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[Roswell] Le tue mani strette nelle mie *completa*, M&M, AU, per tutti
20 Jul 2005, 15:34
Messaggio
#1
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![]() ************ ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 3.101 Iscritto il: 5 September 04 Da: Roma Utente Nr.: 266 Genere:
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Allora, io e viconia ci siamo lanciate nella scrittura di una nuova ff a quattro mani... Ha lasciato a me l'inaugurazione del topic con la prima parte (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/occhiolino_gloria.gif)
LE TUE MANI STRETTE NELLE MIE Parte 1 Il rumore intorno a lei la fece destare dallo stato di intorpidimento in cui si trovava. Faticava a tenere gli occhi aperti. Ricordava ben poco di cosa era accaduto, di dove fosse. Cercò di schiarirsi le idee, ma inutilmente. Con uno sforzo sovrumano si portò una mano alla testa. Scosse lentamente le palpebre, non distingueva nettamente le figure che si muovevano intorno a lei. Tutto era nel pieno caos. Lentamente le voci che udiva da lontano iniziarono a prendere forma, erano dei medici o infermieri, che le prestavano soccorso. Sentì qualcuno che annunciava la sua ripresa dei sensi. Una voce femminile le si accostò "Riesci a capire cosa ti dico?" Lei rispose con un cenno della testa. "Bene, sei appena arrivata in ospedale, tra un pò ti portiamo in sala operatoria." Quelle parole dette con calma l'agitarono terribilmente, sentiva aumentare i battiti del suo cuore, scanditi dai bip del macchinario che monitorava la sua attività cardiaca. "Non preoccuparti, è una sciocchezza, fra qualche ora ti sentirai meglio" Voleva chiedere cosa aveva, ma non riuscì a parlare. Era confusa e spaventata dal fatto che non sentiva più il suo corpo; sapeva di avere dolore da qualche parte, ma non riusciva ad avvertirlo. "Ti stanno iniettando l'anestesia, adesso ti addormenterai, tua madre è stata avvisata e fra poco sarà qui, la troverai al tuo risveglio" La sostanza fece rapidamente effetto e si sentì risucchiata nel buio di nuovo. "Tesoro, come ti senti?" Aveva appena ripreso conoscenza. Un forte bruciore alla gola e le labbra secche la fecero sforzare più del dovuto per rispondere a quella domanda. Almeno sua madre era lì, l'infermiera non le aveva mentito. Per un attimo aveva creduto di morire. "Non ti sforzare... non hai idea del colpo che ho avuto quando mi hanno chiamato per dirmi che ti avevano portato d'urgenza in ospedale." La voce della donna era incrinata, come se stesse per piangere. "Cosa mi è successo?" Lei non ricordava quasi nulla, non conosceva il motivo che l'aveva portata lì. "Sei uscita fuori strada con l'auto" Si sforzò di far riaffiorare qualche ricordo. Stava tornando a casa per il weekend. Erano almeno un paio di mesi che non vedeva sua madre, ma gli esami l’avevano trattenuta al college. Mentre transitava sulla statale, qualcuno le aveva tagliato la strada. Non ricordava altro. "Dovresti riposare, prima ti rimetti in forze, prima puoi iniziare con la terapia riabilitativa" Si accigliò, terapia riabilitativa? Ricordava poco dell'incidente, ma non aveva la minima idea di quali danni il suo corpo aveva riportato. Solo ora una strana consapevolezza si stava facendo strada dentro di lei. "Terapia? E per quale motivo dovrei farla?" La donna era stata presa alla sprovvista e, farfugliò una confusa risposta. "L'urto... come faccio a dirtelo? Io... io non ne ho il coraggio" Guardò il viso di sua madre incupirsi. "Mamma, parla senza problemi, cosa cambia se me lo dici tu ora o un medico più tardi?" "Maria, ti hanno operata subito per cercare di limitare i danni, ma il trauma è stato forte… Sei paralizzata dalla vita in giù» Si portò entrambe le mani alla testa, in un attimo il dolore era terribilmente aumentato. Come poteva esserle accaduto questo? Perchè a lei? Perchè? Perchè? "Non ti avvilire, i medici dicono che la paralisi potrebbe non essere definitiva, c'è ancora qualche speranza, contatterò i migliori specialisti....." "Va fuori, voglio restare da sola" "Ma.... tesoro" "FUORI!!!" Amy lasciò a malincuore la stanza di sua