetrine dei negozi.
Kyle è fuori la chiesa, appena ci vede entra dentro. Sto per sentirmi male, riuscirò a reggere?
L’emozione è forte, spero di non crollare.

***
Eccola che entra al braccio di Jim, è bellissima. Sento mancarmi il fiato. I miei occhi sono incollati nei suoi, non c’è la musica, non ci sono gli atri, solo noi due. Jim la lascia al mio fianco e si siede accanto ad Amy, che sta già piangendo.
La sua mano è fredda. Lei è pallida. Le sussurro:

“Tutto bene?”

Risponde annuendo, sembra già stanca. In parte è colpa della gravidanza e del senso di nausea che non le lascia tregua.
Il rito inizia e la nostra attenzione è rapita dalle parole che sta pronunciando il pastore. Tutta la tensione svanisce lentamente man mano che ci si avvicina alla fine della cerimonia. Sollevato pronuncio i miei voti, e poi mi rilasso definitivamente, quando sento la sua voce ripeterli a sua volta.
Con immenso piacere assolvo al mio primo compito da marito, baciare la sposa.

***
Non so proprio come fa Micheal a sembrare tanto calmo, io sono tesissima. La sua voce mentre pronuncia i voti è tranquilla, sembra che per lui sia una passeggiata. Io ho quasi il terrore di non riuscire a parlare, in fatti ora che è il mio turno sento la mia voce tremare. Ho una sola certezza in questo momento, Michael è nervoso almeno quanto me, lo sento da come mi stringe la mano, in genere è molto più delicato, non che mi fa male, ma ora la tiene con più forza e allenta la presa quando smetto di parlare.
C’è uno strano luccichio nei suoi occhi quando si china verso di me per baciarmi, non ci posso credere siamo sposati.
Dopo aver firmato i documenti, lui mi trascina quasi con forza fuori la chiesa. Appena vede che sono tutti fuori pronti a lanciare il riso si volta e mi fa da scudo, neanche stessero per tirare tanti piccoli pugnali. Poi c’è l’assalto, tante persone tutte insieme che mi fanno vari auguri ed io non posso fare altro che ripete grazie a tutti, anche se non ho ricordi di chi mi ha parlato. Appena possibile Michael mi trascina via anche da qui, e ci dirigiamo verso il ristorante. E’ tutto così veloce, quasi frenetico, in alcuni momenti stento a credere che tutto stia accadendo realmente e che non sia solo frutto della mia immaginazione.
Il locale di zio Jim è bellissimo oggi, non ci avevo fatto caso prima, ma hanno fatto proprio un buon lavoro. Mi avvio verso le scale, e mi sfilo le scarpe, non ne posso più, i piedi mi fanno male e sono gonfi. Speravo che nessuno potesse vedermi ma….

“Potevi almeno aspettare di essere seduta, nessuno avrebbe guardato sotto il tavolo”

Mia madre ha ragione, ma che ci posso fare se da quando sono incinta i piedi mi si gonfiano e le scarpe mi fanno male?
Salgo in camera mia, di sotto c’è troppa confusione, troppa gente, devo rilassarmi un po’, mi gira un po’ la testa e sento mancarmi l’aria.

“Perché sei qui da sola?”
“Avevo bisogno di un po’ d’aria.”

Michael mi avrà vista salire e mi ha raggiunta, proprio non gli sfugge niente. Mi volto e lo guardo, se solo sapesse l’effetto che mi fa vederlo in divisa. Apre la finestra, poi si avvicina.

“Sicura che sia solo questo, sei pallida, ma lo eri anche stamattina”
“Si, va tutto bene. È solo che questo bustino è talmente stretto che quasi stento a respirare”
“Bustino? Ma non porti bustini”
“Mia madre e le sue comari mi hanno convinto a metterlo”
“Girati”

Mi giro, lui scosta i capelli dalla mia schiena. Sento che sbottona il vestito e che allenta i lacci….. che bello respiro di nuovo.

“Era proprio necessario? Non vedo perché sottoporti a questa tortura”
“Per farmi apparire più magra, forse non lo avrai notato, ma ho messo su qualche chilo”
“Ora mi sentono…”
“No, lascia stare, non fa niente, sto meglio”
“Non dovevano stringere tanto”
“Non è successo nulla, non roviniamo questa giornata”

Eccolo che si acciglia di nuovo, sembra riflettere, su cosa, non so, ma ogni tanto fa così e questa cosa non fa altro che renderlo ancora più interessante ai miei occhi.

“Andiamo di sotto, ma appena possibile ce ne andiamo via, non ti lascio un minuto in più nelle loro mani”

Sono felice di sentirglielo dire, dovrei restare qui e festeggiare con tutti gli altri, ma vorrei festeggiare il mio matrimonio a modo mio, sola con lui, in fondo è una cosa principalmente nostra. Ma so che non posso farlo, almeno per un po’ dobbiamo stare qui. Penso proprio che aver deciso di stare a casa di Michael dopo la festa, sia stata una buona idea. Sperando che almeno li ci lascino in pace. Ma prima di essere di nuovo risucchiata dai festeggiamenti devo chiedergli una cosa.

“ Aspetta un attimo, perché mi hai mandato questo tramite Lucky? Non potevi venire tu?”

Gli domando mentre prendo la scatolina che avevo riposto con cura sul mio comodino.
E’ stata una vera sorpresa, non mi aspettavo di trovare dentro quel sacchetto un anello.

“Se tua madre mi vedeva in giro stamattina mi sparava. Ti piace?”

Annuisco, sono rimasta spiazzata, già tutto questo è tanto per me, poi anche un regalo, non me l’aspettavo.
Lo prende dallo scatolino e lo infila all’anulare, proprio avanti alla fede.

“Era di mia madre, lei sarebbe felice di saperlo alla tua mano”

***
Non ci credo, la festa è finita, finalmente possiamo andare via. Dopo un rapido saluto a tutti, siamo fuori e stiamo camminando verso casa. Era tanto tempo che non mangiavo così bene, si sono proprio dati da fare per organizzare il pranzo. Spero che Kyle si sia ricordato di portare qualche provvista da me, altrimenti io e Maria domani non potremo neanche fare colazione. Lei è stanca, è stata una giornata stressante, oggi non è riuscita a riposare per niente, ma sono sicuro che è stata una bella giornata anche per lei. Quanto avrei voluto che mia madre fosse stata presente, le sarebbe piaciuta Maria, ne sono sicuro.

“A cosa pensi soldato?”
“Niente di particolare”
“Siamo sposati da poche ore e già mi dici bugie?”
“Pensavo a mia madre”

Lei sembra essere spiazzata, forse pensa di essere stata indiscreta. Non è colpa sua se stasera non c’era nessun mio consanguineo. Ma sono stato bene lo stesso, tutte le persone a cui tengo realmente erano con me.

“Ci siamo quasi, sei stanca?”
“Abbastanza”

Raggiungiamo presto casa, Maria emette un live grido quando la prendo in braccio e con un piede apro la porta di casa.
Poi la rimetto a terra e chiudo a chiave. Lei sgattaiola via. E’ buio. Accendo il camino e qualche lampada. Faccio un giro di perlustrazione della casa prima di salire di sopra, voglio assicurarmi che sia tutto a posto e che tutte le entrate siano ben chiuse.
In camera da letto trovo delle candele accese, il suo vestito buttato sulla poltrona, le scarpe sul tappeto. Mi volto e lei è rannicchiata sul letto, sta dormendo, probabilmente mi aspettava, ma la stanchezza ha avuto il sopravvento. Ha ancora i capelli in parte raccolti, li sciolgo togliendo lentamente le forcine, cercando di non svegliarla, dopo la sistemo sotto le coperte. Prendo un libro e mi metto a leggere, sono stanco, ma non ho particolarmente sonno.

***
Non ricordo nulla, solo che sono salita in camera ieri sera e poi…?
Mi sarò addormentata, probabile, ero stanchissima.
Mi giro verso il centro del letto allungo una mano.

“Michael?”

Mi tiro su, e mi rendo conto che è giorno e che sono da sola nel letto. Lui dov’è?
Non è nella stanza, allora sarà di sotto.
Scendo le scale e non sento nessun rumore. Forse è fuori.
La porta dell’ingresso è chiusa a chiave.
Ma che razza di scherzo è questo? Non mi avrà chiusa dentro casa?
E’ il mattino successivo alle mie nozze, mi ritrovo da sola in casa, chiusa dentro e non so mio marito che fine ha fatto.

“Ahhhh!!” Grido quando mi sento afferrare per la vita.
“Perché strilli?”
“Mi hai spaventata a morte, pensavo di essere da sola e non riuscivo ad aprire la porta”
“Dammi un motivo per cui ti avrei lasciata da sola in casa e per di più chiusa dentro”
“Non lo so….” Mi guarda sembra divertito “ ….e che mi sono svegliata e non eri a letto, poi sono scesa e non ho sentito rumori, volevo uscire per vedere se eri fuori, ma la porta non si apriva…”

Allunga una mano e afferra la chiave che è vicino la porta, appesa ad un chiodo.

“Eccola, la metto qui dopo averla usata”

Nascondo il viso sul suo petto, come possono essermi passate certe strane idee per la testa?
Forse perché questa è stata la prima notte che ho trascorso fuori casa. Forse perché non mi piace stare da sola.
Forse perché penso che con oggi per me inizia una vita nuova.
Tutto è in parte come ieri, ma qualcosa non lo è più.
Non lo so mi sento confusa.

“Comunque non è stato carino da parte tua non farti trovare stamattina… un bravo marito non si comporta così”
“Come osi dirmi questo proprio tu che ieri sera ti sei addormentata e mi hai mandato in bianco la notte delle nostre nozze?”

So che sta scherzando anche se fa la voce grossa. Faccio finta di non aver sentito ciò che ha detto….

“Ho fame, c’è qualcosa da mangiare?”

Mi fa cenno di si con la testa. Mi porta in cucina, qui c’è di tutto, anche una parte della torta di ieri. Prendo qualcosa, qualcosa lo passo a lui, poi lo spingo fuori dalla cucina e saliamo di sopra. Mangiamo poi metto il resto delle provviste sullo scrittoio. Chiudo le tende. Nella stanza sparisce quasi del tutto la luce. Lui sembra aver capito il mio gioco.

“Lascia stare quelle cose e vieni qui”

Resto ferma al bordo del letto, ma non aspetto molto, lui mi afferra e mi tira sul letto.

“E’ abbastanza notte così, marito mio?”

12

***
La mia vita è cambiata molto, solo fino a poco tempo fa non avevo nessuno, a parte qualche caro amico. Ora ho una moglie e un figlio in arrivo e ciò mi riempie do gioia. Il ricordo del nostro frettoloso matrimonio è ancora vivo, come se fosse stato ieri, e invece sono passati due mesi.
Ho abbandonato la spoglia stanza che dividevo con Max e Alex, e mi sono trasferito a casa Valenti.
Avrei voluto vivere a casa mia, ma stando fuori tutto il giorno non me la sentivo di lasciare Maria da sola.
Tanti pensieri affollano la mia mente, mentre mi affretto per raggiungere la stanza del generale.
Questa convocazione, che arriva tanto inaspettata, mi preoccupa . Ne frattempo cammino a passo svelto verso il luogo della riunione. Sento delle voci provenire dall’interno. Busso ed entro, dopo aver fatto il saluto, il generale mi da l’ordine di mettermi a riposo. Max ed Alex sono già qui. Poco dopo il mio arrivo, entrano altri ufficiali. Ci viene esposto il problema in modo sintetico e diretto.
Il nemico sta avanzando e nel giro di qualche giorno raggiungerà il forte a poche ore di cammino dalla nostra città.
E ciò significa far evacuare tutti i civili, ed io sarò costretto a mandare via Maria.
Mi peserà moltissimo fare ciò, ma sapere che non ci sono civili ci renderà più facile contrastare l’avanzata nemica.
Riceviamo ordini precisi, dobbiamo far partire le nostra famiglie e metterle al sicuro e nel frattempo mandare i soldati ad avvisare ed aiutare la popolazione. Sono stati già predisposti mezzi per facilitare il trasporto, tra di essi molti treni pronti per varie destinazioni.. Dopo aver ricevuto le direttive da impartire ai nostri plotoni, veniamo congedati ed esortati a svolgere in fretta il compito ci è stato assegnato.
Mai avevamo camminato in silenzio, ma tutti sono intenti a pensare, tutti pronti a farsi forza per mandar via i propri cari ed a restare qui senza sapere se un giorno potremmo riabbracciarli.
Chiamo a raccolta i miei uomini, gli spiego sinteticamente la situazione, anche perché c’è poco da dire e lo sgomento che vedo nei loro occhi parla da solo. Molti di loro sono stati assegnati a questa caserma, ma sono originari di altri posti e non avendo famiglia si offrono volontari per aiutare a sfollare la città.
Terminato il mio compito mi congedo e mi dirigo verso quella che ora è casa mia.
Dove posso trovare le parole adatte, sempre che ce ne siano, per dire a delle persone che devono abbandonare tutto e fuggire via? Maria ha sempre temuto che prima o poi ciò sarebbe accaduto, sono anni che lei e sua madre sono costrette ad un continuo esodo. Invece lei ha ragione, l’ha sempre avuta.
Lei ne era convinta ed infondo lo ero anche io, ma speravo di sbagliarmi.
Ho sperato fino all’ultimo che le mie previsioni non si avverassero, e invece è successo tutto come avevo immaginato.
L’unico dato di fatto è che qui ci sarà una battaglia. Uomini contro uomini, unica differenza il colore della divisa, costretti a sparare per primi per restar e vivi. Quando si iniziano delle guerre, lo si fa principalmente per seguire un ideale, ma si finisce poi in una lotta per la sopravvivenza.
Non volevo che tutto ciò accadesse così in fretta, proprio ora che mi sentivo felice. Tutto ciò mi sta facendo rendere conto che la felicità dura solo pochi attimi, ma che hanno la forza di scaldarti per sempre..
Non so come affrontare l’argomento con Maria, sarà dura convincerla ad andare via. Neanche io vorrei essere costretto a farlo, ma preferisco restare da solo e saperla al sicuro. Lasciarla restare, oltre ad infrangere l’ordine che ci è stato impartito, sarebbe solo pericoloso ed egoistico da parte mia. Devo pensare anche al bambino…
Prima era tutto diverso, poi è arrivata lei riempiendo la mia vita, mandando via quel senso di vuoto che ho sempre provato dentro di me. Poi la scoperta che lei aspettava un bambino, un figlio nostro. Mi è parso tanto strano pensare di diventare padre. Sono rimasto senza parole, ma con una sola domanda che rigirava nella mia mente, come potevo essere un buon padre proprio io che un vero padre non l’ho mai avuto?
Mi ha aiutato l’idea di poter essere migliore, di poter dare a questo bambino tutto ciò che a me è stato negato. Ora mi chiedo se riuscirò a vederlo questo bambino, o se la sorte mi sarà tanto avversa da impedirmelo.

Raggiungo in fretta il ristorante, voglio avvisarli prima possibile, così avranno più tempo per organizzarsi per il viaggio.
Vado direttamente in camera di Maria o dovrei definirla la nostra camera? Non so, intanto sono convinto che mi mancherà stare in questa stanza con lei. Busso piano prima di entrare. Amy si avvicina alla porta esce e non mi permette di entrare.
“Michael, come mai sei rientrato così presto? Maria sta dormendo, le girava la testa, l’ho convinta a stendersi un po’ ”

Le faccio segno di seguirmi, ci spostiamo per non disturbare il suo sonno. Così posso parlare con calma prima con loro.

“Jim e Kyle ci sono?”
“Dovrebbero essere in cantina”
“Raggiungiamoli”
“Sei strano è successo qualcosa?”
“Si, purtroppo, l’esercito nemico si sta avvicinando e fra qualche giorno ci saranno addosso. Ho avuto l’ordine di far evacuare tutti i civili. Dovete partire al più presto”
“Oh mio Dio!”

Il viso di Amy si sbianca, ma era prevedibile come reazione. Mentre avanziamo per scendere in cantina continuiamo a parlare.

“Stasera o domani mattina al massimo vi metterete in viaggio per raggiungere la proprietà che Jim possiede nella zona dei laghi, li sarete al sicuro”
“E tu?”
“Devo restare”

Capisco a cosa sta pensano, non vorrebbe dare questa brutta notizia a sua figlia, non lo vorrei neanche io. Ora non posso fermarmi a pensare e lasciarmi andare ai miei sentimenti, sentirei solo più dolore di quello che già provo, non posso permettermi di mostrare le mie debolezze, devo essere forte per me e per lei.
Scendiamo in cantina e spieghiamo la situazione a Jim e Kyle. Entrambi hanno un attimo di smarrimento, non è facile neanche per loro, non lo è per nessuno.
Li lascio discutere dei dettagli, ora a me spetta un ingrato compito, parlare con Maria. Spero la prenda meglio di quanto mi aspetto, non vorrei aggravare la sua condizione,la gravidanza l’ha indebolita, non lavora più di tanto nel ristorante, sua madre le ha affidato i compiti più leggeri, che svolge principalmente in cucina, ma è giusto così, anche se lei si sente abbastanza inutile.


***
La sua mano è calda e delicatamente mi accarezza un braccio. E’ piacevole essere svegliata dalle sue carezze. Resto per pochi secondi ancora con li occhi chiusi, poi li apro. E’ seduto sul letto accanto a me e mi osserva.

“Ciao”
“Ciao, come ti senti?”
“Un po’ meglio, riposare mi ha fatto bene”

Continua a guardarmi, senza fiatare, restiamo così ancora un po’, poi sento che la sua mano scende e accarezza la mia pancia. Ultimamente lo fa molto spesso, probabilmente cerca di stabilire un contatto con il bambino. Ma c’è qualcosa di strano nei suoi occhi, sono terribilmente cupi.

“Cosa c’è Michael? Perché hai quella faccia?”

Si acciglia un po’, forse non sa se parlare o meno, non è da lui tentennare tanto.
Cerco un contatto fisico, allungo una mano sulla sua e la stringo.

“Devo dirti una cosa….” Non mi piace come sta iniziando il suo discorso “Il nemico si sta avvicinando, è necessario lasciare la città”

Cerca di stare calmo, ma sento la sua preoccupazione, ormai so riconoscere il suo stato d’animo solo guardandolo. Anche io cerco di mantenere la calma.

“Quando?”
“Prima possibile, stasera o domani sul presto”
“Speravo che ci fosse più tempo”
“No, non c’è”

Tiro un sospiro, poi mi siedo e ci guardiamo ancora. Cerco di riflettere, e poi me ne esco con una stupida domanda; una domanda che ha una ovvia risposta che già conosco.

“E tu?”
“Devo restare qui, lo sai….”
“Lo so…” non è necessario aggiungere altro “…lo hai già detto agli altri?”
“Si.”
“Partiremo domani mattina sul presto”
“Sarebbe meglio se lo faceste prima possibile, stasera”
“No, o domani o niente!”

La mia voce è stridula, come quella che emette un uccello ferito, ma è così che mi sento. Sono qui ferma, sono tutto un fremito, ma non posso fare nulla per cambiare le cose.

“Come preferisci, basta che ti calmi.”
“Pretendi che le cose che mi hai appena detto non abbiano alcun effetto su di me?”

Michael scuote la testa, sa bene che mi ha dato una notizia terribile e per più di un motivo, e in questo momento non mi va di polemizzare. Lui sa bene ciò che penso.

“Voglio solo saperti al sicuro lontano da qui”
“Michael…” abbasso la voce e mi avvicino a lui, non voglio creare ulteriori tensioni, ce ne sono già troppe. “.. andrò via senza fare problemi, non prima di domani mattina.”
“Fai come vuoi, ma non capisco cosa cambia se invece di partire ora…”
“Non so quando potrò rivederti, ti prego non mandarmi via subito. Lasciami stare con te anche solo per poche ore”

***
Troppo poco preavviso, con rigor di logica dovrei farli partire subito, ma in un remoto angolino dentro di me sento la necessità di avere ancora un po’ di tempo, ecco perché non la lascio libera di restare qui. Sono terribilmente egoista in questo momento.
Ho disturbato il suo riposo, vorrei che lei si rilassasse, ma non è possibile. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Solo una notte, questo è tutto ciò che ci resta, e poi solo Dio sa cosa sarà di no
Amy, arriva ed entra timorosamente nella stanza, forse si aspettava di sentire Maria strillare o dimenarsi, invece la trova seduta sul letto, apparentemente tranquilla.

“Va tutto bene?”
“Si mamma, dobbiamo preparare le nostre cose, domani mattina partiamo”
“Tu resta qui e riposati, ci pensiamo noi. Jim dice che la casa è arredata, quindi dobbiamo solo portare i nostri effetti personali”
“Vuoi che resto qui a fare la parte dell’invalida?”
“Se la metti su questo piano, si, fai l’invalida”
“Posso preparare da sola le mie cose.”
“Come vuoi, ma fatti aiutare sa tuo marito, non fare sforzi”
“Quanto vuoi che pesano i miei vestiti?”

Amy scuote la testa ed esce dalla stanza. Maria non ha perso il suo caratterino neanche ora, meno male ha ancora voglia di combattere. Le do una mano a raccogliere tutte le sue cose, è molto triste per me aiutarla in questo momento, nella sua borsa sta infilando anche una parte di me.

La cena è stata breve, la voglia di chiacchierare totalmente assente. L’atmosfera non è delle migliori, ma ciò era inevitabile, la situazione è quella che è. Amy si offre di rassettare, io e Maria sgattaioliamo di sopra, ci resta poco tempo e vogliamo passarlo insieme. Entrato nella stanza mi soffermo a guardare il suo bagaglio, sento un nodo salirmi alla gola, devo essere forte, non posso crollare ora, non davanti a lei. Vorrei parlare, dirle tante cose, ma credo di non riuscirci. Mai mi è stato così difficile tenere nascosto ciò che provo.