figlia. Doveva aspettarsi una reazione simile, Maria era una ragazza molto attiva, e se le cose fossero andate per il verso giusto, sarebbero passati mesi prima di vedere dei miglioramenti. Si fermò fuori la stanza, con la schiena appoggiata alla porta e tirò un sospiro. Poi si diresse nella sala d'attesa. Avrebbe aspettato, non poteva lasciare la sua bambina in quello stato, ma doveva darle il tempo di accusare il colpo. Era seduta sorseggiando un caffè quando arrivarono suo marito Jim, Kyle suo figlio e Billy il fidanzato di Maria. "Amy come sta?" "Oh, Jim si è appena svegliata dall'anestesia e mi ha cacciata dalla stanza…" si fermò non trovando la forza di continuare, ma lo sguardo accigliato e preoccupato di suo marito la spronò a continuare. "…Ha riportato delle lesioni, sta bene, ma non si sa quante probabilità ha di riprendere a camminare. Ho dovuto dirglielo e mi urlato di lasciarla sola" il volto dei tre uomini divenne scuro. Jim strinse sua moglie a se. Nessuno di loro sembrava essere ancora pienamente cosciente della sciagura che si era abbattuta su di loro. «Ce la faremo Amy, supereremo anche questa. Maria è forte, non si abbatterà facilmente» Non riusciva a comprendere le parole di sua madre. Erano solo parole che aleggiavano nella sua testa, senza significato. Provò a muovere le dita di un piede, per dimostrare che stava bene, che si erano sbagliati, ma non sentiva niente. Era come se il suo corpo stesse fluttuando nell’aria e lei non riuscisse a raggiungerlo. Sentì bussare alla porta, aveva chiesto di restare da sola, ma a quanto pare questo suo desiderio non poteva essere esaudito. Non rispose, e poco dopo la porta si aprì e fecero il loro ingresso i tre uomini della sua vita. Il suo patrigno, il suo fratellastro e quello che in teoria era il suo ragazzo. Considerava Jim più di un padre, era un uomo meraviglioso e lei era stata super felice quando sua madre aveva messo ordine nella sua vita con lui. Kyle era il fratello che non aveva mai avuto, provava per lui un forte sentimento incondizionato, avevano un buon rapporto, in quel momento le faceva piacere vederlo. Billy invece era un grosso punto interrogativo. La loro relazione era iniziata poco dopo che si era trasferita nel dormitorio del college, si sentiva spaesata, lei una semplice ragazza di provincia che si sistemava in città. Aveva sperato di trovare in lui un solido appoggio, ma con il passare del tempo si era resa conto che era lui ad attingere dalla sua forza vitale, dandole in cambio poco, veramente poco. A tratti non era tanto sicura che fra di loro ci fossero forti sentimenti a legarli, ma poi mandava via quel pensiero e continuava con la solita routine. Ultimamente le cose fra di loro non andavano molto bene e trascorrevano pomeriggi interi a litigare. Avevano avuto una brutta discussione anche poco prima della sua partenza. Forse era per questo che lui aveva l’aria di un cane bastonato. Se n’erano dette di tutti i colori, probabilmente si sentiva in colpa, perché lei era andata via furiosa e si era subito messa in viaggio verso casa. I due ragazzi restarono indietro facendo avvicinare solo Jim. «Ciao piccola, Amy mi ha detto che vuoi restare sola. Volevo solo vederti per un secondo e poi andrò via, non voglio disturbarti» Maria cercò di tirarsi su, ma non ci riuscì, le gambe non le sentiva e non poteva fare forza su di esse per muoversi, e in più stava terminando l’effetto dell’anestesia e cominciavano i dolori dovuti all’operazione. «Papà, vieni qui, aiutami» Jim fu scosso non tanto dalle parole, ma dal tono con cui le aveva pronunciate. Lui le aveva fatto da padre da quando era una bambina di otto anni, ma raramente lo aveva chiamato papà. Si avvicinò a lei e la tirò a se, capì che lei cercava solo un contatto umano con qualcuno, qualcuno che potesse essere tanto forte da sostenere lei ed il suo tormento. Sentì le braccia di lei aggrapparsi a lui, la testa bionda appoggiata al suo petto, ed il rumore dei suoi singhiozzi. Non disse nulla, la lasciò soltanto sfogare, restando in attesa che le emozioni si calmassero. Dopo un po’ le scostò i capelli dalla fronte e le parlò con voce calma e