***
Non posso credere che questo momento sia realmente arrivato. Sento mancarmi il respiro mentre cerco di trattenere le mie emozioni. Io non voglio andare via di qui, non voglio separarmi da Michael.
Non voglio, non voglio, non voglio!
Se qualcuno sentisse i miei pensieri in questo momento, potrebbe pensare che appartengono ad una bambina capricciosa. Ma io non lo sono, è la disperazione che mi fa pensare certe cose. Sto male al pensiero di dover andare via.
Ha fatto ciò che gli ho chiesto, non ha insistito per farmi andar via ieri sera. Subito dopo cena ce ne siamo saliti in camera, ero stremata, ma non ho chiuso occhio. Ho cercato di fissare tutto dentro di me, il suo profilo al buio, il calore delle sue mani, delle sue braccia che mi stringevano, il suono del suo respiro. E ora mi sento male al pensiero che dopo questo viaggio sarò sola e sentirò tanto freddo fuori e dentro di me.
Chiudiamo dietro di noi la porta del ristorante, mi volto a guardarla forse per l’ultima volta. Poi iniziamo a camminare lentamente. Jim, Kyle e mia madre sono andati alla stazione dei treni già da un po’, ed hanno fatto in modo di lasciarci da soli, sono sicura che lo hanno fatto per darci la possibilità di parlare, solo che avrei tante cose da dire ma poco tempo per farlo e non saprei da dove iniziare. Riesco solo a pensare che tra poco sarò su un treno che mi porterà lontano. Quante cose sono successe in questi mesi ed essere costretta a lasciare questi luoghi in cui sono stata terribilmente felice mi fa soffrire molto. Accarezzo il mio ventre che ormai non è più piatto come una volta, sento il bambino muoversi è agitato almeno quanto lo sono io. Devo calmarmi, il mio stato d’animo non gli fa bene.
La stazione si avvicina ad ogni passo, ed ognuno di questi passi mi porta via.

***
La sua mano trema nella mia, ha il volto apparentemente tranquillo, non dice nulla. Sento ciò che sente lei.
E’ così dura per entrambi. Io starò meglio sapendola al sicuro, non dovrò fare altro che pensare a come fare per restare vivo per poi ritornare da lei.
Arrivati nel piazzale, prima di entrare in stazione, ci fermiamo un attimo, ancora un attimo per guardarci negli occhi, senza aver la forza di proferir parola…

Eccomi qui
davanti al tuo sguardo
a cercare parole, parole
aspettando tra la gente
che passa indifferente…

Poi entriamo, cerchiamo gli altri, sperando che abbiano trovato dei posti liberi, il viaggio non è particolarmente lungo, ma vorrei che almeno Maria avesse un posto per sedersi. Qui è tutto un via vai di gente. Tutti indaffarati a fare le stesse cose che stiamo facendo noi. Tutti a dire addio alla loro città e a chi resta. Non sono l’unico militare che sta mettendo il suo cuore su questa bestia di metallo. Se potessi resterei qui per sempre, come sospeso in una sorta di limbo.
Ma non è possibile. L’odioso suono del fischietto del capostazione ci avverte che il treno sta per partire.
Eccomi pronto ad affrontare una delle prove più difficili che mi sono capitate finora.

Alla stazione
milioni di cuori
baci e valigie
in tutte le direzioni
e ti allontana il fischio del treno…


Nulla di ciò che posso dire in questo momento può migliorare la situazione, allora faccio ciò che mi riesce meglio, sto zitto e la guardo. Anche volendo non riuscirei a dire neanche una parola.

Amore mio volevo dire di più
ma è il mio limite
so solo io cosa farò da adesso…

Vivrò, vivrò aspettandoti qui
finchè l’amore avrà gli occhi che hai tu
quel vivere intenso che porti con te,
quel poco di immenso
che non ha pensieri sommersi
ma brividi per ritrovarci così
più forti del tempo
e non perderci mai in un soffio di vento
mai, mai…
nemmeno un momento…

Ed eccomi qui
curioso animale
che ama e non sa usar le parole
e si confonde piuttosto facilmente…

E lei che parla e dice cose che io ascolto, ma sento la sua voce lontana, come se fosse solo un lieve sussurro.
Dopo un ultimo disperato bacio, l’aiuto a salire. Maria resta ferma alla porta della carrozza, sembra non volere sprecare neanche un secondo del tempo che ci resta. Allungandomi una mano che afferro a mezz’aria.

Ma almeno tu
non temi il silenzio
perché tu le sai le cose che penso
e da lontano lo senti che t’amo…

Amore mio volevo dire di più
ma è difficile
so solo io cosa farò da adesso…

Vivrò, vivrò aspettandoti qui
finchè l’amore avrà gli occhi che hai tu
quel vivere intenso che porti con te,
quel poco di immenso
che non ha pensieri sommersi
ma brividi per ritrovarci così
più forti del tempo
e non perderci mai in un soffio di vento
mai, mai…
nemmeno un momento…


Pochi secondi ancora ed il treno si mette in moto.
Il nostro tempo è finito.
I suoi occhi lucidi mi guardano e lentamente si allontanano.
Qualcosa mi trafigge il cuore spaccandolo senza pietà in due parti.




* la canzone è Nemmeno un momento di Nino Buonocore




Grazie a Sylvia pe la supervisione ^^
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viconia
messagio 7 Aug 2004, 19:23
Messaggio #7


Milady Viconia McAliens
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13
***
Il viaggio mi ha stressata profondamente, il mio umore non è dei migliori, neanche i discorsi che fanno intorno a me sembrano distogliermi dai miei pensieri. Questo posto è incantevole, se mi affaccio dalla finestra posso vedere il lago. Solo la vista dell'acqua riesce ad infondermi un po' di tranquillità. Quell'acqua tanto ferma, immobile, come vorrei sentirmi anche io così, poter calmare tutta l'agitazione che sento. Mi rendo conto che non mi fa bene, ma non riesco in nessun modo a placare le emozioni che sono in conflitto dentro di me. I miei familiari sono intenti a sistemare i nostri bagagli. La casa non è grandissima. Ho una camera per me, come mia madre, mentre Jim e Kyle ne dividono una.
Mi piace, è accogliente, ma troppo grande per una piccola ragazza che si sente profondamente sola e spaesata. Non ho più i miei punti di riferimento. Lentamente sistemo i miei vestiti nell'armadio. Ho perso il conto delle volte che l'ho fatto. Le foto, eccole, mio padre, io da bambina con mia madre e noi due il giorno del nostro matrimonio. Sorrido sperando che giorni felici possano tornare presto, molto prima di quanto la mia mente possa immaginare.

***
Ero proprio perso nei miei pensieri. Sono ritornato in caserma, ho ripreso il mio posto nella stanza con Alex e Max. Strana come situazione, ho vissuto qui per tanto, ma è bastato vivere per un piccolissimo lasso di tempo in un altro modo per capire che questo luogo mi sta stretto. Ho quasi la sensazione di sentirla parlare, immagino, chiudendo gli occhi di avvertire il suo tocco su di me, di sentire il suo profumo, il suono della sua risata. Non credevo di sentire così intensamente la sua mancanza. Credevo che sapendola in un altro posto, al sicuro, mi avrebbe fatto stare meglio e invece, non riesco a pensare ad altro. Lei, lei, lei, lei e lei ancora, sto diventando pazzo. Sorrido, questa è una pazzia giustificabile. Se chi mi sta intorno ascoltasse i miei pensieri, credo che cambierebbe opinione su di me. Domani mattina si riprende con lo studio delle strategie. Non so fino a che punto sia saggio, tra teoria e realtà c'è una grossa differenza. Posso soltanto sperare che tutto vada per il meglio.

***
E' ora di andare a dormire, anche se è relativamente presto. Sono molto più stanca di stamattina, non solo fisicamente. La testa mi duole, non riesco in nessun modo a frenare i miei pensieri. Saluto gli altri e mi chiudo in camera. Per fortuna non fanno troppe domande, mostrano molto tatto nei miei confronti, forse un giorno li ringrazierò per questo. Infilo la camicia da notte e mi nascondo sotto le coperte. Pregherò per te, mio soldato, prima di addormentarmi, lo farò ogni notte. Spero servirà a proteggerti ed a sentirti meno lontano.

***
Ecco che il gioco, se così lo si può definire, sta per avere inizio. Sento in lontananza il suono della tromba. Per il momento sto nella retroguardia ad impartire ordini ai soldati. Poi parte anche l'artiglieria. Osservo la situazione da lontano con il binocolo. Non è facile capire cosa sta succedendo, il fumo provocato dalla polvere da sparo offusca la visuale, è come se ci fosse la nebbia. Aspetto, non posso fare altro.

***
Ho scoperto che ci sono dei commercianti in questo posto che vanno in città una volta a settimana. Ne sono stata immensamente felice, posso scrivere a Michael, e loro mi hanno assicurato che gli consegneranno personalmente le mie lettere. Non ci speravo. Questo mi riempie di gioia, spero tanto che lui abbia voglia e tempo per rispondermi. Cammino quasi saltellando, anche se data la mia mole in questo momento è assurdo che io saltelli, ma immagino di farlo. Stringo tra le mani una busta che fra qualche ora sarà nelle sue.

***
Maria è sempre piena di sorprese, quando mi hanno detto che un ragazzino mi cercava ero convinto che avesse sbagliato persona. Una lettera, anche se breve, è una boccata d'ossigeno. Stiamo tenendo duro, ma i nostri nemici non sono da meno. Prenderò una pausa per leggere la lettera e per scriverle anche solo due righe, sono convinto che aspetta una mia risposta. Mi rintano in una tenda, rientriamo a turno in caserma. Sono contento di sapere che sta bene, e mi fa piacere leggere dei battibecchi che ha con sua madre. Poche ighe che hanno portato un po' di vita in questo luogo di morte.

***
E' un po' che sono affacciata alla finestra. Spero che il ragazzo a cui ho affidato la lettera si faccia vivo. Non mi interessa se Michael non mi ha scritto, mi basta sapere che sta bene. Eccolo, esco rapidamente di casa e gli vado incontro sul vialetto. Lo sommergo di domande. Ringrazio ancora il mio piccolo postino e ci accordiamo per la prossima volta che andrà in città.

***
Il tempo passa inesorabilmente, ore, giorni, settimane e mesi, non ho più la sua cognizione, non so la data di oggi, so solo che le cose non vanno per il verso giusto, abbiamo sottovalutato il nostro avversario e ne stiamo pagando le conseguenze. Questa è la guerra, non ci sono partite patte, o si vince o si perde. Ho appena il tempo di mandare un biglietto a Maria, forse l'ultimo, ma ho deciso di non dirle nulla di ciò che sta accadendo in città. Vedo il garzone allontanarsi, e con mio sommo rammarico mi preparo ad affrontare la battaglia decisiva, fra poche ore tutto sarà finito. In un modo o nell'altro tutto avrà fine.


***
E' tanto che non ricevo notizie da Michael, le voci che arrivano dalla città non prospettano nulla di buono, ma io cerco di essere fiduciosa, lui nell' ultima lettera non ha accennato a nulla di tanto grave. Mi son ritrovata più volte a pensare che forse ha omesso di scrivermi determinate cose per non farmi preoccupare. Mi aggiro in cucina, devo trovare un modo per ammazzare il tempo, mi sembra di impazzire, ed ogni giorno che passa è sempre peggio.
Sento bussare alla porta, chi mai può essere, non aspettiamo nessuno. Apro e mi trovo avanti un soldato, è molto giovane. Sono sorpresa, cosa vorrà mai?
Mi squadra dalla testa ai piedi, sembra un po' a disagio.