rassicurante, mascherando perfettamente l’agitazione che sentiva in quel momento. «Dovresti riposare un po’, hai l’aria stanca» Maria annuì, si lasciò andare e si ritrovò stesa. «Resti con me finché non mi addormento?» Le prese una mano e la strinse nella sua. «Posso restare anche tutta la notte se vuoi» Kyle e Billy uscirono dalla stanza. Maria in quel momento aveva solo bisogno di stare tranquilla e di riprendersi dall’incidente e dallo shock che ne era conseguito. Il giorno seguente, Maria aveva lasciato la stanza del pronto soccorso ed era stata portata al terzo piano, nel reparto di ortopedia e di riabilitazione. Osservò la stanza, era più spaziosa dell’altra, ma in questa c’era un solo letto, un piccolo armadio un tavolo e un paio di sedie. Era comunque un’ anonima camera d’ospedale. Amy era dietro di lei, stava portando con se una borsa con le cose di sua figlia. Le aveva prese da casa, per fortuna che aveva lasciato degli indumenti nell’armadio per le sue brevi visite. Aspettò che gli infermieri sistemassero Maria nella stanza e poi cercando di tenere allegra l’atmosfera, si mise a raccontarle cose futili, mentre riponeva nell’armadio tutto ciò che aveva portato con se e facendo mente locale su ciò che poteva servire. Doveva ricordarsi di telefonare alla compagna di stanza di Maria per dirle di preparare le valigie con gli indumenti di sua figlia, così poi poteva mandare Kyle o Jim a ritirarle. Fu molto difficile per lei accettare l’immobilità all’inizio, sebbene le persone che le erano intorno cercassero di tenerla allegra il più possibile. I primi giorni trascorsero tra analisi, visite mediche e le premure talvolta eccessive di sua madre. Maria restava tranquilla e in silenzio mentre le cercavano le vene per i prelievi, la mettevano in attesa per una tac o la sottoponevano all’ennesima visita neurologica sempre con i medesimi risultati. Amy cercava di farla parlare, non capendo che il silenzio era per lei l’unico modo per rendersi conto che quello non era solo un brutto sogno. La madre, così, era diventata terribilmente apprensiva fino al punto di sostituirsi alla figlia quando dovevano essere prese delle decisioni o quando i medici avevano qualcosa da riferire. Anche quel giorno non era diverso dagli altri, dopo i soliti esami erano in attesa di sentire cosa lo specialista aveva in servo per loro. «Mamma, io sono qui. Vorrei sentire da sola cosa ha da dire il dottore» Era quasi stufa di dover sempre ricordare alla madre la sua presenza. Amy cercava di proteggerla, così parlava in privato coi medici e poi le riferiva le cose a metà per farle credere che andasse tutto bene. Cos’era poi che poteva andare bene? Aveva accantonato gli studi, aveva abbandonato la sua musica e si ritrovava bloccata in un letto d’ospedale con gli infermieri come unica compagnia. Non capiva come la verità potesse peggiorare le cose. «Non ti preoccupare tesoro, ci penso io, tu sta tranquilla» «Mamma…» «Cara, Maria ha ragione. Si tratta di lei e ha il diritto di ascoltare» Jim voleva evitare di far innervosire sua figlia, e voleva trarre d’impaccio il povero dottore sempre coinvolto nella discussione. Alla fine Amy era costretta a cedere. Gli esami non avevano dato nessuno risultato diverso dalle altre volte, la situazione era stazionaria, il medico gli riferì solo questo, e disse a Maria di tenersi pronta perché tra non molto avrebbe iniziato la terapia e che gli avevano assegnato uno dei migliori terapeuti dell’ospedale, un giovane che aveva pressappoco la sua età. Trascorso del tempo, le ferite erano sparite, e i segni dell’intervento anche. In quelle settimane si era quasi abituata a stare in quella spoglia stanza di ospedale. Aveva ricevuto molte visite, tutti i suoi vecchi amici, ma anche quelli nuovi incontrati al college non avevano esitato ad andare a trovarla. Era felice di avere tanta gente intorno a lei, ma non sopportava il velo di compassione che credeva di vedere negli occhi di tutti. Quella mattina sua madre non era ancora arrivata, ma lei sapeva che aveva delle commissioni importanti e che avrebbe fatto abbastanza tardi. Billy invece era lì, per una delle sue rare visite. Da quando aveva