"Ho una comunicazione per la signora Guerin"
"Sono io"

Mi sembra un po' interdetto, forse si aspettava di trovarsi avanti una persona diversa, non so, ma il suo silenzio è strano.
Anche se non parla, il suo sguardo dice molto, mi sta facendo preoccupare, temo parole che le mie orecchie non vogliono sentire.

"Signora, è da sola in casa?"
"Non sono sola, ma..."
"Forse è meglio se parlo prima con qualcun altro"

Il sangue diventa ghiaccio nelle mie vene. Perché non può semplicemente dirmi perché è qui? Kyle si avvicina alla porta. E fa accomodare il ragazzo in casa. Mia madre alza la testa, prestando attenzione alla persona che è appena entrata e riponendo il coltello che stava utilizzando per tagliare le verdure per il pranzo.

"Per quale motivo mi stai cercando? Hai un messaggio per me, lo manda mio marito?"
"No signora, non porto messaggi di suo marito, io non vorrei farlo, visto anche le sue condizioni, ma ho ricevuto ordini dai miei superiori di consegnarle questa lettera"

Mi porge una busta, brutte sensazioni mi assalgono, tutto questo non preannuncia nulla di buono. Con riluttanza la apro e la leggo. Inizia con i soliti convenevoli, scorro più giù fino a quando leggo...

... siamo spiacenti di comunicarle che suo marito è disperso...

No! No! No! Non è possibile! Lascio andare il foglio che lentamente cade a terra, non voglio continuare a leggere. Alzo la testa e guardo negli occhi il ragazzo.

"Mio marito è vivo, vi siete sbagliati"
"Mi dispiace, io non volevo essere portatore di questa missiva"
"Dove sono i suoi effetti personali, dov'è il suo corpo?"
"Non è stato ritrovato"
"E come fate a dire che è morto? Lui è vivo!"
"C'è stata un'esplosione mentre il suo reggimento stava rientrando, il fuoco ha reso molti corpi irricono...."
"Basta! Non dire altro."

Lascio tutti lì e vado a chiudermi in camera mia. Non possono darmi notizie del genere senza avere prove certe. Se realmente Michael era in quel gruppo qualcosa che rendeva riconoscibile il suo corpo doveva pur esserci, non tutto va distrutto col fuoco, le ossa non bruciano, il metallo non brucia, almeno la fede che portava alla mano doveva salvarsi.
In lontananza sento che il soldato continua il suo racconto, non voglio ascoltare le cose orribili che sta dicendo. Il mio corpo è percorso da brividi, non so se è normale ragionare tanto lucidamente, forse non ho ancora ben afferrato il senso di tutto questo. E' un incubo, fra poco mi sveglierò e mi renderò conto che è tutto tranquillo, e che stavo solo sognando le mie paure. Sento la porta aprirsi e dei passi avvicinarsi lentamente, mi volto e c'è Kyle, capisco dal suo sguardo che è preoccupato, ma non deve esserlo, è tutta una finzione.

"E' andato via"

Annuisco, non riesco a parlare, non riesco a far niente, solo pensare, ma non con calma, i pensieri, ora, invadono senza sosta la mia mente. Ieri,oggi, domani, non c'è più tempo nella mia testa, nulla ha senso, è tutto senza logica. Solo un'assurda ed asfissiante consapevolezza inizia a prendere corpo dentro di me. Il respiro diventa affannoso, la testa mi scoppia, la prendo fra le mie mani, come se facendo così tutto smettesse di girare.

"Dimmi che ho immaginato tutto, che le mie orecchie non hanno sentito nulla di ciò. Kyle, dimmi che non è vero, dimmi che Michael è vivo"
"Vorrei tanto, ma non posso"

Sento che mi afferra e mi stringe forte, è dura anche per lui, ma il dolore che sento affiorare in me in questo momento è indescrivibile, è qualcosa di assurdo che mi invade terribilmente, senza lasciare spazio a nient'altro.
Calde lacrime iniziano a scorrere sul mio viso, inizio a tremare. Non ho più controllo. Sento una forte fitta lancinante nel basso ventre, mi piego in due. Kyle cerca di tenermi, ma non ci riesce, e lentamente mi siedo a terra, e lui si piega sulle gambe accanto a me.

"Maria, stai bene?"
"Kyle il bambino, credo stia per nascere"
"Ma mancano ancora tre settimane"
"Chiama mia madre, presto!"

Si allontana, poi rientra dopo poco con mia madre, mi aiutano a sistemarmi sul letto. Non capisco più nulla...

"Michael, Michael... dove sei? Non puoi essere morto... No. Non può essere vero!...Quel soldato si è sbagliato, tu sei vivo. Mi hai promesso che saresti tornato da me, tu mantieni sempre le tue promesse. Non puoi abbandonarmi, lasciarmi sola proprio ora, ora che tuo figlio sta per nascere. Come farò senza di te?"

Dopo un po' ho la sensazione che nella stanza ci siano più persone che vanno avanti e indietro, che preparano cose. Ma sento tutto così lontano, quasi come se fossi in un altro posto. Solo le contrazioni sono reali, non potrebbe essere diversamente. Molto in lontananza sento la voce di mia madre che mi dice cosa fare, e la voce di qualcun altro che dice che ho smesso di delirare. Non ricordo altro, so solo che mi rilasso completamente quando sento il pianto di un bambino.


Quando mi riprendo, sono nella stanza, c'è la fioca luce di una lampada, guardo fuori, è buio. Ma quante ore sono passate? Mia madre è seduta accanto al mio letto. Cerco di tirarmi su, ma mi gira la testa. Sono confusa, ho tante cose per la testa, ma non so se sono vere o meno.

"Devi riposarti, sei stanca"
"Cosa è successo?"
"Hai avuto una bambina"

Già ora ricordo, tutte quelle brutte cose erano vere, Kyle era con me quando mi sono sentita male. Nasce in me un forte stato di desolazione. Per un attimo niente di tutto questo era successo, ma è tutto uguale a prima, tranne la consapevolezza di essere diventata madre.

"Dov'è? Voglio vederla"
"E' qui"

Sento la voce di Kyle, mi giro, ha un fagottino in braccio. Si avvicina e mi parla. Mentre mi mostra la mia bambina.

"E' proprio bella, lo sai? Ha lo stesso colore dei tuoi occhi, ma la forma e quella di... " fa una piccola pausa, stava per dire di Michael. "...per i capelli dobbiamo aspettare un po', è alquanto calva in questo momento"

La mia bambina, ha ragione, è proprio bella o forse sono i miei occhi di madre a vederla così e sono giuste anche le sue osservazioni.

"Kyle, non devi avere timore di nominare Michael, è suo padre, le racconterò tutto di lui e tu mi aiuterai con i tuoi ricordi a raccontarle ciò che io non so di lui"
"Puoi contare su di me, per questo, ma per qualunque altra cosa. Hai già deciso il nome?"
"Ally"

Kyle, capisce subito perché, ma mia madre sembra sorpresa

"Come mai questo nome?"
"Perché è l'unico nome adatto a lei"


***
Sono passati all'incirca tre mesi dalla nascita di mia figlia. Oggi ho deciso di andare via e lo faccio in sordina. Chiudo piano la porta dietro di me, cercando di fare meno rumore possibile. Nessuno deve svegliarsi, nessuno deve accorgersi della mia fuga. Ho portato solo poche cose, quelle indispensabili per me, ma principalmente per la bambina. Lucky si avvicina scodinzolando, avevo pensato di lasciarlo qui, ma non me la sono sentita, la sua presenza mi farà sentire meno sola. Cammino con sicurezza verso la ferrovia, c'è un treno fra circa un'ora. L'aria è fresca ed il sole sta facendo capolino all'orizzonte, se tutto procede secondo i miei piani, dovrei arrivare a destinazione per orario di pranzo. Non so che effetto mi farà rivedere quei posti, ma devo andare avanti con la mia vita, anche se sarà dura, e non posso farlo finchè non chiuderò con il mio passato, con tutte le brutte cose che mi sono successe.
La stazione è deserta, come lo erano anche le strade che ho percorso poco fa, solo poche persone sul mio cammino, per lo più contadini che prima degli altri iniziano la loro giornata lavorativa.
L'uomo alla biglietteria mi guarda in modo strano, lo so che non è nella norma vedere una donna sola con prole al seguito camminare da sola a quest' ora del mattino. Mi porge svogliatamente il biglietto ed io mi siedo su una panchina ad aspettare il treno che per fortuna non tarda ad arrivare, e con meraviglia trovo anche un vagone quasi vuoto.
Prendo posto. Pensieri, sempre gli stessi, girano vorticosamente nella mia testa. Ecco cosa mi succede quando non ho la mente occupata a fare altro. A volte mi sembra di impazzire, altre di essere protagonista di un brutto incubo e desidero con tutta me stessa di svegliarmi. In questo momento i pensieri sono molto più intensi del solito, forse perché le oscillazioni del treno mi stanno cullando facendomi rilassare ed io glielo sto permettendo anche perché sono sfinita, non ho riposato molto ultimamente. Ma credo che sia una cosa normale per chiunque si trovi nel mio stato. Provo una profonda rabbia nei confronti della vita, mi chiedo spesso cosa ho fatto di male per meritare tanto dolore, ma purtroppo non trovo mai una risposta, solo una certezza: ho amato tanto ed amo tuttora una persona che non vedrò mai più. Mai più, due parole che feriscono come una pugnalata il mio cuore. Sento le lacrime salirmi agli occhi e con grande difficoltà le riamando
indietro. Lui non avrebbe voluto vedermi piangere. Sono forte. Posso farcela. Almeno credo. Sto sforzandomi di crederci. A volte penso a tutte le cose che non sono riuscita a dirgli, e so che non potrò più farlo. Sono arrabbiata con lui per avermi lasciata sola, per avermi messa sul treno quel giorno, per non aver mantenuto le promesse che mi ha fatto. E' stupido da parte mia, so dentro di me che tutte le cose che mi ha detto erano vere, ma non so più con chi o con cosa prendermela per sfogare il mio dolore. La voce del controllore che mi chiede il biglietto mi distoglie dai miei pensieri. Forse è stato un bene. Inizia a farmi dei problemi per il cane. Non ci avevo pensato quando sono salita sul treno.

"E cosa dovrei fare secondo lei ora? Prendere il mio cane e buttarlo giù dal finestrino?"

Sono le uniche cose che riesco ad urlargli in faccia quando mi dice che non potevo portarlo sul treno nel vagone per i passeggeri.

"Signora si calmi, le ho fatto solo notare una cosa. Nel vagone ci sono altre due persone e se per loro va bene il cane può restare."