avuto l’incidente si era fatto vivo in poche occasioni, usando come scusante lo studio e gli esami. «Allora stai per iniziare la terapia, era ora, così potrai riprendere presto a camminare» Le disse con tono quasi compiaciuto, cosa che a lei diede molto fastidio. La cosa più triste è che non aveva neanche un briciolo di tatto. Ma forse era meglio questo che sapere che provava pena per lei. «Come puoi essere tanto insensibile? Non ti è passato nella tua stupida testa che io non userò mai più i miei piedi?» «Non devi dire così, sarebbe un vero peccato» Maria inarcò un sopracciglio, non capiva proprio il senso di quelle parole, o forse non voleva capirlo; perciò pose una domanda che sperava le potesse chiarire la posizione del ragazzo. «Per te o per me?» «Per entrambi» «Non hai un minimo di tatto, sono io quella paralizzata, non tu, e con il tuo atteggiamento non mi aiuti. Che cavolo ci fai qui?» «Sono venuto a farti visita» «Solo questo? Billy ti conosco bene, è inutile che reciti la parte del fidanzato affettuoso e preoccupato per la mia salute, perché se realmente fosse così saresti stato più presente.» «Lo sai che ho gli esami…» «Non mentirmi, la mia testa funziona ancora e so riconoscere l’atteggiamento di una persona che mi sta intorno solo perché prova pena per me. Vuoi dirmi il vero motivo che ti ha portato qui oggi?» «Maria, io dovrei dirti una cosa, ma prima volevo vedere se avevi fatto progressi» «Come puoi vedere sono nella stessa condizione di quando mi hai vista l’ultima volta» «Una casa discografica mi ha contattato, ha fissato un’audizione fra quindici giorni.» Maria era sorpresa, avevano inciso dei master con il loro gruppo, mesi fa. Lei era la voce solista. Questa era una splendida notizia, uno spiraglio di luce in tutto quel grigiore. Finalmente qualcosa per cui combattere. «Ma è una cosa bellissima, io ormai avevo perso le speranze, finalmente qualcuno…» «Maria, frena, c’è un’altra cosa che ti devo dire, io e gli altri ragazzi del gruppo abbiamo pensato di sostituirti, solo temporaneamente, finchè non ti riprendi, sai presentarsi con una cantante su una sedia a rotelle non farebbe una buona impressione…» Maria non credeva alle sue orecchie, era venuto fino a lì per dirle che ormai non serviva più? Sentì una folle rabbia salirle dentro. Billy notò la sua espressione e cercò di rimediare come meglio poteva. «… non vogliamo tagliarti fuori, appena ti sarai ripresa il posto sarà di nuovo tuo» «E se non dovessi riprendere a camminare? Billy credi che io sia stupida? « «Non ho mai pensato questo di te, so solo che ora non puoi più dare al gruppo il contributo visivo che davi prima. La tua presenza potrebbe pregiudicare il provino, sai per noi quanto è importante…» «Per voi è importante, per tutti voi tranne che per me!» Billy rimase in silenzio, non sapeva che altro dire. Guardava solo la ragazza nel letto e che aveva il volto rosso per la rabbia. Il suo corpo fu percorso da un brivido quando lei lo fulminò con uno sguardo ed aggiunse. «La prossima volta che ti rivedrò, verrai a dirmi che siccome non cammino non vuoi più vedermi? Perché se è così puoi risparmiarti il viaggio» Fece un passo in avanti, non sicuro di ciò che voleva fare. Era affezionato a Maria, ma non era certo dei suoi sentimenti. Non lo era mai stato, ma lei era così solare, piena di vita, era molto bella e a lui faceva piacere essere invidiato per la sua presenza al suo fianco. Ma ora si sentiva in colpa nei suoi confronti perché credeva di essere indirettamente colpevole del suo incidente. Avevano litigato prima che lei partisse per ritornare a casa. Ora il suo senso di disagio era aumentato per le cose poco piacevoli che le aveva detto. Era confuso, forse più di lei, sapeva che il suo era un atteggiamento scorretto, ma non era in grado di fare altrimenti. Una parte di lui provava rabbia per ciò che era successo, ma non riusciva ad accettare una persona che non era autosufficiente accanto a lui. Billy non sapeva cosa rispondere, le cose tra loro non andavano bene già da un po’, era intenzionato a rompere la sua relazione con lei, ma non trovava il coraggio di farlo. Si era ripromesso di parlarle al