Mi dispiace di aver avuto una reazione tanto isterica, ma mi ha colto in un momento di piena crisi, perché pensare a Michael mi agita ancora tantissimo, ed ho sfogato su di lui tutta la mia rabbia. L'uomo si allontana borbottando qualcosa, io non lo ascolto, qualunque cosa abbia detto ha sicuramente ragione, mi siedo e ritorno ai miei pensieri.
Guardo fuori dal finestrino, per uno strano effetto di luci ed ombre posso vedere il mio viso riflesso sul vetro. Avevo quasi dimenticato il mio volto. Ho perso l'abitudine a specchiarmi, prima lo facevo per me e principalmente perché volevo rendermi carina agli occhi di Michael, ed ora che lui non c'è più, tutto questo, come le altre cose per me non hanno più molto senso. Mi rendo conto che mi sono lasciata andare e che ciò che sto guardando rispecchiarsi non sono io, ma è solo il mio involucro, i miei occhi sono vuoti, la mia anima mi è stata portata via per sempre.

Dove sei
nascoste nei ricordi miei
immagini di giorni che
sentivo il cuore esplodere
tu eri estate azzurra in me
in quelle spiagge perdersi

oceano più profondo tu
sono ho naufragato dentro te
ma ora fra la gente io
non vedo più il sorriso tuo.


Non so dove andrò, nè cosa farò, ma qualunque cosa deciderò di fare, sarà lontano da dove sono stata finora. La zona dei laghi in cui zio Jim ha la casa è un posto bellissimo, ma io mi sentivo soffocare, non potevo restare ancora lì, dovevo andare via e l'ho fatto. So di aver dato un grosso dispiacere a mia madre, a zio Jim e a Kyle, posso immaginare lo sgomento che provocherà il ritrovamento della mia lettera. Vivere nel luogo in cui ho ricevuto la notizia più brutta che potevo ricevere era diventato un tormento, nulla potrà mai cambiare ciò che sento, forse solo cambiare aria mi aiuterà a fare chiarezza in me, a trovare un equilibrio ed a convivere con il mio dolore. Sono passati solo tre mesi dalla morte di Michael. E' stata dura per me e lo è tuttora, la poca voglia di vivere che mi è rimasta è trattenuta in me solo dal pensiero della bambina, se non ci fosse stata lei sicuramente avrei seguito mio marito nella sua triste sorte. Non potevo andarmene via prima, dopo il parto ero così stanca, debole, ho dovuto aspettare di sentirmi meglio per potermi mettere in viaggio. E' molto strano, fino al giorno prima di sapere che non avrei più rivisto Michael, ero triste perché la guerra lo teneva lontano da me, e credevo che non poteva accaderci nulla di più doloroso del non poter esser vicini, e invece qualcosa di terribile è successo. Non c'è stato giorno in cui non ho versato una dolorosa lacrima per il mio amore, per la nostra storia spazzata via come polvere dal vento. Il treno fischia per avvisare i passeggeri che il suo viaggio è terminato ,in poche ore sono giunta in città, quella in cui tempo fa io e mia madre siamo arrivate per stare con Jim e Kyle. Ho letto sul giornale che è stata liberata e che ora i cittadini stanno ritornando nelle loro case. Io non ho più nulla lì, tranne i miei ricordi. Ma prima di decidere dove mi porterà l mio viaggio, di decidere della mia vita, ho sentito la necessità di passare ancora una volta, per l'ultima volta in quella casa ai margini del bosco, appena fuori la città, sperando che esista ancora. La casa di Michael, molti ricordi sono legati a quel posto, lì ho imparato ad amare, mi sono sentita amata ed ero felice. Ho voglia di fare un doloroso tuffo nel mio passato, in quella piccola parentesi della mia vita, della nostra vita insieme, in cui eravamo una cosa sola, in cui tutto ci sembrava meraviglioso. No, tutto era meraviglioso. La guerra ha lasciato non pochi danni, anche se è conclusa è possibile vedere ancora la distruzione che ha lasciato dietro di sè.
E' mattina inoltrata, il sole è quasi perpendicolare sopra di me. Percorro la strada a memoria. Ally dorme beatamente fra le mie braccia, è fortunata ad essere tanto piccola da non ricordare nulla di tutto questo, ma un giorno, quando sarà abbastanza grande da comprendere, le racconterò tutto. Inizio ad intravedere tra i rami la casa, tutto sembra essere rimasto com'era. Vedo la porta, mi avvicino mentre il mio cuore inizia a palpitare. Mi fermo proprio sulla soglia, poi mi faccio coraggio, afferro la maniglia e la apro. Entro, c'è polvere ovunque, ma niente è stato spostato da come lo abbiamo lasciato l'ultima volta che siamo stati qui. Mi sto agitando, stringo mia figlia a me, con la speranza di attingere forza da lei. Apro anche le finestre per fare entrare luce ed aria, il mio sguardo si posa su ogni angolo di questa casa, scene di me e Michael passano senza sosta e senza una logica nella mia mente, come se fossi uno spettatore di vecchie immagini e vecchi suoni ormai perduti nel tempo. Noi due che ridiamo, che giochiamo. I ricordi diventano sempre più vivi tanto da iniziare a farmi male.
Con un ulteriore sforzo salgo al piano di sopra, la camera da letto, lo so che sarà un colpo al cuore, ma devo vederla. Sento le mie forze ed il mio autocontrollo venir meno. Sistemo Ally sul letto, è ancora addormentata, voglio evitarle scossoni. Questo letto, questo maledetto letto. Chiudo gli occhi e sento in lontananza le nostre voci, un amaro sorriso compare sul mio viso. Qui ci siamo amati per la prima volta, qui gli ho detto che ero incinta, qui... le mie palpebre tremano ma restano chiuse. Altri ricordi attraversano la mia mente. Le candele accese come unica fonte di illuminazione della stanza, noi due avvinghiati a letto, stanchi ma mai sazi l'uno dell'altro.
Sento in lontananza il suono di un pianoforte, è la stessa musica che aleggiava nella stanza tutti i giorni sempre alla stessa ora, l'ascoltavamo durante i nostri incontri, Hal è ancora qui ed ora come allora sta suonando per sua moglie.


ora che l'autunno ha già portato via
le sere calde insieme a te
percorro questi vicoli
le note di quel piano, si,
mi danno ancora i brividi

oceano più profondo tu
sono annegata dentro te
ma ora fra la gente io
non trovo più lo sguardo tuo.


Le lacrime pungono dolorosamente i miei occhi. Crollo a terra scossa dai singhiozzi. La mano stretta in un pugno colpisce con rabbia il pavimento. Dio Michael, quanto mi manchi! Non so quanto tempo resto qui, sola con il mio tormento. Una voce fa allontanare dai miei preziosi ricordi.

"Maria, sei proprio tu? Ho visto le finestre aperte e sono venuto a controllare, pensavo fossero venuti dei ladri"

Asciugo le lacrime col dorso della mano, alzo gli occhi, c'è Hal in piedi vicino a me. Non ho la forza di parlare, sono ancora frastornata da tutto questo, dai miei ricordi, dal mio dolore. Non l'ho sentito entrare. Mi aiuta ad alzarmi.

"Piccola, cos'è successo? Perché piangi così?"

Lui non sa nulla, strano, ma come faccio a dirglielo? Michael per lui è come un figlio. Ma non c'è un modo indolore per dare una notizia di questo tipo.

"Non sai niente?"
"Di cosa?"
"Michael è disperso, me lo hanno comunicato tre mesi fa, non mi hanno dato speranze, dicono che è impossibile che sia ancora vivo"

Il suo volto si contrae in una smorfia di dolore, mi preoccupa, so di avergli inferto un duro colpo. Io stento ancora a crederci ed è passato un po' di tempo. Mi avvicino, ci abbracciamo. Hal inizia a piangere silenziosamente, non so dove trovo la forza di confortarlo, ma lo faccio, anche io ho imparato a volere bene a quest'uomo.

"Ne sei proprio sicura?"
"Io non ci credo ancora, mi sembra così assurdo... Io non so, forse una parte di me vuole tanto che si siano sbagliati da impedirmi di credere ciecamente alla sua morte."
"Che terribile notizia che mi hai dato"
"Lo so."
"Perché non andiamo a casa mia? Ci prendiamo qualcosa di caldo, anche se in questo momento mi farebbe bene qualcosa di forte"
"Certo"

Mi avvicino al letto, prendo la bambina, ora è sveglia e mi sorride appena mi vede. Hal sembra sorpreso, evidentemente aveva dimenticato che aspettavo un bambino quando sono partita, e poi con ciò che gli ho appena detto, la sua mente era altrove.

"E' nata...."
"Sì, il giorno che mi hanno comunicato la notizia. Lo shock ha anticipato il parto. Ti presento Ally"
"Lo stesso nome....."
"...della madre di Michael, ho pensato che gli avrebbe fatto piacere, anche se non ne abbiamo mai parlato"

Hal, annuisce in risposta, poi prende le poche cose che ho con me, e tutti insieme ci spostiamo. Mentre chiudo la porta vedo Lucky che si è accucciato sulla soglia.

"Vedo che hai portato anche il cane con te"

Sorrido, mi sono affezionata a questo cucciolo che ormai è cresciuto, non si abbandonano gli amici e per me Lucky è come se fosse un amico, è stato mio compagno di tante notti di solitudine.

"Ho portato con me tutto ciò che mi resta di mio marito"

La casa di Hal non ha subito grossi danni, a parte qualche parete leggermente lesionata. Mi fa strada ed entriamo nel salotto.

"Cosa ti ha spinto a venire fin qui da sola? Tua madre? Tuo zio e Kyle?"
"Avevo bisogno di spostarmi, non ne potevo più di restare dov'ero, di vedere gli sguardi compassionevoli che mi riservavano tutti. La mia famiglia sta
bene, a quest'ora avrà scoperto che sono andata via. Ho lasciato una lettera, in cui spiegavo i motivi della mia sparizione. Gli ho chiesto di non cercarmi, che mi sarei fatta viva io, ho bisogno di ritrovare un equilibrio e devo farlo lontano da tutti questi ricordi dolorosi"
"Non puoi fuggire dai tuoi ricordi"
"Non voglio farlo, non rinnego nulla, ho solo bisogno di stare per un po' lontana. Voglio avere intorno a me persone che non sanno nulla e che non mi guardano più come una povera vittima. Lontano anche dai luoghi e dagli oggetti che mi riportano indietro nel tempo"
"Allontanarti non servirà, ciò che hai dentro resterà con te"
"So anche questo. Non smetterò mai di pensare a Michael, ma non voglio che ciò avvenga solo perché qualcosa o qualcuno me lo riporta alla mente. Lui ormai fa parte di me "
"Hai già deciso dove andare?"
"Non ne ho idea"

Si ferma e sembra riflettere su qualcosa poi riprende a parlare, ponderando le parole. Ho la sensazione che non voglia creare motivi di tensione fra di noi. Neanche io lo voglio, e spero che almeno lui sia riuscito a comprendermi.