suo rientro, ma l’incidente aveva cambiato le cose. «Cerca di capirmi, io non so cosa fare, tutta questa cosa, la sento troppo grossa per me.» «La mia invalidità ti crea problemi? E questo che stai cercando di dirmi?» «Si, mi crea dei grossi problemi» «Bastardo, finchè camminavo ti andavo bene perché potevi esibirmi, ora che non ti servo più per farti fare bella figura mi butti via come una cosa vecchia.» Iniziarono a volare insulti di ogni genere, e Billy le disse cose molto cattive, difficili da ingoiare, finchè Maria stufa della sua ripugnante presenza lo cacciò dalla stanza. Vide la sua schiena scomparire dentro la porta aperta. Si prese il viso fra le mani, la testa le scoppiava, tutte quelle brutte parole le rintronavano nelle orecchie. La rabbia che sentiva le faceva male. Non provava per Billy questo grande sentimento da soffrire al pensiero di perderlo, ma in questo momento lui rappresentava il primo impatto con la realtà che la aspettava fuori da quelle mura. Fino ad allora si era preoccupata solo di suscitare compassione negli altri, ma non aveva pensato di poter essere scaricata perché un peso. Lei non doveva essere un peso per nessuno. In fondo era lei ad essere paralizzata, era lei a dover affrontare questa cosa così grossa, lei e nessun altro. Sentirsi impotente la faceva impazzire. Sentì bussare alla porta. Possibile che Billy aveva avuto il coraggio di tornare indietro? Senza alzare lo sguardo, prese il vaso con i fiori dal comodino e lo lanciò verso la porta più forte che poteva. «Ti ho detto di andare via, non voglio vederti mai più!» «Buongiorno anche a lei signorina De Luca, se non le andava di iniziare la terapia oggi poteva dirlo all’infermiera, avrei evitato di rischiare la vita entrando nella sua stanza» Maria alzò lo sguardo e vide che il vaso si era infranto sulla porta a pochi centimetri da dove ora si trovava un ragazzo. Era molto alto, con profondi occhi castani ed indossava un camice bianco sopra ai suoi abiti. Si sentì profondamente in imbarazzo, lei non agiva così di solito. Ora cosa avrebbe pensato di lei quel ragazzo? «Mi scusi, non volevo, non era per lei …io « il giovane, chiamò un inserviente per fargli togliere i cocci ed i fiori da terra, poi fece qualche passo in avanti verso il letto «Presumo che era diretto a quel tizio che è uscito quasi di corsa dalla sua stanza» Maria annuì. Lui le allungò una mano presentandosi «Sono Michael Guerin, il suo terapista.» Lei rispose mentre stringeva la sua mano «Piacere, Maria, il mio cognome lo conosce già» si studiarono per qualche istante «Ora che ci siamo presentati, possiamo parlare della terapia?» lui la osservava rapito, era veramente una gran bellezza, anche ora che aveva il viso e gli occhi arrossati per la rabbia. Ecco un’altra ragazza vittima dei pregiudizi e dell’insensibilità delle persone. A volte non ci si rende conto delle cose, molti sono solo egoisti e lui, ne aveva visti tanti. Provò tenerezza per quella piccola ragazza. Cercò di sforzarsi di essere gentile, più gentile di quanto non fosse di solito. «Per quello che serve…» Non era la prima volta che sentiva qualcuno dire questa frase, una certa dose di rassegnazione era normale, questo lo sapeva, ma non poteva accettare di sentirla dalla voce di una persona tanto giovane. «Non ci siamo, stai partendo con il piede sbagliato. Ho visto le tue lastre ed ho parlato con il medico che ti segue, io non sarei tanto pessimista se fossi in te» «Tutti parlano di probabilità, di percentuali, ma la realtà è che sono qui bloccata in questo letto» «Sono poche le certezze che la vita ci da. Nessuno di noi può sapere cosa ci riserva il futuro, ma questo dovresti saperlo dopo l’incidente che hai avuto» lei sospirò, sapeva che c’era del vero in quelle parole, cercò di riprendere il suo solito umore. La rabbia di poco prima era svanita. Parlare con quel giovane la stava facendo sentire meglio, anche se in maniera velata le aveva dato un minimo di speranza «Allora signor Guerin, cosa pensa di fare per le mie gambe?» Lui sorrise. «Se non ti dispiace preferirei che mi chiamassi per nome.» «Come vuoi Michael, basta che fai altrettanto con me. Ora rispondi