"Se vuoi posso chiedere a mia nipote, non la sento da molto tempo, ma so che suo marito importa spezie e spesso è via per lunghi periodi e lei cerca una persona di fiducia che l'aiuti nella gestione dell'emporio. Tu sai come trattare con i clienti, e poi il posto è carino anche se è una piccola cittadina"
"Hal non vorrei crearti tutto questo fastidio"
"Non è un fastidio, e poi aiutarti in questo momento fa sentire meglio anche me. Tu resta qui e ripostati, io vado in città e le mando un telegramma."
"Grazie"


Sono passati due giorni da quando sono ospite a casa di Hal, abbiamo parlato tanto, a casa non ci riuscivo, con lui mi riesce facile, mi capisce, e poi è un' inguaribile sentimentale, quanti uomini, dopo anni continuerebbero a pensare ad una donna che non c'è più?
E' appena rientrato, portando con sè buone notizie, sua nipote sta cercando ancora un'aiutante. Meglio così, sapere di avere un punto di appoggio, mi fa sentire meno spaesata.

"Allora quando parti?"
"Quando c'è il primo treno?"
"Fra tre ore, ma sei proprio sicura di voler andare via?"
"Sì, devo farlo finchè ne ho il coraggio."
"Potresti restare qui"
"No, ne abbiamo già parlato, un giorno forse, ma ora è troppo presto per me"

Preparo le mie cose, non voglio perdere questo treno, anche perché non so se poi avrò il coraggio di proseguire per la mia strada. Stare qui è stata dura, anche se sono in casa di Hal, dalla finestra vedo quella di Michael, e a tratti ho immaginato di vedere le luci accese e le nostre figure spostarsi nelle varie stanze. Ora inizio anche ad avere delle allucinazioni, se resto ancora rischio di impazzire. Qui tutto sa di lui. Qui dove ha vissuto per anni. E' l'unico posto dove posso ricordarlo, dove posso trovare tracce di noi. Il cuore mi si spezza di nuovo quando penso che non ho neanche una tomba sulla quale portare dei fiori. Il destino è stato cattivo con me fino in fondo. Si è accanito con me in una maniera tale, ma non so darmene una spiegazione.
Hal mi accompagna alla stazione, anche l'ultima volta che ci sono stata non era un bel momento. I treni o ci avvicinano, o ci allontanano, nel mio caso era un addio. Mi agita questo posto, proprio lì a pochi metri da me c'è il punto in cui ho visto Michael per l'ultima volta. Perché è tutto tanto difficile? Forse è l'ultimo ostacolo da superare prima di trovare un po' di tranquillità. Non dico pace, perché è probabile che non la troverò mai.



* la canzone è blue moon babe di Leda Battisti

14
***
Sono trascorsi due lunghi mesi. Questo posto è molto confortevole, piccolo e riservato, proprio ciò che cercavo. Ho promesso ad Hal di tenerlo informato, così gli ho mandato un telegramma appena arrivata. Mi sentivo spaesata, ma sono stata subito messa a mio agio. Nancy è una ragazza molto simpatica, comprende la mia sofferenza; lei, anche se in modo diverso è costretta ad essere lontana da suo marito per lunghi periodi. Ha avuto tatto da non farmi molte domande. Non amo parlare di Michael, a volte temo che i miei ricordi possano svanire col tempo e che parlarne possa accelerare questo processo. Ormai lui è qui dentro di me, ed è l’unico posto dove posso custodire il suo ricordo al riparo da tutto e da tutti. Ci sono cose che non mi va di dividere con nessuno.
Anche se mi trovo in un luogo sperduto, c’è molto via vai di gente, per lo più persone che sono di passaggio per altre destinazioni. Hal aveva ragione, c’è molto da fare, le giornate iniziano all’alba e terminano al tramonto. Tra il lavoro all’emporio e la bambina, non mi resta molto tempo per me. Meglio così, gli impegni mi distraggono. Mi rintano spesso nella stanza che Nancy mi ha riservato, dove ho sistemato le poche cose che ho portato con me. Mi fa uno strano effetto aggirarmi per questa grande casa e non trovare nulla di familiare. Credevo che così avrei smesso di pensare e invece ho avuto la conferma che non mi libererò mai del mio dolore. Se solo tutto questo non fosse mai accaduto, se solo non ci fosse stata questa guerra, se solo tu non fossi stato un soldato…
Nancy mi chiama, deve esserci gente nel negozio, mi asciugo le lacrime “Arrivo!” prendo Ally e scendo di sotto. Sistemo la bambina e riprendo a lavorare, cercando di mandar via tutti i se che attanagliano la mia mente.

***
…E tornerà la notte nella mia stanza saranno lampi e tuoni in lontananza
Ricorderò il tuo nome e le tue mani, poi svanirò nei sogni fino a domani… *

***
Mi sono inserita abbastanza in questa piccola comunità di frontiera, ma sento sempre qualcosa che mi manca, ormai non mi chiedo più cosa sia, lo so fin troppo bene. Basta con le illusioni, forse prima potevano servire ad affievolire la sofferenza, ora potrebbero solo peggiorare il mio umore. A cosa serve aspettare qualcuno che sai non potrà tornare da te?

***
…Se chiudo gli occhi pensando a domani
ho voglia di stringere ancora le tue mani… **

***
Finirà mai questo senso di smarrimento? Questa sensazione di te, così vicina, così forte da essere quasi palpabile? Ti rivedo in ogni mio gesto, ogni volta che guardo la nostra bambina. Mi sorprendo ad osservare la strada, come se tu potessi comparire da un momento all’altro. Mi guardo bene dal raccontare in giro questi miei pensieri, potrebbero pensare che sono i vaneggiamenti di una mente malata.

***
… L’illusione dura finché non trova un posto
ed ogni giorno cerca il punto più nascosto… ***

***
Questa giornata è peggiore delle altre, oggi sono particolarmente nervosa, è periodo di natale, odio questa festa, la odio con tutte le mie forze. Prendo nella mano il medaglione appeso al mio collo. E’ già passato un anno da quando mi è stato regalato. Non ho il coraggio di aprirlo, non l’ho fatto da quando ho saputo della sua scomparsa.

“Maria”

Ecco, sono distolta dai miei pensieri. Tutti si affannano a fare acquisti e ci tocca lavorare ancora di più, ma non è la fatica fisica che mi preoccupa, è il dover avere un’aria felice e gentile con tutti quelli che ti augurano di passare delle buone feste. Avrei voglia di urlare, ma invece mi ritrovo a ricambiare educatamente l’augurio. Alzo la testa, Nancy mi sta guardando, è vicinissima.

“Ti senti bene? E un bel po’ che stai li ferma a giocherellare con la tua collana” Annuisco in risposta “Volevo solo avvisarti che ho chiuso il negozio, finalmente”
“Meno male, sono molto stanca.”
“Qualcosa non va? Hai un’aria strana”
“Va tutto bene”
“Bello il tuo ciondolo, posso guardarlo da vicino?”

Questa richiesta mi infastidisce, è un oggetto prezioso per me, il suo valore va al di la dell’umana comprensione. E’ rimasto qui al mio collo, non voglio farlo toccare a nessuno.

“Non riesci a vederlo da dove sei?”
“Sapevo che mi avresti risposto così… non puoi continuare a tenerti tutto dentro, a tenere tutto nascosto. Ti ho osservata in tutto questo tempo, perché non provi a parlare con qualcuno?”
“Non ho nulla da dire”
“Pensavi a tuo marito? Quel ciondolo te lo ricorda?” dice indicando il medaglione che ho ancora stretto nella mano “..non lo hai mai nominato da quando sei qui, non hai mai parlato di lui, eppure mio zio mi mandò tempo fa una lettera in cui diceva che eravate una coppia molto affiatata, non capisco perché ….”
“Nancy, per favore, lui non è argomento di discussione”
“Devi liberti dal peso che ti porti dentro, per quanto tempo vuoi andare avanti così?” Mi sento scossa dalle cose che mi dice, la mia mano si chiude a pugno “Non voglio dimenticarlo…” Lei si avvicina e mi accarezza un braccio “Nulla può portarti via i tuoi ricordi, questo lo sai? Sfogare il tuo dolore ti aiuterà a sentirti più leggera, ma non per questo dovrai dimenticarlo”
“Solo questo mi resta, ricordi e dolore, nient’altro”
“Ti sbagli, hai sua figlia. Quello che hai in mano è un porta ritratti, c’è una sua foto li dentro?”
“Si, c’è una foto del nostro matrimonio. Me lo ha regalato per lo scorso natale”
“Credo che non vorrebbe vederti così, e tua figlia non merita di avvertire i tuoi sbalzi d’umore. Non devi dimenticare ciò che è stato, devi vivere, perché se non te ne sei resa conto, sei ancora viva. Aprilo, guarda la vostra foto, pensa ai bei momenti che avete trascorso insieme, ma fallo con amore e non con dolore.”

Nancy va via, lasciandomi da sola. Le sue sono parole sensate, anche se fanno male. Apro il portaritratti, finalmente ho trovato il coraggio di farlo, buon natale amore mio, ovunque tu sia, spero tu abbia trovato quella pace che io non ho.

***
Ormai il bambino sarà nato, avrà circa cinque mesi. Mi dispiace veramente tanto per tutta questa situazione, avrei voluto essere presente, almeno nei momenti importanti, ma questa sporca guerra mi ha impedito di farlo. Non credevo di poter avere la possibilità di percorrere di nuovo questa strada, ero convinto che la mia vita fosse giunta al termine ed invece sono stato fortunato. Molto fortunato, se solo ripenso a quelli che non ce l’hanno fatta, sento il sangue fermarsi nelle mie vene. Appena sono stato in grado di spostarmi, mi sono diretto subito verso la casa di Jim, sono ansioso di rivedere Maria e di vedere nostro figlio. Se potessi far accelerare questo treno. Tutto mi sembra lento, molto più lento del solito, mentre io quasi annaspo per la fretta

Nulla appare cambiato, poche persone che camminano, anche se è giorno. Percorro rapidamente a piedi la strada. Jim è fuori la casa, sta entrando della legna, non mi vede, ma appena sente il rumore del cancelletto che ho aperto, si volta e sul suo viso compare una strana espressione, come se stesse vedendo un fantasma. Dovevo aspettarmelo, avranno sicuramente comunicato la mia morte. Spero solo non sia troppo tardi per riprendermi la mia vita, mia moglie e il nostro bambino. Jim, lascia cadere ai suoi piedi il carico di legna e si avvicina a me lentamente

“Michael, figliolo, sei proprio tu?” Mi tocca, quasi come se cercasse conferma della mia presenza.
“Jim, dov’è Maria? Il bambino? Stanno bene?” si acciglia un momento, e farfuglia un “…Entriamo dentro”

Lo seguo dentro Amy è di spalle, sta preparando la cena. Kyle sta leggendo, alza lo sguardo e appena mi vede scatta in piedi lasciando cadere il libro sul tavolo. Ha la stessa espressione di suo padre dipinta sul volto.

“Non è possibile!” E’ sorpreso anche lui di vedermi, Amy senza voltarsi gli risponde.
“Cosa non è possibile?”
“Zia voltati, guarda con i tuoi occhi”
“Oh mio Dio!”

Ci sono tutti, ma voglio vedere lei, i suoi occhi ed annegarci dentro. Mi guardo intorno, lei dov’è? Con mia sorpresa Amy si avvicina e mi abbraccia. Poi inizia a toccarmi il viso, in maniera frenetica.