alla mia domanda, non dovevamo parlare della terapia?» «E’ necessario tenere in allenamento i muscoli delle gambe» «Ma come si fa io non riesco a muoverle» «A questo ci penso io, poi devi allenare le braccia» «Le braccia?» «Non vorrai dipendere da qualcuno a vita?» «No, certo che no» Maria capì ciò che le stava dicendo, stabilirono insieme come procedere e lei gli chiese spiegazioni riguardo a ciò che aveva difficoltà a capire. «Sarà come avere un personal trainer» disse lei alla fine con aria soddisfatta. «Iniziamo domani mattina, se per te va bene» «Quando vuoi, tanto mi trovi qui…. E scusami ancora per prima…. Io…» «Non ti preoccupare, il mondo è pieno di gente stupida.» «Hai sentito cosa ci stavamo dicendo?» «Era difficile non farlo, stavate urlando» «Che figura!» «Già, lui ha fatto proprio una bella figura, si è dimostrato per quello che è realmente, uno che non vede al di la del proprio naso» «Come hai fatto a fare il quadro della situazione in così poco tempo?» «Lavoro qui da qualche anno, mi capita spesso di vedere situazioni simili. Chi tiene realmente a te, non fugge via, ma ti resta accanto, specialmente nei momenti difficili. So che sono solo le parole di una persona che non conosci, ma se fossi in te mi terrei alla larga da soggetti come quel ragazzo, ti può solo fare del male, tu in questo momento hai bisogno di sostegno e di affetto e non di altri problemi» «Non corro pericoli da questo punto di vista, mi sostituirà in fretta come si fa con un giocattolo vecchio.» «Mi dispiace…» Avrebbe voluto dirle qualche altra cosa per consolarla, non era bravo con le parole, sapeva solo che per qualche strano motivo, si sentiva in sintonia con quella ragazza. Si stupì anche che era rimasto tanto tempo a parlare con lei. Di solito cercava di non farsi coinvolgere dai suoi pazienti, e non era sua abitudine andare prima del tempo nelle loro stanze, ma si era trovato nel corridoio ed aveva involontariamente ascoltato la discussione. In tanto tempo non aveva mai sentito qualcuno inveire con tanta cattiveria contro una ragazza che stava attraversando un periodo buio e che non aveva alcuna colpa del suo stato di salute. «Ci vediamo domani mattina?» «Va bene, Michael a domani» CONTINUA... |
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20 Jul 2005, 15:54
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#2
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![]() Changes ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 1.420 Iscritto il: 3 February 05 Da: Roswell...Lombardia Utente Nr.: 822 Genere:
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Billy (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/medio.gif)
Mi piace come inizio, questa ff è stata una bella sorpresa (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/^_^.gif) seguito (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/ciuccio.gif) |
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20 Jul 2005, 15:56
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#3
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![]() Highlanders do it better Gruppo: Global Mod Messaggi: 30.717 Iscritto il: 18 October 04 Da: Elgin Utente Nr.: 485 Genere:
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Voi due siete geniali davvero (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif)
Perchè mi vedo davanti il dottor Love? (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/rolleyes.gif) Mi piace già da matti (Billy insulso (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/medio.gif) ) vi prego siate clementi e postate per le povere criste che pendono dalle vostre ff (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/ciuccio.gif) |
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20 Jul 2005, 15:56
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#4
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.344 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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Juliet è stato un vero piacere (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/occhiolino_gloria.gif)