“Ti credevamo morto, non sai che gioia mi hai dato. “

Poi è il turno di Kyle, anche lui mi abbraccia, sono contento di aver ricevuto questa calorosa accoglienza, ma le mie domande non hanno avuto risposta, con gli occhi cerco Jim. Lui capisce al volo, anche perché poco fa gli ho fatto delle domande.

“Lei non è qui”
“Come non è qui?”
“Siediti, ti racconto tutto….”

Circa cinque mesi fa un messo ha comunicato la mia scomparsa e che poco dopo è nata mia figlia.
Ho una figlia, è una femmina…
Mi raccontano che Maria si è chiusa in uno strano mutismo e che dopo tre mesi dalla nascita della bambina, una mattina hanno trovato una sua lettera. Amy si alza e la va a prendere.

“Leggila.”

Ogni volta che sento bussare alla porta, nella mia mente ripassa scena per scena tutto ciò che è successo quel giorno. Devo trovare la forza per continuare a vivere, lo devo a mia figlia. Non posso farlo qui, dovrò ricominciare da zero, da qualche altra parte, dove nessuno mi conosce, dove nessuno sa. Ma prima andrò a dire addio al mio piccolo paradiso. Non vi preoccupate per me, starò bene. Non cercatemi, mi farò viva io quando avrò la forza necessaria per affrontare tutto questo. Vi voglio bene Maria
“Per giorni abbiamo cercato di capire cosa intendeva per ‘il suo piccolo paradiso. ”

Per me il messaggio nascosto, contenuto nella breve lettera è più che chiaro. È ritornata a casa di mia madre. Non lo ha mai definito tale, ma è ovvio che il posto è quello. E’ stato il nostro rifugio nel poco tempo che c’è stato concesso

“E’ casa mia”
“Lo so, lo abbiamo scoperto dopo, perché il tuo vicino Hal, ha mandato un telegramma dicendoci che Maria stava bene, che era stata da lui”
“Sono trascorsi due mesi da quando è andata via, non avete altre notizie? la bambina è con lei?”
“Hal ogni tanto manda un telegramma per rassicurarci, ma non ci ha mai detto dove si trova Maria, noi abbiamo rispettato la sua volontà, conosci bene il carattere di mia figlia, andare a riprenderla sarebbe stato inutile”

E’ tutto così assurdo, non facciamo che rincorrerci e lasciarci alle spalle situazioni dolorose. Riusciremo a ritrovare un equilibrio non precario?

“Ho una figlia “ mormoro passandomi una mano fra i capelli “…. Come l’ha chiamata?”
“Ally” Ha chiamato la bambina con il nome di mia madre…

.Se invece di partire subito per raggiungerla, mi fossi fermato a dare un’occhiata alla casa, Hal mi avrebbe raccontato tutto ed ora le starei già raggiungendo. Quanto dolore ha provocato tutta questa situazione.
Kyle si avvicina, mentre prendo qualche secondo per decidere cosa fare.

“Michael, riposati, domani mattina presto partiamo col primo treno, andiamo da Hal e ci facciamo dire dov’è Maria”
“Io partirei anche subito, non vedo perché aspettare domani”
“Hai l’aria stanca, hai bisogno di riposare”
“Ho riposato anche abbastanza”
“Voglio venire con te, fra poco sarà buio e non ci sono treni fino a domani mattina”

Kyle non ha tutti i torti, non mi sono ripreso del tutto, non lo ammetterò mai, neanche con me stesso, ma mi sento ancora debole.

“Figliolo…” Jim attira la mia attenzione “… posso chiederti cosa ti è successo? Perché hanno comunicato che eri disperso?”
“Perché fino a ieri era così, per l’esercito ero morto in quella battaglia. Sono vivo per miracolo, ricordo veramente poco di cosa mi è successo, ho trascorso buona parte degli ultimi mesi nella più totale incoscienza. ” in parte è la verità, in parte no, ma queste persone sono rimaste scottate da tutta questa situazione e non voglio aggiungere altre cose spiacevoli, raccontandogli cosa mi è accaduto.
“Su, Jim, non stressarlo con domande, l’importante è che ora sta bene. Perché non lo accompagni nella stanza di Maria? Così può riposare fino a d ora di cena”

Amy sembra rasserenarsi, non deve essere stato facile per lei, restare qui e sapere che sua figlia, era in giro con una bambina piccola.
Mi fanno strada nella stanza di Maria. Forse gli sembra il posto più ovvio in cui farmi stare. Una volta solo, mi avvicino alla culla. Non ci sono le coperte, probabile che le abbia portate con se. Apro l’armadio, i suoi abiti sono quasi tutti qui. Afferrando una manica e avvicinandola al viso posso sentirci dentro ancora il suo profumo. E’ partita con poche cose. Spero che stiano bene entrambe. Non ci vorrà molto e potrò rivederle di nuovo. Sono sfinito, decido di riposarmi, mi aspetta un altro viaggio e cercherò di farlo con meno soste possibili.


Partiamo all’alba, il tempo sembra non passare mai. Kyle mi fa un dettagliato racconto di cosa è successo dopo che avevano comunicato la mia morte. Mi dispiace immensamente sapere che la notizia ha anticipato il parto. Avrei dato qualunque cosa per evitare tutto questo tormento sia a loro che a me.
Arrivati in città, mentre io raggiungo la casa di Hal, Kyle decide di fare un sopralluogo al ristorante, nella speranza che sia rimasto ancora qualcosa. Ci accordiamo per rincontrarci nel primo pomeriggio alla stazione del treno. La nostra permanenza qui è limitata al minimo indispensabile.

Voglio controllare prima casa mia. Trovo tutto chiuso, entrando vedo impronte di piedi sul pavimento polveroso. Piccoli piedi. Potrebbero essere quelle lasciate da Maria mesi fa. Salgo al piano di sopra. Anche qui sembra tutto in ordine. Poi vedo qualcosa su letto, mi avvicino, è un pezzetto di stoffa rosa. Lo prendo fra le mani. E’ un cappellino.
Sento un miscuglio di sensazioni invadermi. Lo stringo, poi lo infilo in tasca. Basta indugiare, devo andare da Hal.
Busso alla sua porta, aspetto, quei pochi secondi mi sembrano un’eternità.
Hal è rimasto senza parole quando mi ha visto comparire dietro la sua porta, la sua reazione non è stata poi tanto diversa da quella che hanno avuto gli altri che mi credevano morto. Anche lui mi abbraccia, e senza fiatare mi fa strada in casa sua.

“Figliolo, non posso crederci, è un miracolo”
“Dov’è Maria?”
“Sempre diritto al sodo tu? Non mi dai neanche il tempo di riprendermi”
“Hal è importante…”
“Sta bene, è a casa di mia nipote Nancy, sta lavorando nel suo negozio, non l’avrei mai lasciata andare senza sapere dov’era diretta e senza sapere che era al sicuro.”
“Perchè non hai voluto dire a nessuno dove si trovava?”
“Voleva stare da sola, abbiamo parlato molto quando è stata qui. Ho capito che era giusto lasciarla andare.” Forse lei è riuscita allontanandosi a sentirsi meglio. Io in questo momento sono agitato più che mai. “Nancy mi ha detto che ha ripreso un po’ il suo colorito, ma è sempre malinconica. Non devi sentirti in colpa, come potevi prevedere ciò che ti è successo?”

Già, come potevo? Però non posso fare a meno di sentirmi in colpa.

“Ora che sai dov’è andrai a prenderla?”
“Ma ti sembra una domanda da fare?”
“Immagino la sua faccia quando ti vedrà, se queste gambe non mi dolessero tanto sarei proprio tentato di venire con te”
“Non ti preoccupare, Kyle Valenti verrà con me, ti farò avere notizie”
“Salutami mia nipote quando la incontri.”

Resto ancora un po’ con lui, è una delle poche persone con cui mi sento a mio agio. Poi mi congedo e mi appresto per raggiungere Kyle alla stazione. Il bigliettaio ci dice che c’è un treno fra due ore, questo mi solleva un po’, avevo quasi pensato che mi sarebbe toccato trascorrere la notte qui. Non ho molta voglia di parlare. Una folle agitazione mi assale, se solo penso che prima di sera il mio viaggio avrà termine. Cosa troverò? Non ne ho la più pallida idea, solo un pensiero rimbomba fortemente nella mia testa … e se lei mi ha dimenticato?

***
Il tempo è peggiorato, spero non nevichi, fa già abbastanza freddo. In questo momento piove a dirotto, il cielo è tanto cupo che la notte ha anticipato il suo arrivo. Se non fosse per la porta che continua ad aprirsi e chiudersi per i clienti che entrano ed escono la stufa riuscirebbe a riscaldare il negozio. Ally è in cucina con Frank, il marito di Nancy e con James il loro bambino di due anni. Mentre io e Nancy stiamo sistemando negli scaffali la merce che è arrivata stamattina.

***
Questo posto è terribilmente solitario. Sono ore che piove e non accenna a smettere. Kyle ha chiesto informazioni per l’emporio, non è lontano. Chi sa se è evidente quanto sono agitato. Chi sa cosa succederà quando la rivedrò. Che razione avrà? E’ passato tanto di quel tempo, da quando ci siamo visti l’ultima volta alla stazione. Sono certo che per me non è cambiato nulla. Ma se ….

“Ci siamo quasi”

Sono tentato di chiedere a Kyle di entrare dentro al mio posto. Possibile che sto avendo un attacco di vigliaccheria?

***
Il rumore del campanello della porta mi ricorda che questa lunga giornata non è ancora giunta alla fine. Sospiro e mi volto, per servire il cliente che è appena entrato. Sto per parlare, ma le parole muoiono nella mia gola. Due figure … Una è Kyle, l’altra è… l’uomo, …. il fantasma che ossessiona la mia mente, i miei sogni da tanto tempo.
La loro vista è offuscata, questo è uno strano scherzo, sento qualcosa di caldo rigarmi le guance. Sono lacrime. Mi tremano le gambe. Porto una mano alla bocca per soffocare un grido.

***
Lei è di spalle, sta infilando qualcosa in uno scaffale. È sola. Si volta verso la porta quando sente il rumore del campanello. Guarda prima Kyle che è entrato ed è un paio di passi avanti a me. Sorride per un attimo, poi si accorge della mia presenza. La vedo sbiancare, ed iniziare a piangere. Si copre la bocca con una mano. Chiude gli occhi e si accascia a terra. Accade in fretta, anche se è come se tutto fosse al rallentatore. Corro accanto a lei, è svenuta. Cerco di prenderla in braccio, ma sono fermato da qualcosa di freddo che si posiziona dietro la mia nuca. Una voce femminile mi parla in tono arrabbiato.

“Non toccarla. Cosa le avete fatto?”
“Tu devi essere Nancy, la nipote di Hal”

Kyle le parla, io non ne ho la forza. Sono inginocchiato, lei è priva di conoscenza, non posso smettere di guardarla, è ancora più bella di quanto ricordassi. Le accarezzo il viso. Forse non è stata una buona idea entrare direttamente, dovevo mandare Kyle avanti.