edit per: vi anticipo che la ff è completa, e che non è lunghissima.... e aggiungo che la prox parte devo postarla io (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/evil.gif) |
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20 Jul 2005, 16:23
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#5
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![]() Ghiaccio bollente ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 5.915 Iscritto il: 10 March 05 Da: Malfoy Manor Utente Nr.: 951 Genere:
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(IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif)
Michael dottore? Svengo se viene lui a rianimarmi! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/lol.gif) Bellissimo inizio, tanti tanti complimenti. Adesso che sono diventata dipendente spero di vedere presto il prox cap. (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/original.gif) |
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20 Jul 2005, 18:57
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#7
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![]() Milady Viconia McAliens ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 19.344 Iscritto il: 30 July 04 Utente Nr.: 7 Genere:
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be! è stato un pò complicato scriverla pensando al camice bianco (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/rolleyes.gif)
son contenta che l'inizio vi piaccia... speriamo anche il resto (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/^_^.gif) non ci crederete ma mi fa così strano postare una ff che è già conclusa (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/huh.gif) cmq abbiam deciso di postare un cap a settimana, qnd appuntamento a mercoledì prox (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/Saluto.gif) |
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20 Jul 2005, 20:08
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#8
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![]() Un Cecoslovacco a Roswell ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 3.666 Iscritto il: 15 March 05 Da: Campobasso Utente Nr.: 965 Genere:
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CITAZIONE (viconia @ 20 Jul 2005, 19:27) cmq abbiam deciso di postare un cap a settimana, qnd appuntamento a mercoledì prox (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/Saluto.gif) nuuuuuuuu cm faccio ad aspettare 1 lunga sett? (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sob.gif) me è già dipendente da qst ff (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) |
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20 Jul 2005, 20:22
Messaggio
#9
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![]() e sarà naturale come respirare Gruppo: Global Mod Messaggi: 11.759 Iscritto il: 8 February 05 Da: Fraser's ridge Utente Nr.: 841 Genere:
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Mi ammalerei volentieri per farmi guarire da Michael!
(IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/lollone.gif) |
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21 Jul 2005, 00:39
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#10
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![]() ♡ Everybody Hurts ♡ ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 2.954 Iscritto il: 16 March 05 Da: Salerno Utente Nr.: 972 Genere:
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(IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/clap.gif) Bella,mi piace molto e poi Michael dottore (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sbav.gif)
Per fortuna Billy si è tolto già dai piedi (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/sick.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/shifty.gif) !! Però fino a mercoledì (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/huh.gif) ...vabbè aspetterò...sn sicura che ne varrà la pena!! (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/faccinaicicu.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/wub.gif) (IMG:http://www.freefans.net/forum/style_emoticons/smileys/Saluto.gif) |
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