“Chi siete?”
“Kyle Valenti, il cugino di Maria. Lui è Michael suo marito”

La donna abbassa l’arma, non posso vederla ma ne sono sicuro, non sento più la canna del fucile dietro la mia testa.
Prendo Maria in braccio e mi alzo da terra.

“Scusatemi per la brusca accoglienza” è sempre Kyle a rispondere
“Non dovete scusarvi, sono contento invece di vedere che Maria ha un’amica che le vuole bene”
“Portiamola di sopra, è stato scioccante per me vedervi vivo Michael, posso solo immaginare cosa abbia potuto provare lei.”

Una porta si apre ed entra un uomo, dopo essersi assicurato che non sta accadendo nulla, si presenta come Frank, il marito di Nancy, poi sparisce dicendo che ritorna a dare un occhio ai bambini. Saliamo al piano di sopra. Nancy ci fa strada in una stanza. Accende varie lampade creando una buona illuminazione. Sistemo Maria sul letto, ricoprendola con una coperta, qui fa molto freddo. Sia io che Kyle ci liberiamo dei nostri soprabiti inzuppati dalla pioggia. Poi ritorno accanto a lei, prendendole una mano. Non so che fare.
Cedo il posto a Nancy, quando si avvicina con una bottiglia di profumo in mano, e faccio qualche passo indietro. La apre e la passa sotto il naso di Maria. Lei contrae il viso. Prova ad aprire gli occhi.

“Nancy….”
“Sono qui”
“Mi da fastidio la luce.”
“Tieni gli occhi chiusi per un po’. Spengo qualche lampada.” Allunga una mano sulle coperte.
“Perché sono a letto?”
“Sei svenuta, non ricordi cosa ti è successo?”
“Ero nel negozio, ho sentito il rumore della porta che si apriva, mi son voltata e…”

Non finisce la frase, si volta su un fianco dandoci la schiena, si rannicchia come se stesse cercando protezione. Faccio per avvicinarmi, ma Nancy mi fa segno con la mano di restare dove sono.

“Sto impazzendo, Nancy. Io… io l’ho visto”
“Chi hai visto?”
“Michael” Nancy non le risponde e restiamo anche noi in silenzio, non capisco perché si comporta in questo modo. Non mi sembra una cattiva persona, ma stento a capirla. “Non bastano più gli incubi di notte, la frustrazione che provo ogni giorno, ora devo anche vederlo di giorno. Fuggire non è servito a nulla.” Nancy le accarezza la testa.
“Piccola, per tutto il tempo che sei stata qui, ho dubitato spesso della tua sanità mentale, ma questa volta non credo che tu abbia avuto alcuna visione”
“Non prendermi in giro, non sono dell’umore adatto”
“Credi ai miracoli?”
“No.”
“Se potessi esprimere un desiderio cosa chiederesti?”
“Che domanda idiota. Lasciamo sola”
“Come desideri, questi due signori li porto con me? No, forse è meglio che uno lo lascio qui, così potrai controllare di persona che non hai visto un fantasma.”

Lei si gira rapidamente , apre gli occhi e cerca nella stanza. Poi mi vede...

“…Michael…”

Sussurra il mio nome come un lieve lamento. Scatta dal letto e si getta come un fulmine fra le mie braccia. Non so dove trovo la forza per non crollare. La stanchezza del viaggio unita al turbinio di emozioni che provo in questo momento, mi rendono alquanto instabile.

***
Dio, Dio,Dio. Non posso crederci lui è davvero qui davanti ai miei occhi. Posso abbracciarlo, toccarlo. Se è un sogno è talmente reale e non voglio svegliarmi. Sento il calore del suo corpo. Sento che mi stringe. Alzo la testa per guardarlo.

“Sei vivo! “

Non so che altro dire, mi sembra tutto così .. così che non so come definirlo. Lo accarezzo, non posso farne a meno, è l’unico modo per accertarmi che è vero. E’ tutto tanto allucinante. Mi sembra di scoppiare. Tutto ciò che era stato represso dentro di me sta affiorando in un solo momento. Mi tremano le gambe. Faccio qualche passo indietro e mi siedo sul letto, trascinandolo con me. Seduti uno di fronte all’altra, ci guardiamo. Le mie mani scorrono sul suo viso, e lui socchiude gli occhi. Ma, è stranamente silenzioso.

“Stai bene? Perché non parli?”

La sua testa si abbassa sulla mia. Siamo fronte contro fronte. Ho desiderato per troppo tempo tutto questo, ed ora non vorrei che fosse soltanto una mia immaginazione. Le nostre labbra si toccano, prima con timore, poi sempre più avide. Non c’è nulla da dire, ma quelle poche cose che ci sono da sapere possono aspettare. Non mi importa altro, tutto ciò che ho sempre voluto è qui con me.

Lui si è addormentato, come se fosse crollato di colpo. Mi dispiace lasciarlo qui da solo, ma ho bisogno di andare a parlare con Kyle e di assicurarmi che la bambina sta bene. Mi sposto piano cercando di non turbare il suo riposo. Gli accarezzo i capelli. Scendo scalza al piano di sotto. Sono tutti in cucina e stanno mangiando. Si voltano quasi contemporaneamente quando mi vedono entrare. Kyle ha Ally in braccio. Mi avvicino e gli poso una mano sulla spalla.

“Sono felice di vederti Kyle”
“Anche io sono contento di vedere che state bene tutte e due. Michael?”
“Si è addormentato….. quando vi siete incontrati?”
“Non ti ha raccontato niente?”
“Veramente no… non ha detto neanche una parola” A questo punto mi sarei aspettata di sentire Kyle ridere a squarciagola, invece… “Neanche a noi ha raccontato molto, non abbiamo insistito. Forse a te dirà cosa gli è successo. L’ho accompagnato perché mi sono reso conto che apparentemente sta bene, ma è molto stanco, provato.”

Annuisco, anche io ho avuto la sua stessa sensazione, che non è nel pieno delle sue forze. Scambio con loro qualche altro convenevole, ma non riesco a restare troppo, ho voglia di salire di sopra e di stare a guardare mio marito mentre dorme. Prendo Ally e qualcosa da mangiare, poi salgo di sopra. Il tempo fuori peggiora, la pioggia si abbatte contro le finestre, sbattuta dal forte vento. Entro piano nella stanza. Dorme tranquillo. Vedere il suo volto rilassato, mi rasserena. Stendo Ally nella culla, la dondolo un pò e aspetto che si addormenta. Indosso la camicia da notte e mi infilo nel letto accanto a lui e lo abbraccio. Dopo tante notti, riesco ad addormentarmi, sentendomi al sicuro, e in pace. Una volta tanto non è lui che abbraccia me, ma io che lo stringo forte, come se non volessi mai più lasciarlo andare.

***
Un tuono molto forte mi fa saltar dal sonno. E’ buio. Ma dove sono? Tutto è un buco nero, non ricordo niente….
C’era una presenza familiare alle mie spalle, ma è sgattaiolata via in tutta fretta appena un bambino ha iniziato a piangere. Lo sento. E’ qui molto vicino. Una voce canta una ninnananna, è quasi un sussurro…
Si sta schiarendo tutto nella mia mente, ora ricordo, sono venuto a cercare Maria. Era lei accanto a me,… si,… era il suo corpo rannicchiato dietro il mio, erano le sue mani intorno ai miei fianchi.

“Maria…” La chiamo, quasi a cercare conferma di ciò che sto pensando. Il canto si ferma e sento la sua voce rispondermi. “Sono qui”

Mi tiro su a sedere, accendo la lampada sul comodino. Voglio essere sicuro di averla sentita realmente, la sua voce era tanto bassa che non vorrei averla scambiata con il rumore del vento. Non è la prima volta che mi sveglio nel cuore della notte sicuro di trovarla accanto a me, o di immaginare di sentirla parlare.
Lei c’è. Posso tirare un sospiro di sollievo. Si avvicina al letto con la bambina in braccio. La sta cullando, non si è ancora calmata, ma ha smesso di strillare.

“Il tuono l’ha spaventata.”
“Lasciamela tenere”

La depone lentamente nelle mie braccia. È proprio piccola. I suoi occhi sono vispi, ma nello stesso tempo sembra assonnata. Le tocco il naso con un dito. Lei allunga la mano e lo afferra con forza. Sono rapito da questa piccola creatura, è così fragile, indifesa e piena di vita. Avevo provato più volte ad immaginare il suo volto, ora che l’ho vista, so che non poteva essere diversa da com’è. Maria nel frattempo si è infilata di nuovo sotto le coperte accanto a me.

“Ho trovato il suo cappellino a casa mia”
“Ecco dov’era finito…” Fa una pausa, come per raccogliere i pensieri, poi mi pone una domanda, guardandomi negli occhi “ …Michael, dove sei stato tutto questo tempo?”

Chiudo gli occhi, reclinando la testa in dietro contro il muro. Parte di questi mesi sono un buco nero nella mia mente, per il resto so dove sono stato. Non voglio ricordare, non è stato piacevole, voglio buttarmi tutto alle spalle. Ho la felicità qui a portata di mano e non posso turbare lei con i miei brutti ricordi. Forse non è giusto, ma le racconterò tutto quando mi sentirò di farlo. Lei continua a parlare, distogliendomi dai miei pensieri.

“… mi hanno detto che c’era stata un’esplosione, che non c’erano sopravvissuti…”
“E’ andata così, ma qualcuno è sopravvissuto a quel momento, non sono il solo ad essersi salvato”
“… e dopo?”

Scuoto la testa, capisco la sua voglia di sapere, ma sono tanto stanco, non mi va di parlare ora, voglio solo restare con loro due e con questo senso di pace che sento invadermi e che non provavo da tanto. Sento le sue labbra sulle mie, poi mi sussurra

“Non fa niente, l’importante è che ora sei qui con me… con noi.”

Sono convinto che ha compreso il mio stato d’animo, o forse ha sentito i miei pensieri. Ally si è addormenta, Maria la prende dalle mie braccia e la riporta nella sua culla. Si gira, mi fa un grosso sorriso, spegne la lampada e torna ad accoccolarsi accanto a me. Mi stringe più forte che può e poi mentre mi sto addormentando con il viso fra i suoi capelli la sento mormorare.

“Ovunque tu sia stato, sono felice che hai ritrovato la strada di casa”


Fine



le canzoni sono di Sergio Cammariere:

* Cambiamenti del mondo
** Via da questo mare
***Sorella mia
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MIKI
messagio 5 Sep 2005, 14:33
Messaggio #8


Small Meteor
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Ciao Vic volevo solo dirti ..."è bellissima"

l'avevo già letta qualche mese fà e mi era piaciuta ma...oggi....non ho parole... sei riuscita a trasmetermi tantissime emozioni
Grande (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif)
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Fede89
messagio 5 Sep 2005, 15:29
Messaggio #9


Innamorata dell'amore
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Si. è veramente molto bella.. l'ho letta parecchie volte..
ma ignoravo che l'avesse scritta Vic..

Messaggio modificato da Fede89 il 5 Sep 2005, 15:29
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SeLy87
messagio 6 Sep 2005, 09:31
Messaggio #10


...Candy 4ever...
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Bellissima (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) anche io l'avevo gia letta (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif)
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